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Raul Gonzalez Blanco era rinato a Gelsenkirchen

Reinventarsi è complesso, specialmente dopo aver tracciato un percorso ben definito. Raul Gonzalez Blanco, però, ce l’ha fatta, con la maglia dello Schalke 04.

Non si sbriga la pratica Bayern

Alle 15:30 della giornata odierna si giocherà l’ennesimo Schalke-Bayern Monaco. Per quanto la vera rivalità per la squadra di Gelsenkirchen rimanga quella con il Borussia Dortmund – una sfida densa di astio per due città che distano soltanto ventotto minuti di macchina l’una dall’altra – la gara tra renani e bavaresi rimane uno dei classici che il calcio tedesco può offrire al grande pubblico.

Lo Schalke 04 è una delle squadre tedesche con più tradizione e con più titoli all’attivo: sette Bundesliga, una Coppa di Lega e una Supercoppa di Germania nel palmares. Da non dimenticare, inoltre, una Coppa Uefa, che le permette di entrare nel ristretto novero delle squadre tedesche capaci di vincere uno dei massimi titoli internazionali insieme alla Champions League, un elenco completato da Bayern Monaco, Borussia Dortmund, Amburgo, Bayer Leverkusen e Borussia Mönchengladbach.

Il passato è però lontano, e il presente mostra come lo Schalke stia affrontando annate assai problematiche. Il secondo posto in campionato conquistato nell’annata 2017/2018 sembra appartenere a un’era calcistica precedente, così come quella semifinale di Champions League disputata nel 2010/2011 contro il Manchester United, che ancora oggi rimane il punto più alto toccato dalla squadra renana in ambito europeo.

E alla stessa stagione appartiene l’ultima vittoria che lo Schalke 04 ha saputo registrare contro i rivali del Bayern Monaco. Sono passati ben dieci anni da quello 0-1 conquistato nella semifinale di Coppa di Germania, titolo poi vinto con un rotondo 5-0 in una finale ben più comoda contro il Duisburg. A segnare la rete decisiva, che ha significato gli ultimi tre punti contro i nemici bavaresi, un nome per il quale bisogna fuoriuscire dall’ambito tedesco, e bisogna guardare verso il Mediterraneo, ad un clima più sensuale e mediterraneo. Raul Gonzalez Blanco, o più semplicemente Raul.

Il primo Raul

Prime armi (Foto: Nuno Correia – AllsportUK/Allsport – OneFootball)

324 gol e 112 assist in 741 partite con la maglia del Real Madrid: basterebbe snocciolare questi dati a chiunque chieda chi sia stato Raul, per testimoniare quanto sia stato grande il calciatore, ma ancor più immenso uno dei simboli più fulgidi della storia dei Blancos, la squadra probabilmente più importante e affascinante del mondo. Mancino naturale e attaccante capace di rivestire letteralmente qualsiasi posizione sul fronte offensivo, Raul entra nelle giovanili delle Merengues all’età di 15 anni arrivando dall’Atletico Madrid, che per gravi motivi economici ad inizio degli anni Novanta deve chiudere le squadre giovanili.

Il matrimonio che lo ha poi portato ad essere il giocatore con più presenze nella storia del Real Madrid, il secondo miglior marcatore nella storia del club dopo Cristiano Ronaldo e il terzo giocatore per gol fatti in Champions League – alle spalle di un duo di cui probabilmente avete sentito parlare in questi anni – inizia ufficialmente il 29 ottobre 1994, quando il giovane spagnolo esordisce in Liga contro il Saragozza e fornisce un assist a Zamorano. Un altro record, così per arricchire la collezione: a diciassette anni è il calciatore più giovane ad aver esordito con la gloriosa maglia delle Merengues.

La storia di Raul e “il Madrid” – così viene comunemente chiamato e riconosciuto nella capitale spagnola – si intreccia per forza di cose con la cosiddetta era dei “Galacticos”, iniziata con la nomina a presidente del club di Florentino Perez, nel 2000. Un’era che porta con sé una grande contraddizione: gli anni precedenti a quest’era portano più successi – due Champions League nel 1997/1998 e 1999/2000, con annessa Coppa Intercontinentale nel 2000 – di quelli che arriveranno nei primi anni ’00, in cui la campagna di rafforzamento annuale con le migliori stelle in circolazione – Figo nel 2000, Zidane nel 2001, Ronaldo nel 2002, Beckham nel 2003 – portano sì una Champions League ma non la miriade di titoli di cui l’intero popolo ‘blancos’ stava iniziando ad accarezzare l’idea.

Raul Ronaldo Zidane
Leyendas (Foto: Javier Soriano/AFP via Getty Images – OneFootball)

Crescita e adiós al Bernabeu

In questo contesto, Raul Gonzalez Blanco è uno dei pochi giocatori dell’era precedente che, nonostante i diversi cambiamenti in seno alla squadra e in panchina, continuano a sfavillare. In occasione della Champions League del 2000 vinta ai danni del Valencia, molti ritengono che il fenomeno spagnolo avrebbe dovuto vincere il Pallone d’Oro dell’anno successivo, assegnato invece a Michael Owen con Raul sul secondo gradino del podio.

Negli anni successivi, un Raul sempre più maturo continua a rivestire un ruolo centrale nello scacchiere del Real Madrid, nonostante i diversi attori offensivi che si alternano al suo fianco e gli altrettanti spostamenti sul terreno di gioco cui viene sottoposto il nuovo capitano dei Blancos. Partito come seconda punta nelle annate di fine anni ’90 con Del Bosque e Capello, trequartista nel rombo di Heynckes nel 1997/1998. Poi, nuovamente prima o seconda punta nel triennio di Del Bosque tra 2000 e 2003, formando una coppia iconica con Morientes prima dell’arrivo dei primi Galacticos; inizia a diventare unico il sagace galleggiamento sulla trequarti avversaria senza che i difensori riescano mai a capire i suoi movimenti e le sue giocate.

La centralità di Raul nello scacchiere Blancos, nonostante gli insuccessi in ambito continentale, prosegue per buona parte del primo decennio: il capitano è sempre più il simbolo di un Real capace di conquistare comunque quattro campionati nazionali in quest’arco di tempo, e la traballante panchina che vede rapidi avvicinamenti tra Camacho, Luxemburgo, Capello e Schuster non mina la centralità della figura del fenomeno iberico. L’unico grave stop fisico della sua carriera arriva nel novembre 2005, quando un infortunio al ginocchio sinistro e la decisione dei medici del Real di sottoporlo a una terapia conservativa costringono Raul a rimanere lontano dall’erba del Bernabeu per circa tre mesi, chiudendo la peggior stagione della sua carriera in termini numerici.

Il 2009/2010 è l’anno dell’addio – nella seconda parte di stagione diventa gradualmente una riserva sotto la guida di Manuel Pellegrini – ma anche la stagione in cui Raul sancisce diversi record, come a voler regalare e sottolineare la dimensione gigantesca di quello che ancora oggi rimane il principale simbolo della storia recente dei Blancos, insieme a Sergio Ramos. Diventa il giocatore del Real con più presenze in Liga, superando Manolo Sanchis con quelle che a fine anno saranno 550 timbri di cartellino; il 24 aprile 2010, in occasione della sua ultima presenza nella maglia dei Galacticos – proprio contro il Saragozza, come a chiudere un ciclo -, sigla un gol e diventa il terzo miglior marcatore della Liga fino a quel momento.

Raul e Morientes festeggiano la Champions League 2000 (Foto: Shaun Botterill/Allsport – OneFootball)

I titoli, la fascia da capitano, l’essere il simbolo principale della squadra più importante, diciotto anni passati tra settore giovanile e prima squadra: quanti giocatori sono stati capaci di reinventarsi, a 33 anni, dopo una “prima parte” di carriera di questa portata? Fa quasi sorridere pensare a una carriera divisa in due all’età di trentatré anni, ma è questo ciò che è riuscito a dimostrare Raul Gonzalez Blanco con la maglia dello Schalke 04, dopo essersi trasferito a Gelsenkirchen nell’estate del 2010 e per giunta dopo essere apparso fisicamente in difficoltà nelle ultime apparizioni a Madrid.

Pensiamo a ciò che si imputa costantemente ad alcuni tra i migliori giocatori al mondo, cioè il fatto di stabilirsi in una comfort zone per tutta la carriera con una squadra: quante volte abbiamo sentito queste accuse a Messi? Pensiamo alle difficoltà che hanno invece avuto diversi campioni del calibro di Raul che, più o meno nella stessa traiettoria di carriera, hanno provato ad affrontare una nuova esperienza.

Lampard dopo i tredici anni al Chelsea è riuscito a realizzare una sola buona stagione con la maglia del Manchester City – con annesso tradimento agli occhi dei tifosi Blues – prima di emigrare negli States, Vidic si è trasferito all’Inter dopo nove stagioni a Old Trafford e a 33 anni ha mostrato un evidente calo di rendimento. Lo stesso Drogba, per citare un collega di ruolo dello spagnolo, con la maglia del Galatasaray non è riuscito a replicare i numeri registrati nelle annate londinesi.

Raul in terra tedesca

Raul Kroos
Raul in contrasto con Kroos: passato e futuro dei Blancos in Germania (Foto: Christof Stache/AFP via Getty Images)

Le due annate di Raul a Gelsenkirchen intercettano quello che è il momento recente più ambizioso e di successo della squadra renana. Innanzitutto, sono due annate in cui lo spagnolo ritrova un’eccellente forma fisica, disputando ben 98 presenze nei due anni in terra tedesca. Le 40 reti siglate testimoniano la continuità della vena prolifica di Raul, nonostante l’essere passato attraverso il primo e unico trasferimento calcistico in uno dei principali campionati europei, prima di svernare in Qatar e poi a New York. Cambia il Paese, cambiano anche gli attori offensivi: in Germania Raul continua a rivestire principalmente il ruolo di seconda punta, abile a svariare su tutta la porzione offensiva, coadiuvato da un’ala verticale come Farfan ed una di fantasia come Jurado.

Il 2010/2011 è disastroso per quanto riguarda la campagna in Bundesliga – conclusa con un mestissimo quattordicesimo posto, dopo essere arrivati secondi nell’annata precedente e aver cullato il sogno di poter vincere il campionato domestico strappandolo dalle mani del Bayern, come testimoniano gli arrivi estivi di Huntelaar e Jurado, insieme a quello di Raul -, ma regala il miglior risultato della storia recente dello Schalke 04.

Dopo aver eliminato il Valencia negli ottavi di Champions League, i quarti della massima competizione europea regalano un altisonante 2-5 fatto registrare nell’andata dei quarti di finale contro l’Inter, a San Siro. Nella memoria di molti tifosi è rimasto il gol da centrocampo di Stankovic dopo una manciata di secondi, ma anche Raul riesce a scrivere il proprio nome sul tabellino dei marcatori, facendo registrare una prestazione d’autore per il modo con cui lo spagnolo è riuscito a guidare e sprigionare la potenza offensiva della squadra tedesca contro la recente vincitrice della Champions League. La cavalcata si ferma in semifinale contro il Manchester United: una doppia sconfitta senza appelli, ma che regala alla squadra guidata da Rangnick un risultato mai raggiunto per una squadra con le dimensioni dello Schalke 04.

Il 2011 è anche l’anno in cui arriva il quinto DFB-Pokal, il primo titolo conquistato dai tedeschi dopo la Coppa Intertoto del 2005. La finale contro il Duisburg è preceduta dalla semifinale contro i rivali del Bayern Monaco: a decidere la sfida disputatasi in casa bavarese il 2 marzo 2011, con un colpo di testa da navigato rapace d’area, è proprio Raul, che figura anche in campo per tutti i 90′ disputati nel luglio del 2011 contro il Borussia Dortmund fresco vincitore del campionato, in occasione della Supercoppa. È proprio la squadra di Gelsenkirchen a vincere quello che rimane l’ultimo titolo conquistato dallo Schalke 04, facendo registrare un indimenticata “double”.

Danke (Foto: Patrik Stollarz/AFP/Getty Images – OneFootball)

Abbiamo citato Farfan e Jurado, ma lascia di stucco pensare al fatto che il compagno di reparto di Raul nella seconda stagione in Renania sia stato proprio Huntelaar, l’arciere olandese ritornato proprio pochi giorni fa allo Schalke 04, per tentare di risollevare una squadra che al momento si ritrova all’ultimo posto in Bundesliga, e con grosse probabilità di essere retrocessa.

Altri tempi, altre ambizioni. Chissà che il ricordo di Raul, della seconda giovinezza vissuta dal fenomeno spagnolo e dell’ultima partita vinta contro il Bayern Monaco, non possa portare un po’ di fortuna ad uno Schalke 04 sprofondato nei bassifondi del campionato tedesco e alle prese con un impegno proibitivo proprio contro la squadra guidata da Hansi Flick.

Raul
Gemellaggio Spagna-Germania (Foto: Patrik Stollarz/AFP/Getty Images – OneFootball)
Autore

24 anni, studente di comunicazione a Milano, un Erasmus a Madrid. Carta, podcast, sport e ludopatia in tutte le salse, mi piace condividere le mie opinioni su qualsiasi cosa mi circondi. Nerazzurro perché la vita è anche amara.

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