fbpx
CALCIO ITALIANO

Il confusionario ordine della Serie B

Come ogni anno il campionato di Serie B si presenta ai blocchi di partenza con una serie di incognite e punti bui in cui è difficile tracciare possibili previsioni, puntualmente smentite, se non completamente ribaltate, al termine della stagione. Nonostante ciò, abbiamo provato a fare un po’ di ordine e chiarezza, suddividendo le squadre in base ai loro (possibili) obiettivi stagionali.

Parma e Monza, le grandi favorite di questa Serie B

di Gianluca Losito

Sono le due squadre che hanno la maggior pressione in questo torneo. Hanno allestito le rose più ambiziose della Serie B ed il loro obiettivo dichiarato è quello di vincere il campionato. Parma e Monza hanno punti in comune e divergenze sotto ogni punto di vista: gli emiliani stanno facendo uno scouting a livello internazionale, integrando nella propria squadra calciatori di categorie superiori, qualche vecchio marinaio e giocatori leader di categoria; i brianzoli si presentano con un misto di calciatori giovanissimi e di vecchia data perlopiù italiani ma con qualche gemma straniera. La proprietà americana per eccellenza e la proprietà italiana per eccellenza. Allenatore esordiente da un lato, allenatore di categoria dall’altro. Una dicotomia divertente e curiosa che potrebbe continuare a lungo, ma è meglio analizzare le due squadre singolarmente. 

Dopo un campionato di Serie A disordinato, in cui i gialloblu hanno pagato cattive scelte dal punto di vista tecnico – l’improvvido arrivo di Liverani seguito dal tardivo ritorno di D’Aversa, un ringiovanimento compiuto in maniera radicale e gennaio – la squadra di proprietà del magnate statunitense Jerry Krause riparte dalla Serie B puntando forte su alcuni dei giocatori che l’anno scorso hanno fatto apprendistato in Serie A, aggiungendo diversi elementi di prospettiva presente e futura. La responsabilità di questo campionato di vertice è stata assegnata ad Enzo Maresca. L’ex centrocampista di Siviglia e Juventus è alla prima esperienza nel calcio professionistico dopo un viaggio nomade durato ben 4 anni in cui è stato, in un modo o nell’altro, vicino a Montella, Manuel Pellegrini (da loro vice a Siviglia e West Ham) e poi a Pep Guardiola, da coach dell’under del Manchester City. Quattro anni in cui Maresca ha potuto conoscere diverse identità calcistiche, approdando in due dei club con la visione migliore da un punto di vista manageriale quali gli spagnoli biancorossi ed i Citizens.

Le prime gare hanno presentato un conto salato – male nelle amichevoli, fuori in Coppa Italia perdendo 1-2 contro il Lecce e pareggio col Frosinone alla prima – ma potrebbe essere ancora troppo presto per giudicare questo progetto tecnico. Il Parma si schiera con una giovanissima retroguardia a 4, guidata sia dal punto di vista tattico che carismatico da Gigi Buffon, pronto a smentire gli scettici e dimostrare di poter ancora dire la sua. Contro i ciociari sono arrivate buone parate, sui gol forse avrebbe potuto fare di più ma non ha esattamente fatto disastri. Nei 4 di dietro agisce, sulla destra, Simon Sohm, che parte nominalmente da questa posizione per poi stringersi nei 3 o alzarsi sulla linea di centrocampo. Tuttavia, scalpita in panchina il giovane Maxime Busi, per offrire ai gialloblu un’interpretazione più canonica ed offensiva del ruolo. L’esterno belga aveva mostrato a tratti qualità interessanti già lo scorso anno in A. Il gruppone dei centrali ha come leader indiscusso Yordan Osorio, e poi diversi elementi in rotazione tra cui l’homemade classe 2002 Balogh, l’argentino Lautaro Valenti, su cui il Parma ha fatto un investimento oneroso (nell’ordine dei 5 milioni) e anche la suggestione Daan Dierckx, classe 2003, anche lui già segnalatosi l’anno scorso nella massima serie per un buon gioco lungo. A sinistra dovrebbero giocarsi il posto il senatore Iacoponi e il giovane Zagiritis, arrivato a gennaio e che ha trovato pochissimo spazio. Al momento in rosa figura ancora il vichingo Gagliolo, ma dovrebbe essere ceduto a brevissimo alla Salernitana.

La mediana sembra dover avere principalmente compiti in fase di non possesso e sulla gestione delle seconde palle, dal momento che Maresca punta molto sulle transizioni saltando il centrocampo. In questo contesto si presentano alla perfezione il nuovo acquisto Stanko Juric, re delle zone aeree coi suoi 189cm, e Pasquale Schiattarella, un calciatore tecnicamente nobile che non appartiene alla Serie B. Accanto a loro due, per aiutare la circolazione del pallone e cercare tracce profonde, in mediana si fa spesso spazio Franco Vazquez. Il ritorno in Italia del Mudo in Serie B è una delle storie della stagione: permettere ad un pubblico che altrimenti non avrebbe mai potuto ammirare le sue gesta dal vivo (Cosenza, Alessandria o Ternana ad esempio) di potersi godere una partita di un giocatore del genere nei propri campi, io lo considero servizio pubblico.

I calciatori che pestano le zolle più offensive, o invasori per usare un termine covercianese, corrispondono ai nomi di Dennis Man, l’esterno rumeno classe ’98 che ha accettato la discesa di categoria e vuole essere protagonista di questo campionato, in particolare in fase finalizzativa, e Gennaro Tutino, che in un calcio con alcuni punti di contatto con quello di Maresca l’anno scorso ha firmato l’impresa granata a Salerno. Al fantasista di scuola Napoli toccherà lavorare i palloni che arrivano da dietro per inventare sia in prima persona verso la rete, che imbeccando i compagni. Tra i due compiti (costruttore ed invasore) si trova un calciatore elegante e divertente come Juan Brunetta, trequartista di piede destro che predilige partire dal centro e svariare sulla sinistra: controllo al velcro e dribbling le sue caratteristiche migliori. Tra gli altri nomi offensivi, a metà tra esuberi e possibilità, figurano l’altro rumeno Mihaila, protagonista di una seconda parte di stagione di forte impatto pochi mesi fa, Yann Karamoh, che potrebbe clamorosamente rimanere in Serie B se non dovessero arrivare offerte, e Roberto Inglese, per cui si era figurato un interesse della Salernitana. Dovrebbe trovare un certo spazio anche l’esterno di proprietà Juventus Felix Correia, che l’anno scorso ha giocato titolare nell’under 23 e quest’anno ha trovato il salto di categoria. 

Man durante il match di Serie B con il Frosinone
Giocatore dal talento e dal potenziale sconfinato, Dennis Man rappresenta un assoluto fuoriclasse per la categoria (Foto: Emmefoto/Imago Images – OneFootball)

Tutt’altra storia il Monza. Molti meno condizionali, molte più certezze e chiarezza. Giovanni Stroppa riparte dal suo 3-5-2. In porta parte titolare De Gregorio, portiere di proprietà dell’Inter al secondo anno coi biancorossi. Nei 3 di difesa si sistemano i giovanissimi Bettella e Pirola, entrambi scuola Inter, e Luca Caldirola, che vuole ritrovare la A dopo la retrocessione col Benevento. Qualche parola in più la meritano i due ex nerazzurri. Su Bettella è stato fatto un investimento: prestito biennale con obbligo di riscatto fissato a 6 milioni. Si tratta di un difensore bravo in anticipo e di testa, con una propensione anche al gol. Pirola sarà quasi con ogni probabilità il perno centrale dei 3 di difesa: all’Inter era stimatissimo da Conte, che però gli consigliò di andare a giocare. È arrivato anche l’acquisto di Valentin Antov, il centrale bulgaro che da gennaio a giugno era stato a Bologna pur trovando pochissimo spazio, che andrà a completare la batteria dei centrali insieme agli esperti Paletta e Bellusci.

La spessa linea di centrocampo a 5 uomini ha due frecce di lingua portoghese sugli esterni. Sulla destra Pedro Pereira, che a 23 anni ha viaggiato tantissimo sulla East Coast italiana (Genoa, Sampdoria, Crotone) e ora, dopo tanto gregariato, vuole affermarsi definitivamente. Dall’altro lato un protagonista della scorsa stagione, il brasiliano Carlos Augusto, che in una difesa a 4 già riusciva a far esplodere i cavalli del proprio motore giocando una fase offensiva bruciante, ma ora, avanzato di 20 metri, può far valere ancor di più la sua vena nell’area di rigore avversaria. Contro il Cittadella in Coppa Italia è già arrivato un gol gasperiniano: di testa inserendosi alle spalle del difensore avversario. Proprio dall’Atalanta era stato cercato in estate, chissà che questa stagione non possa rappresentare uno stage per l’università della difesa a 3. Giulio Donati e Marco D’Alessandro i backup sugli esterni. Vertice basso di centrocampo sarà Scozzarella, altro storico giocatore di questa categoria, che parte davanti a Barillà.

Sulle mezzali diversi i candidati: i giovanissimi Colpani e Brescianini (circa 22 anni entrambi) hanno giocato titolari i primi incontri, dimostrando soluzioni balistiche interessanti – anche da fermo – tecnica, dribbling e anche contributo in fase di non possesso (quest’ultima caratteristica tange in particolare Brescianini). Si aspetta tuttavia il titolare Mattia Valoti, stella di questo mercato arrivato dalla SPAL, ormai protagonista di questo campionato che ha creato uno stile di gioco quasi rimandante al suo nome. Anche lui molto presente nell’area avversaria, è un calciatore capace di crearsi spesso occasioni pulite all’interno dei 16 metri e sarà probabilmente il giocatore più responsabilizzato al tiro, approfittando degli spazi creati dalle punte mobili brianzole.

Punte che corrispondono ai nomi di Dany Mota, che agli europei under 21 ha fatto vedere di che pasta è fatto con accelerazioni, rovesciate e tanti gol anche furbi, e Patrick Ciurria. Se il portoghese è un calciatore conosciuto ai più, il suo collega arrivato dal Pordenone è purtroppo meno famoso. Basso e agile, Ciurria è un calciatore velocissimo in transizione, con una tecnica di base da Serie A e una trasmissione del pallone molto precisa. L’ex Pordenone agisce indifferentemente da prima e seconda punta, avendo predisposizione sia per andare al tiro ma anche per servire i compagni con l’ultimo passaggio. Ho letto spesso la definizione di calciatore elettrico, ma per lui si applica meglio di chiunque altro: accende letteralmente le partite, soprattutto in transizione. Beninteso, non sa andare solo in contropiede, anche se ama partire in accelerazione. Tra centrocampo e attacco galleggia un altro calciatore di culto come all’Italia mancava dai tempi di Vincenzo Sarno: il classe 2004 Samuel Vignato, fratello del più famoso Emanuel. I due fratelli italo-brasiliani potenzialmente potrebbero comporre la coppia di fratelli più forte di sempre del calcio italiano. Due trequartisti geniali e ambidestri, tecnicamente fuori scala per il nostro calcio. Approdato a costo 0 dopo il fallimento del Chievo, rispetto al fratello Emanuel sembra avere un set un po’ più ampio, potendo battere molto bene le punizioni. Tuttavia, il DNA ha regalato ingegno tecnico in abbondanza ad entrambi.

Vignato posa con la maglia del Monza
Vignato potrebbe essere il vero crack della nuova Serie B (Foto: Imago Images – OneFootball)

Parma e Monza si presentano così ai blocchi di partenza con una qualità imbarazzante per un campionato del genere: non sarà di certo una stagione facile per loro, con la pressione di dover vincere per forza e diverse avversarie molto forti, ma hanno abbastanza sia dal punto di vista tecnico che da quello mentale per farcela.

Le candidate ai playoff

di Lorenza Suriano

Dietro le favorite Monza e Parma, avanti a tutte nella griglia di partenza di questa Serie B per blasone, progettualità e investimenti, si affannano quattro squadre il cui obiettivo primario è strappare una qualificazione ai playoff per assicurarsi il terzo slot per la promozione, ma che non mancheranno di far sentire il fiato sul collo alle due sopracitate.

Obbligatorio è citare Crotone e Benevento, retrocesse insieme al Parma lo scorso anno e desiderose di risalire immediatamente. I pitagorici hanno perso quattro interpreti importanti: i prestiti di Reca, Pedro Pereira e Ounas si sono esauriti e Simy, dopo anni felicissimi in Calabria con cui ha dimostrato di meritare la Serie A si è accasato alla Salernitana, lasciando un vuoto non facile da riempire in zona gol. Potrebbe partire anche Junior Messias, che alla prima stagione nel massimo campionato ha impressionato ed è in attesa di offerte concrete e soddisfacenti. Sulla costa Jonica però il calciomercato ha portato tanti giovani, segno di una società e di una piazza che da sempre rappresentano un contesto ideale per lanciare talenti. L’emblema di questa politica societaria è Samuele Mulattieri, centravanti classe 2000 già autore di una doppietta nell’esordio col Como. Con lui va citato anche Musa Juwara, ala rapidissima di proprietà del Bologna che ha già impressionato Mihajlovic. Più esperti, ma di primo livello, sono il difensore centrale rumeno Nedelcearu ed Estevez, centrocampista che ha ben figurato allo Spezia per cui sono stati fatti investimenti importanti. Meritano una citazione anche Mogus, arrivato per il fallimento del Chievo a parametro zero e subito titolare, e Donsah, che cerca l’ambiente giusto per rilanciarsi dopo anni complicati. A questi va aggiunta la qualità di calciatori come Benali, Molina, Zanellato e Vulic, che al neo-allenatore Francesco Modesto potrebbero dare persino problemi d’abbondanza. 

In una situazione quasi analoga riversa il Benevento, che ha cambiato allenatore affidandosi a Fabio Caserta, tecnico in forte ascesa, perdendo però alcuni uomini chiave come Montipò, Caprari, Viola, Schiattarella e il capitano Luca Caldirola, questi ultimi finiti a rinforzare dirette concorrenti come Parma e Monza. Il mercato per la Strega è stato decisamente meno scoppiettante, non a caso contro l’Alessandria si sono visti soltanto tre volti nuovi nell’undici titolare: Paleari e Calò, portiere e centrocampista in prestito dal Genoa, e l’ala destra di proprietà dell’Atalanta Salvatore Elia. Nonostante i pochi movimenti, il parco giocatori di cui dispone la società sannita è di alto livello, soprattutto in attacco, avendo du elementi come Lapadula e Roberto Insigne fuori categoria per la Serie B. A loro si affianca un altro ottimo elemento come Riccardo Improta e a disposizione c’è anche il talentuoso, seppur in parte incompiuto, Gabriele Moncini. A centrocampo il perno rimane Artur Ionita, un altro che nonostante l’età meriterebbe altri palcoscenici, mentre i nuovi arrivi Kragl e Acampora costituiscono delle buone alternative. Anche in difesa l’esperienza di Glik, Barba e Letizia – nella scorsa stagione autore di un ottimo campionato in Serie A – può rivelarsi fondamentale a patto che tutti riescano a calarsi al meglio nella realtà della serie cadetta.

Crotone e Benevento durante la scorsa Serie a
Benevento e Crotone sono pronte a darsi battaglia per il ritorno in Serie A (Foto: Emmanuele Mastrodonato/Imago Images – OneFootball)

Leggermente dietro troviamo due squadre, Cremonese e Lecce che dopo aver impressionato in Coppa Italia si sono già scontrate nel corso della prima giornata, con i lombardi vincitori grazie a un netto 3-0. La squadra di Fabio Pecchia – che ha ereditato una situazione complicata da Bisoli a metà della scorsa stagione e ha ridato entusiasmo a tutto l’ambiente – ad una rosa già ben costruita ha aggiunto uomini importanti in zona gol come Vido e soprattutto Samuel Di Carmine, e la possibilità per Pecchia stesso di poter lavorare sin dalla preparazione è un vantaggio ulteriore. In porta spicca il talento di Marco Carnesecchi, titolare dell’Under 21 e sempre più al centro dell’attenzione mediatica grazie alle sue prestazioni, mentre la difesa sarà guidata dal centro dal talento atalantino Caleb Okoli, che seppur giovanissimo vanta già 16 presenze in Serie B con la Spal. Una grossa mano la daranno la freschezza di ragazzi come Sernicola e Valeri, e l’esperienza di calciatori come Ciofani, Bartolomei, Valzania, il talentuoso Baez e l’anima della squadra Michele Castagnetti, sempre nel cuore del gioco in entrambe le fasi. In Serie B è sempre difficile trovare il giusto mix tra entusiasmo e solidità, sfacciataggine e malizia, ma la dirigenza della Cremonese potrebbe aver preparato il cocktail perfetto.

Il Lecce, che lo scorso anno crollò a meno di un mese dalla fine e non riuscì a portare a casa la promozione neanche tramite playoff, ha esonerato Corini sostituendolo con Marco Baroni – nome importante senza dubbio – e ha più l’aspetto di un cantiere ancora aperto. Sul mercato sono state fatte scelte anche impopolari. Il caso Mancosu ha tenuto banco per settimane, ma sono partiti anche Calderoni, Pettinari, Stepinski e Tachtsidis, oltre ad Henderson per cui è arrivata un’offerta difficilmente rinunciabile. In entrata Strefezza è stato il colpo principale di un reparto, quello offensivo, in cui sono arrivati anche il giovane Marco Olivieri e soprattutto il cavallo di ritorno Francesco Di Mariano, che nel settore giovanile salentino è cresciuto andando poi a cercare fortuna altrove. Dalla Francia, in particolare dall’Amiens, Corvino ha pescato il mediano Blin e il terzino destro Gendrey, che si contenderà il posto con l’altro nuovo acquisto Arturo Calabresi. L’impressione è che manchi ancora qualcosa per puntellare la rosa, soprattutto al centro della difesa, dove ad oggi solo Lucioni e Tuia danno reali garanzie, e a centrocampo in cui si cerca un’occasione per piazzare la zampata. La presenza di un giocatore come Massimo Coda, MVP dello scorso campionato, e l’ulteriore esperienza acquisita da giovani stranieri come Pablo Rodriguez, Bjorkengren e soprattutto il danese Hjulmand – giocatore che a centrocampo può dedicarsi a qualsiasi ruolo o compito senza abbassare il livello delle prestazioni – danno garanzia quantomeno di competitività per una squadra di cui è facile intuire il livello di partenza, ma è ancora difficile intravedere le reali potenzialità. La società, dopo la retrocessione di due anni fa, parlò di progetto triennale, ma chissà che non si possano accelerare un po’ i tempi.

Strefezza e Castagnetti durante la prima giornata di Serie B
L’incontro della prima giornata ha messo in evidenza una maggiore differenza tra le due squadre rispetto a quanta ce ne potrebbe essere al termine del campionato (Foto: Matteo Gribaudi/Imago Images – OneFootball)

Le possibili outsider di questa Serie B

di Giovanni Fasano

Come ogni anno il campionato di Serie B si prospetta impronosticabile, con una griglia di partenza sfumata all’interno della quale alle spalle dei super organici di Monza e Parma è molto difficile individuare una gerarchia definita. Nella tipica baraonda che si crea in zona playoff sin dalle prime settimane della stagione sono diverse le squadre che potrebbero dire la loro puntando ai piazzamenti più confortevoli in vista dei playoff. Nell’affrontare questo discorso, non si può non partire dal Cittadella, la finalista degli scorsi play off. I veneti si affacciano a questo campionato orfani del loro spirito guida, quel Roberto Venturato che per più di 6 anni ha stazionato nell’area tecnica del Tombolato flirtando costantemente con la tanto agognata Serie A. Per alimentare il sogno senza creare scossoni nell’ambiente, la società ha privilegiato una scelta conservativa, cioè quella di affidare la panchina allo storico vice di Venturato, Edoardo Gorini. Oltre all’allenatore veneto hanno lasciato anche Manuel Iori – la cui ultima immagine su un campo da calcio resterà quella in lacrime sul prato del Penzo dopo il gol di Bocalon – e Federico Proia, sorpresa della passata stagione e, seppur giocando da mezzala, top scorer della squadra. Per ovviare al problema divenuto endemico della mancanza di gol dall’attacco, la dirigenza ha rivoluzionato il reparto piazzando una serie di colpi, come al solito, molto interessanti. Okwonkwo, ad esempio, sembra un giocatore di categoria superiore, Antonucci ha finalmente la grande occasione della sua carriera in un ambiente virtuoso e in un sistema adatto alle sue caratteristiche, mentre Tounkara è una scommessa che difficilmente farà peggio dei partenti Tsadjout e Ognuseye. Per il resto il Cittadella sarà la solita squadra iper-organizzata, rognosa per tutte le avversarie.

Dopo aver parlato di un tecnico esordiente in questa categoria, ci spostiamo a Brescia dove sulla panchina siede un tecnico che solo due anni fa ha cannibalizzato la B con il Benevento. Pippo Inzaghi cerca riscatto nella categoria che lo ha rilanciato nel mondo dei grandi dopo la deludente retrocessione della passata stagione, e lo fa con una squadra che ha chiuso bene l’ultimo campionato, che ora può ambire al grande salto. A poche ore dalla chiusura del mercato si può dire che il Brescia fino ad ora ha operato con grande intelligenza, tappando la grande falla aperta dall’addio di Donnarumma con gli arrivi Bajic, Moreo e Palacio, e puntellando la rosa con innesti interessanti come Bertagnoli, Leris e il giovanissimo Tramoni dal Cagliari. Il Brescia ha inoltre confermato alcuni dei giocatori sbocciati l’anno scorso come il vertice basso di centrocampo Van De Looi e Florian Ayè, che assieme ai tre attaccanti citati prima va a formare un reparto con pochi eguali nell’intero campionato. In difesa, dove probabilmente verrà fatta qualche operazione per infoltire il reparto terzini, si attende la definitiva fioritura di Andrea Papetti. Inzaghi si è già dimostrato capace di plasmare le squadre a sua disposizione in base alle caratteristiche dei giocatori, degli avversari e delle situazioni, vedremo se anche in questa stagione si confermerà un gestore di alto livello per la categoria.

Palacio in azione durante la prima giornata di Serie B
Chissà che Rodrigo Palacio non riesca a tornare in Serie A insieme alle rondinelle (Foto: Francesca Soli/Imago Images – OneFootball)

Colui che l’anno scorso ha rilanciato lo stesso Brescia nella parte finale del campionato si è spostato a Ferrara per sposare la causa del nuovo presidente Joe Tacopina. Parliamo di Pep Clotet, un allenatore interessante e dalle idee brillanti che potrebbero ben attecchire con il nuovo corso sponsorizzato dalla dirigenza americana. Il nuovo patron, che si è presentato dichiarando di voler riportare la Spal in Serie A, ha reagito alle cessioni di Valoti e Strefezza investendo su diversi giocatori giovani, costruendo una squadra interessante a cui negli ultimi giorni è stato aggiunto il carico da 90 che di nome fa Marco e di cognome Mancosu. Come detto, Mancosu è uno degli ultimi acquisti di una lista in cui spiccano i nomi di Tripaldelli dal Cagliari, Latte Lath e Da Riva in prestito dall’Atalanta e il difensore centrale Coccolo dalla Juventus. Di questa squadra, oltre a questi giocatori già citati, sarà interessante osservare la crescita di Salvatore Esposito, fratello di Sebastiano forse all’ultima stagione prima del grande salto. 

Da un tecnico dalle idee per certi versi avveniristiche per la categoria passiamo ad una vecchia volpe della B: Alfredo Aglietti. L’ultimo tecnico prima della scomparsa dell’AC Chievo Verona si è spostato a Reggio Calabria, atteso da una sfida in una piazza sgonfiata dall’anonima passata stagione. La gara con il Monza ha detto già molto di quella che sarà la Reggina quest’anno: una squadra ermetica e organizzata nel canonico 442 con cui Aglietti veste le sue squadre. Dal mercato serviva principalmente una punta in grado di garantire un bottino di gol sostanzioso ed è arrivato Galabinov che in Serie B, se assistito dalla salute, oltre a segnare tanto può caricarsi i difensori avversari sulle spalle e portarli a spasso in giro per il campo. Se avete un fetish particolare per le squadre che creano poco e concedono anche meno la Reggina farà al caso vostro.

Reggina e Monza alla prima giornata di Serie B
La partita con il Monza è stata un chiaro preambolo a quella che sarà la stagione della Reggina (Foto: Francesco Mazzitello)

Salvarsi tranquillamente senza perdere di vista i playoff

di Simone Angeletti

In piena middle-class dovremmo trovare tre realtà estremamente diverse tra loro, unite dall’obiettivo di raggiungere una salvezza tranquilla il prima possibile e, semmai se ne presentasse l’occasione, provare un giro ai playoff e vedere che succede. Sono il Pisa, al terzo anno in cadetteria, e le due neopromosse umbre, Perugia e Ternana, tornate in Serie B tramite promozione diretta.

I toscani dovrebbero puntare ai livelli di due stagioni fa, chiusa con un buonissimo nono posto al primo anno di ritorno in B. L’anno passato è andato via senza troppi scossoni, mantenendosi abbastanza tranquillamente sopra la linea di galleggiamento ed, al contempo, troppo lontana dalle zone playoff. Quest’anno potrebbe essere il momento giusto per puntare a qualcosa in più. Luca D’Angelo comincia il quarto anno in panchina in un flusso di continuità che, nel frenetico mondo della serie cadetta, è cosa riservata a pochissimi casi. Un plus da non sottovalutare, soprattutto nelle prime giornate. La situazione a livello di mercato è quantomai interessante. Alle partenze importanti del cannoniere Michele Marconi, di Francesco Lisi e Stefano Gori, si è sopperito con gli arrivi di Nicolas dalla Reggina, del nazionale islandese Hjortur Hermansson per la fascia destra, e Yonatan Cohen dal Maccabi Tel-Aviv per il reparto avanzato. Molto ci si aspetta da questo venticinquenne, autore anche di un paio di gol nella scorsa Europa League. Da evidenziare il ritorno in Italia dell’ex Bologna Adam Nagy ed i giovani Idrissa Toure e Lorenzo Lucca, con quest’ultimo già decisivo con l’Alessandria. Il 4-4-2 di stampo reattivo è garanzia di solidità e consente un buon adattamento contro la grande maggioranza della cadetteria.

Pur partendo da neopromossa, l’impressionante campionato della Ternana di Lucarelli lo scorso anno non può che accrescere le aspettative per questa stagione ben al di sopra di una stiracchiata salvezza. Un dominio praticamente incontrastato, nato a fari spenti e concluso con 95 goal a referto contro gli appena 32 subiti. La proprietà di Bandecchi ha mantenuto sostanzialmente intatto il gruppo dello scorso anno aggiungendo qualche nome “di categoria”: Bruno Martella, Alfredo Donnarumma, l’ex Juventus Frederik Sorensen. Con queste premesse, è lecito tenere sott’occhio i rossoverdi con estrema attenzione, pur essendo la transizione dalla C alla B un processo piuttosto delicato. Lucarelli confermerà sicuramente la difesa a 4 vista l’anno scorso, ma qualche aggiustamento dalla mediana in su è già visibile. Il passaggio al 4-2-3-1 consente di avere Peralta, Falletti e Furlan in contemporanea a supporto di Donnarumma senza intaccare né la volontà di gestire la palla ed i ritmi, né la tendenza a pressare 1v1 fin dalla trequarti avversaria. La pazza partita di Coppa Italia con il Bologna è un bel biglietto da visita per una squadra certamente divertente da vedere.

Lucarelli in panchina durante la partita con il Brescia
C’è grande attesa per scoprire quanto in là possa andare la Ternana di Lucarelli (Foto: Roberto Settonce/Imago Images – OneFootball)

Dall’altra parte dell’Umbria, il limbo della Serie C è durato soltanto un anno, dopo una retrocessione nemmeno immaginabile all’inizio di due stagioni fa. Il Perugia, dopo la non amichevolissima separazione con Fabio Caserta, punta sull’ex Reggiana Massimiliano Alvini. Promozione sicuramente più complicata rispetto ai corregionali, assicurata matematicamente solo con la vittoria contro il Feralpisalò, finendo a pari punti col Padova e sopravanzandolo grazie agli scontri diretti.

Alvini sta costruendo il suo Perugia partendo dal 3-4-2-1, già occasionalmente utilizzato la scorsa stagione da Caserta. Il DS Giannitti, già protagonista di ottime intuizioni con il Frosinone, sta rinforzando la rosa con intelligenza, affidandosi a profili dal sicuro rendimento (Lisi dal Pisa, Chichizola, Dell’Orco, Carretta) integrati da alcuni prestiti interessanti. Sempre aperto il canale con l’Atalanta che riprende Salvatore Elia e spedisce in Umbria Emmanuel Gyabuaa. A meno di grossi colpi last-minute, il percorso del Perugia dipenderà per gran parte da come la squadra reagirà all’approccio top-down del mister. Nelle prime due uscite, vittoria di misura con il Pordenone e sconfitta rocambolesca con l’Ascoli, l’atteggiamento offensivo e la volontà di comandare i ritmi della partita sembrano essere nelle corde. Va trovata l’intesa e l’abitudine di difendere con una linea molto alta, motivo per il quale i due braccetti sono giocatori piuttosto veloci a correre all’indietro come Rosi e Dell’Orco.

Tra le tre, il Perugia parte con meno credenziali per un possibile giro ai Playoff, non potendo contare sulla solidità del Pisa ed il setup già collaudato della Ternana ma il ceiling di queste tre compagini resta molto alto ed in grado di impensierire seriamente i piani più alti, approfittando di qualche eventuale roboante caduta. Concretizzare questo potenziale non sarà comunque facile, in particolar modo per le due umbre, ma se così fosse potrebbero arrivare soddisfazioni non banali per due neopromosse. Il Pisa potrà invece fare quel passo in avanti per programmare una stagione da promozione nel giro di un paio di anni o rimanere ancora nella aurea mediocritas di mezza classifica.

Il Perugia festeggia il gol con l'Ascoli
Il confine tra un’ottima ed una pessima stagione potrebbe essere molto labile per il Perugia (Foto: Andrea Pomponi/Imago Images – OneFootball)

Tenersi fuori dai casini

di Nicola Boccia

Un passo indietro rispetto alla middle-class di questa Serie B si trova un manipolo di squadre che puntano a tenersi fuori dalla serrata lotta per la salvezza, che tuttavia inevitabilmente finiranno per esservi risucchiate. Partiamo dal Frosinone, probabilmente la compagine con la rosa di maggior livello all’interno di questo discorso, ma che dopo la deludente stagione dell’anno scorso, appare ulteriormente ridimensionata nelle aspettative.

Confermata la guida di Fabio Grosso, subentrato a Nesta durante lo scorso campionato, nel momento in cui i ciociari apparivano più vicini ai playout che alla prefissata zona playoff. Sostanzialmente invariata la rosa, che ha visto però il cambio tra i pali con l’arrivo di Ravaglia, perdendo invece davanti due giocatori pimpanti e creativi come Brignola e Millico, al cui posto è subentrata un’altra prima punta di peso come Marcello Trotta.

Nelle prime due partite la squadra di Grosso è apparsa oltre che solida anche inaspettatamente propositiva, pareggiando una partita con il Parma che avrebbe ampiamente meritato di vincere, e andando ad imporsi per 2-0 sul campo del Vicenza. Dovessero essere questi i presupposti, il Frosinone potrebbe seriamente ambire alla prima metà di classifica, disponendo di una rosa esperta e comunque con diversi elementi di qualità. Basti vedere a nomi quali Iemmello, Ciano, Maiello e Garritano. Chissà che non possa diventare la stagione del riscatto.

Fabio Grosso in panchina con il Frosinone
Sarà curioso vedere se Grosso riuscirà a risollevare il Frosinone (Foto: Paola Garbuio/Imago Images – OneFootball)

Altra formazione ad aver deluso nella passata stagione di Serie B è il Pordenone, da cui i tifosi avrebbero preteso sicuramente di più, soprattutto visto il quarto posto – venendo poi eliminato in semifinale playoff proprio dal Frosinone – di due campionati fa. L’arrivo in panchina dell’ex Teramo Massimo Paci servirà a dare nuova linfa all’ambiente, sperando che la sua guida possa essere stabile, differentemente da quanto accaduto l’anno scorso con l’alternarsi di Tesser e Domizzi.

Pur perdendo Ciurria, una delle pedine più importanti della squadra, il DS Berrettoni è riuscito a concludere diverse operazioni interessanti. Sono arrivati elementi di buon livello ed esperti della categoria del calibro di Ciciretti, Petriccione e Kupisz, a cui andranno ad affiancarsi giovani dal futuro interessante come Nicolò Cambiaghi e Frank Tsadjout. L’idea è quella di raggiungere quantomeno una salvezza non troppo sofferta, ma ci sarà da sudare.

Chiudono questo discorso Vicenza e Ascoli, due squadre che nella passata stagione hanno alternato bassi clamorosi a prestazioni di gran livello, senza mai riuscire a schiodarsi dalle zone ad alto rischio della classifica. I biancorossi hanno scelto la strada della continuità confermando Domenico Di Carlo, e non alterando troppo l’undici di partenza, che quest’anno vedrà al posto di Agazzi e Jallow i nuovi arrivi Proia e Diaw, elementi piuttosto speculari rispetto ai partenti. Sulla fascia sinistra è invece arrivato dal Lecce Luca Calderoni, che porterà oltre che tanta esperienza anche un ottimo apporto a livello qualitativo.

Se il buongiorno si vede dal mattino, le prime due uscite – entrambe conclusesi con una sconfitta e nessun gol messo a segno – non lasciano certo ben sperare. Sia con il Cittadella che con il Frosinone si sono evidenziate tutte le difficoltà nella fase di costruzione della squadra di Di Carlo, la cui manovra è apparsa lenta e troppo spesso prevedibile. La mancanza di qualità dietro le punte è un problema che il solo Giacomelli – ormai in una fase di carriera in cui non più in grado di garantire continuità di rendimento – non può risolvere. Di questo passo la strada verso la salvezza sarà piuttosto in salita.

Scendendo nelle Marche l’aria che si respira è decisamente più leggera, soprattutto in via delle due vittorie conquistate in questo inizio di stagione contro Cosenza e Perugia. I piceni hanno visto partire il proprio capitano, Brosco, che sono riusciti però a sostituire con un ottimo centrale difensivo anche di esperienza internazionale come l’italo-brasiliano Eric Botteghin. Sono poi arrivati altri due ottimi nomi, Leali in porta e Fabbrini sulla trequarti, che rappresentano innesti di buon livello per la Serie B, oltre che Fabrizio Caligara in prestito dal Cagliari.

Nel complesso la rosa a disposizione di Andrea Sottil appare più competitiva rispetto a quella della stagione passata, e se usata nella giusta maniera dovrebbe permettere ai bianconeri di scalare qualche posizione in classifica. Mai dire mai, potrebbero essere una delle sorprese del campionato, premesso che la distanza dai club della prima metà di classifica della Serie B è ancora ampia.

Caligara durante il secondo turno di Serie B
C’è grande curiosità per vedere Caligara giocare con continuità (Foto: Imago Images – OneFootball)

Chi deve salvare la pelle: Como, Alessandria, Cosenza

di Nicola Lozupone

L’ultima fascia del campionato di Serie B spetta alle tre squadre che possiamo definire come le ultime arrivate: parliamo delle due neopromosse provenienti dal girone A della serie C, ossia Como ed Alessandria, e del Cosenza, ripescata in B dopo l’esclusione dal campionato del Chievo Verona. Queste tre squadre possiedono, sulla carta, le rose più deboli della competizione e per questo dovranno lottare per portare a casa la salvezza.

A Como, dopo un lungo susseguirsi di proprietà dai programmi abbastanza discutibili, l’arrivo del gruppo SENT capeggiato dall’indonesiano Robert Budi Hartono sembra aver portato sulle sponde del lago un progetto economico sostenibile che cerca di usare il fascino della città lariana per far crescere anche il club calcistico.

Per questo motivo la proprietà, rappresentata nientemeno che da Dennis Wise nelle vesti di presidente, dopo aver vinto il campionato nella scorsa stagione con Giacomo Gattuso in panchina ha scelto la carta della continuità confermando l’allenatore ed anche l’ossatura della squadra a cui progressivamente si stanno aggiungendo nomi con maggiori presenze nel campionato cadetto. Spetterà, dunque, all’allenatore ex Novara a dover trovare nelle sue capacità gestionali il giusto compromesso tra l’intelaiatura della scorsa stagione e gli innesti giunti dal mercato, soprattutto nel reparto arretrato e quello offensivo, intanto il 4-4-2 asimmetrico in fase di possesso sembra interessante e merita approfondimenti.

Il giocatore da seguire della squadra lariana è, a mio parere, Ismail H’Maidat, classe 1995 e giocatore di grandissima prospettiva plasmato dalle giovanili del Genk (una garanzia in tal senso) e portato in Italia dal Brescia nel 2014 dove si mise in luce da pivote davanti alla difesa della Rondinelle al punto da finire nella wishlist di Sabatini (e anche qui garanzie non ne mancano) che lo portò alla Roma per 3 milioni. La società giallorossa pensò, però, che era il caso di lasciargli la possibilità di giocare in prestito in madrepatria a Westerlo, dove il suo coinvolgimento in una rapina, poi smentito da indagini più approfondite, lo portò a trascorrere un anno nelle prigioni fiamminghe. Il Como ha deciso di ridargli due anni fa una seconda vita calcistica e la scommessa sembra aver funzionato: se non volete tifare per la salvezza del Como, quanto meno tifate per la carriera di questo interessante ragazzo.

Nonostante non parta con i favori del pronostico, il Como potrebbe regalare delle sorprese (Foto: Francesco Mazzitello/Imago Images – OneFootball)

Dopo una lunghissima attesa, finalmente l’Alessandria ha ritrovato la Serie B grazie alla vittoria ai rigori nello spareggio contro il Padova dello scorso giugno. Una promozione frutto di un lavoro non banale di Moreno Longo in panchina. Per questo motivo la dirigenza alessandrina ha deciso di ripartire da lui e dalla squadra che ha ottenuto questo storico risultato.

Il 3-5-2 dell’ex tecnico del Torino è sempre riconoscibile nelle sue costanti, con la palla che viene portata nelle zone esterne per poi cercare di verticalizzare sulle punte e generare pericoli. Questo approccio è sembrato molto redditizio anche nelle prime due partite stagionali dei grigi: la partita di Coppa Italia contro la Sampdoria e la sconfitta alla prima giornata a Benevento, terminata con uno spettacolare 4-3 per le streghe. Ciò che manca, tuttavia, a questa squadra sembra essere la capacità di mantenere le proprie linee corte per tutto il corso della partita e, soprattutto, mantenere la lucidità e la forza fisica sulla distanza. Finora la formazione di Longo ha mostrato serie difficoltà a reggere sulla distanza buttando via partite per errori di concentrazione, per questo servirà un lavoro non da poco per portare a casa la salvezza.

In questo momento il giocatore copertina della squadra piemontese è il centravanti Simone Corazza, autore di una tripletta nella gara d’esordio a Benevento. Tuttavia, dal mercato sono arrivati anche Michele Marconi e Simone Palombi, forse toccherà a loro tramutare il calcio di Moreno Longo in goal e punti.

Moreno Longo in panchina
Longo ha ancora molto lavoro da fare (Foto: Tano Pecoraro/Imago Images – OneFootball)

A Cosenza, invece, cartello lavori in corso. E no, non sto parlando di un nuovo cantiere della Salerno-Reggio Calabria, bensì della situazione in cui si trova il club silano dopo aver ottenuto la certezza di partecipare al campionato cadetto solo due settimane fa. Con la conferma dell’esclusione del Chievo dal campionato, la prima mossa dei cosentini è stata quella di portare sulla panchina del San Vito-Gigi Marulla Marco Zaffaroni, tecnico che bene aveva fatto all’Albinoleffe lo scorso anno e che era stato messo sotto contratto proprio dai clivensi prima dei noti accadimenti.

Ad oggi sappiamo che l’allenatore rossoblù predilige giocare con un 3-5-2 che si trasforma in 5-3-2 in fase difensiva, poca predisposizione al possesso palla, baricentro basso e tentativo di giocare mediante contropiedi. Insomma, dalla scelta stessa dell’allenatore si prevede un campionato di trincea con poco spazio per il gusto estetico. Al momento i calabresi sono la squadra più debole del campionato e serviranno miracoli da qui al 31 agosto per poter essere realmente competitivi.

Il giocatore da seguire, al momento, è il regista Marco Carraro, uno dei prodotti di quell’infinito allevamento intensivo di talenti che è il settore giovanile dell’Atalanta, reduce da due stagioni non ottimali a Perugia e Frosinone Anche in questa stagione il contesto non è dei migliori per sfondare ma sicuramente capiremo come se la caverà con i maggiori compiti di responsabilità che gli assegnerà Zaffaroni, un allenatore che chiede molto al vertice basso del suo centrocampo a tre.

Con il Cosenza si chiude questa carrellata alla scoperta delle realtà della nuova Serie B, che ancora una volta, si prospetta essere più caotica che mai.

Autore

Lascia un commento

Top