CALCIO ESTERO

Cosa possiamo (e dobbiamo) aspettarci da Everton-Liverpool?

Mancano poche ore al Merseyside Derby (forse) più combattuto dell’ultimo decennio. Che cosa ci riserverà Everton-Liverpool? Un dominio da parte dei campioni d’Inghilterra o, dopo un digiuno di tre punti che perdura esattamente da 10 anni, un ritorno alla vittoria nella stracittadina per i Toffees di Carlo Ancelotti?

Partiamo proprio da qui. Stessa storia, stesso giorno e stesso bar, se ci immaginiamo un bancone a Goodison Park dove poter festeggiare una vittoria inaspettata. 10 anni dopo quel 17 ottobre 2010, con un 2-0 firmato Tim Cahill e Mikel Arteta, l’Everton sogna un ritorno nella parte felice del tabellino, nel friendly derby di Liverpool.

All’epoca di quell’ultimo trionfo targato Toffees, la situazione era diametralmente opposta a quella che viviamo oggi: stessi punti, solo sei dopo sette giornate, e rispettivamente 17esima e 18esima posizione in campionato. Alla vigilia del primo Merseyside derby della stagione 2020/2021, invece, i campioni d’Inghilterra sono quarti a 9 punti, mentre la compagine di Carlo Ancelotti ha fatto bottino pieno nelle prime quattro uscite stagionali: l’Everton è primo a pari punti con l’Aston Villa, dunque perché non sognare uno sgambetto al Liverpool?

Il rinnovato centrocampo dei Toffees

Dicevamo, primi in classifica, ma non solo. L’Everton detiene il miglior attacco del campionato (12 gol, come Leicester City e Tottenham), oltre ad un rinnovato centrocampo di lusso. Vi dicono qualcosa gli acquisti di James Rodriguez, Allan e Abdoulaye Doucouré?

Il primo dei tre agisce più come esterno alto nel tridente con Dominic Calvert-Lewin, ma il suo contributo in fase di possesso è vitale. Prendiamo in esame la prima sfida stagionale contro il Tottenham, uno 0-1 che ha inaugurato la striscia di quattro vittorie consecutive (5-2 al West Bromwich Albion, 1-2 al Crystal Palace e 4-2 al Brighton).

Contro gli Spurs, Allan ha agito da mediano d’interdizione, con la sua classica solidità mostrata già all’ombra del Vesuvio, André Gomes a seguire e Doucouré, che dal Watford porta energia e posizionamento difensivo, ad incursione. Il posizionamento di André Gomes, più avanzato di Allan sul settore mancino, ha permesso un miglioramento in fase di possesso palla sulla fascia sinistra con Digne e Richarlison, o in profondità, sfruttando la velocità di Calvert-Lewin.

Doucouré, dal canto suo, avanza spesso nel corso della gara, il che permette a James Rodriguez di avere un’opzione di ricezione del passaggio sulla sua traiettoria. Inoltre, l’ex Watford compensa la mancata trazione difensiva del colombiano ex Real Madrid; senza il francese, infatti, l’Everton potrebbe essere colpito nella giornata di domani dalle incursioni di Andrew Robertson, specialmente in occasione degli accentramenti del fantasista dei Cafeteros, autore finora di 3 reti e 2 assist nelle prime sgambate in Premier League, dopo le sue avventure in Portogallo, Francia, Spagna e Germania.

Binomio Ancelotti-James (Foto: Alex Pantling/Getty Images - OneFootball)
Binomio Ancelotti-James (Foto: Alex Pantling/Getty Images – OneFootball)

Il sistema dell’Everton, plasmato sulle idee di Carlo Ancelotti, è, dunque, alquanto flessibile: si passa da un iniziale 4-3-3 ad un 4-2-3-1, oppure ad un 4-1-4-1 con il solo Allan a far da diga davanti a Yerry Mina e Keane. I nuovi acquisti, inoltre, sembrano già conoscersi a memoria in mezzo al campo e l’alchimia con chi bazzicava già dalle parti di Goodison Park è sorprendentemente alle stelle.

Dominic Calvert-Lewin, implacabilità in aria

Un’altra caratteristica nel gioco dei Toffees è la propensione a cambiare il gioco, da ambo i lati del campo: James, grazie al suo mancino sulla fascia destra, sfrutta le cavalcate di di Digne e Richarlison, così come André Gomes può fare con il destro, grazie alle sovrapposizioni del sempreverde Coleman. Infine, gli accentramenti: quelli dell’ex Real Madrid sono vitali per creare svariate opportunità a Calvert Lewin, capace di inserirsi in profondità. Allo stesso tempo, anche Richarlison si accentra, andando a formare un attacco a due.

Insomma, talento ed applicazione, oltre alla conoscenza reciproca: è questa la ricetta segreta di un Everton a dir poco arrembante, errori di Pickford permettendo (vedere per credere il primo gol del Brighton). Ma non ci staremo dimenticando di qualcuno? Ah, sì, il 9 là davanti: la Premier League è letteralmente ai piedi di Dominic Calvert-Lewin, attualmente in testa alla classifica marcatori al pari di Heung Min-Son.

In Inghilterra, a parte i soliti noti Kane e Vardy, difficilmente potreste riuscire a trovare un giocatore d’elite per quanto riguarda i colpi di testa se non veste la casacca dell’Everton nel tridente offensivo ancelottiano: nessun giocatore ha segnato di testa più di lui dall’inizio della stagione nella massima competizione britannica.

Come se non bastasse, nell’annata precedente si era piazzato quarto tra gli attaccanti nella classifica degli scontri aerei. La sua capacità sta nell’andare incontro al pallone, come si può notare nella rete decisiva ai danni del Tottenham di Mourinho, nonostante una fitta rete di avversari del calibro di Alderweireld e Dier. Potrebbe lasciare il segno anche contro i Reds, poiché uno dei difetti principali dei campioni in carica è proprio il pacchetto difensivo.

L'uomo più in forma per i Toffees, Dominic Calvert-Lewin (Foto: Alex Livesey/POOL/AFP via Getty Images - OneFootball)
L’uomo più in forma per i Toffees, Dominic Calvert-Lewin (Foto: Alex Livesey/POOL/AFP via Getty Images – OneFootball)

Liverpool, abbiamo un problema: si chiama difesa

Beh, l’Everton ha dimostrato di poter essere un avversario temibile, difficile da contrastare. Dall’altra parte del campo, però, ci saranno pur sempre i campioni d’Inghilterra in carica, reduci da una stagione da assoluti protagonisti in campo nazionale. L’unico modo per batterli, al momento, è attaccare prepotentemente una difesa a dir poco da colabrodo.

Dopo tre vittorie consecutive (4-3 spumeggiante con il Leeds di Bielsa, 0-2 a Stamford Bridge e 3-1 all’Arsenal), è arrivato un tracollo assolutamente inaspettato: 7-2 a Villa Park, con i padroni di casa primi a sorpresa assieme all’Everton di cui sopra. Ma a chi dare la colpa?

In particolare, il dito potrebbe essere puntato, oltre che alla sorte (almeno tre gol subiti dopo una deviazione), alle disattenzioni di Joe Gomez e Adrian. Gli 11 gol concessi nelle prime quattro partite (seconda peggior difesa in campionato dopo il West Bromwich Albion), infatti, sono anche sintomo di una mancanza d’attenzione inammissibile a certi livelli.

Ne sa qualcosa anche Virgil van Dijk, complice nel momentaneo 1-2 contro il Leeds, compagine contro la quale i problemi nella retroguardia di Jurgen Klopp sono emersi alla luce del sole, raramente di passaggio a Liverpool. Nell’ultimo tracollo, poi, altra dormita nel quarto gol dei Villans: dormita della difesa e Watkins lasciato indisturbato per la sua prima tripletta in carriera in Premier League.

Non si tratta, però, solamente di mere disattenzioni: le problematiche vengono a galla quando la difesa dei Reds si alza troppo verso il centrocampo: Sicuramente, Klopp avrà ragionato sugli equilibri dei suoi durante la sosta delle Nazionali.

Surreale al Villa Park (Foto Peter Powell/Pool/Getty Images - OneFootball)
Surreale al Villa Park (Foto: Peter Powell/Pool/Getty Images – OneFootball)

Sarà Thiago l’arma a sorpresa?

Se la difesa lascia desiderare, lo stesso non si può dire del reparto offensivo del Liverpool: al momento, presentano un solo gol di differenza rispetto all’attacco dei cugini in blu, con un Sadio Mané a 3 reti stagionali ed un Momo Salah autore della tripletta all’esordio e di una doppietta amara in casa dell’Aston Villa. Da non sottovalutare, inoltre, l’inserimento graduale di Diogo Jota.

Una delle caratteristiche elencate nel gioco dell’Everton, inoltre, è impiegata anche dal Liverpool. I cambi di gioco da un lato all’altro del campo sono uno degli espedienti più utilizzati dalla squadra da battere per antonomasia, oltre alle svariate verticalizzazioni che provengono direttamente dai piedi raffinati di van Dijk o, persino, Alisson.

Allo stesso tempo, però, ciò non significa che il centrocampo dei Reds non sia coinvolto nella manovra, anzi: spesso, sia Jordan Henderson che Fabinho si sono appoggiati a Roberto Firmino, falso 9 ideale nello scacchiere tattico dell’ex tecnico di Mainz e Borussia Dortmund. Qualcosa, al contempo, è mancato, pur nella stagione atipica e da record appena trascorsa: la creazione di occasioni da gol da parte del centrocampo dei Reds, sia per la qualità realizzativa che nel passaggio decisivo.

L’acquisto di Thiago, che ha dovuto saltare alcune gare dopo essere risultato positivo al Covid-19 a fine settembre, in tal senso è alquanto mirato. O perlomeno, la possibilità di creare azioni da gol non può che partire dai suoi piedi. Il centrocampista spagnolo nato a San Pietro Vernotico, in provincia di Brindisi, eccelle infatti nei cambi di direzione e di velocità alla manovra offensiva, che potrebbero mandare in confusione la regolarità del metronomico centrocampo dei Toffees.

Inoltre, può essere una chiave anche in fase difensiva: nella scorsa annata, faro in mezzo al campo per il Bayern Monaco dei record, è stato il migliore nelle intercettazioni della squadra, tra i giocatori con più di 900 minuti nelle gambe. Insomma, anticipa i movimenti avversari, ha il carisma e la tecnica per giostrare il teatro dei Reds e gli basta poco per scombussolare i piani dei (quasi) rivali cittadini.

Inoltre, nella scorsa stagione ha avuto l’89.6% di passaggi completati, arrivati anche e soprattutto se pressato dagli avversari: questo permetterà al Liverpool di poter creare occasioni persino laddove i centrocampisti dell’Everton (Doucouré ed Allan su tutti) aumenteranno il pressing sull’iberico cresciuto nella Masia blaugrana.

Thiago, nuovo faro del centrocampo dei Reds (Foto: Matt Dunham/PoolGetty Images - OneFootball)
Thiago, nuovo faro del centrocampo dei Reds (Foto: Matt Dunham/PoolGetty Images – OneFootball)

Un derby atteso e fraterno (per ora)

La vigilia del primo Merseyside derby stagionale, dunque, aumenta le aspettative anche più del dovuto. Da una parte il sorprendente Everton di Ancelotti, dall’altra il Liverpool di Jurgen Klopp, chiamato al riscatto personale. Per ottenerlo, dovranno solamente attraversare il parco cittadino di Stanley, che divide Anfield dal palcoscenico della sfida di domani, Goodison Park.

Vicini di casa, distanti circa 900 metri l’uno dall’altro. Everton e Liverpool mettono ogni anno in scena uno spettacolo di rivalità intrisa ad un’atipica amicizia: come due porte accanto, sperando che nessuno le sbatta. Quest’anno, però, l’agonismo potrebbe superarsi, con le rispettive compagini chiamate a fare particolarmente bene.

Domani Liverpool si sveglierà come tutte le mattine, ma con un ingrediente in più a colazione: la consapevolezza che, almeno per il futuro prossimo, si potrebbe verificare un’inversione di tendenza negli equilibri calcistici della città.

Liverpool, due colori e un derby (Foto: Clive Brunskill/Getty Images - OneFootball)
Liverpool, due colori e un derby (Foto: Clive Brunskill/Getty Images – OneFootball)
Autore

Classe 2000. Il classico nome romano per un pavese di origini calabresi; geografia a parte, aspira a guadagnarsi da vivere raccontando le storie degli sport che ama, dal calcio al basket. È destinato a soffrire: tifa Inter.

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