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SUGGESTIONI

Ma il cielo è sempre più blu

L’attesa è frenetica lì dietro, tra le quinte di quel teatro enorme. Le truccatrici danno gli ultimi colpi di cipria coi loro polverosi pennelli. Gli scenografi corrono avanti e indietro, dettano indicazioni e sperando che tutto vada il meglio. Intanto quel ragazzo attende il suo momento, che sta per arrivare. Pochi minuti. Davanti ai suoi occhi si aprirà una platea piena di persone pronte a giudicarlo. Sarà sotto lo sguardo indiscreto delle telecamere che lo porteranno nelle case di milioni d’italiani. Pronti anche loro a giudicarlo. Però sarà comunque un’esperienza indimenticabile, salire su quel palco storico. Almeno spera.

Lo scroscio di applausi è il segnale che tocca a lui. Si alza, trae un grosso respiro, e avanza. Una voce dal palco lo chiama e quel ragazzo fa il suo ingresso. Ha un pittoresco cilindro in testa, veste uno strano frac e in mano tiene una curiosa chitarra, piccolina. L’orchestra alle sue spalle si prepara a far partire la musica e lui strimpella quello stridulo strumentino che ha in mano. Un ukulele davvero insolito su quel palco, specialmente abbinato a frac e cilindro.

Così ha inizio una delle esibizioni più famose della storia della musica italiana. Quella di Rino Gaetano al Festival di Sanremo del 1978, che con la sua Gianna stravolge la kermesse musicale di quell’anno, e di quelli avvenire. Quel personaggio assurdo, vestito in modo strampalato e capace di usare la parola “sesso” per la prima volta sul palco dell’Ariston è destinato a diventare una vera e propria icona culturale italiana. Quella performance a Sanremo è probabilmente il culmine e il punto di svolta della straordinaria produzione di Rino Gaetano, di una carriera bruscamente interrotta troppo presto da un tragico incidente stradale.

Alla vigilia di quel festival di Sanremo, Rino Gaetano era un completo outsider. Il successo stava arrivando da qualche anno, ma non nella misura che avrebbe meritato. La sua satira sociale, la sua voce fuori dal coro, venivano ancora percepite in modo ovattato. Quell’esibizione, le note di “Gianna” che animano il vetusto teatro Ariston portano un vento di freschezza e immortalano Rino Gaetano come una delle voci più rappresentative della musica italiana. Un riconoscimento che arriverà “a mano a mano”, per usare termini cari al cantautore, e che ha inizio proprio quella sera.

Rino Gaetano chiude quel festival al terzo posto, alle spalle di due pietre miliari della canzone italiana come “E dirsi ciao” dei Matia Bazar e “Un’emozione da poco” di Anna Oxa. Per quel ragazzo nato nel sud Italia e cresciuto a Roma è comunque un successo. La sua “Gianna” diventerà una delle canzoni più famose della musica italiana e la sua voce fuori dal coro inizierà a farsi sentire in maniera nettamente più vivida. Un successo che alla vigilia del Festival era completamente inaspettato, come quello che circa cinquanta anni dopo ha vissuto la città che ha dato i natali a Rino Gaetano. Alla vigilia del campionato di Serie A 2016/2017, il Crotone partiva con tutti gli sfavori del pronostico dalla sua parte. Nessuno avrebbe scommesso sulla sua permanenza in Serie A, come nessuno avrebbe scommesso su un successo a Sanremo di quello strano ragazzo col cilindro e l’ukulele. Eppure.

La suggestione di oggi parte da qui, da legame intrinseco tra la città di Crotone e uno dei suoi più illustri figli, Rino Gaetano, e dai loro successi inaspettati partendo da completi outsiders.

La festa per la salvezza del Crotone
Festa allo Scida (Foto: Massimo Morelli/Imago Images – OneFootball)

Chi vive in Calabria, chi vive d’amore

Il 29 aprile 2016 è la data in cui il Crotone scrive la propria storia. Con un pareggio sul campo del Modena conquista matematicamente la promozione in Serie A, la prima della sua intera esistenza. La squadra, allora allenata da Ivan Juric, corona un campionato pazzesco, raggiungendo l’agognato traguardo con ben tre giornate di anticipo. Dopo Catanzaro e Reggina, il Crotone è la terza squadra a portare il calcio calabrese in Serie A.

Un’impresa ancora più titanica se si pensa che, appena un anno prima, la squadra calabrese aveva evitato per un soffio la retrocessione in Lega Pro, sotto la guida di Massimo Drago. Quella salvezza sembrava un miracolo, questa promozione nemmeno può ascriversi a un qualche intervento divino. Fa parte di quegli eventi imperscrutabili che trascendono il miracolo stesso. L’estate del 2016 è una festa continua per le strade di Crotone, tra l’estasi per la promozione e l’attesa della prima stagione in Serie A. La squadra vive però al contempo un piccolo terremoto in quei mesi, perdendo la guida tecnica di Juric e alcuni dei protagonisti della promozione come Ricci e Budimir.

Sulla panchina dei pitagorici si siede Davide Nicola, alla sua prima esperienza in Serie A dopo le esperienza a Lumezzane, Livorno e Bari. Il mercato non regala grandi sussulti e l’atmosfera passa presto dalla goduria assoluta al pessimismo più totale. L’aria tetra è dovuta all’immagine di una squadra nemmeno lontanamente attrezzata per la Serie A, col miraggio di una salvezza che sembra più di una chimera. Più difficile perfino di immaginare una promozione un’estate prima.

Il campionato infatti parte male, col Crotone che rimedia due sconfitte nelle prime due giornate: a Bologna, all’esordio assoluto, e in casa col Genoa. In casa per modo di dire, tra l’altro, visto che i rossoblù sono costretti a giocare le prime partite interne di Serie A allo stadio “Adriatico” di Pescara perché la loro casa, lo “Scida”, va adattata alla massima serie. Ci si rende conto presto che la squadra non è all’altezza della categoria. In tal senso un arrivo che si rivelerà decisivo è quello di Diego Falcinelli il 31 agosto 2016. Con il Sassuolo l’attaccante non era riuscito a imporsi e il Crotone rappresenta ora quella grande occasione di affermazione. Che poi arriverà.

I tifosi del Crotone
Il cuore del tifo rossoblù (Foto: Massimo Morelli/Imago Images – OneFootball)

Chi ha crisi interiori

L’inizio di stagione quindi per il Crotone è complesso. E le difficoltà durano a lungo. Il primo punto in Serie A arriva alla quarta di campionato contro il Palermo. La prima vittoria giunge addirittura all’undicesima giornata, un 2-0 contro il Chievo con le firme di Trotta e Falcinelli. Si tratta anche del primo, storico, successo in A all’Ezio Scida, reso agibile una settimana prima nella sconfitta interna contro il Napoli di Maurizio Sarri.

Il girone d’andata è un calvario per la squadra di Nicola. Dopo 19 giornate il bottino è di appena 9 punti. La retrocessione sembra ormai inevitabile, quella stagione di festa si sta trasformando in una lenta agonia, che avrà fine solo con l’ineludibile ritorno in Serie B. Gennaio regala ulteriori complicazioni al Crotone, che durante il mercato invernale perde Raffaele Palladino, di ritorno al Genoa. I calabresi devono fare a meno della propria guida tecnica e mentale, eppure si ridestano. Senza un riferimento in campo, i rossoblù si compattano intorno a Davide Nicola, che intanto si sta adattando anche lui alla categoria.

All’esordio assoluto in Serie A, il tecnico ha approcciato il proprio lavoro al Crotone in maniera soft. Inizialmente ha voluto proseguire nel solco del lavoro di Juric, confermando il 3-4-3 che ha portato la squadra in A. Dopo qualche variazione sul tema, Nicola a metà del girone d’andata ha varato il definitivo 4-4-2, che sarà poi il modulo con cui il Crotone riuscirà a compiere la propria impresa. La svolta avviene con l’Inter, quando i pitagorici reggono per 84 minuti a San Siro sullo 0-0, crollando solo nel finale con la rete di Perisic e la doppietta di Icardi. 

Il Crotone, insomma, trova la propria natura in campo, ma manca la scintilla. All’inizio del girone di ritorno arriva qualche risultato, ma la situazione sembra precipitare tra febbraio e marzo. La panchina di Nicola si fa traballante, visto che i punti non arrivano. Poi, il 19 marzo, dopo la sconfitta interna con la Fiorentina maturata nel finale, arrivano le clamorose dimissioni del presidente Vrenna. Il Crotone, dopo il KO con i viola, a dieci giornate dalla fine del campionato si trova a 8 punti dall’Empoli quartultimo in classifica, in pieno caos societario e con la panchina del tecnico Nicola che continua a scricchiolare terribilmente.

Sembra davvero il punto di non ritorno. E in effetti lo è, ma non nella misura in cui tutti credevano. Quel Crotone-Fiorentina sembra poter infliggere il colpo di grazia alle, già minime, aspirazioni calabresi. Invece si rivela la secchiata in faccia che porta alla realizzazione della propria condizione e alla necessità di prendere in mano la situazione, facendo qualcosa per cambiarla. Una volta toccato il fondo, è più facile darsi la spinta per risalire. E quella spinta il Crotone se la dà con tanto impeto.

Falcinelli esulta dopo un gol
L’uomo della rimonta (Foto: Imago Images – OneFootball

Chi scava nei cuori

Quindici giorni dopo il caos del match contro la Fiorentina, il Crotone scende in campo a Verona col Chievo. Dopo 51 minuti di gioco Ferrari sblocca il match, ma i clivensi pareggiano quasi subito con Pellissier. A dieci minuti dalla fine Falcinelli s’inventa un prezioso sinistro a giro che suggella la vittoria del Crotone. Ossigeno prezioso per i calabresi.

Una settimana dopo i rossoblù ospitano l’Inter e con una doppietta di Falcinelli ottengono una vittoria strepitosa. Inutile il gol di D’Ambrosio, che aggiunge solo tensione all’ultima mezz’ora di gioco. Il Crotone vince due partite consecutive e battendo i nerazzurri acquisisce consapevolezza dei propri mezzi. Per la prima volta, forse, dall’inizio dell’anno gli uomini di Nicola capiscono che quella categoria, percepita fino ad allora come un’improba condizione, è alla loro altezza. Crotone-Inter segna la svolta del campionato dei calabresi, che da quel momento diventano implacabili.

Nelle 6 giornate che seguono il match con i nerazzurri, i calabresi battono Sampdoria, Pescara e Udinese, pareggiano con Torino e Milan e cadono solo con la Juventus nella penultima di campionato. La sconfitta con i bianconeri chiude due mesi d’imbattibilità dei rossoblù. I protagonisti assoluti di questa striscia vincente sono sicuramente Falcinelli e Trotta, decisivi con i loro gol, a cui si aggiunge dalla panchina il contributo di Simy. Crisetig s’immola a faro del centrocampo, Ferrari guida la difesa. L’uomo in più è però senza dubbio Davide Nicola, l’uomo intorno a cui la squadra si compatta  e si guadagna la possibilità di giocarsi il tutto per tutto all’ultima curva.

Davide Nicola
Davide Nicola rimarrà sempre nei cuori dei crotonesi (Foto: Gabriele Maricchiolo/Imago Images – OneFootball)

Chi ama l’amore e i sogni di gloria

Una città intera freme il 28 maggio 2017. A un anno e un mese di distanza, torna a salire la febbre. Il caldo si fa ancora più torrido, il sole brucia i volti pieni di speranza, di aspettative. D’incredulità, perché è ancora difficile credere a ciò che sta accadendo. Pensare che ci sia ancora una possibilità e di potersela giocare a casa propria. Con un orecchio a Palermo, certo. Ma col cuore sempre presente lì tra i seggiolini dello Scida.

Tra poco quella “bella stagione” sarebbe finita. Ha soffiato sul cuore, tanto, e ha rubato una quantità d’amore spropositato. A dispetto di come andrà, quell’esperienza sarà stata pazzesca. Come tutte le grandi storie d’amore avrà lasciato un’impronta indelebile. Perché poi in fondo non conta tanto come andrà a finire, conta quello che si è provato e si sta provando ancora. E quello che hanno provato i tifosi del Crotone in quei due mesi è stato incredibile, un turbinio di emozioni difficili da spiegare e anche da immaginare appena qualche mese prima.

Ora il Crotone si appresta a giocare l’atto finale di quella strepitosa stagione. Di fronte alla Lazio, mentre l’Empoli, avanti di un punto in classifica, gioca in casa del Palermo già retrocesso. Serve un miracolo. E quel miracolo accade. Il Crotone batte 3-1 la Lazio. L’Empoli perde 2-1 a Palermo. La squadra di Nicola è salva. Incredibilmente, contro ogni pronostico. Una salvezza impossibile alla vigilia del campionato e via via sempre più complessa con l’avanzare della stagione. Poi la primavera, la rinascita, l’impresa.

La doppietta di Nalini e la firma del solito Falcinelli siglano il successo del Crotone sulla Lazio. I calabresi riescono a salvarsi, stabilendo anche un record: nessuna squadra aveva mai raggiunto la permanenza in Serie A dopo aver conquistato così pochi punti nel girone d’andata.

È l’impresa non solo di una squadra, ma di un’intera città che ha trovato nella propria squadra il faro di speranza. Una città che vive spesso in situazioni di precarietà e arretratezza. Una città che dalla sua posizione isolata nel Sud Italia riesce a farsi conoscere al mondo intero. Una città che vive dell’amore dei suoi tifosi e che finalmente riesce a ripagarli. Una città che ha sofferto i tormenti di tante altre sue simili del Sud e che ha trovato la propria riscossa.

Il mantra ripetuto in quei giorni era “Non succede, ma se succede…”. E alla fine è accaduto. Crotone nell’estate 2017 torna a festeggiare e il pensiero torna a 40 anni prima. A quando un altro crotonese ha trovato il modo di gioire, ed essere celebrato, quando nessuno l’avrebbe immaginato. Rino Gaetano era salito sul palco dell’Ariston col suo stravagante abbigliamento e una canzone che avrebbe conquistato milioni di italiani. Il Crotone aveva iniziato il campionato di Serie A con un’improbabile rosa e un cuore che avrebbe conquistato tutti i tifosi. Nelle loro rocambolesche storie si ricongiungono le vicende di Crotone e del suo figlio più illustre. A ricordarci che non importa ciò che il mondo intero si aspetta e quali sono le premesse: in fin dei conti, per tutti, il cielo è sempre più blu.

Autore

Romano, follemente innamorato della città eterna. Cresciuto col pallone in testa, da che ho memoria ho cercato di raccontarlo in tutte le sue sfaccettature.

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