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CALCIO ITALIANO

Alessandria-Padova tra Purgatorio e Inferno

Molto spesso la narrazione calcistica in Italia è associata ai tre libri della Divina Commedia: se la Serie A rappresenta il Paradiso e la Serie B il Purgatorio, alla Serie C ed inferiori spetta l’arduo ruolo di rappresentare i gironi infernali. Tuttavia, i versi più belli dell’opera dantesca sono proprio i primi 34 (prologo incluso), per cui la nostra terza serie spesso e volentieri racconta storie più belle, rese ancor più interessanti dal suo contesto di nobili decadute e piccole realtà di provincia che si intrecciano tra di loro.

I playoff per accedere alla Serie B sarebbero, a loro volta, degni di un canto e di un girone infernale specifico, con 28 squadre partecipanti che hanno iniziato il loro cammino domenica 9 maggio e lo chiuderanno nel tardo pomeriggio odierno con la gara di ritorno della finale che vedrà di fronte Padova ed Alessandria.

Dopo aver mancato la promozione in B nel 2017 in finale contro il Parma, al termine di un campionato in cui riuscì a dilapidare un vantaggio sulla Cremonese anche superiore ai 10 punti, l’Alessandra proverà a ritornare nella serie cadetta dopo 46 anni; molto minore l’attesa, invece, per il Padova, che ha registrato l’ultima avventura in cadetteria appena due stagioni fa ma che, a sua volta, è stata capace di farsi soffiare dal Perugia la promozione diretta quando ormai sembrava avere un rassicurante vantaggio in classifica.

Il cammino fino alla finale

Stante le gerarchie date dalla classifica della stagione regolare, questa finale non rappresenta una sorpresa, con entrambe le contendenti che hanno chiuso i relativi gironi – non danteschi in questo caso, ma puramente sportivi – al secondo posto, rispettivamente alle spalle di Como e Perugia, giocandosi fino alla fine la vittoria del campionato. Il cammino delle due squadre nei playoff ha vissuto momenti di alti e bassi, probabilmente determinati da una condizione fisica e mentale non ottimale, in cui entrambe le compagini hanno rischiato di essere eliminate da avversari di valore sulla carta decisamente inferiore.

La squadra allenata da Mandorlini ha visto i proverbiali sorci verdi nei quarti di finale contro il Renate allenato da Aimo Diana: dopo aver vinto in Lombardia la gara d’andata per 3-1, la gara di ritorno poteva essere una formalità, e invece a 30 minuti dalla fine i biancoscudati si sono ritrovati sotto di tre reti salvo riuscire a trovare il goal dell’1-3 pochi minuti più tardi, che ha permesso il passaggio del turno.

L’Alessandria ha patito lo stesso destino nel corso della semifinale contro l’Albinoleffe, che già aveva estromesso il Catanzaro – la seconda classificata del girone C e data tra le favorite per la vittoria finale di questo playoff – nel turno precedente: dopo aver vinto a Gorgonzola la gara d’andata per 2-1, la squadra allenata da Moreno Longo è stata portata ai supplementari, dove è riuscita a risolverla grazie alla rete di Francesco Stanco, la punta di scorta dei grigi.

Come giocano Padova ed Alessandria

Le due rivali per l’ultimo posto disponibile nella serie cadetta sono state costruite con l’obiettivo tutt’altro che celato di vincere i rispettivi gironi: andando a leggere le rose di patavini e piemontesi, anche osservatori meno abituati a queste latitudini calcistiche possono scorrere nomi di un certo rilievo a cui si aggiungono due guide tecniche che, tra alti e bassi, hanno anche allenato in Serie A in epoche relativamente recenti.

Da una parte Andrea Mandorlini, allenatore che nello scorso decennio si rese protagonista di una bella cavalcata nella massima serie con l’Hellas Verona dove dette il via alla carriera luminosissima di Jorginho, giusto per fare un nome sulla bocca di tutti in questi giorni; dall’altra parte abbiamo Moreno Longo, allenatore che si è affacciato sulle panchine professionistiche dopo aver vinto lo scudetto primavera con il Torino nel 2015 e reduce proprio dall’esperienza sulla panchina granata nella fase della scorsa stagione successiva al lockdown.

Andrea Mandorlini in una delle sue tipiche pose
Andrea Mandorlini è tornato sulla panchina del Padova a gennaio 2020 dopo le 18 partite della stagione 2006/2007 (Foto: Claudio Martinelli/Imago Images – OneFootball)

La squadra veneta ama prediligere un calcio relativamente tecnico per la categoria: d’altronde basta leggere i nomi dei centrocampisti per rendersi conto che la qualità in palleggio abbonda. Mandorlini ha voluto con sé in questa esperienza allo stadio Euganeo Emil Halfredsson, già avuto nella sua esperienza a Verona, che si aggiunge a Ronaldo – elemento che ha vagato tra Vercelli, Novara e Salerno in B prima di accettare il progetto Padova – e al tunisino di passaporto italiano Saber, un’altra creatura di Alessio Dionisi ai tempi dell’Imolese.

La probabile formazione del Padova per la finale di ritorno in Serie C
La probabile formazione del Padova

Tutti questi profili hanno in comune una grande confidenza con il pallone tra i piedi e sulle loro combinazioni si poggia il sistema di gioco dell’ex giocatore dell’Inter di Trapattoni, il cui modulo di gioco è molto flessibile in quanto può variare tra il 4-3-3/4-3-1-2 al 3-5-2, utilizzato proprio nella gara d’andata per fronteggiare proprio le assenze dello stesso Ronaldo e Saber. L’importanza degli elementi sopra menzionati risiede anche nella statistica relativa ai goal da sviluppo di calcio piazzato (ben 14), su cui il loro piede educato ha avuto un certo impatto.

Il giocatore che principalmente è emerso nel corso di questa stagione, invece, è Simone Della Latta, classe 1993 con una lunga esperienza al vertice della Lega Pro con Pontedera prima e Piacenza dopo: con gli emiliani raggiunse anche un’altra finale playoff nel 2019 (persa contro il Trapani di Vincenzo Italiano), ma giocando in una posizione diversa rispetto a quella che gli è stata assegnata in questa stagione, dove ricopre il lato sinistro del trio o del rombo di centrocampo a seconda dello schieramento.

Questa soluzione ha esaltato le doti offensive del giocatore con la maglia numero 5 – quasi un tributo al suo vecchio ruolo di volante davanti alla difesa -, capace di trovare in questa stagione delle insospettabili qualità negli inserimenti in area e nel gioco aereo, che gli hanno permesso di diventare il capocannoniere della squadra con 11 reti realizzate. Si tratta dell’unico giocatore in doppia cifra assieme a Cosimo Chiricò, giunto a metà stagione dall’Ascoli e decisivo nell’innalzare il livello della fase offensiva biancoscudata.

La panchina dell’Alessandria è stata rilevata da Moreno Longo nel corso della stagione, precisamente dopo il termine del girone d’andata, terminato dalla squadra che fu di Gianni Rivera con 31 punti, non sufficienti ad Angelo Gregucci per evitare l’esonero. Ma la partenza dell’ex assistente di Roberto Mancini al Manchester City non è stato l’unico cambiamento che il club ha proposto nel mese di gennaio, con una squadra quasi rivoluzionata sul mercato mediante l’acquisto di numerosi profili, tra cui spiccano il centrale di centrocampo del Cosenza Mirko Bruccini, l’esterno del Crotone Mattia Mustacchio ed il centrocampista centrale del Monopoli Francesco Giorno.

Moreno Longo mentre vigila sul riscaldamento prepartita della sua squadra
Moreno Longo ha una media di 1,88 punti a partita da quando ha preso in consegna l’Alessandria (Foto: Jonathan Moscrop/Imago Images – OneFootball)

Appena sedutosi sulla panchina dei grigi, l’ex tecnico del Frosinone ha subito implementato il suo 3-5-2 marchio di fabbrica, riconoscibile con le combinazioni che partono dai tre centrali difensivi per poi cercare in verticale i movimenti delle due punte e le combinazioni con mezzali ed esterni. Tutti movimenti e giocate molto meccaniche e geometriche, che si contrappongono alla ricerca del fraseggio tecnico proposto dall’avversario di questa finale.

La probabile formazione dell'Alessandria per la finale di ritorno in Serie C
La probabile formazione dell’Alessandria

Come da blueprint delle squadre del tecnico torinese, il calcio proposto si basa prevalentemente sulla ricerca della solidità, un assunto dimostrato non solo dalla rigidità del suo schieramento in campo, ma anche dalle statistiche: la squadra alessandrina è terza nella classifica dei tiri subiti a partita alle spalle di Avellino e Catania (8,01); il rovescio della medaglia, ovviamente, sta nella quantità di tiri effettuati, di poco superiore alla media del campionato (10,86), così come il livello di pericolosità delle conclusioni stesse (0,115 xG per tiro, valore equivalente alla media del campionato).

A livello individuale, il peso della fase conclusiva è delegato quasi esclusivamente alle punte Arrighini ed Eusepi, due nomi molto importanti per la categoria che con le loro reti coprono più del 50% dei goal realizzati, a dimostrazione di quanto di rado i centrocampisti mettano piede nell’area di rigore avversaria: ulteriore riprova di ciò sta nel fatto che le conclusioni dei centrocampisti più attivi offensivamente (Giorno e Casarini) arrivi quasi esclusivamente da fuori area.

Si decide la Serie C

Il pareggio a reti inviolate dell’andata all’Euganeo, parecchio influenzato dalle diverse assenze per squalifica ambo i lati, rende questo match di ritorno una gara secca per la promozione in Serie B, visto che non esiste la regola dei goal in trasferta né un vantaggio derivante dai punti raccolti nella stagione regolare.

Come abbiamo visto, Alessandria e Padova giocano secondo princìpi di gioco diversi tra loro, ma hanno in comune il mettere al centro il talento a propria disposizione: da una parte la tecnica individuale e l’abilità sui calci piazzati dei biancoscudati, dall’altra la forza fisica dell’attacco dei grigi e la loro solidità.

Due grandi piazze del calcio italiano hanno voglia di uscire a rivedere le stelle. La partita di questa sera non lascia scampo: sarà un Lucifero con cui trovare l’accesso al Purgatorio della Serie B, oppure toccherà restare avvinghiati nelle pene della dannazione della Lega Pro (almeno) per un’altra stagione.

Fonte dati: Wyscout
Immagine in copertina: Ilenia Calli/Calcio Padova

Autore

Cresciuto con l'amore per la Samp di Vialli e Mancini e della curva Nord dello stadio San Nicola. Da grande trasformo il mio tifo in passione per lo sport, la tattica e la performance analysis. Giochista convinto.

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