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VIE DEL CALCIO

Vie del Calcio: Genova

Caspar David Friedrich aveva deciso di raffigurare il romanticismo con un viandante in olio su tela che osserva una sconfinata distesa di nebbia, dalla quale emergono svariate rocce appuntite. Un’immagine immortale, un po’ come quella delle onde che si abbattono sugli scogli, magari mentre cala il sole. Quest’ultima diapositiva la si può osservare quotidianamente in una città sì bagnata dal mare, ma al contempo accesa da una rivalità calcistica dalle mille sfaccettature. Benvenuti a Genova.

Non ci è dato sapere se il famoso pittore romantico vissuto in epoca ottocentesca fosse solito trascorrere alcune porzioni dell’anno laddove il mar Mediterraneo occidentale bacia le coste della Penisola, ma indubbiamente avrebbe potuto trarre diversi spunti per le sue raffigurazioni simboliche, intrise di essenze passeggere ma immutabili.

Genova, spartiacque geografico nel cammino da Ponente a Levante (e viceversa), è infatti ricca di scorci simili, anche e soprattutto grazie all’abbraccio costante del mare. Una vasta distesa d’acqua salata, impossibile da quantificare, da dove potrebbe provenire di ogni: resti di imbarcazioni, emozioni rimaste intrappolate in qualche rete da pesca, tradizioni e folklore.

Questi ultimi due elementi, in particolare, nel puzzle della cittadina ligure che più si avvicina ad una metropoli, non possono che essere legati al mondo del pallone: mare e calcio, insomma. Un connubio particolare, magari un prologo talvolta necessario per l’ispirazione pittorica. Torniamo sempre lì: Friedrich avrebbe potuto ispirarsi, magari partendo proprio dalla zona della città dove l’infrangersi del mare sugli scogli è un metronomo secolare.

Boccadasse

Boccadasse è Cinque Terre senza doversi necessariamente recare sulla Riviera spezzina. Case color pastello, l’odore salmastro che si respira, persino il focolare dove Camilleri decide di far abitare Livia, la dolce metà del commissario Montalbano. Boccadasse è probabilmente uno degli angoli più suggestivi in città, dove di cittadina c’è solamente la delimitazione territoriale.

Pare strano, infatti, passeggiando su questa piccola porzione di costa, pensare di essere a Genova, agglomerato urbano che fa degli scambi commerciali il suo punto di forza, sfruttando un porto che oggi può vantare anche interventi architettonici di Renzo Piano. Eppure, anche il più esiguo dei borghi marinari prende posto nel palcoscenico di questa storia.

Non è scontato soffermarsi sull’unicità del luogo, quasi del tutto decontestualizzata dal trambusto distante appena una manciata di chilometri. Tra traghetti ed enormi gru, è nel porto che a fine ‘800 è stata posta una pietra miliare del calcio genovese, ma non solo. Il 7 settembre 1893 nasce il Genoa Cricket and Athletic Club: non vi è traccia di un richiamo alla sfera che rotola sul manto erboso, ma arriverà. Il football, infatti, viene affiancato dal cricket e dalla waterpolo, ritenuti decisamente più di classe rispetto ad 11 uomini che inseguono un pallone. Ma ritenuto da chi?

La risposta è, ancora una volta, nell’essenza della città, nonostante in questo caso non vengano scomodati paesaggi romantici e tele dove poterli dipingere. La decisione di fondare questa società, infatti, proviene dal consolato britannico, in pieno centro cittadino, ormai un’istituzione vista l’importanza che nei secoli era stata assunta dalla città come faro negli scambi commerciali marittimi circoscritti al Mediterraneo, e non solo.

Dal porto al cuore nevralgico della città, gli ultimi anni prima del XX secolo si tingono di rossoblù, come la bandiera che ogni anno viene issata su uno degli scogli da alcuni tifosi del Genoa, che senza quel convegno inglese non porterebbero avanti una tradizione che mette le sue radici nel 1974.

Genova - La bandiera del Genoa a Boccadasse
La bandiera del Genoa a Boccadasse (Foto: buoncalcioatutti.it)

È qui che vengono poste le basi della genoanità, se l’Accademia della Crusca ci concede uno strappo alla regola. Una tappa suggestiva, obbligata per chi associa la città ad una tinta esclusivamente bicolore. Parte da qui la nostra passeggiata tra le vie di Genova, in uno dei luoghi più tranquilli lungo l’itinerario. È bene ricordare, però, che il mar Ligure non bagna solo una costa rossoblù, ma per alcuni suoi abitanti vanno aggiunti il nero ed il bianco alla scala cromatica.

Galleria Mazzini

Si risale per il labirinto di vicoli, abbandonando pescatori abituati ad ammazzare il tempo fin dall’alba su quegli scogli e gabbiani pronti a rubar loro il raccolto marittimo della giornata, tra uno starnazzare e l’altro. Si lascia Boccadasse, ma ricordando uno smacco che è parte integrante nella rivalità calcistica urbana.

Se è vero che dal 1974 alcuni sostenitori rossoblù issano la bandiera del Grifone nell’antico borgo marittimo, è altrettanto corretto affermare che in determinate occasioni quello scoglio abbia cambiato colore. Blu-bianco-rosso-nero-bianco-blu: niente fasci di luce che incontrano ciò che rimane da un temporale, dando vita ad un arcobaleno cromatico. L’essenza della fede sampdoriana, che una volta è stata dipinta proprio sulla roccia legata alla tradizione dei rivali.

Quattro colori in una fascia divenuta storica, cimelio anche per chi di Genova non ne ha mai sentito parlare, ma è comunque amante delle divise calcistiche. La maglia della Sampdoria, infatti, può fare quest’effetto: semplice, raffinata ed intrisa di storia, quella che lega il passato delle due radici da cui l’albero blucerchiato ha preso vita nel dopoguerra.

Sampierdarenese ed Andrea Doria, due compagini che si erano prese uno spazio nel marasma calcistico venutosi a formare a cavallo tra l’inizio del secolo e lo scoppio del primo conflitto mondiale. La prima bianca, rossa e nera; la seconda bianca e blu. Quando nel 12 agosto 1946 le due società si vennero incontro, tra esigenze sportive ed economiche, la decisione fu semplice: la banda blucerchiata con la Croce di San Giorgio al centro aveva preso vita, differenziandosi dal binomio cromatico che, da quel giorno, sarebbe stato osteggiato.

Genova - Galleria Mazzini tinta di blucerchiato
Galleria Mazzini tinta di blucerchiato

La firma che rende ufficiale il matrimonio tra le due società viene posta nello studio del notaio Bruzzone, che si affaccia su Galleria Mazzini. Decisamente lontana dal quartiere di Sampierdarena (e dal Bar Roma, altra meta obbligata se siete particolarmente colpiti dalla fede sampdoriana), più vicina al centro cittadino, fino a quel momento legato principalmente alle questioni rossoblù. Oggi, invece, è uno dei luoghi simbolici del tifo blucerchiato, tanto che per la stagione 2018/2019 la foto di squadra è stata scattata proprio in questo richiamo ai passages parigini di fine ‘800.

Piazza Alimonda

Niente camminata sul lungomare, questa volta. Galleria Mazzini è infatti tra l’atrio ed il ventricolo cittadini, in prossimità del Teatro Carlo Felice e di Piazza De Ferrari. Per raggiungere la terza tappa del nostro percorso genovese, magari da intraprendere in una giornata da derby, a pandemia ormai dimenticata, costeggiamo i binari di Genova Brignole, dove potrebbero scendere tifosi che hanno cambiato domicilio, mantenendo la fede calcistica in città.

La sosta riporta alla mente un brutto, bruttissimo, venerdì di fine luglio 2001. Piazza Alimonda, per quel 20/07 diventa con un pennarello azzurro Piazza Carlo Giuliani, in nome del manifestante no-global ucciso durante i fatti del G8. Una pagina nera per il popolo italiano, figuriamoci per quello genovese. Una macchia di sangue nello scorrere del tempo, che oggi viene ricordata con una lapide commemorativa e la cui istantanea risiede nella targa, appunto, della piazza.

Genova - La targa di Piazza Alimonda intitolata a Carlo Giuliani
La targa di Piazza Alimonda intitolata a Carlo Giuliani

Doveroso ricordarlo, ma la nostra passeggiata prosegue sulla scia del fervore calcistico, che riporta alla mente aneddoti nascosti nei cassetti del passato. Uno di questi porta proprio nelle vicinanze della Parrocchia Nostra Signora del Rimedio, l’edificio religioso che si affaccia sulla piazza.

L’ambientazione è quella dei primi anni dopo il termine della Seconda Guerra Mondiale, con la Sampdoria che aveva già giocato le sue prime partite ed il Genoa che ricordava orgogliosamente i suoi 9 Scudetti conquistati in bacheca, come accade ancora oggi, ovviamente. Nei rossoblù tra gli anni ’40 e ’50, in particolare, giocava un tale Carletto Brezzi, proprietario del ristorante “Galletto al mattone“: è qui che i calciatori rossoblù pranzavano prima di ogni gara casalinga, rigorosamente alle 11.

Una tradizione culinaria, una consuetudine che si tramanda tutt’ora, nonostante il calendario spezzatino a cui ci ha abituato il calcio, non solo italiano. Tempo di un boccone e si riparte, perché bisogna prendere i biglietti per la partita.

Biglietterie di Via del Piano

Da uno dei luoghi più intrisi di rossoblù si passa alle Biglietterie di Via del Piano, percorso obbligato per chi si andrà a sedere (per così dire, vista la consuetudine di vivere la gara in piedi sulle gradinate) in Curva Sud, il cuore del tifo blucerchiato. Non solo, pochi metri dopo aver preso il biglietto, infatti, si può osservare “Largo Unione Calcio Sampdoria“, istituito nell’ottobre 2013 con un’iniziativa unica in Italia. Nella posizione diametralmente opposta, invece, si trova “Largo Sette Settembre 1983“, dedicato ovviamente al Genoa. Ma torniamo alle biglietterie; anzi, a Boccadasse.

Ricordate la bandiera e lo scoglio dipinto di blucerchiato? Beh, come anticipato in precedenza, non è l’unico smacco che i tifosi di Genoa e Sampdoria sono soliti scambiarsi vicendevolmente. Anche le Biglietterie Stadio, da sempre legate alla società nata nel dopoguerra, infatti, sono state dipinte di rossoblù in più di un’occasione.

Genova - Le biglietterie di Via del Piano
Le biglietterie di Via del Piano

La tinteggiatura delle due tifoserie in diverse parti della città, però, non si ferma agli scogli di Boccadasse ed alle Biglietterie sul cammino della fiumana blucerchiata verso lo stadio. Dall’altra parte dell’arena calcistica, infatti, c’è una delle tante scalinate che cambia aspetto a seconda dell’intervento di una o dell’altra frangia calcistica in città.

Via Leonardo Montaldo, intitolata al decimo doge della Repubblica di Genova, vissuto nel XIV secolo, è divisa dallo Stadio dal Bisagno. Per arrivare sotto il cuore del tifo genoano, dove si perde la voce per gli 11 rossoblù in campo, bisogna necessariamente attraversare la Scalinata Montaldo, palcoscenico ideale nel teatro della rivalità tra Genoa e Sampdoria. Senza una costante cadenza temporale, questi innumerevoli scalini vengono dipinti o di rossoblù o di blucerchiato, per fare un torto al rivale. Vernice e folklore, dunque. Genova ha il suo fascino anche in questo.

Stadio Luigi Ferraris

Ed eccoci qui, all’ultima tappa dell’itinerario. Siamo allo Stadio Luigi Ferraris, e non poteva essere altrimenti. Partiamo dagli avvenimenti più recenti, che riportano alla memoria eventi freschi, per sottolineare un aspetto forse banale, ma necessario: come tutti i derby, perde di carattere senza i propri tifosi, che siano blucerchiati o genoani. Le ultime due stracittadine disputate in epoca pandemica, terminate rispettivamente 1-2 per il Genoa e con un pareggio per 1-1, spezzano il cuore, non solo dei genovesi.

L’essenza del derby, infatti, non può che essere nel sano sfottò, nelle coreografie preparate per settimane, nei cori e nella fede che divide una città. E poi, difficilmente sul suolo italiano si può trovare uno stadio che mette più il fiato sul collo agli uomini in campo del Luigi Ferraris, noto anche come Marassi per l’ubicazione nell’omonimo quartiere.

Questa diceria nasce quando Marassi era ancora più simile ad una struttura all’inglese rispetto a quanto non lo sia attualmente. I tifosi, dunque, potevano letteralmente toccare con mano i giocatori sul terreno di gioco, facendo sentire la loro presenza ai protagonisti in campo. Qualcuno, talvolta, seguiva addirittura l’andamento del pallone su e giù dal manto erboso, sulla falsa riga dei guardalinee.

Genoa
La Curva Nord rossoblù (Foto: Marco Luzzani/Getty Images – OneFootball)

E poi, i protagonisti da ambo le parti. In rossoblù, giusto per citare qualche nome, Diego Milito (unico calciatore nella storia della stracittadina a siglare una tripletta) Guglielmo Trevisan, Giuseppe Damiani. In blucerchiato, invece, Roberto Mancini, Fabio Quagliarella, Gianluca Vialli. Con entrambe le squadre, il leggendario Pinella, Giuseppe Baldini.

Gli elenchi potrebbero continuare a dismisura, ma si coprirebbero i gradini della Scalinata Montaldo a furia di caratteri che prendono vita una volta passati i polpastrelli sulla tastiera. Toccherebbe dipingere anche quelli, poi.

Sampdoria
La Curva Sud blucerchiata (Foto: Paolo Rattini/Getty Images – OneFootball)

L’arbitro fischia tre volte, i genovesi si alzano dalla Curva Sud e dalla Curva Nord, intraprendendo il percorso a ritroso, che li dirigerà nelle loro case. Magari attraverso le scalinate, magari in diramazioni differenti. C’è chi si addentra nel cuore della città, c’è chi si infila in un vagone di un treno per lasciare l’agglomerato urbano, consapevole che ci sono due giorni di festa in più durante la stagione, Natale e Capodanno esclusi, dove poter tornare a cantare a squarciagola.

Nord o Sud, rossoblù o blucerchiati. La verità è che non c’è sensazione migliore di poter trasferire i 90 minuti di Marassi alla vita di tutti i giorni, frenetica e tormentata nella maggior parte dei casi, ma scandita da un privilegio che, tra determinate città sul suolo italiano, anche Genova può offrire. Torna tutto al mare, perché tutto, e non può essere altrimenti, parte dal mare.

Genova
Dal mare al mare, Genova

Un ringraziamento speciale ad Alessandro Silva, Daniele Arrigoni ed Andrea Ricci

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Autore

Classe 2000, scrive di calcio e basket, in attesa degli straordinari di aprile. Dall'estate 2020 dirige la redazione di Riserva di Lusso. È l'autore de "Il pipistrello sulla retina".

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