CALCIO ESTERO

Siviglia è anche e soprattutto Gran Derbi

Si è giocato sabato uno dei derby più famosi di Spagna, una partita spesso eclissata o trascurata alle nostre latitudini: stiamo parlando di una delle stracittadine più sentite e sentimentalmente vive del continente iberico, ovvero il derby di Siviglia tra Real Betis Balompié e Sevilla Futbol Club.

Riuscire ad entrare nelle pieghe che il confronto regala risulta complicato e di difficile lettura, spesso per il suo carattere puramente territoriale e culturale, oltre che per il ruolo sociologico che esso ha sempre ricoperto per gli andalusi e per tutti i cittadini di Siviglia. Un capoluogo ricco di storia e di conquiste, che ha saputo miscelare alla perfezione la sua identità storica con la modernità dei giorni nostri, diventando una delle città più affascinanti e vivibili d’Europa – per studenti e non -, senza perdere quel classicismo e quelle tradizioni che gli andalusi tramandano di generazione in generazione.

Una di queste tradizioni è proprio il calcio. Perché entrare nella casa di un sivigliano vorrà dire per forza di cose fare la domanda più scomoda:

¿Eres del Betis o del Sevilla?

Con le più disparate risposte che metteranno a nudo passioni, legami e maniere diverse di vedere e vivere il calcio. In Spagna Betis contro Siviglia è identificato come il Gran Derbi, un nome che ben rappresenta l’importanza di tale confronto. Con storie, itinerari, gioie e dolori che spaccano in due una città, pur unendola all’ennesima potenza.

Siviglia
Uno spicchio verdiblanco nel mondo rojiblanco (Foto: Imago – OneFootball)

Il Betis Siviglia e la filosofia del “Manquepierda

Il Real Betis Balompié, anima verdiblanca della città – come i colori della bandiera Andalusa -, è una delle squadre più tifate di tutta la Spagna, piena di circoli in tutte le regioni ed in tantissime nazioni all’estero. Spiegare davvero la grandezza di questo club fuori dal continente iberico risulta a volte difficoltoso: a Milano, qualche anno fa, la trasferta betica in Italia aiutò ad accendere i riflettori su una delle realtà più passionali e sportive de La Liga.

A ciò si aggiunge il carattere storico del club, con un calore ed attaccamento che rendono il Betis una referenza per il calcio spagnolo al pari di Real Madrid, Barcellona o Valencia. Nonostante i tanti momenti tumultuosi della sua storia, da queste parti la rinascita è stata rivisitata in chiave motivazionale e quasi glamour: le sconfitte, così come i periodi in cui la società rischiava di scomparire definitivamente, hanno dato vita alla filosofia del “Manquepierda“.

La parola, stampata tutt’oggi sulle casacche betiche, sta letteralmente per “Aunque Pierda” (“nonostante perda“). Una filosofia dimostrata negli anni dai suoi tifosi, che non si sono mai fatti sconfiggere dagli eventi. Il pubblico betico è caloroso, segue la squadra in maniera viscerale, ma è anche uno dei più esigenti: diventare un idolo da queste parti non è cosa semplice. Si tratta di uno degli aspetti che più traspaiono in città, nei discorsi tra tifosi, con un amore folle verso la propria squadra che spesso si incontra con standard alti e desideri disillusi. Senza mai perdere la propria fede.

Betis Siviglia
Manquepierda (Foto: Imago – OneFootball)

Dal centro città verso Heliópolis

L’Estadio Benito Villamarín, quarta arena spagnola per capienza dopo il restyling del 2017 con 60.720 posti, registra spesso i migliori record di affluenza: è situato ad Heliópolis, a sud del centro città, e lo si raggiunge percorrendo il viale che attraversa il Guadalqivir. Quando gioca il Betis, il colpo d’occhio e di colori sul fiume è quasi accecante: tanti tifosi amano partire alcune ore prima del match per attraversare il centro passando proprio dal fiume, che si riempie di verde e di bianco a seconda delle magliette e delle sciarpe.

Un Guadalqivir che è ben più di un corso d’acqua per i betici, oltre ad una delle strade più affascinanti della città, chiamata proprio Calle Betis e situata nel quartiere di Triana, affacciata alle bellezze del centro cittadino, il fiume era chiamato la Betica durante la dominazione romana. Una denominazione che affonda radici importanti nella squadra verdiblanca, come omaggiato nella terza maglia di questa stagione.

Heliópolis è invece un quartiere più isolato e residenziale, in cui le villette, le palme e gli affascinanti giardini regalano tranquillità e calma. Sensazioni diametralmente opposte ai giorni di gara, in cui le viuzze si riempiono di tifosi festeggianti che sorseggiano una Cruzcampo (storica birra sivigliana) o addentano un bocadillo. A pochi chilometri di distanza, sempre nello stesso quartiere, la Ciudad Deportiva Luis del Sol, il centro sportivo della squadra, testimonia come il soprannome di Heliópolitanos sia più che azzeccato per una squadra tutt’uno con il suo quartiere.

Il Siviglia ed il suo “Dicen que nunca se rinde

L’altra metà del cuore sivigliano ha colori biancorossi ed è quella del Sevilla Fútbol Club. Da quest’altra parte della città, l’ultimo ventennio è stato ricco di successi e coppe continentali, andando oltre qualsiasi previsione da parte dei suoi stessi tifosi. Soprattutto perché, dopo periodi di anonimato e sporadici exploit, nate da una profonda crisi economica con amministratore delegato un tale Ramón Rodríguez Verdejo, detto “Monchi“, che diventò in tempo record direttore sportivo subito dopo essersi ritirato come portiere.

Il seguito è noto: da colpi di mercato azzeccati a plusvalenze milionarie, passando per qualificazioni europee che hanno portato a trionfare per ben cinque volte in Europa League negli ultimi 15 anni. Con un motto importante che denota il carattere luchador del club: “Dicen que nunca se rinde” (“Dicono che non si arrenda mai”.

Dicen que nunca se rinde (Foto: Imago – OneFootball)

Anche in questo caso, i colori sociali abbracciano un periodo storico della città: si tratta del bianco e del rosso, che nella bandiera di Siviglia fanno da sfondo alla dicitura NO8DO. Il numero otto, che sta a rappresentare un nodo, in spagnolo “madeja”, viene tradotto diventando “No ma dejado” (“Non mi ha abbandonato”), frase storica pronunciata da Alfonso X il Saggio, quando nella lotta di successione la città le si rivelò fedele.

Rispetto alla risonanza in tutta la Spagna del Betis, il Sevilla ha un tifo leggermente più localizzato in Andalusia. Gli eventi dell’ultimo ventennio hanno però influito in quelle che sono le sensazioni respirabili in città. Il tifoso sevillano appare ad oggi più appagato, forse meno critico ma pronto a chiedere il massimo dai suoi, sempre e comunque. L’abitudine ai piani alti è ormai palpabile, essendo anche pronto ad irridere scherzosamente il cugino verdiblanco senza mai svegliare il can che dorme, soprattutto in occasione delle stracittadine, un vero e proprio discorso a parte nonostante gli obiettivi stagionali delle due compagini.

Nel catino di Nervión

Il Sevilla Fútbol Club disputa i match casalinghi all’Estadio Ramón Sánchez-Pizjuán: si tratta di un caso più unico che raro, in cui uno stadio è incastonato letteralmente tra i palazzi di una città. La zona di Nervión, un tempo periferica, è diventata un fulcro commerciale e pieno di vita, con negozi, hotels, ristoranti ed attività ad essi legate. Il Ramón Sánchez-Pizjuán è il centro del quartiere e guarda sempre, sornione, la vita che scorre al suo intorno.

Lo stadio ha subito un restyling nel 2018, con il rifacimento della copertura esterna che adesso è luminosa e mette in evidenza i titoli ottenuti dal club, migliorando lo skyline di tutta la zona. Per raggiungerlo, l’itinerario dal centro città – come nel caso del Betis – è altrettanto affascinante: partendo dalla Cattedrale e da La Giralda, due monumenti simbolo, si attraversa il Barrio di Santa Cruz, costiuito dalle piccole vie dell’antico quartiere ebraico ricco di storia, ceramica e piazze piene di aranceti. Tra i negozi di souvenir e i ristoranti che servono tapas, è possibile incontrare qualche tifoso rojiblanco mentre si avvia verso lo stadio.

La casa del Siviglia (Foto: Imago – OneFootball)

Il fascino del confronto tra Real Betis Balompié e Sevilla Futbol Club riesce a trascendere in maniera  esponenziale da estraniarsi dal verdetto del campo. Gli aneddoti sportivi ci sono, sono vivi nella memoria dei tifosi e fanno parte della storia di una rivalità che ha ispirato libri ed opere da più di cent’anni. Ma risultano meno importanti proprio perché scegliere tra Betis e Sevilla vuol dire respirare la massima espressione del popolo andaluso: una regione costituita da persone che, nonostante le avversità della vita, scelgono sempre un sorriso ed un momento piacevole per guardare avanti con positività. Basta passeggiare tra le strade della città per restarne piacevolmente esterrefatti, e per scegliere, a seconda della propria visione delle cose, chi tifare. Che sia per un giorno o per una vita. Da Betico o da Sevillista.

Autore

Nato in Italia, girovago per studi tra Francia e Spagna, poi Argentina per passione: scrivo per amore innato verso questo sport e per la necessità di esprimermi condividendo le mie idee. Amo raccontare storie particolari e poco mainstream, da quelle legate al calcio francese agli angoli più remoti dei confini argentini.

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