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SUGGESTIONI

La Vecchia Signora col bambino

La donna tiene accostato a sé il bambino. Insieme compongono una scena armonica e serena. Mistica. Lei ha una lunga veste blu, il capo coperto e in mano un nastro rosso. Il piccolo è in piedi, vicino a lei, che con la mano sinistra lo trattiene saldamente e con gli occhi lo osserva con sguardo materno. La vista del bambino invece penetra chi lo guarda, è fissa sullo spettatore. La sua manina sinistra è alzata, libera dalla stretta della donna. Due dischi dorati posti sulle teste dei due personaggi ci indicano chiaramente la loro identità.

La Madonna col Bambino benedicente è una delle opere più famose del Pinturicchio, uno dei grandi pittori della scuola umbra del secondo quattrocento. Un nome che però più che all’arte, a molti fa pensare immediatamente al calcio. A un giocatore in particolare. Perché il Pinturicchio dei tempi moderni risponde al nome di Alessandro Del Piero. A chiamarlo così fu l’avvocato Agnelli, il leggendario presidente che portò Alex alla Juventus. Le sue punizioni, dolci e precise, gli ricordavano le pennellate dell’artista perugino. Da qui quel soprannome.

Ciò che forse l’avvocato non ha mai immaginato è quanto quel nomignolo potesse indicare in maniera precisa il destino di Del Piero. Perché il quadro della Madonna col bambino benedicente è, chiaramente in chiave assolutamente laica, una perfetta rappresentazione di un momento fondamentale della carriera di Del Piero. Degli anni in cui Pinturicchio si prende la Juve, in cui esplode, spicca il volo e si afferma dinanzi al mondo intero.

C’è la Vecchia Signora, nei panni della Madonna, e c’è il giovane Alex, il bambino che da un lato viene coccolato e trattenuto dalla donna, ma dall’altro con la sua manina benedice, e viene benedetto dallo sguardo di Maria. Il quadro del Pinturicchio ricorda molto le vicende di Del Piero a cavallo tra il 1994 e il 1996, due annate storiche per la Juventus, quando la Vecchia Signora elegge il giovane attaccante preferendolo nell’annoso duello con Baggio, e Del Piero ripaga quella benedizione contribuendo in maniera sostanziosa a uno dei più grandi successi della storia della Juventus.

La suggestione di oggi parte proprio da qui dunque, dalle gesta di Del Piero in un biennio d’oro per la Juventus, narrate attraverso l’opera del Pinturicchio tramite una traslazione, ripetiamo, assolutamente e decisamente laica.

La Madonna col bambino benedicente del Pinturicchio (Foto: Wikipedia)

Forma

L’arrivo di Del Piero a Torino avviene nell’estate 1993 e la prima stagione di Alex si svolge in alternanza tra la primavera e la prima squadra. Nell’annata successiva, però, le cose cambiano in maniera molto profonda. Innanzitutto la Juventus vive una vera e propria rivoluzione, con l’arrivo in società della famosa triade, composta da Bettega, Giraudo e Moggi, e con l’avvento in panchina di Marcello Lippi. Dal canto suo invece Del Piero inizia a trovare continuità, anche se rimane un giovane prospetto di quasi vent’anni che ha ancora tanto da migliorare, in una rosa ricca di talento soprattutto lì davanti.

All’alba della stagione 1994-1995, la grande favorita per lo scudetto è sempre il Milan, fresco campione d’Europa, Alle sue spalle si candida con forza la Lazio dell’emergente Zdenek Zeman. La Juventus viene da anni complessi, il titolo manca da nove anni e ai nastri di partenza i bianconeri risultano un pochino attardati.

Contro ogni pronostico, a partire forte in campionato sono Roma e Parma, che si distanziano in vetta nelle prime giornate. Le milanesi vivono qualche difficoltà di troppo, mentre Juventus e Lazio vengono fuori più alla lunga. Nella Juve che inizia la stagione 1994-1995 Alex Del Piero è solo un giovane, seppur con qualità molto interessanti, ma è un profilo ancora difficile da definire e da inquadrare. Alcuni lo considerano una punta, i più un numero 10. Peccato che in quel ruolo in bianconero ci sia già un certo Roberto Baggio, lui sì stella e guida della Juventus. Il Divin Codino viene dal mondiale da superstar in America, terminato però con quel famoso errore dal dischetto in finale. La sua stagione con la Juventus parte forte, dopo aver saltato tre delle prime quattro di campionato si prende la maglia da titolare e conduce la Vecchia Signora verso le zone nobili della classifica.

Il match che legittima le ambizioni della Juventus è la gara col Milan all’ottava di campionato. Contro quella che negli ultimi anni è stata per distacco la squadra più forte d’Italia e a tratti del mondo. La Juventus la vince proprio con un gol di Baggio, dà un colpo al vecchio dominio dei rossoneri e mette in mostra tutte le proprie volontà di successo. Poi, dopo qualche giornata, arriva il punto di svolta. Per la Juventus, per Baggio e per del Piero.

Del Piero durante il suo primo vero anno alla Juventus
Del Piero in azione con la maglia della Juventus (Foto: Allsport UK /Getty Images – One Football)

Linea

Il 27 novembre arriva l’ultima partita del 1994 di Roberto Baggio. Dopo la vittoria sul campo del Padova, guarda caso squadra che ha lanciato Del Piero, il Divin Codino è costretto a un lungo stop a causa di un’operazione al menisco destro. Un problema che ha origine ancora prima del Mondiale statunitense. Nel turno successivo, la Juventus è impegnata nella delicata sfida contro la Fiorentina di un giovanissimo Ranieri. La squadra di Lippi, priva della propria guida tecnica, sbanda e dopo la prima frazione di gioco è sotto 2-0. Nella ripresa però Vialli con una doppietta riporta il risultato in parità. Poi l’apparizione.

A pochi minuti dallo scadere, Del Piero viene lanciato in profondità. La palla parte da metà campo e scende come un macigno sul piede di Alex che in corsa, con l’esterno destro, tocca la sfera con una dolcezza inspiegabile, disegnando una traiettoria che scavalca il portiere viola Toldo e si insacca in rete. Un gol senza senso, una pennellata di una maestria degna del miglior Pinturicchio. Quel gol, che poi verrà eletto come il più bello della storia della Juventus, regala la vittoria ai bianconeri, che nel turno successivo battono la Lazio all’Olimpico con un pirotecnico 3-4, conquistano la vetta e non la lasciano più.

Quel gol pazzesco segna l’ascesa di Del Piero, che da quel momento diventa un uomo fondamentale nella Juventus, rimpiazzando proprio Baggio, fermo ai box per infortunio. Il Divin Codino torna in campo solo a marzo, quando la squadra di Lippi ha ormai ammazzato il campionato e messo in cassaforte uno scudetto che ufficialmente arriva il 25 aprile 1994, con due turni di anticipo e un rotondo 4-0 su una corazzata come il Parma.

La stagione 1994-1995 segna quindi il ritorno della Juventus, nove anni dopo, come regina d’Italia, ma segna anche una svolta epocale per i bianconeri. Al termine del campionato, infatti, la squadra torinese libera Baggio, che si accasa al Milan, decidendo di puntare fortemente su quel giovane prodigio che ha giocato un ruolo fondamentale nella vittoria dello scudetto.

Del Piero in azione con la maglia della Juventus
Un giovanissimo Alessandro Del Piero (Foto: ALLSPORT/Getty Images – One Football)

Movimento

La narrativa sportiva ha giocato tantissimo sul dualismo tra Baggio e Del Piero, arrivando a parlare apertamente di rivalità. In realtà, una sfida tra i due in maglia bianconera non c’è mai stata. Quello che è avvenuto è stato più un passaggio di consegne o, se vogliamo leggerlo con l’arte del Pinturicchio, una benedizione. La Vecchia Signora ha scelto il bambino, un’elezione favorita anche da fattori esterni.

Innanzitutto l’infortunio di Baggio, che ha spianato la strada all’ascesa di Del Piero e senza il quale, probabilmente, lo spazio per il giovane attaccante sarebbe stato molto più risicato. Poi le scelte di Lippi, che con la Juventus adotta un modulo molto offensivo con tre punte nel quale le caratteristiche di Del Piero meglio si sposano alla convivenza con Vialli e Ravanelli. Il tecnico infatti chiede ai suoi attaccanti un notevole sacrifico difensivo, necessario con tre punte in campo, e la giovane età di Alex in questo senso lo rendeva più predisposto a un lavoro di questo tipo rispetto alla fragilità fisica di Baggio. Per ragioni anagrafiche, tattiche ed economiche, la Juventus decide di lasciar partire il Divin Codino, puntando con forza, anche un po’ a sorpresa, sul giovane Del Piero.

Fattori esterni dunque, che fanno da cornice alla benedizione. Poi ci sono le gesta del bambino, da quel gol alla Fiorentina alle tantissime giocate che sono valse alla Juventus il titolo a fine anno. La madonna e il bambino si sono scelti e quell’elezione, nella stagione successiva, porterà a un trionfo ancora più immenso.

Roberto Baggio a contrasto con Baresi
Roberto Baggio in azione con la maglia della Juventus (Foto: Allsport UK /Getty Images – One Football)

Struttura

In virtù dello scudetto vinto, la Juventus torna a giocare in Champions League a nove anni di distanza dall’ultima volta. La prima sfida europea è molto complessa, in trasferta sul campo del Borussia Dortmund. E infatti la gara parte malissimo per i bianconeri, che vanno sotto dopo pochi secondi con la firma dell’ex Andy Moller. Poi però accende la luce Alex Del Piero, che prima confeziona un assist per il pareggio di Padovano, poi segna il gol del sorpasso con una rete iconica.

Contro il Borussia Dortmund nasce quello che sarà il “gol alla Del Piero”, il tiro a giro sul secondo palo. Alex lo mette in scena in Germania, prima dell’assist per il definitivo 1-3 firmato da Conte. Poi concede il bis nella seconda partita del girone, contro la Steaua Bucarest. Del Piero segna nelle prime cinque gare di Champions, è il primo italiano a riuscirci. La Juventus conquista una qualificazione agevole, vincendo le prime quattro gare, poi perdendo in casa col Borussia e pareggiando la sfida finale contro la Steaua. A fine anno, intanto, Del Piero arriva quarto nella classifica del pallone d’oro.

Dopo il girone passato al primo posto, nei quarti di finale per la Juventus c’è uno scoglio enorme: il Real Madrid. L’andata al Bernabeu viene decisa da una rete di Raul. Una Juventus senza Vialli e senza coraggio viene salvata solo da un miracoloso Angelo Peruzzi, che evita un passivo più netto. Al ritorno a Torino però i bianconeri riescono a ribaltare il risultato e il gol che dà il via alla rimonta porta la firma di Del Piero, grazie ad una punizione che buca la barriera spagnola e s’insacca alle spalle di Canizares. La rete di Padovano infine suggella il passaggio del turno.

La semifinale è più agevole, contro i francesi del Nantes. L’andata a Torino finisce 2-0 con le firme di Vialli e Jugovic, al ritorno i transalpini vincono 3-2, ma i bianconeri volano in finale, dove troveranno, allo stadio Olimpico di Roma, l’Ajax.

Del Piero e Boksic esultano insieme
Del Piero e Boksic con l’iconica maglia blu della Juventus (Foto: Claudio Villa/Getty Images – OneFootball)

Colore

La notte di Roma poi è semplicemente leggendaria: Ravanelli sblocca il risultato, Litmanen pareggia. La Juventus fa la partita, ma non sfonda. Il match resta inchiodato sull’1-1 e si va ai rigori. Davids e Silooy sbagliano in apertura e in chiusura. Jugovic segna e regala il successo alla Juventus.

Un trionfo speciale, soprattutto perché cancella quello che, fino a quel momento, era il primo e unico successo della Juventus nella Coppa dei Campioni. Si tratta naturalmente della tragica notte dell’Heysel, quando i bianconeri battendo il Liverpool si laureano campioni d’Europa, ma intanto ben 39 persone sugli spalti perdono la vita a causa dei disordini provocati dagli hooligans inglesi.

Quella notte, da sempre una macchia oscura sulla storia della Juventus, può essere finalmente coperta. Non cancellata, mai. Ma i bianconeri possono costruire dei nuovi ricordi e festeggiare un successo europeo finalmente libero dal sangue e dai tormenti.

La stagione 1995-1996 chiude un biennio d’oro per la Juventus, due anni che hanno segnato il rilancio dei bianconeri, fuori dai radar da quasi un decennio, e che hanno affermato l’astro nascente di Alessandro Del Piero. Pinturicchio anche al termine del 1996 arriva quarto nella classifica del pallone d’oro: in due anni si è preso la Juventus e si è affermato come una delle stelle più luminose del calcio italiano e non solo. Tutto ha avuto inizio con quel Juventus-Fiorentina. Con l’infortunio di Baggio. Con quel gol fuori dal normale. Tutti tasselli che si sono incastrati troppo bene per ignorare un qualche disegno del destino. Una benedizione.

Valore

E qui torniamo a Pinturicchio e alla sua Madonna col bambino benedicente. In apertura abbiamo sottolineato come il quadro si possa leggere come un’allegoria quasi perfetta delle vicende di Del Piero in questi due anni, ma in realtà non descrive solo l’ascesa di Alex, ma la sua affermazione nella Juventus e della Juventus. Perché scindere Del Piero dalla sua signora è un’operazione impossibile che appare chiaramente fin dall’inizio. La storia d’amore era già scritta, anzi dipinta per meglio dire.

Già, perché in quel quadro di Pinturicchio c’è già tutto. C’è la Madonna con la veste blu, come il colore delle maglie con cui la Juventus gioca la finalissima di Champions League contro l’Ajax. Quante erano le chance che la Vecchia Signora non giocasse una delle partite più importanti della sua storia con la consueta divisa bianconera?

Poi c’è il bambino, che si tiene in piedi su una balaustra coperta da un tappeto che si ispira alla pittura fiamminga, originaria delle zone che ora compongono parte del Belgio e dei Paesi Bassi. Paesi Bassi da dove viene l’Ajax, la squadra battuta in finale di Champions League. Belgio dove si trova l’Heysel, quel luogo da cancellare dalla storia della Juventus col trionfo europeo. E il bambino in piedi, sul passato e sul presente. Il cerchio si chiude inoltre con la notte di Roma, la città dell’arte per eccellenza.

Tutto era già scritto, già pennellato da un artista che più di 400 anni dopo sarebbe stato d’ispirazione non per qualche altro pittore, ma per un calciatore. Anche lui un genio, un artista a modo suo, che al posto dei pennelli ha sempre usato i piedi, confezionando però allo stesso modo opere d’arte incredibili. Un mito, quello di Del Piero, che nasce in questi due anni, con una benedizione che ha dato il via a una storia che poi è diventata eterna. Senza tempo, come un capolavoro artistico.

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Autore

Romano, follemente innamorato della città eterna. Cresciuto col pallone in testa, da che ho memoria ho cercato di raccontarlo in tutte le sue sfaccettature.

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