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CALCIO ESTERO

Mitrović ci sta illudendo di nuovo?

Menzionare contemporaneamente gli attributi “centravanti” e “serbo” nell’attuale congiuntura ci rimanda in maniera sistematica a Dušan Vlahović. Abbiamo imparato a memoria le cifre del suo passaggio alla Juventus, tutte le statistiche che lo accostano ad Haaland e recentemente anche il numero esatto di secondi che ha impiegato per segnare la sua prima rete in Champions League. Un insieme di informazioni che ci lascia in quel limbo tra stupore e ammirazione, nel quale continuiamo a rigirarci ad ogni nuova prodezza del 7 bianconero. Vlahović non è però il solo serbo incline a suscitare una tale reazione emotiva, poiché diversi chilometri più a nord il suo connazionale e collega Aleksandar Mitrović sta distruggendo di fatto la Championship.

A 12 giornate dalla fine del campionato, il 27enne del Fulham ha infatti calpestato il precedente record di gol in una singola stagione. Ivan Toney l’anno scorso ne aveva segnati 31, saltando una sola gara delle 46 totali. Mitrovic di partite ne ha già saltate due, sulle 34 giocate dalla sua squadra, mettendo a segno finora 34 reti. Numeri paradossali coronati in aggiunta dal gol al 90’ che ha regalato alla Serbia l’accesso diretto al Mondiale in Qatar (e condannato, nostro malgrado, il Portogallo ai playoff). Insomma, mettere in discussione la straordinarietà della sua annata è pressoché impossibile. Tuttavia è necessario decifrare il reale significato di questo exploit, a maggior ragione se contestualizzato all’interno di una carriera composta da continui alti e bassi.

Mitrović esulta dopo il gol-qualificazione nella gara contro il Portogallo.
L’esultanza di Mitrović dopo il gol decisivo contro il Portogallo (Carlos Rodrigues/Getty Images – OneFootball).

Non-bad-boy Mitrović

Al dire di suo padre, gli unici percorsi di vita praticabili per Mitrović erano la kickboxing e la criminalità. Il tempo ha rivelato che in realtà per guadagnarsi da vivere il ragazzo di Smederevo non ha dovuto né sferrare calci e pugni né darsi alla malavita. Ma tra la sua interpretazione del ruolo da centravanti e gli orizzonti disegnati dal padre c’è di certo un punto comune: il gioco duro. La verve messa costantemente in campo è la cartina di tornasole di un’attitudine da lottatore, la quale va ad unirsi ad una serie di tratti fisici perfettamente conformi a questa immagine. Alto quasi 1.90, capelli rasati e corpo tatuato, Mitrović ha il classico aspetto della persona che nessuno vorrebbe mai urtare per sbaglio durante una serata in discoteca.

Nella fase iniziale della carriera questo lato caratteriale predominante nella sua figura non fu benefico per il processo di crescita. Quando cominciò ad attirare una certa attenzione mediatica, a seguito del suo passaggio dal Partizan all’Anderlecht, gli fu subito appiccicato l’appellativo del “bad-boy”. Non tanto per notti galeotte o intrighi amorosi, ma più per il suo comportamento fumantino all’interno del campo, che nella prima stagione in Belgio gli costò due espulsioni e otto ammonizioni. All’epoca Mitrović però aveva appena compiuto 20 anni, aveva già trionfato da protagonista in patria con il Partizan, segnava a raffica anche con la sua nuova maglia, ed era nel giro della Nazionale. Tutto ciò gli concedeva una spensieratezza tale da potergli permettere di non curarsi troppo delle voci di corridoio. Anzi, sembrava quasi ci prendesse gusto ad alimentarle, sfoggiando capelli a pois o esibendo esultanze ambigue.

Aleksandar Mitrović con una capigliatura a pois
La capigliatura folkloristica con cui Mitrović si è presentato all’Anderlecht (Foto: Nicolas Maeterlinck/Getty Images – OneFootball).

Il peso delle chiacchiere si fece più impegnativo da sostenere dopo il suo approdo in Inghilterra. Il Newcastle aveva speso quasi 20 milioni di euro per assicurarsi colui che era stato il capocannoniere del campionato belga, affidandogli l’intero comparto offensivo nella speranza che riuscisse a condurli ad una salvezza tranquilla. Così non fu; il Newcastle finì in Championship e Mitrović ebbe la prima battuta d’arresto in un’ascesa che fino a quel momento era stata lineare. Le due espulsioni collezionate in quella stagione lo resero bersaglio facile dei tabloid britannici, i quali mettevano in discussione la validità dell’investimento dei Magpies, mentre lui cercava invano di scollarsi la nomea di cattivo ragazzo. Ritrovò la serenità una stagione e mezza più tardi, quando si trasferì in prestito al Fulham. È solo nell’Ovest di Londra che Mitrović è riuscito a far capire che la sua durezza, talvolta eccessiva, era solo unicamente frutto del suo mantra: “lavoro, ordine e disciplina”.

Giunto nella capitale dopo un’alba di carriera da astro nascente e un’esperienza che lo aveva ridotto a un flop, al Fulham Mitrović ha continuato a seguire, e ancora adesso sta seguendo, una parabola così rigorosamente oscillante da sembrare quasi un costrutto speculativo. “Too good for Championship, but not good enough for Premier League”. Questa sarebbe la frase con cui ogni tifoso inglese descriverebbe il serbo classe ’94. Ed in effetti non ci sono argomenti che possano smentire questa tesi. Nel continuo sali e scendi che ha contraddistinto le ultime cinque stagioni del Fulham, Mitrović ha alternato titoli di capocannoniere e medie gol imbarazzanti in Championship, con una totale incapacità di essere incisivo in Premier. Tuttavia, l’eccezionale singolarità delle recenti prestazioni non può che far vacillare prima di dare un verdetto definitivo sulle sue potenzialità.

Come ha battuto il record

Lui stesso si identifica nello stereotipo del numero 9 tosto, quello a cui piace piazzarsi in area di rigore e fare a sportellate con i difensori avversari fino ad aspettare la palla giusta da scagliare in rete. Forse sta brillando in maniera così eclatante perché il suo attuale tecnico, Marco Silva, non gli chiede altro che essere sé stesso, ovvero stare in area di rigore e fare gol. Nel sistema di gioco dei Cottagers, Mitrović non ha particolari compiti in fase di costruzione offensiva, gestita solitamente dal terzetto Kebano – Fabio Carvalho – Wilson che sta alle sue spalle.

Ciò che più stupisce analizzando i gol con cui Mitrović ha polverizzato il record di Toney, è che quasi tutti sono delle conclusioni di prima, tra cui questo contro il Peterborough, oppure dopo un solo controllo del pallone, come questa bordata con cui ha segnato al Bristol. Tenendo conto del dominio territoriale spesso esercitato dal Fulham sulle sue avversarie, il serbo conta un numero sorprendentemente basso di tocchi in area avversaria, poco più di 220 in 32 partite. Per dare un termine di paragone, seppur banale, Lewandowski nel campionato in corso ha toccato 206 volte il pallone in area di rigore, ma in sole 25 partite, mentre Vlahović è attualmente a 164 tocchi in 26 gare (in questo caso va detto inoltre che la Fiorentina e la Juventus giocano tendenzialmente con un baricentro medio più basso). Questi numeri mostrano la spiccata abilità da catalizzatore di Mitrović, capace di trovare il fondo della rete circa una volta ogni 6 tocchi di palla all’interno dell’area.

Questa facilità nel centrare lo specchio trova spiegazione nei movimenti dell’attaccante in area di rigore. Riesce con irriverente facilità a staccarsi dalla marcatura o ad anticipare i difensori al momento giusto, in modo da poter ricevere in uno spazio sufficientemente agevole per colpire non appena i compagni lo servono (e va detto che questi ultimi hanno la qualità per offrirgli palloni precisi). Saper prendere il tempo ai difensori lo aiuta evidentemente anche nel gioco aereo, altra specialità della casa (9 i gol di testa, sui 34 segnati). Nell’affrontare i duelli aerei, il 27enne serbo non disdegna l’utilizzo del suo istinto da duro, sbracciando e prendendo posizione sugli avversari – cosa che forse in un altro campionato, come ad esempio quello italiano, non gli sarebbe permesso. Questo gol contro il QPR mostra bene come Mitrović cerchi volutamente il contatto fisico con chi lo sta marcando in modo da riuscire ad arrivare sul pallone.

Un condensato delle qualità di Mitrović nella tripletta contro lo Swansea.

Nella prima rete di questa tripletta, Mitrović riceve spalle alla porta, si gira e spiazza il portiere. Tutto in tre tocchi e in un raggio di mezzo metro. È una dimostrazione di come il 9 serbo non sappia solo farsi trovare nel posto giusto dai compagni, ma possa lui stesso costruirsi lo spazio quando è in possesso. L’impressione che dà è di riuscire sempre ad addomesticare il pallone ed orientare il suo corpo in maniera estremamente rapida, sapendo quale angolo cercare in funzione della posizione in cui si trova. Un altro gol al QPR ne è un ulteriore esempio valido.

Durante le sue esperienze in Premier League,  tuttavia, di fronte a sistemi difensivi maggiormente organizzati, e senza poter contare su un sostegno ispiratore forte di una squadra dominante, Mitrović ha continuamente faticato a mettere in luce l’elenco di doti che sta sciorinando in quest’annata.

Forse non sarà un altro bluff

Tramonto dello show. Domanda da un milione di dollari. Mitrović riuscirà a trovare la sua dimensione in tornei più importanti, oppure rimarrà stagnante nella mediocrità del not good enough for the Premier League? Una questione che è destinata a restare senza una risposta fino alla prossima stagione.

In una recente intervista a MozzartSport, l’ex Newcastle ha giurato fedeltà al Fulham, dicendo di ammirare calciatori come Totti e Del Piero per la loro devozione alla piazza. Perciò, vista la quasi certa promozione dei Cottagers in Premier, nell’anno dei suoi 28 anni Mitrović dovrà confrontarsi con l’ennesimo banco di prova, di fronte al quale sarà chiamato a dimostrare in quale scala di valori vuole essere collocato.

Nell’attesa ci si può domandare quali differenze ci siano tra il Mitrović che ha affrontato la scorsa Premier League e quello che affronterà la prossima. A livello individuale, i cambiamenti sono minimi. Il centravanti serbo ha il medesimo bagaglio di qualità di un anno fa, non l’ha ampliato, ma probabilmente l’ha affinato, e questo potrebbe essere già un punto a suo favore. La novità maggiormente influente però sembra essere il cambio in panchina. Diverse voci sostenevano che i rapporti tra Mitrović e Scott Parker non fossero tra i più distesi, il che potrebbe aver complicato le cose in un periodo già arduo sia per la squadra che per l’attaccante. La stagione scorsa il ragazzo cresciuto nel Partizan ha infatti dovuto rinunciare a diversi impegni causa covid e infortuni, non potendo in questo modo trovare continuità. Non da meno, si presenterà ai nastri di partenza della nuova stagione, sullo slancio di quello che si sta rivelando per lui il miglior periodo della carriera.

I presupposti per aspettarsi qualcosa in più rispetto al passato, e dunque una stabilizzazione nei punti più alti della sua parabola, sembrano esserci. Con un allenatore che si sta dimostrando perfettamente funzionale alle sue esigenze e un livello di maturità fisica e mentale presumibilmente all’apice, la prossima stagione Mitrović non avrà più alibi dietro i quali nascondersi.

Autore

Classe 2000, svizzero di nascita ma italiano di stirpe. Figlio del pallone e attratto da fenomeni paranormali come l'esterno di Modrić, il tiro di Adriano o la mente di Guardiola.

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