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CALCIO ITALIANO

Il reset di Paulo Dybala

Per chi crede nei numeri, non può essere un caso che l’ultimo gol segnato allo Stadium da Paulo Dybala con la maglia della Juventus quest’anno sia stato realizzato al decimo minuto della partita contro la Sampdoria. Non può essere un caso neanche che in quella stessa serata abbia lasciato il campo al ventunesimo minuto per l’ennesimo infortunio occorsogli. Il 10, il suo attuale numero di maglia, incontra il 21, il vecchio numero, il presente contro il passato. È un po’ quello che sta succedendo alla Juventus, che per questa stagione si è guardata alle spalle e ha deciso di affidare le chiavi della squadra a Massimiliano Allegri, che nella sua prima avventura in bianconero è diventato l’allenatore juventino più vincente di tutti. 

La responsabilità di Allegri quest’anno è lontana dal “semplice” raggiungimento dell’obiettivo Scudetto: l’allenatore livornese è stato richiamato per risollevare una squadra esaurita dopo due progetti tecnici consecutivi mandati all’aria. Ci ricordiamo come al tramonto della stagione 2018/19, Allegri fosse stato messo alla porta e rimpiazzato con Maurizio Sarri, a sua volta esonerato alla fine della stagione seguente. La stagione appena trascorsa, la 2020/2021 è stata la prima in nove anni in cui la Juventus non ha vinto il campionato. Particolarmente complicata è stata per Andrea Pirlo, al debutto su una panchina, la gestione della squadra bianconera, in una stagione cominciata a settembre dopo una pausa estiva di molto ridotta dalle complicanze causate dal Covid-19.

Oggi, con Allegri tornato all’Allianz Stadium, le priorità della Juventus sono cambiate. Fra queste, c’è il recupero di Paulo Dybala, un autentico desaparecido l’anno scorso. 

Dybala l’incognita

Le ultime annate del numero dieci bianconero sono state altalenanti. All’inizio del suo percorso alla Juventus, l’ex attaccante del Palermo era una punta da oltre venti goal a stagione, e anche dopo la prima dipartita di Allegri la Joya ha continuato a trovare la rete. Maurizio Sarri ebbe l’arduo compito di far coesistere l’asso argentino e il calciatore meno contestabile al mondo, Cristiano Ronaldo. Alla fine ebbe ragione lui, con la sua intuizione di ricamare addosso a Dybala i compiti e le funzioni del falso nove che gli valsero il primo Scudetto, il nono di fila per la Vecchia Signora. 17 gol e 16 assist in 46 partite fu lo score dell’argentino quell’anno, ricordato però anche per la figuraccia in Champions League con l’eliminazione con il Lione agli ottavi di finale.

Dybala si lascia andare dopo una doppietta contro il Lokomotiv Mosca (Foto: Emilio Andreoli/Getty Images – OneFootball)

Nella stagione successiva però Dybala non è mai riuscito a incidere sul campo. La causa non è da rintracciare soltanto in un equivoco tattico con Pirlo, ma anche nella condizione fisica altamente precaria dell’argentino, che lo ha portato a perdere diverse partite lungo tutta la stagione per infortuni muscolari. Questo ha generato un enorme punto interrogativo sulla figura dell’attaccante della Juventus, e molti tifosi hanno iniziato a chiedersi se veramente Dybala fosse indispensabile per la squadra, o se fosse il contrario.

A questa domanda ha risposto prontamente Massimiliano Allegri in estate, facendo in primis riferimento all’apporto caratteriale di Dybala. L’argentino è il vice-capitano della Juventus, un’investitura che si è guadagnato con le presenze, con i goal, con gli anni, ma soprattutto con la sua rilevanza sul rettangolo verde. È evidente quindi quanto l’allenatore toscano punti fortemente su uno dei pochi giocatori rimasti di quelli stessi che ha lasciato al momento del suo iniziale addio alla Juventus.

Quasi amici

La verità è che c’è un problema attorno al racconto di Paulo Dybala da parte dei media italiani: si parla sempre della sua capacità realizzativa (e di come sollecitarla), del fatto che da qualche anno abbia perso un po’ di smalto, si chiacchiera tanto del suo rapporto con Allegri e di come questi lo abbia arretrato tanto sul campo, ma in pochi si sono realmente accorti del vero valore del calciatore argentino. Il peso di Dybala si riflette negli sguardi, nei cenni con i compagni. È un leader silenzioso, uno di quelli che non ha bisogno di parlare ad ampi gesti: se i suoi compagni sono in difficoltà, una sua giocata fa divampare una fiamma viva nei suoi. Questo è il suo modo di caricare la squadra e di caricarsela sulle spalle. 

Dybala con la fascia di capitano al braccio, il sinistro ovviamente (Foto: Francesco Pecoraro/Getty Images – OneFootball)

In campo Dybala è un po’ come l’acqua, un po’ come la società moderna: fluido, liquido, calamita a sé le correnti di pressione come fosse nell’oceano, disorienta con finte di corpo gli avversari e poi libera sciabolate di venti metri che mandano in porta i compagni. Poi, quando tocca a lui, riempie l’area di rigore come un bomber navigato. Forse non ce lo ricordiamo, ma Dybala negli anni ha segnato diversi gol pesanti, a discapito di chi lo accusa di scomparire nelle partite importanti. Soprattutto, tante volte ha salvato la sua squadra da situazioni che sembravano compromesse.

La sua importanza è capitale dentro e fuori dal campo, per questo motivo sarà cruciale che firmi il rinnovo di contratto quanto prima. La trattativa ha assunto i contorni di una telenovela ormai da diversi mesi, e ogni settimana sembra quella decisiva per la firma. Il tira e molla sull’ingaggio non ha fatto bene alle due parti in causa, ma ora finalmente la situazione sembra essersi sbloccata, e la firma di Dybala sul nuovo contratto sarà fondamentale per dare un chiaro segnale ai supporter bianconeri. A 28 anni, Paulo Dybala sembra aver scelto di restare alla Juventus, dove è diventato un fuoriclasse, ma soprattutto un calciatore con grandi responsabilità nello spogliatoio. 

Dybala in panchina con Massimiliano Allegri
Dybala nell’ombra di Allegri, un’immagine ancora attuale (Foto: Tullio M. Puglia/Getty Images – OneFootball)

Questa, per Dybala, sarà l’ennesima stagione per riscattarsi, e potrebbe essere determinante dopo un periodo buio durato troppo a lungo. Il bisogno dell’attaccante juventino ora è ritrovare una forma fisica che gli permetta di riacquisire il ritmo partita e trovare costanza, per non assistere più a immagini deprimenti come quelle della sua uscita dal campo contro la Sampdoria. La Juventus e Allegri, invece, hanno bisogno di goal e assist, perché la produzione offensiva dei bianconeri, nonostante le ultime uscite siano state più o meno positive dal punto di vista dei risultati, è ancora un po’ povera. Se c’è qualcuno che può incrementarla, quel qualcuno ha i calzettoni abbassati, la dieci sulle spalle e i brillantini sul mancino.

Autore

Classe 2001. Studio Scienze della Comunicazione all'Università del Salento. Sono innamorato di tutti gli enganche del mondo.

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