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CALCIO ESTERO

Martin Odegaard, ordine e disordine

Martin Odegaard sembrava non arrivare mai. Oggi il giovane norvegese compie ventidue anni, anche se è come se calcasse il campo da gioco da secoli per la quantità di talento che gli è stata donata alla nascita. 

Odegaard, sintetizzatore del disordine

Ordine e disordine. Eterna lotta che si consumerà nel Ragnarok finale, il Clash tra ordine e disordine, tra caos e luce, tra Loki e Odino, è il simbolo mitopoietico della mitologia norrena, giunta fino a noi grazie alla Edda, testo risalente al XIII secolo. 

Nel testo – che poi è diviso in due parti tra prosa e poesia – Loki, principio generatore del Caos e Odino, il creatore di ordine, si affrontano nella battaglia che porterà alla catarsi del mondo. Ordine e disordine dicevamo. Ma a noi, in fondo, che cosa interessa? 

Se dovessimo costringere Martin Odegaard in una definizione che raccolga in sé tutto quello che il suo talento gli permette di fare sarebbe sicuramente sintetizzatore di disordine. 

Proprio come nella mitologia della sua terra d’origine, Odegaard ha in sé il dicotomico scontro tra ordine e disordine, diventandone alfiere nel momento in cui la palla scintilla sul suo piede sinistro. Il disordine è quello che genera nella testa degli avversari, costretti a inseguire un fulmine di agilità e tecnica costantemente alla ricerca della giocata decisiva. L’ordine, è quello che si dipana tra i suoi piedi, in un filo che collega il suo sguardo al campo che lo circonda. 

Sintetizza il disordine gestendo il caos dei continui dribbling, accelerazioni, decelerazioni e cambi di direzione che, sulla trequarti avversaria, portano gli avversari a non capacitarsi di ciò che sta accadendo intorno a loro. Odegaard vede tracce di passaggio dove difficilmente un altro giocatore avrebbe visto un corridoio, mettendo ordine nei movimenti coordinati con i propri compagni. Disciplina il disordine Martin Odegaard, lo piega al proprio volere.

Odegaard Real Madrid
Di sinistro in maglia Real (Foto: Jose Jordan/AFP via Getty Images – OneFootball)

Esplosione basca 

Oggi, nel giorno del suo ventiduesimo compleanno (ne ha per davvero solo ventidue?), iniziamo la narrazione del suo apprendistato con la stagione passata nei paesi Baschi, precisamente alla Real Sociedad, agli ordini di Imanol Alguacil. 

È l’estate 2019 e il Real Madrid, ancora ingombro dei campioni delle cavalcate europee di Zidane, decide di girare in prestito il giovane norvegese alla Real Sociedad. Lo tengono vicino, per visionarlo più facilmente e metterlo a confronto con una realtà più complessa del campionato olandese: troppo facili gli 11 gol e 12 assist con il Vitesse per accettarlo tra i Galattici. 

All’Anoeta Odegaard raggiungerà la definitiva maturità. Piegherà la materia del suo calcio al volere di un collettivo, imponendosi come sintetizzatore del disordine della Real Sociedad e assumendosi la responsabilità della prima e della penultima giocata, quelle che danno il via all’azione e che concedono il là alla conclusione. Segna 7 gol in 36 partite, mette a referto 9 assist e regala perle come quelle da rivedere in loop contro l’Atletico, il Mallorca o le due punizioni contro l’Osasuna. 

Real Sociedad
Orgoglio basco (Foto: Juan Manuel Serrano Arce/Getty Images – OneFootball)

Tecnicamente è il caos fatta persona: la scintilla provocata dall’impatto tra il suo piede sinistro e il pallone è talmente luminescente da far applaudire tutto il Bernabeu nella sua prestazione contro la Casa Blanca il 23 novembre 2019 fino ad arrivare al gol – ai quarti di Copa del Rey – proprio contro il Madrid, che ne consacra le ambizioni.

Alla ricerca di sé stesso

Per uno che esordisce in nazionale a quindici anni e 223 giorni (era il 2014, già…) è difficile che il futuro non sorrida. Prima o poi. Già, perché anche per il numero venti della nuova Norvegia di Haaland e Hauge, il passato è stato complicato. Prima l’arrivo complesso al Real Madrid di Zidane a soli sedici anni, poi i passaggi a vuoto con l’Heerenven. Due step che ne hanno minato la credibilità e che sembravano averlo fatto affogare nel proprio talento.

Avere un allenatore come lui è bello, ma a volte non è il massimo per la fiducia in se stessi. Madrid era un sogno, avrei potuto scegliere tanti altri club, ma andare lì è stata la scelta migliore che potessi prendere. Mi aspettavo di più, ma sono comunque riuscito ad allenarmi con grandi campioni e ad esordire in prima squadra.

Ma il viaggio era ancora lungo e di nuovo in Olanda – questa volta al Vitesse – il talento è emerso dagli abissi in cui era stato confinato fino ad esplodere in tutta la sua lucentezza. La stagione 2018/2019 andò così bene da convincere il Real Madrid, ancora proprietario del suo cartellino, a riportarlo a casa, in Spagna, per tenerlo sotto controllo e monitorarne l’ascesa. 

Odegaard Vitesse
Gioia al Vitesse (Foto: Imago – OneFootball)

Il laboratorio che reca sull’ingresso “Anoeta” lo ha poi accolto come solo il luogo dove maturi può fare. Odegaard nel nord della Spagna è diventato il fulcro del gioco della Real Sociedad assumendosi la responsabilità di sintetizzare gli istinti primordiali di una squadra che oggi, dopo un anno di costruzione dovuto proprio al suo talento, si trova al secondo posto della Liga senza segni di cedimento. 

È nell’alveo protetto della Real Sociedad che trova definitivamente il proprio ruolo: trequartista con licenza di inventare in ogni zona del campo, prendendosi spazi che solo un talento come il suo può permettersi. 

So che è molto presto, ma penso che dobbiamo essere più esigenti con Odegaard. Il Real Madrid non è la Real Sociedad, dove la sua classe gli concedeva alcuni privilegi tattici. Ora gioca in una squadra in cui il pallone è più condiviso. Potrà dimostrare il suo valore solo se si muove di più ed è decisivo in attacco.

Madrid e Ragnarork

Le parole vergate su AS sono di un giornalista, Alfredo Relano, che commentava la prima gara da centro di gravità attrattiva di Odegaard con la maglia del Madrid. Spaesato, in grado solo di gestire il possesso e di fare qualche buona sponda per i compagni. Tutto qui. Niente di più. 

Fallimento? È finita la magia che sintetizza il caos e la rende ordine? Niente di tutto questo. Odegaard, nel corso dei primi mesi di questa stagione, inizia ad entrare nelle rotazioni di Zidane – sua nemesi ai tempi del primo approdo a Madrid – e solo un infortunio muscolare ne condiziona l’ascesa come titolare. 

Indubbio il talento, non contestata la capacità di ordinare il gioco intorno al proprio baricentro, Odegaard ha in mano la possibilità di diventare una volta per tutte il centro di gravità del Real Madrid. E lo potrà fare proprio perché è il caos a regnare sovrano dalle parti di Valdebebas.   

Odegaard vs Inter
Circondato a San Siro (Foto: Miguel Medina/AFP via Getty Images – OneFootball)

Dicevamo scontro tra ordine e disordine, tra caos e luce, tra Odino e Loki. Il Ragnarork del Real Madrid è il risultato di un ricambio generazionale che sta avvenendo sotto l’egida di Zidane, ma che non sempre riesce a dare i frutti sperati nel tempo considerato giusto a Madrid, quindi nullo. 

Il terzo posto in classifica e la rincorsa al primato nel girone di Champions – coronata con la grande prestazione dell’ultima giornata – hanno testimoniato la bontà delle scelte di Zidane ma anche la mancanza di reali alternative e di una rosa molto corta, vista l’assenza di Hazard e le rese di Asensio e Isco come giocatori da Real Madrid. 

Per questo Odegaard è essenziale a Zidane. Cinque anni dopo il primo approdo a Madrid, il giovane norvegese ha la possibilità di mettere ordine nel caos che si sta producendo a Valdebebas durante la ristrutturazione del Bernabeu e può farlo grazie alla consapevolezza maturata in un anno di Liga. Dovrà imparare a prendersi responsabilità diverse, a cucire sulla trequarti, a non scendere per costruire dal basso – ci pensano Ramos, Kroos e Modric – ma divenire il fulcro dal quale passino tutti i palloni diretti agli attaccanti del Madrid. 

Per questo il futuro è tutto dalla sua parte. Le otto presenze racimolate fino a questo momento sono solo il prodromo di un’avventura che Zidane e il Real non vedono l’ora di iniziare insieme a lui. E, sinceramente, anche noi. 

Odegaard, la Norvegia nel futuro

Passerà anche da questo nuovo ruolo da trequartista puro il futuro calcistico di una nazione che negli ultimi anni sta producendo un talento sconfinato. Nel giorno del suo ventiduesimo compleanno, Odegaard rappresenta uno dei diamanti della collezione norrena in cui sono annoverati anche Hauge, Haaland, Thorsby, Sørloth e Ajer. 

Un coacervo di talento che ha bisogno di un ordinatore di gioco, di una figura dalla consapevolezza estrema, visto che per la fame e la personalità c’è già Haaland. Da Odegaard la Norvegia, proprio come il Real Madrid, chiede solo una cosa per diventare grande: di essere il suo sintetizzatore di caos, la scintilla tra piede sinistro e pallone propria dei figli di Odino.

Norvegia
Patria (Foto: Vegard Wivestad Grott/BILDBYRAN/Imago – OneFootball)
Autore

Classe '94 e laureato in Storia all'Università Statale di Milano, ama il calcio in ogni sua forma ed espressione. Alla costante ricerca di storie da raccontare che permettano di andare oltre ciò che vediamo tutte le domeniche.

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