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Morten Thorsby gioca anche per salvare il pianeta

Con la sua fondazione “We Play Green”, Morten Thorsby punta a coniugare calcio e sostenibilità coinvolgendo il mondo del pallone a 360 gradi.

Thorsby ci salverà dalla sporcizia sugli spalti?

San Siro, 31 gennaio 2016, derby di Milano. Se dopo questo prologo state pensando che, da buona milanista, stia cercando di smorzare l’ansia in vista del match contro l’Atalanta ricordando una delle vittorie più sonore contro l’Inter (i goal di Alex, Bacca e Niang dal primo anello blu chi se li scorda più), vi sbagliate di grosso. Citare quella partita mi serve per contestualizzare un episodio curioso che ho vissuto e a cui non avevo mai dato peso, finché non ho pensato potesse essere l’attacco migliore per questo articolo.

Era la mia seconda volta allo stadio e, nel pieno dell’euforia da prepartita, stavo tentando di suggellare il momento tra una foto ricordo e l’altra e un bonario sfottò allo zio interista e al cugino juventino, ammirando incantata la coreografia della Curva Nord. La magia del momento è stata rovinata quando un mozzicone di sigaretta, lanciato direttamente dalla Curva Sud, è piombato sul display del telefono che avevo in mano.

Quest’ultimo è un particolare che avevo sempre ignorato, ma che, a distanza di cinque anni, mi sono ricordata il 4 maggio scorso: scorrendo la home di Instagram, mi sono imbattuta nel post di lancio di We Play Green, la fondazione no-profit creata dal centrocampista della Sampdoria Morten Thorsby a favore di un calcio più sostenibile.

Lo ammetto, l’aria satura di fumo che ha annebbiato le prodezze dei giocatori in campo e lo slalom sugli spalti a confezioni di snack vari che ho dovuto fare nel post partita non figurano tra i dettagli che amo ricordare di quella serata. È per questo che, una volta visualizzate tutte queste immagini nella mente, mi ha rincuorato ipotizzare che, nel caso andasse interamente in porto, l’iniziativa del 25enne norvegese potrebbe rendere gli stadi più puliti. Come? Facendo finire bottiglie e bicchieri in aree adibite alla raccolta differenziata della plastica ed educando i tifosi ad un comportamento più consono alle esigenze ambientali.

Thorsby e il suo amore per la natura

Il progetto di Thorsby non nasce per caso: cresciuto nella natura incontaminata dei fiordi norvegesi, è un ambientalista convinto da sempre e crede fermamente che, per fare davvero la differenza, l’input debba arrivare da chi si fa portavoce dei messaggi che diffonde. Ecco perché, da un paio d’anni a questa parte, ha cercato di essere il primo a mettere in pratica ogni suggerimento impartito.

Che non fossero solo chiacchere lo si era capito fin dai primi anni in Eredivisie: per recarsi al centro sportivo dell’Heerenveen, utilizzava la bicicletta. Un’abitudine indottrinata ai suoi compagni, che, col passare del tempo, decisero di rinchiudere auto e moto in garage. La presenza di Thorsby ha contribuito all’adozione di una filosofia più green da parte dei super-frisoni, di cui un menù della mensa più vegetale, una maggiore attenzione allo smaltimento della plastica e un’azienda di pannelli solari come sponsor sulla maglia sono stati la massima espressione durante la sua permanenza in squadra. L’aver reso l’Abe Lenstra Stadion uno degli stadi più eco-friendly d’Olanda ha fatto sì che nel 2017 venisse nominato il secondo calciatore del campionato più impegnato nel sociale.

Thorsby con la maglia dell'Heerenveen all'Abe Lenstra Stadion
Con la maglia dell’Heerenveen all’Abe Lenstra Stadion (Foto: Cor Lasker/Imago Images – OneFootball)

L’arrivo a Genova in stile green

Lo stile di vita sostenibile non è stato certamente abbandonato al suo approdo in blucerchiato, avvenuto nell’estate 2019 dopo la firma nella sessione di mercato invernale. Raggiungere l’Italia in aereo sarebbe stato molto più confortevole ma, onde evitare di produrre CO2 volando, Thorsby ha coinvolto i propri cari in un viaggio in auto elettrica. Sul tettuccio, quattro biciclette con cui poter visitare comodamente le tappe intermedie Amburgo e Lago di Como.

Da uno come lui ce lo si poteva aspettare: è fortemente contrario all’aviazione, tanto da aver utilizzato treno e traghetto per raggiungere le splendide isole Lofoten – certificate, guarda caso, Destinazione Sostenibile – e aver instaurato una polemica con il primo ministro norvegese Erna Solberg proprio sull’uso degli aeroplani.

Thorsby in aereo
Aerei presi solo per lavoro (Foto: Vegard Wivestad Grott/Imago Images – OneFootball)

Ovviamente, per motivi strettamente legati alla sua professione, ogni tanto è costretto a prenderne uno, ma le sue prese di posizione sono così nette da aver suscitato l’ilarità del CT della Norvegia Lagerbäck pochi giorni prima della partita contro Malta nel novembre 2019: se proprio proprio non voleva andare in aeroporto, poteva benissimo raggiungere i Cavalieri di San Giovanni in barca con Greta Thunberg. La diciottenne svedese è certamente una delle persone appoggiate da Thorsby, che il 27 settembre 2019 figurava tra i partecipanti al corteo genovese di Fridays For Future:

Si batte per avere un futuro. Il suo merito è quello di aver creato un movimento mondiale. Ha portato a manifestare milioni di giovani. Questo è molto importante perché non abbiamo più tanto tempo.

We Play Green, calcio e sostenibilità

Ho sempre creduto che, chiunque goda di una certa esposizione mediatica, debba farsi portatore di messaggi positivi e, ove possibile, mettere a disposizione le proprie risorse per dare vita ad un progetto concreto, sfruttando la propria visibilità per discuterne con gli organi competenti. L’intenzione di Thorsby, una volta compreso che in ambito calcistico nessuno si stava impegnando attivamente nell’affrontare le sfide ambientali globali, è stata proprio questa.

Non appena ne ha avuto l’occasione, ad agosto 2020 si è recato a Roma per incontrare l’allora Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare Sergio Costa per illustrare l’idea che gli balenava in testa da qualche tempo e che ha avuto modo di sviluppare anche grazie al lockdown di primavera: coniugare il proprio interesse per inquinamento, cambiamenti climatici e perdita delle biodiversità in We Play Green, una fondazione che mira a ristabilire l’equilibrio con la natura coinvolgendo federazioni calcistiche, club e calciatori ma anche i 3,5 miliardi di tifosi in tutto il mondo. Obiettivo, creare ispirazione e incrementare la consapevolezza che il nostro rapporto con la natura sia in bilico e rischi di peggiorare se non si attuano provvedimenti concreti.

Primi passi e progetti futuri

La prima collaborazione con le squadre vede la creazione di una Sustainability League a partire dal 2022: una sorta di competizione in cui viene misurato l’impatto ambientale di ogni team partecipante, dando vita ad una sorta di Sustainability Index che verifichi l’impegno quotidiano di ciascuna società nei confronti dell’ambiente. Per sensibilizzare i tifosi e far partecipare soprattutto i supporters appartenenti alla generazione Z, si punterà a coinvolgere il fandom sparso per l’intero globo, creando un fan club delle tematiche ambientali in cui ogni sostenitore sarà chiamato a rappresentare i propri colori.

Altra iniziativa di cui We Play Green si fa promotrice è l’ideazione di una community di giocatori professionisti in cui poter dibattere di questioni legate all’ambiente e lanciare nuove idee per progetti di attivazione. L’organizzazione capitanata da Thorsby fornisce inoltre il suo appoggio a GreenCoach, un progetto co-finanziato dalla Commissione Europea nell’ambito del programma Erasmus+ Sport: sottoscrivendo una partnership collaborativa di 36 mesi, federazioni sportive e istituzioni, ONG, università e centri di ricerca hanno assunto la parola sostenibilità come proprio motto, impegnandosi ad incentivare società sportive e tifosi ad assumere comportamenti responsabili e a organizzare i propri eventi tenendo conto dell’impatto ambientale di quest’ultimi.

Come avrete capito, il piano di Morten è ambizioso, ma soprattutto rende la questione ambientale più vicina di quanto siamo abituati a concepire. Se grazie a lui l’universo calcistico assumerà tonalità più verdi, lo dirà solo il tempo. Io, comunque, mi accontenterei di andare allo stadio senza dover schivare qualche rifiuto che sopraggiunge dall’alto.

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