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What If? José Mourinho

Il 20 settembre 2007 è una data epocale in casa Chelsea. Dopo due campionati, due coppe di Lega, una FA Cup e una Community Shield portati nella bacheca del club londinese, José Mourinho rescinde il proprio contratto coi Blues, al termine di un serrato braccio di ferro col patron Roman Abramovich. Quello che è considerato uno dei migliori allenatori al mondo si ritrova così, improvvisamente, senza lavoro. Per di più in un momento particolare della stagione, alle sue battute d’avvio, quando è difficile trovare squadre con panchine scricchiolanti e nuove opportunità da sfruttare.

Due mesi dopo, in Inghilterra si consuma un piccolo dramma. La Nazionale dei Tre Leoni, guidata da Steve McClaren, fallisce clamorosamente la qualificazione agli Europei che si sarebbero giocati l’estate successiva in Austria e Svizzera. Chiaramente, per il CT scatta subito l’esonero, e così una delle panchine più prestigiose del mondo del calcio si trova senza un padrone.

L’incastro è abbastanza semplice da realizzare: José Mourinho è libero, la Nazionale inglese ha bisogno di un CT. Insomma, il matrimonio sembra essere combinato e pronto a essere celebrato. Il portoghese palesa il suo interesse per i Tre Leoni, la FA non sta nella pelle all’idea di ingaggiare un tecnico di rilievo come lo Special One. I giorni però passano e inspiegabilmente la situazione rimane in fase di stallo. Dopo circa un mese, finalmente, arriva l’annuncio: José Mourinho è il nuovo allenatore della Nazionale inglese.

Road to Sudafrica 2010

Fallito l’appuntamento con gli Europei del 2008, il primo obiettivo per Mourinho sulla panchina dell’Inghilterra è chiaramente quello di centrare la qualificazione ai Mondiali del 2010 in Sudafrica. Il portoghese si sposta di qualche chilometro all’interno di Londra, da Stanford Bridge a Wembley, ma non dissipa tutta la sua carica e trasmette un ardore impressionante alla squadra.

L’Inghilterra in quegli anni non brilla per qualità, ha una rosa con alcuni giocatori di assoluto valore, ma anche con diverse pedine non eccezionali. Mou plasma la sua squadra intorno a due suoi fedelissimi al Chelsea, come il capitano John Terry e Frank Lampard. Poi ritrova altri suoi calciatori dei tempi dei Blues, come Glen Johnson, Wayne Bridge e Joe Cole. Infine punta con vigore sugli altri fuoriclasse della Nazionale inglese come Steven Gerrard e Wayne Rooney.

Questa è l’ossatura della squadra, cui aggiunge la spinta di Ashley Cole sulla fascia, le geometrie di Michael Carrick a centrocampo e la velocità di Aaron Lennon, astro nascente del calcio inglese, in avanti. Il cammino verso il Sudafrica è un trionfo: l’Inghilterra, rigenerata dal lavoro di Mou, vince tutte le partite del proprio girone, arrivando con facilità davanti a Ucraina, Croazia, Bielorussia, Kazakistan e Andorra e strappando dunque, con largo anticipo, il pass per il mondiale africano.

Mourinho ha riportato entusiasmo e convinzione nella Nazionale inglese, che ai nastri di partenza del Mondiale non parte certamente con i crismi della favorita in quanto a rosa, ma si candida comunque a ricoprire un ruolo importante proprio perché, in appena due anni, è diventata lo specchio del suo mister.

Mourinho
José Mourinho applaude I suoi uomini (Foto: Chris Young/Getty Images – OneFootball)

I Mondiali del 2010

L’Inghilterra di Mourinho è una squadra molto fisica, compatta e organizzata, che dispone poi dei lampi di quei calciatori di valore assoluto, capaci di decidere le partite in ogni momento. Come succede subito nella gara d’esordio con gli USA, quando Gerrard sblocca il match dopo appena quattro minuti. Poi però pareggia Dempsey, ma nel finale una zuccata di Terry, su angolo di Lampard, vale all’Inghilterra tre punti importantissimi per iniziare al meglio la propria avventura in Sudafrica.

Dopo il passo falso con l’Algeria, uno scialbo 0-0, l’Inghilterra batte la Slovenia nell’ultima giornata del girone e conquista il primo posto. Agli ottavi si trova quindi di fronte il Ghana, una squadra molto interessante e spinta dal pubblico africano. La compagine di Mou soffre, va sotto nel punteggio, ma poi con una doppietta di Wayne Rooney ribalta il risultato e conquista l’accesso agli ottavi di finale.

Da qui in poi, l’Inghilterra si prepara alla guerra, caricata dal proprio leader in panchina. Contro l’Uruguay uno sporco 1-0, firmato da Lampard, conduce i britannici al turno successivo. Alla prossima battaglia. A 90 minuti dalla finalissima, davanti all’Inghilterra si palesa l’Olanda, che inizia bene il match andando subito in vantaggio con Van Persie, ma verso l’ora di gioco Rooney riporta in parità il punteggio. I tulipani cercano il gol della vittoria, gli inglesi si difendono e mordono le caviglie degli avversari, tentando poi di trovare la giocata estemporanea in ripartenza. La gara non si smuove dal proprio stallo e va ai rigori. Qui, vince chi ha i nervi più saldi e i calciatori dell’Inghilterra, dopo due anni con Mourinho, hanno ormai temprato a dismisura ogni piccola cellula del loro sistema nervoso. L’Olanda crolla ai rigori, l’Inghilterra vince e si guadagna l’accesso alla finale.

Dopo aver ereditato una squadra in macerie, distrutta dal mancato accesso agli Europei e alla ricerca di una propria anima, Mourinho non solo ha compiuto il miracolo di rimettere in piedi quella squadra, ma l’ha portata quasi sul tetto del mondo. A 90 minuti dalla gloria eterna. Stavolta però la favola non ha il classico lieto fine: di fronte agli inglesi c’è una delle squadre più forti di sempre, la Spagna di Vicente Del Bosque, campione d’Europa in carica. Le Furie Rosse dominano la partita, gli inglesi si difendono, poi nei supplementari crollano con una zampata di Andres Iniesta. Nemmeno Mourinho può niente contro lo strapotere della Spagna, che vince il primo Mondiale della sua storia. All’Inghilterra resta però la consapevolezza di aver compiuto un cammino eccezionale e la voglia di riprovarci nei prossimi Europei.

Euro 2012

Detto, fatto. Mourinho conduce la sua Inghilterra in maniera molto semplice alla qualificazione agli Europei del 2012 in Polonia e Ucraina. Nei due anni che intercorrono dal Sudafrica alla nuova rassegna continentale la sua squadra è cambiata molto. In difesa al fianco di Terry ora c’è Gary Cahill, i due esterni nuovi di zecca sono Ashley Young e Theo Walcott, mentre in appoggio a Rooney c’è un altro golden boy della new generation inglese come Danny Welbeck.

Wayne Rooney è costretto a saltare le prime due partite dell’Europeo, ma Jermaine Defoe lo sostituisce a dovere. L’Inghilterra pareggia all’esordio con la Francia, poi però batte Svezia e Ucraina e guadagna l’accesso ai quarti di finale della competizione. Qui la squadra di Mourinho incrocia l’Italia di Prandelli e riesce a vincere la resistenza azzurra nei supplementari, con la firma di Wayne Rooney, tornato più carico che mai.

In semifinale va in scena una grande classica del calcio europeo: Inghilterra-Germania. Un match sempre carico di tensione e aspettative, che gli inglesi riescono a portare a casa con un gol decisivo di Steven Gerrard, dopo il botta e risposta firmato da Rooney e Özil. Due anni dopo, è ancora Inghilterra-Spagna la finalissima. Per Mourinho, c’è la grande occasione di ottenere la rivincita.

Lo Special One è un uomo poco abituato alle sconfitte. Poche volte, fino a quel momento della sua carriera, ha dovuto cedere il passo all’avversario. Quando è successo, però, c’è sempre stata la Spagna di mezzo. Nella stagione 2004-2005, il suo Chelsea si è arreso in semifinale di Champions contro il Liverpool di Rafa Benitez, a causa di un gol fantasma dell’iberico Luis Garcia. Nella stagione successiva, ancora i Reds di Benitez hanno eliminato i Blues in semifinale di Fa Cup. Nuovamente con gol di Luis Garcia. Sempre in quella stagione, il Chelsea è stato eliminato dalla Champions League agli ottavi di finale, per mano del Barcellona. Nella stagione 2006-2007, la squadra di Mourinho si ferma ancora in semifinale di Champions, eliminata di nuovo dal Liverpool di Benitez, stavolta ai rigori. In apertura di stagione, sempre il tecnico spagnolo gli aveva soffiato il Community Shield. Infine, la sconfitta nella finale del Mondiale del 2010 a opera della Spagna.

Insomma, Mourinho ha un vero e proprio conto aperto con le Furie Rosse e cova quella vendetta da due anni. Anzi da praticamente tutta una vita. Così, nella finalissima di Kiev, si consuma la rivincita perfetta dello Special One. L’Inghilterra stavolta affronta in maniera diversa la Spagna rispetto a due anni prima, le lascia fare la partita, ma riparte in maniera micidiale con il suo quartetto offensivo. La squadra di Del Bosque domina, ma non punge. Quella di Mourinho contiene e infila. Due volte. Prima con Rooney, poi con Lampard. Al triplice fischio finale, l’Inghilterra è campione d’Europa.

John Terry colpisce di testa
Il leader dell’Inghilterra di Mourinho: John Terry (Foto: Patrick Hertzog/Getty Images – OneFootball)

Il futuro di Mourinho

Quattro anni prima, i Tre Leoni nemmeno avevano partecipato all’Europeo. Ora l’hanno vinto, per la prima volta nella loro storia. Cosa è cambiato in questi 4 anni? Semplice: José Mourinho. Il portoghese ha raccolto una squadra a pezzi, l’ha plasmata secondo il proprio credo e l’ha portata sul tetto d’Europa. Accettare una Nazionale è sempre una scelta rischiosa, ma il portoghese ha dimostrato di essere un maestro anche come selezionatore, costruendo una grande squadra seppur senza lavorarci quotidianamente, ma martellando comunque in maniera insistente nei quattro anni in cui ha guidato l’Inghilterra.

Come prevedibile, dopo quella straordinaria vittoria le strade del portoghese e della Nazionale inglese si separano. Un ciclo è finito, fare meglio è difficile. Qualche giorno dopo arriva l’annuncio che spiazza tutti: José Mourinho è il nuovo allenatore del Real Madrid. Dopo aver ottenuto la propria rivincita, lo Special One riparte proprio dalla tanto odiata Spagna, per scrivere un altro capitolo della sua incredibile carriera.

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Autore

Romano, follemente innamorato della città eterna. Cresciuto col pallone in testa, da che ho memoria ho cercato di raccontarlo in tutte le sue sfaccettature.

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