CALCIO ITALIANO

Il Sassuolo è Berardi, Berardi è il Sassuolo

L’assenza di Domenico Berardi contro la Juventus nella sfida consumatasi due giorni fa allo Juventus Stadium – un fatto ovviamente influenzato da contingenze esterne, ma non essendo la prima volta è un avvenimento sempre “chiacchierato” sui social – non può che fungere da momento perfetto per parlare del nativo di Cariati e della sua carriera. Anzi, specifichiamo: della carriera di Berardi e della crescita del Sassuolo fin dal primo anno in Serie A della squadra neroverde, targato 2013/2014.

Già, perché le traiettorie ascendenti del talentuoso esterno destro, dal piede mancino educato e dalla raffinata intelligenza calcistica, e della squadra emiliana vanno di pari passo, muovendosi all’unisono fin dall’ultima cavalcata in Serie B del Sassuolo durante la stagione 2012\2013, conclusa con la promozione per il club guidato da Eusebio Di Francesco e anno in cui Mimmo Berardi, alla prima stagione tra i professionisti dopo essere entrato nel settore giovanile del Sassuolo all’età di sedici anni, totalizza undici reti e conquista un posto da titolare indiscusso all’interno del sistema dell’allenatore pescarese.

Di Francesco
Il primo grande tecnico di Domenico Berardi, Eusebio Di Francesco (Foto: Paolo Bruno/Getty Images – OneFootball)

Prime sirene, primi lampi

L’altisonante stagione in Serie B contribuisce ad attirare su Berardi quel fantomatico mostro chiamato “calciomercato“, e la chiamata della big non poteva di certo farsi attendere. Di gioiellini diciottenni che mostrano lampi di classe fin dalle prime partite in carriera non ce ne sono pochissimi, ma la prima stagione di Berardi è stata anche indice di un’ottima costanza di rendimento da parte del giocatore, il quale ha concluso l’anno con trentasette presenze totali.

Su di lui, dunque, si fionda la Juventus proprio nell’estate del 2013. I bianconeri, reduci dal secondo scudetto consecutivo sotto la guida di Antonio Conte, versano in una situazione economica e progettuale indubbiamente più chiara e sicura rispetto alle due milanesi che stanno affrontando gli ultimi e difficoltosi anni del duo Moratti-Berlusconi, oltre che più appetibile rispetto al Napoli allenato da Walter Mazzarri e sapientemente condotto al secondo posto in classifica. Il club bianconero conclude l’affare pagando 4,5 milioni di euro per la comproprietà del giocatore, lasciandolo in prestito a Sassuolo per la prima stagione in A della squadra neroverde.

Con i sedici goal nella stagione 2013/2014, l’esterno neroverde trascina il Sassuolo al diciassettesimo posto e ad una salvezza difficoltosa al termine di un’annata iniziata con Di Francesco, proseguita dalla fine del mese di gennaio con Alberto Malesani, e poi continuata con il ritorno del tecnico artefice della promozione fino alla fine della stagione. Il campionato 2014/2015 conferma sia la bontà del lavoro del tecnico, che resterà sulla panchina emiliana fino al 2017, sia la cifra tecnica e realizzativa dell’ala neroverde, che conclude l’annata con quindici reti in trentadue presenze, aiutando sensibilmente la squadra a raggiungere un ottimo dodicesimo posto e ad affermarsi come solida realtà di Serie A.

Sono due anni in cui i primi sorrisi inquisitori cominciano a susseguirsi, in occasione delle molteplici volte in cui Berardi salta le partite previste contro la Juventus: c’è chi urla al complotto, c’è chi parla di “Scansuolo“, ovviamente senza la minima evidenza per poter giustificare tali illazioni. Giunti al 2021, siamo a sette sfide non giocate nelle quindici previste contro i bianconeri.

Sassuolo-Milan
La partita per antonomasia nella prima stagione di Berardi in Serie A: Sassuolo-Milan 4-3 (Foto: Imago – One Football)

I primi due anni di Berardi in Serie A contengono, tra i tanti elementi degni di menzione, la partita probabilmente più iconica giocata, dominata e dipinta dall’esterno destro della squadra emiliana. In una nebbiosa serata di metà gennaio di inizio 2014, Domenico Berardi sigla quattro gol, sul terreno casalingo, ai danni dell’ultimo Milan di Massimiliano Allegri, condannando l’allenatore che aveva portato i rossoneri a vincere lo scudetto nel 2011 ad un triste quanto annunciato esonero, e consegnandosi in maniera definitiva alle attenzioni del grande pubblico.

Gol di sinistro saltando Abbiati in uscita, altro gol di mancino con una precisa girata da dentro l’area di rigore, tap-in di destro a sancire una tripletta nel primo tempo e altro tiro di sinistro – questa volta un po’ sporco, ma non per questo meno efficace – a sancire il poker e la vera affermazione nel grande calcio di Mimmo Berardi.

Vecchia Signora? No, grazie

L’amaro rapporto con la Juventus si consuma nell’estate del 2015: dopo due anni di prestito, la comproprietà si risolve a favore del club neroverde per una decina di milioni circa, con i bianconeri che si riservano però un’opzione di acquisto sul giocatore fino al 2017. Una scelta per certi versi sorprendente: la Juventus di Massimiliano Allegri, proprio l’allenatore costretto all’esonero diciotto mesi prima da Berardi, sembrava poter essere un palcoscenico già adatto per un giocatore così in rampa di lancio, dopo due ottime annate in terra emiliana. Fu probabilmente l’utilizzo di un modulo a due punte a consigliare al club bianconero di non acquisire Berardi bensì Zaza, nei due anni precedenti partner dell’esterno al Sassuolo, e fu lo stesso Berardi ad opporsi al passaggio al club bianconero, prediligendo un ruolo da protagonista con il club emiliano.

Sarà lo stesso Berardi a rivelare, nel corso di un’intervista del maggio 2017 a Goal, il suo cambio di opinione in merito alla possibilità di vestire la maglia della Juve e di una grande squadra, oltre a svelare il suo tifo nerazzurro:

Il no alla Juventus non fu un no, il mio era un sì al Sassuolo.

Non sapremo mai l’effettiva percentuale della decisione di Berardi sulla permanenza in terra emiliana, ma di certo un matrimonio che appariva sul punto di concretizzarsi svanì sul più bello lasciando diverse scorie.

Berardi
Berardi in una sfida contro la Juventus (Foto: Valerio Pennicino/Getty Images – OneFootball)

Il mancato approdo in bianconero diviene però anche indice della forte ambizione del club guidato da Squinzi, scomparso poco più di un anno fa, e della grande abilità del direttore sportivo Andrea Carnevali. L’estate del 2015 è infatti sede di grandi investimenti per il patron neroverde, che sborserà ben trenta milioni di euro – la cifra più alta spesa tra il 2014 e il 2017 – per giovani di grande valore come Sensi, Politano, Duncan e Defrel, oltre allo stesso Berardi.

Da piccola realtà da lotta salvezza e già in possesso di un calcio piacevole incastonato nel fluido 4-3-3 di Di Francesco, il Sassuolo dimostra di voler puntare a qualcosa di più: il 2015/2016 è la perfetta conseguenza di tale ambizione e consegna uno straordinario sesto posto e la fase a gironi di Europa League al club neroverde. Il Sassuolo sta diventando grande, ma per la prima volta i rapporti di forza tra la squadra e Berardi si capovolgono. Se fino ad allora era stato Berardi la ciliegina sulla torta a trascinare il Sassuolo dalla B alla A e poi nelle prime due campagne nel massimo campionato italiano, gli ultimi due anni sotto la guida di Di Francesco sono assai più difficoltosi per l’esterno neroverde, ed è impossibile non legare le dinamiche di mercato a questo calo prestazionale.

Sette reti e sei assist nel 2015/2016, cinque reti e dieci assist nel 2016/2017, ma anche momenti di eccesso caratteriale: lo testimoniano le tre giornate di squalifica prese per un calcio ad Ansaldi durante Genoa-Sassuolo il 22 novembre 2015, e il fatto che nei primi tre anni di Serie A Berardi sia stato il giocatore maggiormente soggetto a cartellini. Un calo di rendimento e un aumento di nervosismo che iniziano a destare preoccupazioni per quello che era considerato da tutti come il miglior talento offensivo italiano dai tempi di Mario Balotelli, ma che proprio come Balotelli comincia ad incappare in numerosi inciampi e cali di tensione.

Berardi
L’esterno neroverde esulta dopo una rete alla Stella Rossa (Foto: Giuseppe Bellini/Getty Images – OneFootball)

Le distrazioni di mercato e le voci sibilline di diversi addetti ai lavori non hanno di certo aiutato. Dopo il mancato approdo alla Juventus nel 2015, nelle finestre estive successive la Juventus ha sempre manifestato una certa insistenza nei confronti del Sassuolo e del giocatore, di modo che il club e Berardi non accettassero le numerose offerte pervenute in Emilia – una su tutte, quella dell’estate del 2016 da parte dell’Inter: 25 milioni di euro al club e 2,5 al giocatore -, in virtù di un’aleatoria promessa di portare il ragazzo a Torino entro il 2017, anno di scadenza di questo gentlemen agreement raggiunto da Juventus e Sassuolo nell’estate 2015.

La definitiva maturazione di Berardi

Nonostante un sì probabilmente inconsapevole già pronunciato nell’estate del 2015, la vera maturità calcistica verrà toccata da Domenico Berardi soltanto a partire dall’estate al 2018, con l’approdo a Sassuolo di Roberto De Zerbi. Oltre ad annate altalenanti e dense di malumori, il biennio 2015/2016 e 2016/2017 riserva a Berardi anche diversi infortuni: solo nei primi sei mesi del 2017 Berardi ritornerà a mostrare i numeri e le prestazioni regalate in occasione delle prime due stagioni di A, ma a seguire arriva il 2017/2018: l’anno recente più buio per il giocatore e anche per il Sassuolo stesso, invischiato nel duo Bucchi-Iachini, che consegna alla squadra un dodicesimo posto finale poco saporito, con l’andamento individuale del giocatore che rispecchia, nuovamente, quello del club neroverde.

Con De Zerbi, la rinascita e la definitiva maturazione del Sassuolo e dell’ala destra classe 1994: nel 4-3-3 e poi 4-2-3-1 disegnato dal tecnico bresciano ed ex fantasista di Napoli ed Avellino, Domenico Berardi assume una maggior coscienza dei propri mezzi tecnici, divenendo una sapiente guida per la squadra sia a livello associativo – fino ad allora, l’esterno era molto incline ad un gioco individualistico, spesso isolato sulla fascia destra – che a livello mentale.

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Berardi festeggia dopo una rete alla Polonia (Foto: Claudio Villa/Getty Images – OneFootball)

Non è un caso che il 2018 sia anche l’anno in cui finalmente Berardi trova l’esordio con la Nazionale maggiore, sotto la guida del CT Roberto Mancini, chiamato a risollevare l’Italia dalle ceneri di Italia-Svezia con un nuovo corso tecnico che mettesse finalmente al centro la qualità individuale e collettiva. In questo contesto, Berardi non poteva che calzare a meraviglia, pur faticando ad inserirsi con continuità nello spot di esterno destro: dopo le prime chiamate nella seconda parte del 2018, Roberto Mancini richiamerà in azzurro l’esterno neroverde solo due anni dopo, nell’ottobre del 2020, ma innestandolo finalmente e stabilmente nel roster della Nazionale, che probabilmente includerà anche Berardi in vista dei prossimi Europei.

Il legame inscindibile tra il Sassuolo e Berardi

Sotto la guida di De Zerbi, Domenico Berardi ha finalmente trovato la propria dimensione. Probabilmente non ha rispettato le spasmodiche attese riversate sul suo mancino fin dal 2013, al suo esordio in A – e mai le rispetterà -, ma l’esterno ha finalmente preso coscienza della propria cifra tecnica e del proprio ruolo all’interno di un gioco connotato da una spiccata coralità come quello orchestrato dall’allenatore. Non è un caso che il 2019/2020 abbia visto Berardi tornare a registrare numeri sui livelli toccati all’esordio in Serie A: quattordici reti e dieci assist, e un ruolo di totale centralità nell’undici orchestrato da De Zerbi.

Berardi
Una delle ultime foto di Berardi nella stagione 2019/2020, nella gara del 21 luglio scorso contro il Milan (Foto: Alessandro Sabattini/Getty Images – OneFootball)

Con De Zerbi, Berardi ha finalmente accettato e compreso la propria dimensione. Nonostante si vociferi tutt’oggi del rifiuto alla Juventus nell’estate del 2015, è inevitabile che le voci susseguitesi fino al 2017 su un suo possibile approdo a Milano o una possibile ricompra da parte del club piemontese – quasi una spada di Damocle per il giocatore – abbiano influenzato la serenità di un talento che fino al 2018 non aveva più ritrovato quella genuinità che ne aveva contraddistinto i primi passi in Serie A.

La spontanea accettazione di un ruolo di primo piano a Sassuolo ha portato il giocatore a vestire – non a caso – la fascia da capitano a partire dal 2019: l’ambizione di Berardi, dal realizzare i propri sogni con un top club, si è tradotta nel raggiungere tali obiettivi personali tramutando il “suo” – ora sì, possiamo chiamarlo così – Sassuolo in una squadra di alta classifica. E poco importa se, da alcuni addetti ai lavori, questa decisione sia stata interpretata come mancanza di sana ambizione: la vera vittoria di Berardi è stata la presa di coscienza dei propri limiti, della propria dimensione e l’aver sposato il progetto Sassuolo, sapendo di essere in possesso di un contesto in costante crescita e che pian piano sta portando la squadra emiliana a bussare alla porta delle squadre di vertice.

A ventisei anni, il carattere fumantino di Berardi si è trasformato in una solida conoscenza di se stesso come giocatore e come persona, tramite la razionalizzazione della propria dimensione e dei propri sogni. Una tranquillità che ha trasformato anche il suo modo di “fare calcio“, ora più consapevole e ordinato, ma non per questo meno efficace e ispirato del Berardi che abbiamo ammirato nelle prime due stagioni in A, con numeri e prestazioni fuori dall’ordinario. E insieme a lui cresce il Sassuolo, che oggi ha mire di qualificazione alla prossima Europa League, a dimostrazione di un teorema chiaro tanto quanto il matrimonio tra i due mondi in esame: il Sassuolo è Berardi, Berardi è il Sassuolo.

Autore

24 anni, studente di comunicazione a Milano, un Erasmus a Madrid. Carta, podcast, sport e ludopatia in tutte le salse, mi piace condividere le mie opinioni su qualsiasi cosa mi circondi. Nerazzurro perché la vita è anche amara.

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