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AMARCORD

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Vi siete mai chiesti se quel ragazzo di nome Marty e quello stravagante scienziato di nome Emmett avessero una passione per il pallone? Non potremmo mai saperlo, a meno che non ci offrano un giro sulla loro macchina del tempo. La cintura è allacciata, la DeLorean sta per partire; inizia il viaggio nelle prestazioni migliori delle Riserve di Lusso: ecco a voi Riserva al Futuro.

In questo momento in cui il calcio giocato ci ha abbandonato viene più facile del solito andare indietro nel tempo alla ricerca di ricordi in un passato non troppo lontano e di cui avvertiamo la mancanza. Ecco perché i protagonisti di giornata saranno giocatori che magari non hanno lasciato un segno indelebile sulla storia del calcio, rischiando di finire nel dimenticatoio, ma di cui sentiamo inevitabilmente la mancanza. Esponenti di un calcio romantico che con il tempo sta svanendo.

Quanto può essere strana e cinica l’esistenza umana? Non ne abbiamo certezza finchè non lo proviamo sulla nostra pelle, ma talvolta l’esperienza altrui può darci un grosso indizio. Capita, a volte, di dover assencondare il volere del più acerrimo dei nemici per poter realizzare il proprio sogno; capita, a volte, che quel sogno non basti. Ce lo racconta la storia di Arpad Weisz, un Jude, uno di quelli che avrebbe rinunciato alla sua più grande passione per conoscere il suo destino; e invece, tutto è terminato in un gelido 31 gennaio. O forse era tutto finito quasi quattro mesi prima, nello stesso posto, in un altrettanto glaciale 7 ottobre.

Calciomercato estivo 2011: il Milan ha appena perso il faro del proprio centrocampo, quell’Andrea Pirlo che per le successive quattro stagioni farà sognare i tifosi juventini. Adriano Galliani, allora, cerca disperatamente un profilo a centrocampo che possa essere anche solo un’unghia del Maestro, che per dieci anni aveva fatto innamorare giovani, adulti ed anziani nel pianeta rossonero. È l’estate del Mister X, che si concretizza con l’arrivo di un 26enne dal Palermo.

Siamo a Cordova, nella leggendaria plaza de toros. È il 5 ottobre del 1879 e si sta svolgendo un duello: da una parte Rafael Molina Sánchez, lo storico torero che prese il nome di Lagartijo, e dall’altra Murciélago, uno dei tori più leggendari di sempre. In quella domenica riuscì a sopravvivere a 90 colpi di spada del torero, che fu costretto a risparmiarlo data la volontà della folla. Ma non vi ricorda proprio niente il nome di quel toro?

Nel “giuoco” del calcio, quello con la “u” maiuscola, non si vince solo con undici titolarissimi e, a parte rari casi –tipo il Leicester di Ranieri-, la storia ha sempre confermato questa teoria. Già, perché le riserve, di lusso, come piace definirle a noi, sono importanti tanto quanto quelli che dal fischio iniziale dell’arbitro si ritrovano in mezzo al campo, anzi, a volte sono proprio loro a decidere il corso degli eventi e a cambiare irrimediabilmente la storia (calcistica): l’esempio più palese lo abbiamo avuto con la semifinale della scorsa Champions League, quando Divock Origi, uno che di mestiere non fa proprio il titolare, ha portato i suoi in finale. Ma questa è un’altra storia, perché oggi vi proponiamo un’intervista alla riserva di lusso per eccellenza del famosissimo mondiale del 1982: Franco Selvaggi, detto Spadino.

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