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CALCIO ITALIANO

E le seconde squadre?

Come ogni anno, in questo periodo inizia ad esserci grande fermento attorno al campionato di Serie C. Tra società che falliscono, squadre che non si iscrivono e altre che rinunciano alla promozione dalla Serie D, decine e decine di dirigenti e tifosi si prodigano in calcoli per capire a chi toccherà riempire gli spazi rimasti vuoti. Scorrendo il regolamento che norma il completamento dell’organico della prossima Serie C, si nota come la priorità venga data alle seconde squadre dei club di Serie A. Sì, proprio loro, la creatura nata tra le macerie di una FIGC commissariata all’indomani della mancata qualificazione al Mondiale 2018.

Dal frettoloso varo di questa iniziativa, ha partecipato alla Serie C sempre e solo la Juventus U23, con le altre società che non sono mai sembrate effettivamente vicine a mettere in piedi una propria seconda squadra. Ora che un nuovo Mondiale da vivere da spettatori è alle porte, le “squadre B” sono tornate prepotentemente nel dibattito sulla rinascita del calcio italiano, presentate anche in questa occasione come una risorsa fondamentale per la crescita delle giovani promesse nostrane. Per la prima volta anche il presidente della Lega Serie A si è esposto sull’argomento classificandolo come urgente, ma restano ancora molti dubbi da parte delle società, restie a investire in una propria seconda squadra con le regole attuali.

Seconde squadre: breve manuale di istruzioni

Maggio 2018. L’arrivo dei primi caldi ricorda a tutta la popolazione italiana, e in particolare alla FIGC, che stiamo per vivere il primo Mondiale senza Italia dopo 60 anni. La federazione è ormai commissariata da alcuni mesi, a seguito delle dimissioni di Carlo Tavecchio, ed è gestita da Roberto Fabbricini, dirigente sportivo di lunghissimo corso. Il 10 maggio, Alessandro Costacurta, sub-commissario della FIGC, dà finalmente la conferma alle voci che si inseguivano ormai da settimane: dalla stagione successiva le squadre di Serie A potranno iscrivere una propria seconda squadra in Serie C. L’obiettivo primario, messo nero su bianco dalla FIGC in un comunicato è di:

favorire la crescita e la formazione dei giovani calciatori, anche a favore delle Nazionali giovanili

Nel comunicato si parla dell’interesse di alcune società di Serie A per il progetto, ma ai nastri di partenza della stagione 2018/19 si presenta solo la Juventus U23. Con questa riforma, la Serie C spera di poter finalmente risolvere il problema delle vacanze di organico, mentre la Lega B protesta vivamente, ritenendosi scippata del suo tradizionale ruolo di campionato che “fa crescere i giovani”. Contestualmente all’annuncio, vengono anche definiti i criteri per iscrivere le squadre, che prevedono il versamento di 1,2 milioni di euro a fondo perduto e la disponibilità di un campo di gioco omologato per la Serie C.

Mauro Balata, presidente della Lega B contrario alle seconde squadre
Mauro Balata, presidente della Lega B, è una delle poche voci pubblicamente contrarie alle seconde squadre. (Foto: Gabriele Maltinti/Getty Images – One Football)

Le regole per la composizione della rosa per le seconde squadre sono diverse da quelle per gli altri club di Serie C. Per la prima stagione (2018/19), nella distinta di gara vanno inseriti 23 giocatori, di cui 19 nati dal 1996 in poi. Si possono iscrivere tre fuoriquota, quattro se uno di questi è un portiere, ma in ogni caso nessuno dei giocatori deve essere nella lista dei 25 per la Serie A e nessuno deve avere più di 50 presenze nel massimo campionato. 16 dei 23 giocatori devono essere stati tesserati per almeno sette stagioni da un club italiano; sono permessi i passaggi tra prima e seconda squadra, ma solo fino alla quinta presenza con la “squadra A”. Da far impazzire anche il più meticoloso giocatore di Football Manager.

Questo complesso regolamento ha subito alcune modifiche nel corso delle stagioni, ma è sempre e solo stato un problema della Juventus, visto che nessun’altra società ha fatto il passo di iscrivere la propria filiale. I fuoriquota diventano infatti quattro a prescindere dalla presenza di un portiere già dalla stagione successiva, mentre i giocatori di formazione non italiana restano sette, come confermato da un comunicato FIGC di rettifica, dopo che le regole per le nuova stagione erano state espresse in modo abbastanza oscuro. Il cambiamento più significativo si ha riguardo al numero di presenze in prima squadra che preclude l’inserimento nella distinta in Serie C: prima viene stabilito che le cinque presenze in questione devono essere da almeno 30 minuti, poi il numero viene elevato a dieci.

La Juventus corre da sola

Come abbiamo già detto più volte, solo la Juventus ha usufruito finora della possibilità di iscrivere la propria seconda squadra alla Serie C, e lo ha fatto sin dall’inizio del progetto, quando era ancora dominante in Italia dal punto di vista dei risultati. Con la presenza della sua squadra nella terza serie nazionale, Andrea Agnelli ritiene di poter contribuire allo sviluppo dell’intera Lega Pro, oltre che a quello dei giocatori delle giovanili bianconere. Così, dal 2018 la Juventus U23 partecipa alla Serie C, disputando le partite interne al Moccagatta di Alessandria, non essendo Vinovo omologato per la terza serie.

Nella prima stagione la squadra viene affidata a Mauro Zironelli, rimasto libero dopo il fallimento del Bari, che conduce la squadra al dodicesimo posto in classifica. La posizione finale viene poi migliorata nell’annata di Pecchia, che chiude decimo e vince la Coppa Italia di Serie C e nelle due di Zauli, che conduce la Juventus U23 a un decimo e un ottavo posto, uscendo dagli ultimi play-off solo ai quarti di finale per mano del Padova. Nonostante il grande ricambio di giocatori, dovuto anche al limite di età imposto dal regolamento, la composizione dell’organico ha seguito sempre la stessa logica, mescolando i ragazzi che escono dal vivaio bianconero con giovani prospetti pescati all’estero e fuoriquota specialisti della categoria, necessari per affrontare un campionato come quello di C.

Dei ragazzi passati per la Juventus U23 in questi anni, più di qualcuno ha raggiunto la massima serie, in Italia o all’estero, scendendo in campo con continuità, basti pensare ai vari Portanova, Frabotta, Mavididi, Vrioni. Nessuno di questi però è entrato in pianta stabile nella rosa della Juventus, aspettando la possibile esplosione di Miretti. Anche per quanto riguarda le nazionali italiane, a cui questo progetto dovrebbe dare un conclamato beneficio, non ci sono stati exploit degni di nota, con Portanova, Miretti, Ranocchia e Muratore che messi assieme fanno una manciata di presenze in U21 e nessun esordio in nazionale maggiore. Va detto anche che il numero di prestiti in uscita dalla Juventus non è diminuito in questi quattro anni, come invece si prevedeva nel 2018, vuoi per i giocatori che vanno oltre al limite di età, vuoi per quelli che necessitano di confrontarsi con uno step intermedio tra la C e la A – che sia la B o un campionato estero.

Miretti conduce la palla in una partita contro il Monza
Fabio Miretti è forse il maggior indiziato per entrare in pianta stabile nella rosa della Juventus. (Foto: Miguel Medina/Getty Images – OneFootball)

Le seconde squadre degli altri

L’Italia è solo l’ultimo dei grandi campionati d’Europa ad aver implementato le seconde squadre nel suo sistema calcio. Infatti, ad esclusione dell’Inghilterra, che ha un vero e proprio campionato riserve, Germania, Francia e Spagna hanno tutte dato la possibilità alle loro squadre di avere una propria filiale. Anche le nazioni subito sotto nel ranking UEFA, come Portogallo, Paesi Bassi, Russia, hanno una discreta tradizione in tema di “squadre B”, e queste ultime sono sbarcate anche in campionati minori come Slovacchia e Norvegia.

La Spagna è forse l’esempio più famoso e più di successo, basti pensare che 20 campioni del mondo 2010 su 23 erano transitati per una “squadra B”. Quasi tutte le squadre della Liga hanno una seconda squadra, ed alcune addirittura una terza – è notizia di poco tempo fa l’acquisto di una licenza di quinta serie da parte del Real Madrid proprio a questo scopo. I cosiddetti equipos filiales possono disputare al massimo la categoria immediatamente inferiore a quella della prima squadra e, a differenza del caso italiano, non hanno limiti di età, ma solo gli under 23 (o under 25 con contratto professionistico) si possono trasferire liberamente tra le due formazioni. In passato le seconde squadre spagnole si sono rese protagoniste di risultati eccellenti, ma al momento vivono una crisi di risultati, che fa si che il solo Villarreal B partecipi alla prossima Segunda Division.

In Germania le seconde squadre invece non possono superare il terzo livello della piramide calcistica, ma come in Spagna non hanno un limite d’età per i giocatori. Non hanno restrizioni neanche i trasferimenti dei calciatori tra la filiale e la prima squadra. Al pari delle seconde squadre spagnole, quelle tedesche sono seguite da un discreto numero di spettatori in casa, quantomeno in linea con la media della serie in cui competono. Questo è stato un tema più volte dibattuto in Italia dall’approdo della Juventus U23 in Serie C, vista la media spettatori estremamente bassa dei bianconeri. Anche la nazionale campione del mondo nel 2014 era in maggioranza composta da giocatori transitati per una seconda squadra, e un discreto numero di titolari delle ultime stagioni di Borussia Dortmund e Bayern Monaco sono cresciuti nelle rispettive filiali.

Per quanto riguarda la Francia, invece, le seconde squadre non possono andare oltre alla quarta serie, ovvero il più alto livello dilettantistico, se il club dispone di un centro di formazione, altrimenti devono fermarsi al quinto livello. Anche in questo caso non vi sono particolari limitazioni sui giocatori da schierare e sugli spostamenti tra prima e seconda squadra, provocando spesso le lamentele delle squadre dilettantistiche, che si trovano davanti giocatori di Ligue 1 scesi per rientrare in forma. Anche se posizionate in basso nella piramide calcistica francese, le seconde squadre d’oltralpe hanno contribuito a creare diversi talenti, basti pensare a Kimpembe e Lacazette, o ai più giovani Mbappé e Tchouaméni.

Aurélien Tchouaméni difende palla con la maglia del Bordeaux
Aurélien Tchouaméni ha mosso i suoi primi passi nel Bordeaux 2. (Foto: Nicola Tucat/Getty Images – OneFootball)

Quali prospettive

A poco più di due mesi dall’inizio del prossimo campionato di Serie C, la Juventus è ancora l’unico club con una seconda squadra. Nulla di più di alcune voci hanno accostato al progetto società come Roma e Atalanta, ma queste indiscrezioni non hanno dato seguito a nulla di concreto. Lo scoglio più grande per la nascita di nuove “squadre B” sembra essere quello dei costi di iscrizione, che la stessa Lega Serie A ha chiesto di ridiscutere. È inevitabile che tutte le parti chiamate in causa debbano scendere a compromessi, compresa la Lega B, che come quattro anni fa ha nuovamente ribadito la sua disapprovazione per il progetto.

Ormai quasi tutte le voci rilevanti nel sistema calcistico italiano, tra presidenti, ex-giocatori, dirigenti, sostengono la necessità di un sistema di seconde squadre analogo a quello di alcuni dei più importanti campionati esteri. Ed è proprio all’estero che si dovrebbe guardare per individuare le possibili falle del progetto italiano, a cominciare dai già citati costi di iscrizione e gestione, che in Italia sono molto più elevati che altrove. Osservando ancora gli altri campionati, salta all’occhio anche l’assenza quasi totale di regole per la composizione della rosa, che in Italia sono invece presenti ed estremamente macchinose, come abbiamo visto.

Marco Olivieri con la maglia dell'Empoli
Marco Olivieri, ex Juventus U23, è al suo terzo prestito. Come lui, tanti altri. (Foto: Francesco Pecoraro/Getty Images – OneFootball)

Le nuove regole FIFA sui prestiti, che entreranno in vigore dalla prossima stagione, potrebbero dare una spinta decisiva per far decollare il progetto, ma questo ragionamento porta inevitabilmente a un’ulteriore questione. I migliori giocatori passati per le seconde squadre dei più importanti club europei non hanno trascorso alcuna stagione – o al massimo una – in prestito lontano dalla casa madre, facendo il percorso netto fino alla prima squadra. La Juventus U23, al contrario, ha sotto contratto giocatori che stanno girando l’Italia e l’Europa in prestito da alcuni anni. È vero che questo dipende anche dai limiti di età imposti alle “squadre B” dal regolamento, ma forse sarebbe il caso, prima di qualsiasi altra riforma, di cambiare visione sui giovani dei vivai italiani e su quando questi possano essere considerati “pronti” per la prima squadra.

Autore

Classe '99, fervente calciofilo e tifoso dell'Udinese, alla sua prima partita allo stadio vede un gol di Cesare Natali e ne resta irrimediabilmente segnato. Laureato in scienze politiche a Padova, ora studia a Bologna e scrive di calcio e Formula 1.

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