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CALCIO ESTERO

Serve qualcuno per il calcetto? Chiamare Reyna, Bellingham e Moukoko

Le sorti della Lazio in Champions League passano anche dalla prima uscita stagionale europea contro il Borussia Dortmund, fucina (e non lo scopriamo ora) di talenti. I prossimi nomi ad essere svezzati in giallonero potrebbero essere Giovanni Reyna, Jude Bellingham e Youssoufa Moukoko.

Alzi la mano chi non ha vissuto, sulla propria pelle, il tremendo incubo delle assenze dell’ultimo minuto al calcetto con gli amici. Conosciuta come undicesima piaga, la defezione dei ‘paccatori seriali’ (detti anche figli di una buona donna) porta all’immediata caccia all’uomo.

Le tappe, per tutti, sono più o meno queste: messaggi a vecchi compagni delle elementari che non si sentono dall’ultima imbarazzante recita scolastica, chiamate a amici di amici di amici e, nel caso, annunci sui social media. Nell’ultimo calcetto fatto quest’estate, dopo aver tentato inutilmente queste mosse, i salvagenti a cui ci siamo aggrappati io e i miei compari sono stati mio cugino e i suoi amici.

I contrari, all’inizio, erano più dei favorevoli ma il deserto di alternative ha portato all’unica soluzione disponibile. Su un sintetico di provincia quindi si disponevano sette classe ’99, semi-alcolisti e fumatori, più tre ragazzini classe 2004. Un commento? Che imbarazzo… Sì, più che altro per noi a fine partita. L’istantanea (purtroppo non scattata) perfetta della situazione, dopo un’ora e mezza di sudore, rappresentava noi ‘vecchiacci’ spompati e sulle gambe per la fatica e i tre brufolosi quindicenni freschi, riposati e ancora desiderosi di giocare.

Borussia Dortmund, abituarsi allo sviluppo

Ecco, nel calcio delle vetrine, i tre ragazzini terribili potrebbero essere Giovanni Reyna, Jude Bellingham e Youssofa Moukoko. Anche loro sono giovani adolescenti dal viso arrogante e tempestato di acne che scherniscono e sorprendono calciatori con un passato di rispetto e con un esperta carta d’identità. Cosa che non siamo io e il mio gruppo di amici, sia chiaro, ma il concetto è lo stesso: Reyna, Bellingham e Moukoko certamente sono giovani di talento scelti dal club ma, in una prima squadra, rappresentano i sottovalutati prodotti del settore giovanile, nonché gli ultimi arrivati.

Diciamo che nel contestualizzare i tre giovani di cui stiamo parlando, la componente del club di cui fanno parte, il Borussia Dortmund, è un fattore fondamentale. I gialloneri, infatti, da anni, sono una multinazionale del pallone. L’efficienza tedesca, il rigore teutonico e la spietata esigenza di produrre costanti risultati potrebbe portare il club della Renania a chiamarsi Borussia Dortmund S.P.A. L’inarrestabile catena di montaggio su cui si basa il club di Rauball ha una struttura verticale in cui nulla è lasciato al caso: Zorc e Ricken, rispettivamente direttore sportivo e responsabile del settore giovanile, seguono una filosofia precisa in cui un calciatore giovane sarà sempre preferito a un calciatore esperto.

Michael Zorc e Lars Ricken (Foto: Imago - OneFootball)
Michael Zorc e Lars Ricken (Foto: Imago – OneFootball)

In un certo senso si può dire che Ricken, al calcetto con gli amici o al campetto di paese, è quel giocatore che sceglie i ragazzini spesso sconosciuti, sottovalutati e chiamati per fare numero, ma che alla fin fine fanno stravincere le partitelle. Il concetto chiave, tuttavia, è che le decisioni non sono casuali, ma sono frutto di strategie precise, occhi rossi davanti a registrazioni video e relazioni su relazioni di un preparatissimo esercito di talent-scout.

La corrente di pensiero del club, diventata ora un punto di forza, non è stata una scelta volontaria, bensì imposta. La multinazionale giallonera non è sempre stata sinonimo di efficienza, ma è una fenice nata dalle ceneri di uno scampato fallimento. Nel 2006, infatti, il club è stato costretto dalla federazione tedesca a rispettare determinati parametri che, tra i vari dettagli, prevedevano di dare risalto e priorità al calcio giovanile tedesco.

Il Borussia Dortmund, in parole povere, al campetto della Bundesliga era costretto a puntare su giocatori sconosciuti o a cui altre squadre non guardavano: non è detto però che questo rappresenti a priori un limite. Da un ostacolo relativo, infatti, i gialloneri ne hanno tratto un’opportunità anche grazie a investimenti mirati. Le risorse del club non venivano investite per il presente ma per il futuro, assicurandosi i migliori talent scout, che a loro volta avevano il compito di selezionare i migliori prospetti in circolazione.

Quest’ultimi venivano scelti in base a precise caratteristiche tecnico-tattiche che, negli anni, sono rimaste immutate: calciatori veloci, tecnici, intelligenti e, come professa Lars Ricken, “dal futuro assicurato in prima squadra”. Una catena di montaggio ordinata, rigorosa e che ha avuto bisogno di alcuni anni per mostrare i propri risultati. Amazon, Apple e Tesla non sono state sin da subito le aziende che conosciamo ora, così come Reus, Lewandowski e Sancho non sono stati sempre conosciuti come fenomeni del calcio mondiale.

I prossimi prodotti della multinazionale giallonera potrebbero essere proprio Reyna, Bellingham e Moukoko, rispettivamente classe 2002, 2003 e 2004. Questa scala reale di teenager promettenti stupisce, in particolare, per la prontezza e la precocità di cui dispone e che ha mostrato nel bruciare le tappe di un percorso solitamente più lento. Nonostante la giovanissima età, i tre sono già protagonisti in prima squadra o in orbita di lancio nel calcio dei grandi.

Talento a stelle e strisce

Seguiamo un ordine decrescente e partiamo da Reyna. L’immaginario comune porta gelosamente a considerare il calcio come una delle ultime esclusive europee; l’America pigliatutto tuttavia, seppur concentrata su altre sfere, sta sempre di più ponendo l’attenzione su pallone a rombi, reti e i 22 giocatori in campo.

Reyna dopo il gol al Borussia Mönchengladbach (Foto: Dean Mouhtaropoulos/Getty Images - OneFootball)
Reyna dopo il gol al Borussia Mönchengladbach (Foto: Dean Mouhtaropoulos/Getty Images – OneFootball)

Ecco, quindi, che il deserto calcistico americano si sta trasformando in una prateria di giovani talenti da seguire. Ecco quindi che “l’americano”, come verrebbe chiamato il forestiero nel campanilista calcetto europeo, non è un fosso da schivare ma un giocatore su cui puntare. Nello statunitense Reyna, Il Dortmund ha intravisto del talento mondiale.

Il calcio di Gio è spettacolare ma concreto, due aggettivi che si rifanno allo stile americano e che il classe 2002 esprime sulla trequarti offensiva. Ala sinistra o trequartista, Giovanni mostra spettacolarità nelle inarrestabili cavalcate sull’esterno fatte di finte, controfinte e giochetti che causerebbero le celebri reazioni incontrollate statunitensi. La concretezza di Reyna, invece, si intravede nella scelta di giocate non banali, di ricorrere alla semplicità (quando serve) e di saper colpire con tiri precisi e potenti. Cinismo e spettacolo: puro stile americano.

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Guardando Bellingham, anche senza audio, è possibile sentire l’inconfondibile telecronaca inglese fatta di ‘Wow, what a beauty’ inframezzati a ‘unbelievable’. L’incredibilità di questo ragazzo sta nel fatto che ha a disposizione tutto il repertorio da centrocampista.

C’è la necessità di un’incontrista capace di contrastare le avanzate avversarie e di formare una diga difensiva? Bellingham lo può fare. La squadra ha bisogno di un regista capace di verticalizzare sulle punte, di orchestrare il giro palla e di trovare l’ultimo passaggio? Bellingham è a disposizione. A centrocampo manca una mezzala di corsa e polmoni brava ad inserirsi e a segnare? Bellingham è un maestro di questa arte.

Questa lode al classe 2003 che assomiglia ad uno scadente spot pubblicitario è il manifesto di uno dei ruoli più ricercati nel calcio moderno: il tuttocampista. Bellingham è il tanto agognato Sacro Graal del centrocampo e chi lo trova se lo tiene stretto. Se Reyna è spettacolo americano, Bellingham è l’elegante efficienza inglese: il risultato, qualunque esso sia, viene ottenuto con classe e merito britannico.

Raccontare la storia del talento di Birmingham rischia di far sprofondare in una retorica pesante. Un particolare passaggio, tuttavia, mi ha colpito della, sin qui, brevissima vita calcistica di Bellingham: la scelta del Birmingham di ritirare la sua maglia numero 22 dopo una sola stagione in carriera.

Jude Bellingham saluta il suo Birmingham City all'ultima sfida in maglia Blues (Foto: Richard Heathcote(Getty Images - OneFootball)
Jude Bellingham saluta il suo Birmingham City all’ultima sfida in maglia Blues (Foto: Richard Heathcote(Getty Images – OneFootball)

Ma come? Ma Zanetti, Maldini, Baresi e compagnia hanno impiegato in media 20 stagioni di onorata fedeltà per ottenere questo riconoscimento e invece questo ragazzino lo ha fatto in una sola annata? La motivazione della scelta è l’ispirazione. La 22 di Jude, blasfemicamente, dovrà essere il segno dell’apparizione di un predestinato nel calcio dei grandi nella speranza che possa ispirare altri giovani.

Il nuovo che avanza in casa Borussia Dortmund

L’ordine decrescente si chiude con Moukoko, facente parte dell’annata 2004 che è tutt’ora divisa tra i 15 e i 16 anni. Così piccoli e si parla di calcio professionistico? Giusta osservazione, se ve lo siete chiesti, perché effettivamente fino ai 16 anni in Germania non puoi esordire tra i pro. “Bisogna dargli il tempo di crescere”, tuttavia, sembra un concetto sconosciuto a Dortmund se si parla di Moukoko.

Il countdown verso i suoi 16 anni, il 20 novembre 2020, è vissuto con la trepidazione di capodanno sia dalla stampa che dalla prima squadra: gli organi di informazione tedeschi studiano il calendario di novembre per vedere quando potrebbe esordire mentre la squadra giallonera parla di un ‘piano già prestabilito per il suo inserimento’. Ma perché tutta questa fretta? La risposta si trova nei numeri.

Youssoufa Moukoko dopo la tripletta allo Schalke 04 (Foto: TEAM2sportphotoImago - OneFootball)
Youssoufa Moukoko dopo la tripletta allo Schalke 04 (Foto: TEAM2sportphotoImago – OneFootball)

Moukoko è una macchina da gol precoce e devastante. In 2 anni, nell’Under 17 ha messo a segno 90 gol in 56 partite. Nel resto del settore giovanile, in cui non ha mai giocato con i pari età, ha messo a segno altri 96 gol che lo portano a 186 reti totali. L’obiettivo?

Prima di arrivare in prima squadra voglio arrivare a 200 marcature nel settore giovanile.

Queste le sue parole alla BILD, che sottolineano come sia già orientato al calcio dei grandi in cui, tra l’altro, è stato già battezzato come predestinato dal classe 2000 Haaland. Un ventenne che parla da veterano ad un sedicenne e subito ci si sente dannatamente vecchi. Ammetto di non aver mai visto giocare Moukoko, quindi quando ho digitato il classicoMoukoko best skills and goalssu Youtube mi sono reso conto subito che questo sedicenne potrebbe segnare anche quando va al bagno.

Ha una semplicità nel trovare la porta disarmante e che, spesso, lascia sulle gambe difensori e portiere. Segna di testa, di sinistro, di destro, dalla distanza, al volo, in acrobazia, di astuzia, di tap-in e pure quando cade. In breve “Ball zu Moukoko und wir umarmen uns” (‘Palla a Moukoko e s’abbracciamo’) potrebbe essere il prossimo motto in casa Dortmund.

Reyna, Bellingham e Moukoko, quindi, non sono i rimpiazzi del calcetto chiamati dopo una defezione, ma sono le prime scelte dopo il pari o dispari per chi deve partire per chiamare. In parole povere quelli che chiami quando vuoi essere sicuro di vincere. In parole povere mio cugino e i suoi amici nei prossimi calcetti che organizzerò.

Reyna, Bellingham e Moukoko in allenamento (Foto: TEAM2sportphoto/Imago - OneFootball)
Reyna, Bellingham e Moukoko in allenamento (Foto: TEAM2sportphoto/Imago – OneFootball)
Autore

19 anni, mantovano di origine ma milanese di adozione. Grande amante del pallone, che sia a spicchi o a rombi poco importa. Frequento il primo anno di Scienze Politiche alla statale di Milano cullando il sogno di diventare giornalista sportivo. Mi piace raccontare lo sport in tutte le sue sfaccettature assaporando i suoi aneddoti e i lati più nascosti.

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