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Un esordio in Europa, tra le fila del Valencia, che avrebbe scoraggiato probabilmente chiunque. Ingresso in campo a metà del secondo tempo, in una sfida di Liga contro il Siviglia, ed espulsione rimediata appena un minuto dopo per una gomitata che gli è costata quattro giornate di squalifica.

Dopo più di 10 anni tra le fila del Racing Club, il nostro calcio faticava ad entrargli dentro eppure Rodrigo de Paul era riuscito, nella militanza argentina, a stupire tutti per classe, senso del gol e posizione in mezzo al campo. Un trequartista dalle idee chiare:

Tutti sanno che fin da bambino mi ispiro a Riquelme!
Zidane, Ronaldinho, Messi. Guardo i giocatori che giocano nella mia stessa posizione.

Punti di riferimento ben saldi lungo il suo percorso, paragoni che in tenera età si sprecavano e compagni di squadra del calibro di Mauro German Camoranesi e Diego Milito pronti a indirizzarlo nei momenti cruciali del suo avvio di carriera.

La parentesi spagnola dura poco, giusto il tempo di capire che il Pollo, soprannome rimediato durante i primi passi sui campi dei professionisti dopo un gol su assist di Camoranesi, appunto. Il ritorno in patria, la maturazione completata:

Sono molto felice al Racing, questa è la mia casa, ho 22 anni e qui ne ho trascorsi 15.

Il telefono però continua a squillare e il mittente è sempre lo stesso: l’Europa. Dall’Italia la chiamata che lo porta nuovamente nel calcio che conta. A Udine per ripartire e trovare un ambiente in grado di coccolarlo e farlo crescere senza troppa pressione.

La nostra sorpresa della settimana porta il suo nome, non tanto per le mai messe in discussione doti tecniche. Quanto per il periodo buio che stava attraversando insieme alla sua squadra.

Rodrigo non è mai mancato di personalità, pallone in mano verso il dischetto del rigore. Uno sguardo al portiere ed uno alla sfera accuratamente posizionata. Rincorsa. Gol.

Oggi la performance è stata ottima per tutta la squadra, anche con uno in meno non ci siamo tirati indietro. Non è facile fare tre partite in una settimana, la strada è quella giusta, la salvezza è un po’ più vicina. A Igor vanno i nostri ringraziamenti, lui ha preso una squadra che rischiava tanto e ci ha saputo dare sostegno e forza.
Non l’avevo mai persa del tutto e questo è solo grazie ai miei compagni che mi sono sempre stati vicini. Ovviamente temevo di sbagliare il rigore, ma ho deciso di prendermi la responsabilità e sono fiero di averlo fatto.

Autore

Cresciuto a suon di pizza, calcio e fogli sparsi sulla scrivania. Amo in egual misura il rumore delle dita che battono sulla tastiera e il turno infrasettimanale, il boato allo stadio dopo un gol e il tè a casa durante gli anticipi delle 18.

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