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Mi gioco anche l’ultimo frammento di cuore

Amburgo è una città dal sapore particolare. Da sempre crocevia di popoli, molo commerciale, centro vivace e movimentato. Ogni mattina le navi arrivano, scaricano i propri container nello sconfinato porto cittadino e ripartono alla volta della distesa blu innanzi a loro. Piano piano tutta la città si sveglia, i quasi due milioni di abitanti che la popolano riprendono la propria vita frenetica sulle sponde dell’Elba. Si percepisce quel nobile retaggio che anima la sua gente, quell’orgoglio di essere una punta di diamante del Vecchio Continente. Uno dei nodi cruciali della Lega Anseatica, un punto di riferimento per l’intera economia mondiale.

Amburgo è la seconda città più popolosa della Germania, la prima non capitale per numero di abitanti nell’Unione Europea. È un centro vivissimo, che da sempre calibra la propria esistenza in simbiosi con quel mare che l’ha reso un punto strategico negli equilibri europei. Ancora oggi, è una delle città più all’avanguardia non solo della Germania, ma dell’Europa intera.

È però, al contempo, anche un continuo fermento di cultura, arte, musica: la classica città portuale ricolma di mescolanza. Il mare ha portato tante cose ad Amburgo, tra cui una delle sue peculiarità. Ha portato un pirata, un Jack Sparrow ispirato da Robin Hood e Che Guevara. Una figura eccezionale, perfetto esempio del sincretismo della città, e che incarna un quartiere particolare, che scuote l’industriosa e operosa città.

All’intero di Amburgo sorge infatti il quartiere di St. Pauli. Qui, nello sfrenato e passionale cuore della rigorosa città teutonica, nasce una delle rivalità più sentite e politicamente estremizzate del mondo del calcio.

Ribellarsi e ribellarsi ancora

Il quartiere di St. Pauli si sviluppa intorno alla celebre Reeperbahn, la via centrale famosa per i locali a luci rosse e fulcro della vita notturna di Amburgo. Sexy shops, locali di striptease, casinò e soprattutto molti bar animano questa sfrenata e viva strada del divertimento. La musica nell’aria vivacizza costantemente l’atmosfera, ogni sera esibizioni e concerti live intrattengono i giovani.

St. Pauli è stata ad esempio la culla dei Beatles, locali come il Top Ten Club e il Kaiserkeller hanno testimoniato i primi passi della band inglese. Per queste vie ha iniziato la propria carriera anche Mino Reitano, che passava le serate esibendosi con i suoi fratelli nei live bar del quartiere.

La parola d’ordine che vige nelle strade di St Pauli è libertà. La Grosse Freiheit (grande libertà) è una costola di Reeperbahn e deve il proprio nome alle concessioni che nel XVII secolo il Conte di Schauenberg fece alle minoranze religiose e agli artigiani del luogo che potevano esercitare il mestiere senza l’obbligo di appartenere a una specifica corporazione.

La via pullula di locali a luci rosse, la libidine trova il suo libero sfogo. Da sempre progressista e avanguardista, ciò che caratterizza il quartiere di St. Pauli è senza dubbio la propria connotazione politica. Fieramente e inesorabilmente a sinistra, St. Pauli è il vessillo delle minoranze, dei proletari e degli intellettuali.

St. Pauli Amburgo
Il Millerntor-Stadion, la casa dei pirati (Foto: Cathrin Mueller/Getty Images – OneFootball)

In una piazza contigua alla Reeperbahn, Millerntorplatz, sorge la casa della squadra di calcio locale, il St. Pauli appunto, che gioca le proprie partite al Millerntor-Stadion. La squadra vive un rapporto a dir poco simbiotico con l’intero quartiere, col tempo ne è diventata l’emblema più riconoscibile. Tifare St. Pauli è più uno stile di vita, un’esperienza diversa dal sostenere altre squadre di calcio. Perché significa impegnarsi politicamente, accogliere determinati ideali, giurare lotta continua agli eterni rivali e al potere costituito.

Il simbolo del St. Pauli è il Jolly Roger, la tradizionale bandiera dei pirati col teschio e le ossa incrociate. I pirati, però, non sono connotati negativamente come nella tradizione letteraria, ma hanno accolto quei dettami positivi che aleggiano intorno a questa figura soprattutto grazie alla reinterpretazione disneyana, naturalmente indulgente, che ha investito un paladino del genere come Jack Sparrow in Pirati dei Caraibi. Questo è il simbolo del St. Pauli, un Jack Sparrow contaminato da Robin Hood e Che Guevara come dicevamo. Perché il pirata non depreda per il proprio bene personale, ma combatte una guerra contro i ricchi, sta dalla parte dei poveri e degli indigenti con la propria ideologia a fargli da faro inesorabile.

Antifascismo, antiomofobia, antirazzismo. Questi sono i dettami di un buon tifoso del St. Pauli, sui quali non si discute. La piccola società tedesca è stata la prima nel mondo del calcio ad avere un presidente dichiaratamente omosessuale, Cornelius Littman, e i tifosi per sostenerlo riempiono lo stadio con bandiere arcobaleno. St. Pauli più che una squadra di calcio è una comunità con una propria identità forte, uno dei rari casi in cui davvero ciò che succede nel rettangolo verde di gioco conta relativamente poco. L’importante è l’idea, la missione da portare avanti e sostenere fino alla morte.

Un corteo organizzato dai tifosi del St. Pauli nel 2003 (Foto: Nadine Rupp/Bongarts/Getty Images – OneFootball)

Naturalmente la culla del divertimento sfrenato ha anche i suoi lati oscuri. La Reeperbahn viene soprannominata in gergo “die sündige Meile”, “il miglio peccaminoso“, o “Kiez”, più o meno quartiere della prostituzione. Questa via originariamente fu creata per allietare i marinai che sbarcavano nel porto di Amburgo ed è stata da subito un ambiente pericoloso e malfamato.

Col tempo si è riqualificato, ma ha mantenuto i suoi lati tenebrosi. Per queste strade si sono consumate le macabre vicende di Fritz Honka, il mostro di St. Pauli, che aiutato dal degrado del quartiere a luci rosse tra il 1970 e il 1975 ha ucciso almeno quattro prostitute occultando i cadaveri nella propria mansarda. Un luogo dove l’estrema libertà può mostrare il suo lato degenerato.

È Robin Hood che voglio…

Ciò che connota il St. Pauli, l’ideologia politica, ha finito per contrassegnare di riflesso anche l’Amburgo. Società storica, la più antica di Germania. “I Dinosauri”, per l’appunto, una vera e propria istituzione in terra teutonica. Dalla sua nascita nell’ormai lontanissimo 1887 l’Hamburger Sport-Verein, HSV per gli amanti delle sigle, ha vinto 6 campionati nazionali, 3 coppe di Germania e una coppa di Lega. In campo internazionale una Coppa delle Coppe e soprattutto una Coppa dei Campioni, battendo il 25 maggio 1983 nella finalissima di Atene la Juventus, con un gol in apertura della stella Felix Magath.

L’Amburgo è tutto ciò che il St. Pauli non è: ricchezza, stabilità economica, potere. È il mostro capitalista combattuto dai pirati di sinistra. La fortissima connotazione politica del St. Pauli ha finito per investire anche l’Amburgo, la cui curva è considerata ormai schierata a destra, di riflesso appunto per la rivalità cittadina. A legittimare questa convinzione c’è l’adesione della società e dei tifosi al nazismo durante il Terzo Reich, una scelta in realtà portata avanti dalla stragrande maggioranza dei tedeschi al tempo per cui realmente poco indicativa dei reali sentimenti ideologici.

Poi negli anni ’80 c’è stata una vaga migrazione a destra della tifoseria anseatica, nulla di diverso rispetto a ciò che accadeva in altre parti della Germania e del mondo, dove l’universo degli ultras si connotava sempre più politicamente. Il St. Pauli, in quegli anni, ha compiuto invece la propria svolta a sinistra, diventando quel fenomeno cult descritto sopra. Ha estremizzato la propria posizione politica, portando avanti tutta una serie di dimostrazioni antifasciste che avevano come bersaglio i rivali cittadini. Da qui l’approdo a destra dell’Amburgo.

In realtà la tifoseria dell’Amburgo non è di destra; inevitabilmente la frangia più calda proviene da quegli ambienti, ma come avviene per tantissime curve nel mondo. Ciò che caratterizza l’HSV più che la propria ideologia è lo status di potenza del calcio tedesco. Nella casa dei dinosauri, il Volksparkstadion, c’è un orologio che nella lunga storia della società ha contato le ore, i minuti e i secondi che l’Amburgo ha trascorso in Bundesliga.

Squadra più antica di Germania, l’Amburgo è stata anche per molto tempo l’unica a non retrocedere mai sin dalla creazione, nel 1963, della Bundesliga. Almeno fino al 12 maggio 2018, la data del nuovo anno zero per la società. I dinosauri battono 2-1 il Borussia Mönchengladbach ma la contemporanea vittoria del Wolfsburg sul Colonia li condanna. Per la prima volta nella sua storia, l’Amburgo scende in Zweite Liga. Il tempo si ferma, un gigante è crollato e la terra trema.

Amburgo
Lo storico orologio del Volksparkstadion che si è fermato il 12 maggio 2018 (Foto: Oliver Hardt/Bongarts/Getty Images – OneFootball)

Al di là del declino recente, la storia dell’Amburgo è di quelle prestigiose. Ricchezza e potenza sono i demoni che il pirata del St. Pauli ha sempre cercato di combattere; l’Amburgo da parte sua è sempre stato il rigoroso e spietato Sceriffo di Nottingham che lotta per mantenere l’ordine costituito, a lui favorevole, e dà la caccia al sovversivo Robin Hood. L’Amburgo nella sua storia è stato uno specchio delle passioni del St. Pauli e da questo rapporto è nato uno dei derby più belli e appassionanti del mondo del calcio.

Non è la destinazione, ma il viaggio che conta

Dinosauri contro pirati. Il derby di Amburgo ha un suo grande fascino dal punto di vista ideologico, poco da dire forse sul campo. Il predominio dell’HSV è netto, il divario tra le due squadre è sempre stato ampio e ciò ha esasperato ancora di più la tensione ideologica di questo derby. Il gigante contro il guerrigliero del popolo si sfidano per il dominio su Amburgo.

Il primo incrocio tra le due squadre risale al 19 ottobre 1924, quando i dinosauri si impongono 3-1 al Volksparkstadion. Bisogna aspettare sei anni per il primo successo dei pirati, 1-0 al Millerntor il 19 ottobre 1930. Le strade delle due squadre piano piano si dipanano, l’Amburgo si piazza nell’establishment del calcio tedesco, il St. Pauli latita nelle serie minori. La nascita della Bundesliga segna poi un ulteriore distacco tra le due compagini.

Quando i pirati approdano per la prima volta nella massima serie tedesca, i dinosauri contano già nel proprio palmares tre campionati, due coppe di Germania e la fresca vittoria della Coppa delle Coppe. Eppure il primo capitolo di questa storica rivalità in Bundesliga è una sorpresa enorme.

La prima Bundesliga del St. Pauli è un disastro, a fine anno la squadra arriva ultima, tornando subito in Zweite. Ma c’è un giorno che diviene storia nella storia del St. Pauli. Dopo cinque giornate il calendario mette davanti i dinosauri, terzi in classifica, e i pirati, che navigano a vista nelle parti basse della classifica. È il primo storico derby di Amburgo in Bundesliga. Si gioca al Volksparkstadion, in teoria non c’è gara.

48.000 spettatori spingono l’HSV verso un’inevitabile vittoria, il copione che tutti quanti si aspettano di vedere inscenato. Tutti tranne Jack, che da buon sovversivo ha tutta l’intenzione di rovinare la festa ai ricchi e potenti padroni di casa. Allora nel pomeriggio del 3 settembre 1977 si scrive la storia, il St. Pauli corsaro saccheggia e devasta il Volksparkstadion, vince 0-2 con i gol di Franz Gerber al 30’ e Wolfgang Kulka all’87’. Un epilogo inaspettato porta i pirati al predominio cittadino, nello scenario principale.

Amburgo
Dinosauri contro pirati: è il derby di Amburgo (Foto: Martin Rose/Bongarts/Getty Images – OneFootball)

La vittoria del St. Pauli è un fulmine. Di lì a poco avverrà quella svolta a sinistra dei pirati, con lo spostamento del Millerntor-Stadion nei pressi della Reeperbahn. Il 3 settembre 1977 è come se cominciasse un nuovo capitolo della storia di questa rivalità, l’Amburgo si accorge della presenza dei fastidiosi coinquilini e si contrappone, o viene contrapposto, nell’altro polo ideologico. L’estremizzazione di questo derby si fa sempre crescente, arrivando negli anni duemila anche a episodi incresciosi come la distruzione del Jolly Roger, storico punto di ritrovo dei tifosi del St Pauli, nel 2010. La pesante mano dei padroni che cala sui proletari, che serve però solo a rafforzare la lotta degli oppressi, di certo non la rallenta.

Nonostante l’enorme rivalità, il punto d’incontro tra le due tifoserie è l’amore che riversano per la propria società. Tifare St. Pauli e Amburgo è un’esperienza totalizzante, che va ben oltre i 90 minuti di una partita. È la campagna di fund raising promossa dai pirati in seguito a una grave crisi finanziaria, è l’aiuto di pub, locali e negozi del quartiere che aumentano i propri prezzi di 0,50 centesimi per aiutare il loro St. Pauli. Ma è anche la lotta dei tifosi dell’HSV per ottenere il permesso di occupare uno spazio del cimitero nei pressi dello stadio, così da permettere ai propri tifosi di continuare a sostenere la squadra anche dopo aver esalato l’ultimo respiro. È amore incondizionato, con i suoi estremi.

Vale la  pena di lottare solo per le cose senza le quali non vale la pena di vivere

Nel cuore di una delle città più strategiche del vecchio continente si consuma una rivalità calcistica che però riguarda poco un pallone che rotola tra i fili d’erba. È la crociata di un pirata venuto dal mare per abbattere i vecchi privilegi e le inscalfibili tradizioni. Un pirata Robin Hood che difende le minoranze, combatte la ricchezza e attacca il potere. Un pirata Che Guevara che ha la propria rivoluzione da compiere e non intende fermarsi davanti a nulla. Sventola il vessillo dei pirati, alto nel cielo, e investe tutta la città. La sua lotta ha inevitabilmente coinvolto il proprio nemico, che si è fatto trascinare nello scontro, prendendo le forme che il pirata ha studiato per lui.

Il St. Pauli ha bisogno dell’Amburgo per indirizzare la propria lotta, così come l’Amburgo ha bisogno del St. Pauli per legittimare il proprio potere. Ogni rivalità è in fondo storia di una dipendenza, un binomio inscindibile. Ogni eroe ha una propria nemesi di cui ha necessità per caratterizzarsi. Perciò l’HSV si è lasciato trascinare nella lotta politica del St. Pauli, si è lasciato dipingere come una forza schierata a destra, avversa alle aspirazioni progressiste dei rivali. Da qui è nato uno dei derby più belli che si possono ammirare, da questo bisogno di avere un altro su cui prevalere e verso cui indirizzare la propria marcia, un istinto presente dall’alba dei tempi. Il derby di Amburgo è l’eterna sfida tra i pirati e i dinosauri, il confronto senza risoluzione, perché il teutonico Jack Sparrow avrà sempre bisogno del ricco ufficiale con cui lottare.

Autore

Romano, follemente innamorato della città eterna. Cresciuto col pallone in testa, da che ho memoria ho cercato di raccontarlo in tutte le sue sfaccettature.

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