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CALCIO ESTERO

Anche le Canaglie festeggiano

A 300 km dalla capitale Buenos Aires, la città di Rosario viene etichettata, da anni, come centro focale e fulcro del mondo del calcio. La capitale della provincia di Santa Fe è diventata famosa negli anni, grazie a calciatori ed allenatori che hanno fatto la fortuna di questo sport. Situata sulle sponde del fiume Paranà, Rosario è considerata uno dei capoluoghi più vivaci di tutto il paese. Come quasi tutta l’Argentina, anche qui il dualismo calcistico è una cosa seria: in questo caso, parliamo di quello tra Newell’s Old Boys e Club Atlético Rosario Central.

Se i primi sono conosciuti per la militanza di Diego Armando Maradona, la formazione ideologica del Loco” Marcelo Bielsa e l’aver dato i natali a Lionel Messi, i secondi vengono spesso – ed erroneamente – visti in maniera meno approfondita. A livello mondiale però, il CARC rappresenta uno dei club più storici e ricchi di fascino di tutto il Sudamerica. Con una tifoseria tra le più stimate del mondo ed una storia che getta le basi proprio durante i giorni di Natale.

Natalità

Rosario, 24 dicembre 1889: durante la cena della vigilia di Natale, l’idea di fondare il club venne a 70 ferrotranvieri. In un’Argentina in pieno sviluppo economico, con una cospicua componente di immigrati europei, detti criollos, la matrice del club è fondamentalmente britannica. Dalla riunione del 24 dicembre si deciderà che il club avrà il nome di Central Argentine Railway Athletic Club, presidiato dallo scozzese Colin Bain Calder.

Mentre l’istituzione diventava popolare grazie alle idee espansionistiche dell’attaccante e direttore Miguel Green, aumentando il numero dei propri soci, la fusione tra le aziende ferroviarie di Buenos Aires e del Central Argentino diedero vita, nel 1903, al definitivo nome di Club Atlético Rosario Central. Da lì in poi il club manterrà alcuni capisaldi storici: ad iniziare dal quartiere di fondazione, situato nella parte nord della città, oggi chiamato Lisandro de la Torre. La zona dove si trovano la maggior parte delle installazioni del club, sulle sponde del Paranà.

Passando poi per il soprannome, quello di Canallas. Tra aneddoti e racconti, esistono due versioni che ne spiegano il significato: la prima, secondo la quale il club ed i suoi tifosi siano chiamati così perché facenti parte di un ceto sociale più popolare rispetto a quelli del Newell’s (negli anni venti Newell’s era un collegio borghese). Oppure la seconda, la più chiacchierata, che vede i gialloblu chiamati così perché “disertori” di un’amichevole contro i rivali cittadini del Newell’s, in un match di beneficenza organizzato per i malati di peste negli anni venti.

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(Foto: Luciano Bisbal/Getty Images – OneFootball)

Nei primi anni di vita, il campionato argentino era frazionato per regioni: il Rosario Central faceva quindi parte della Liga Rosarina. Un campionato in cui trionfò per ben 15 volte, trascinato dai gol di Harry Hayes, massimo goleador della storia del club. Quando il club passò alla lega nazionale, i trionfi si concentrarono agli anni settanta ed ottanta, con quattro titoli tra il 1971 ed il 1987, anche se nel 1984 una rovinosa retrocessione – dovuta all’inserimento del promedio – stava per mettere in crisi tutta l’entità.

Dopo gli anni novanta però, tornare a trionfare in patria divenne un compito sempre più arduo. In Argentina, Boca Juniors e River Plate potevano assicurarsi i migliori talenti del paese, rendendo di fatto impossibile la competizione per le squadre dell’Interior. Nella memoria dei rosarini però, la vittoria nella Superliga 1986-87 avrà un gusto particolare: in quella lega infatti, il Central trionfò per una sola lunghezza sui cugini del Newell’s, relegando le compagini della capitale ad un ruolo di comprimarie.

Idolo di quella vittoria, l’enfant prodige della casa Omar Arnaldo Palma: un numero diez partito nei settori giovanili del club sin dai primi calci per poi diventare uno dei migliori trequartisti del club. Le sue partenze fulminanti, unite a dribbling e qualità palla al piede fuori dalla norma, lo resero un idolo assoluto della storia dei Canallas. Con un bottino di 20 gol nell’anno del titolo, ad oggi l’ultimo trionfo nella massima serie argentina.

L’ascesa, la rovinosa caduta e le coppe

A ridosso degli anni duemila, il Rosario Central torna ad essere centrale nel panorama argentino: lo splendore calcistico dei gialloblu è sublimato dalla vittoria in Coppa CONMEBOL (l’attuale Copa Sudamericana) nel 1995. Vittoria che giunge in maniera spettacolare: dopo aver subito 4 gol nella finale d’andata contro l’Atletico Mineiro, la Academia Rosarina pareggia i conti nel Gigante de Arroyito, trionfando 4-0 nei 90 minuti e 4-3 ai rigori. Si tratta della prima vittoria internazionale del club, a cui seguiranno importanti partecipazioni in Copa Libertadores: ottavi di finale nel 2000, semifinalista nel 2001, di nuovo agli ottavi nel 2004, alla fase ai gironi nel 2006.

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Durante la semifinale di Copa Libertadores nel 2001, contro i messicani del Cruz Azul (Foto: Omar Torres/AFP via Getty Images – OneFootball)

Quando la stabilità del club sembrava aver trovato la propria dimensione a livello sudamericano, il colpo duro giunge nel 2010. Quando, sempre a causa del promedio, la sommatoria matematica delle ultime due stagioni, il Canalla si ritrova impelagato nella lotta per non retrocedere. E per farlo deve affrontare l’All Boys nello spareggio, club proveniente dalla seconda divisione.

All’andata, a Buenos Aires, l’Estadio Islas Malvinas sembra esplodere: l’affluenza è record, ma i rosarini tengono botta pareggiando stoicamente a un minuto dalla fine con un colpo di testa del difensore Guillermo Burdisso, su calcio d’angolo. Ma l’impresa dell’andata viene cancellata il 23 maggio 2010: perché l’All Boys si impone a Rosario per 0-3, relegando il Rosario Central ad una dolorosa retrocessione. I tafferugli e gli scontri post partita resteranno una pagina negativa del club. Il purgatorio durerà più del previsto, perché il CARC rimarrà in Primera B Nacional per ben tre anni, ritornando tra i grandi soltanto nel 2012/2013.

Tornato in Primera, il Rosario Central sfiora per ben tre volte il trionfo in Copa Argentina: ma quasi beffardamente, pur giungendo in finale per tre anni consecutivi, un vero e proprio record in patria, perde nel 2014 contro l’Huracán, nel 2015 contro il Boca Juniors e nel 2016 contro il River Plate. Guidati dal Chacho Eduardo Coudet, tornato a Rosario da allenatore, il Central sfiora anche la semifinale in Copa Libertadores, perdendo poi la contesa in un turbolento match a Medellin, contro l’Atlético Nacional, conclusosi con il risultato di 3-1 per i padroni di casa.

Per rompere la maledizione, il CARC si affida a Edgardo Bauza: il nativo di Granadeiro Bagorria, una cittadina metropolitana della Grande Rosario, era stato calciatore del club negli anni ottanta (vincendo due titoli nazionali) ed aveva mosso qui i primi passi da allenatore. Dopo una miriade di esperienze, tra cui quella sulla panchina della nazionale argentina, il Patón, come lo chiamavano nel barrio nativo assieme al fratello, dona nuova linfa al club, a livello tattico e progettuale. Così che la Copa Argentina, nonché il decimo trofeo del club, arriva nel 2018, in una sfida thrilling con il Gimnasia La Plata conclusasi poi ai rigori. 

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La storica vittoria in Copa Argentina nel 2018 (Foto di: Delfo Rodriguez/AFP via Getty Images – OneFootball)

Chi ha vestito la maglia del Rosario Central?

Tra i tanti calciatori che hanno vestito questa prestigiosa maglia, Mario Alberto Kempes è sicuramente il volto di lustro del club: El Matador divenne campione del mondo con l’Argentina nel 1978 essendo un giocatore del club. Prima di lui, il centrocampista Tomás Carlovich, detto El Trinche, descritto come uno dei calciatori più forti della sua epoca, vestì questa maglia.

L’idolo dei giorni nostri è sicuramente Ángel Di María, acquistato a sei anni dal club Canalla per 26 palloni dal club El Torito (a quanto pare mai consegnati). El Fideo ha poi trionfato in tutta Europa, portando in alto il nome di un club che aveva creduto in lui sin dall’inizio e che spera un giorno di vederlo trionfare in patria. Anche Giovani Lo Celso, che nel 2017 raggiunse proprio Di María al Paris Saint-Germain, è considerato uno dei migliori talenti ad aver vestito la maglia del Rosario Central: si tratta anche di una delle vendite più care del club, visto che i parigini sborsarono circa 10 milioni di euro per aggiudicarselo.

Con una storia ricca di alti e bassi, di risalite improvvise e discese agli inferi, il Club Atlético Rosario Central è riuscito a rimanere antico e verace pur attraversando, senza ostracismi, il cambiamento del mondo del calcio: il suo tempio, il Gigante de Arroyito, è tuttora legato ai crismi del club, gli stessi di quando in quella notte della vigilia di Natale si decise di fondare il club. Così come la passione incessante dei suoi tifosi, definiti tra i migliori e più caldi di tutta l’Argentina. Un percorso intenso, multiculturale sin dalla nascita, che rende il Canalla una delle squadre più tifate in tutto il Paese e una delle più importanti di tutto il Sudamerica.

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Attaccamento agli idoli (Foto: Hector Rio/AFP via Getty Images – OneFootball)
Autore

Nato in Italia, girovago per studi tra Francia e Spagna, poi Argentina per passione: scrivo per amore innato verso questo sport e per la necessità di esprimermi condividendo le mie idee. Amo raccontare storie particolari e poco conosciute, da quelle legate al calcio francese o agli angoli più remoti dei confini argentini.

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