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Au revoir, Shoshanna

Au revoir, Shoshanna.

Una delle frasi più celebri del cinema moderno, che chiude la spettacolare sequenza iniziale di Bastardi senza gloria, pellicola firmata da Quentin Tarantino. Il faccione di Cristoph Waltz, nell’occasione lo spietato colonnello nazista Hans Landa, che dopo aver sterminato una famiglia di ebrei nella campagna francese assiste alla fuga dell’unica sopravvissuta, la giovane Shoshanna Dreyfus. Quell’arrivederci, che sa di minacciosa promessa, si ritorcerà poi contro ad Hans Landa e a tutti i nazisti, il cui stato maggiore verrà annientato nell’epilogo del film proprio dalla giovane ebrea, con Hitler, Goebbels e gli altri rappresentanti del Reich morti all’interno di un cinema in fiamme.

La pellicola di Tarantino riscrive in maniera netta una storia che, evidentemente, non è andata così. Reinterpreta l’annosa rivalità tra Francia e Germania, dando un epilogo diverso alla versione dei fatti tramandata dalla storia. In una Parigi occupata dai nazisti trova la fine il Führer del Terzo Reich, Adolf Hitler, sacrificato alle fiamme in nome della vendetta della giovane Shoshanna, donna del destino, risolutrice del conflitto mondiale.

Naturalmente i fatti reali sono ben diversi, la guerra è terminata solo dopo altre ingenti e sconsiderate perdite, con la capitolazione del Führer nel suo bunker nell’aprile 1944, mentre a Berlino sfilavano trionfanti le truppe sovietiche. L’idea di riscrivere questa storia e alterare quelli che poi sono stati i rapporti di forza tra Francia e Germania è la spinta per la suggestione di oggi, che ripercorre la rivalità, calcistica, tra le due Nazioni, animata da un predominio tedesco, ma anche da una catartica rivincita francese, proprio come quella immaginata da Quentin Tarantino.

Uno degli ultimi incontri tra Francia e Germania (Foto: Imago Images – OneFootball)

Nelle pagine della storia, di tanto in tanto, il fato si ferma a guardarti e ti tende la mano…

Quella tra Francia e Germania è la storia di una grande rivalità, confluita poi in una collaborazione altrettanto stretta. Due nazioni situate nel cuore dell’Europa, baricentro degli equilibri interni del Vecchio Continente, ma anche degli umori mondiali. La contesa franco-tedesca ha origini molto lontane, risalenti addirittura ai tempi del Sacro Romano Impero, ed è aumentata con l’affermazione dello stato francese e di quelli germanici.

Una data clou è senza dubbio il 1870, quando scoppia il confitto franco-prussiano, nel luglio di quell’anno. Una tensione accumulatasi per troppo tempo, esplosa come il tappo da una bottiglia stracolma. La contesa mette di fronte l’Impero francese e la Confederazione tedesca del nord, guidata dal più autorevole Regno di Prussia, il cuore della Germania che verrà. Dura poco meno di un anno, ma è sanguinosissima. Nel maggio 1871 a trionfare è la Prussia e dalle ceneri del conflitto sorgono  l’Impero Tedesco e la Terza Repubblica francese.

Gli animi tra i due Stati non si rasserenano, anzi si surriscaldano ancora di più nel corso del Novecento. Francia e Germania si trovano entrambe le volte su schieramenti opposti durante i due grandi conflitti mondiali che hanno segnato la prima metà del secolo. Aderenti ai fronti nemici dell’Intesa e dell’Alleanza, Francia e Germania danno vita nella Prima Guerra Mondiale a battaglie epiche. Su tutte quella della Marna, uno dei più importanti fiumi francesi, nel 1914. A spuntarla alla fine riescono le forze dell’Intesa, tra cui la Francia, che riservano un trattamento durissimo alla Germania, rea di aver innescato il conflitto.

Dalle ceneri del primo conflitto mondiale si scatena il secondo, con la Germania di Hitler che conquista in poco tempo la quasi totalità della Francia, con l’insediamento del governo collaborazionista di Vichy e l’epico salvataggio del restante esercito francese sulla baia di Dunquerque. Alla fine la Francia verrà liberata dagli Alleati e parteciperà alla vittoria sulla Germania, resistendo grazie al lavoro del leggendario Charles de Gaulle, capo del Comitato francese di Liberazione nazionale e primo Presidente della Repubblica instaurata dopo il conflitto.

La seconda metà del ‘900 segna però una svolta nei rapporti tra i due paesi. La Germania Ovest, nata dalla scissione del Reich tra gli Alleati vincitori della guerra, nel tentativo di reinserirsi negli equilibri europei, attua continue politiche di collaborazione con le forze occidentali. Al contempo, la Francia si erge a potenza dominante in Europa. La loro consecutiva collaborazione andrà a costituire il cuore dei rapporti europei e della nascita dell’UE, trionfo della politica di cooperazione fortemente desiderata dalle forze occidentali, su tutti gli americani, dopo il secondo conflitto mondiale.

Non esistono dunque due Nazioni più legate di Francia e Germania. Un rapporto che si è articolato su diversi piani, che ha dato vita a diversi esiti, che ha plasmato l’immagine del mondo. Anche in campo calcistico questo rapporto ha regalato delle pagine indimenticabili di storia, che straordinariamente ricalcano il racconto tarantiniano di Bastardi senza gloria.

La Francia supera la Germania nel 2016
La Francia supera la Germania nel 2016 (Foto: Imago Images – OneFootball)

Il nostro lavoro non è fare prigionieri

Il primo incontro ufficiale tra Francia e Germania risale al Mondiale del 1958, quando le due squadre si sfidano nella finale per il terzo e quarto posto. Lo scenario è la Svezia, il mattatore assoluto della competizione è l’astro nascente brasiliano Pelé, che porta i verdeoro alla conquista del primo titolo mondiale della loro storia. Tra le sorprese di quel Mondiale c’è però proprio la Francia, guidata dal leggendario Just Fontaine, che in quell’edizione segna addirittura 13 gol, sancendo il record, ancora imbattuto, di maggior numero di reti per singola edizione in un campionato mondiale per Nazioni.

I transalpini passano il proprio girone grazie alla vittorie contro il Paraguay, un tremendo 7-3 all’esordio con tripletta di Fontaine, e la Scozia; e perdendo, in maniera indolore, contro la Jugoslavia. Nei quarti di finale poi si liberano con un rotondo 4-0 dell’Irlanda del Nord, ma in semifinale devono arrendersi al dominante Brasile, che si impone 5-2 con una tripletta di Pelé.

La semifinale è già il miglior risultato della Francia in un Mondiale, ma nella finalina Les Bleus si troveranno di fronte l’odiata Germania, con le ferite delle due guerre che sono ancora troppo fresche da ignorare. L’attenzione popolare, di conseguenza, schizza alle stelle. I teutonici, campioni in carica, nel loro cammino si sono liberati della Jugoslavia nei quarti, ma sono capitolati in semifinale contro la Svezia, padrona di casa.

Nella finale per il terzo e quarto posto va in scena un vero e proprio show di Just Fontaine, che chiude come aveva aperto il suo Mondiale: siglando tre reti. Il risultato finale è un pirotecnico 6-3 che regala la medaglia di bronzo alla Francia, e quella di legno alla Germania. Una vittoria francese, che fa però semplicemente da preludio al dominio tedesco che verrà.

Il leggendario Just Fontaine
Just Fontaine portato in trionfo dopo i tre gol alla Germania (Imago Images – OneFootball)

Perché capisco di quali imprese incredibili un uomo sia capace

La gioia francese è effimera, anzi illusoria. Le vicende della rivalità tra Francia e Germania negli anni a seguire hanno ricalcato i canoni della fedeltà storica, non della finzione tarantiniana come la prima vittoria in Svezia avrebbe potuto far intuire. Dopo la sconfitta di Göteborg devono passare parecchi anni per la rivincita tedesca, ma quando arriva lo fa in maniera a dir poco fragorosa.

Spagna ’82, Mondiale assai caro a noi italiani. Mentre Paolo Rossi e compagni prima annaspano, poi strapazzano Argentina e Brasile e volano verso la conquista del terzo titolo mondiale, la solida Germania procede senza grossi intoppi nel suo percorso. Solo l’esordio è scioccante, con la sconfitta per 2-1 contro l’Algeria. Da lì in poi i teutonici si riassestano, superano Cile e Austria e passano il primo girone.

Nel secondo raggruppamento, la rappresentativa guidata da Jupp Derwall elimina Inghilterra e Spagna, pareggiando con i britannici e battendo 2-1 gli iberici. Rummenigge e compagni ottengono così il pass per la semifinale, dove ad attenderli ritrovano, a distanza di 24 anni, la Francia guidata da Le Roi, Michel Platini.

A Siviglia va in scena una delle partite più belle e controverse della storia dei Mondiali. Partono forte i teutonici, che prima colpiscono una traversa, poi sbloccano il match con un gol di rapina di Littbarski. Dopo dieci minuti Platini pareggia su rigore, e tra le due squadre si instaura un equilibrio impressionante. Lo stallo regge fino alla fine dei tempi regolamentari, conclusi col brivido dell’incredibile traversa colpita dal francese Amoros.

Nei supplementari la Francia parte forte, ottenendo un doppio vantaggio con Tresor e Giresse. I tedeschi però riescono clamorosamente a reagire e recuperare con un gol dell’acciaccato Rummenigge, entrato solo nei supplementari, e con la firma di Fischer. Ai rigori, alla fine, trionfa la Germania, con l’errore decisivo di Bossis.

Un match ricco di emozioni, palpitante ed emozionante. A dominare la scena però è un episodio che segna un’ulteriore frattura, a lungo insanabile, tra le due squadre. Al minuto 52, il francese Battiston viene innescato in maniera splendida da Platini; su di lui esce a valanga il portiere tedesco Schumacher, che colpisce in pieno l’avversario dopo che quest’ultimo aveva tentato un pallonetto, finito al lato.

Battiston, travolto da quella potente valanga, crolla a terra privo di sensi. Poi si riprende ed esce in barella. I francesi guardano l’arbitro Corver, si attendono una sanzione che però non arriva. Il match prosegue normalmente, con l’epilogo narrato. L’episodio però lascia degli strascichi enormi e a fine partita esplode il putiferio, che si dilungherà a dismisura.

Il calciatore francese rimane addirittura qualche giorno in coma, riportando anche la rottura di due denti e svariati problemi al collo. I francesi inveiscono pesantemente per quell’episodio, gridando allo scandalo e alla vergogna. L’ira dei transalpini non si placa, portando a un preoccupante revival dell’odio tedesco che costringe addirittura l’allora Presidente François Mitterand a intervenire. In un sondaggio lanciato da Le Figaro, il più longevo quotidiano francese, il portiere teutonico Schumacher è risultato il tedesco più odiato di tutti i tempi, davanti addirittura ad Adolf Hitler. Un piccolo esempio di quanto questa rivalità calcistica possa essere sentita.

La faida franco-tedesca schizza nuovamente alle stelle nel 1982, dopo quella che è passata alla storia come “Battaglia di Siviglia”. Un match che rimane impresso nella storia del calcio, come testimoniato anche da Michel Platini che l’ha definito “la partita più bella della mia intera carriera calcistica”. Quattro anni dopo, Francia e Germania si trovano nuovamente di fronte, con ancora i veleni vivissimi per quanto successo quattro anni prima. A trionfare sono ancora i teutonici, che conquistano il pass per la finale battendo 2-0 i transalpini con le reti di Brehme e Völler.

La semifinale tra Francia e Germania del 1986
La semifinale tra Francia e Germania del 1986 (Foto: Imago Images – OneFootball)

E voglio che guardiate bene in faccia l’ebrea che vi ucciderà

Dalla semifinale del 1986, passano altri 28 anni prima del nuovo incontro tra Francia e Germania. Ormai il ricordo della Battaglia di Siviglia e delle due eliminazioni di seguito in semifinale sono lontani, ma le ferite bruciano comunque e vengono rintuzzate da quella nuova sfida. Le due squadre si incrociano nei quarti di finale del Mondiale brasiliano del 2014 e vince ancora la Germania, grazie a un gol di Hümmels in apertura. La terza vittoria dei teutonici, contro una Francia ormai succube degli eterni rivali.

Quando il destino rimette di fronte Francia e Germania, due anni dopo, la situazione dei transalpini è mentalmente tragica. Il confronto è nettamente sbilanciato per i teutonici: vincenti in tre incroci su quattro e sconfitti solo quando, sostanzialmente, la partita non valeva granché, con le due squadre già eliminate e il solo terzo posto in ballo.

Germania-Francia del 10 luglio 2016 è però una partita diversa e unica, per svariati motivi. Intanto è il primo confronto tra le due squadre nella storia degli Europei: incredibile ma vero. Si gioca nel più ristretto contesto continentale, in cui i transalpini possono sentirsi più forti e protetti. Inoltre, il 10 luglio è una data significativa nella storia della rivalità tra le due squadre: nello stesso giorno, nel 1943, è stato istituito il governo di Vichy, una delle grandi ferite ancora aperte per la Francia. Il regime di Vichy ha seguito, durante la seconda guerra mondiale, la capitolazione della Francia, conquistata in breve tempo dalle truppe tedesche. Si trattava di uno stato satellite del Reich, collaborazionista con Hitler. Il 10 luglio è dunque la data simbolo della resa della Francia alla Germania e della umiliante capitolazione francese al nemico nazista.

Infine, lo scenario del match è Marsiglia, a casa dei transalpini, in un Europeo che Les Bleus sono chiamati a vincere, partendo ai nastri di partenza come favoriti assoluti. Una storia del genere sembra concepita in maniera impressionante sulla falsariga del tarantiniano Bastardi senza gloria. La traumatica sconfitta nel 1982, le ulteriori batoste nel 1986 e nel 2014, la silenziosa e speranzosa attesa di ottenere finalmente la vendetta. Tutto ricalca, in chiave metaforica, la vicenda di Shoshanna, che dopo essere fuggita dal massacro di Hans Landa si è rifugiata a Parigi e con fatica ha preparato la propria vendetta, dovendo sopportare anche la frequentazione con un ufficiale nazista per perseguire il proprio piano. Poi l’occasione finalmente arriva, si presenta tra le mura amiche, al Velodrome di Marsiglia come in un cinema parigino.

Griezmann festeggia con i suoi tifosi
Griezmann si prende il tributo del suo popolo (Foto: Imago Images – OneFootball)

L’esecuzione è perfetta. La Francia si libera della Germania con una doppietta di Antoine Griezmann: il primo gol allo scadere del primo tempo, su rigore dopo un mani di Schweinsteiger in area. Il secondo al 72′, con Le Petit Diable che gira in porta un pallone lasciato nel cuore dell’area di rigore da Manuel Neuer, impreciso in uscita su un cross di Pogba. La Francia batte così 2-0 la Germania: il piano di Shoshanna viene eseguito magistralmente, la vendetta è consumata.

Poi i transalpini perderanno in maniera clamorosa la finale dell’Europeo contro il Portogallo, con un gol nei supplementari di Éder, svuotati probabilmente da quel piano studiato per anni, lentamente ideato e con fatica realizzato per ristabilire gli equilibri europei. Si rifaranno due anni dopo, con la conquista del Mondiale in Russia, coronando finalmente il proprio percorso di crescita.

Una consacrazione che è dovuta passare dal superamento dei propri demoni, dalla resa dei conti con quella Germania che rappresenta da sempre l’altro lato della Francia in campo europeo. Le due Nazioni sono legate a filo strettissimo, le loro vicende si sono plasmate, e continueranno a farlo, nel rapporto reciproco. Dalle battaglie del Novecento, fortunatamente messe alle spalle, ai confronti sul rettangolo di gioco fino alle riscritture cinematografiche. La rivalità tra Francia e Germania è una componente totalizzante della nostra storia, che ha regalato pagine memorabili di un libro che avrà ancora molte pagine da scrivere, che però siano solo incontri calcistici e rapporti cooperativi.

Autore

Romano, follemente innamorato della città eterna. Cresciuto col pallone in testa, da che ho memoria ho cercato di raccontarlo in tutte le sue sfaccettature.

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