VIE DEL CALCIO

Vie del Calcio: Brescia

Lieta del fato Brescia raccolsemi,
Brescia la forte, Brescia la ferrea,
Brescia Leonessa d’Italia.

Farsi dedicare qualche verso da Giosuè Carducci non è da tutti. Un vanto d’orgoglio per una città intera, anche e soprattutto per il significato che quell’estratto di Alla vittoria si porta con sé. Per contestualizzarlo, dobbiamo spostarci ai primi giorni di primavera 1849.

Il dominio austriaco nel nord Italia – il medesimo che Manzoni condanna implicitamente nella sua opera maestra – continua a farsi sempre più oppressivo, tanto da far insorgere – o meglio, risorgere – il popolo bresciano, stanco degli ordini impartiti dall’alto. Dal 23 marzo all’1 aprile di quell’anno, dunque, un conflitto civile pervase le strade della città, nelle famose Dieci giornate di Brescia. Carducci, estasiato e folgorato dal coraggio di quel popolo, gli dedica uno spazio nelle sue Odi barbare, riprendendo l’appellativo “Leonessa d’Italia” già coniato nel 1857 da Aleardo Aleardi.

L’esito non fu dei migliori, ma l’eco di quel tentativo eroico arriva ai giorni nostri. Capitanati da Tito Speri – a cui oggi sono dedicati un monumento ed una piazzetta -, i bresciani ruggirono di fronte al numeroso esercito austriaco guidato dal generale Julius Jacob von Haynau, vittorioso ma consapevole del valore avversario:

Avessi avuto io tremila di questi inferociti ed indemoniati bresciani, Parigi sarebbe stata mia in breve tempo.

Il nostro itinerario per Brescia, dunque, non può che partire da quell’arteria cittadina che celebra l’eroismo bresciano, ossia Via X Giornate, da dove si accede a Piazza Duomo, luogo di una peculiarità tra le più rare nel panorama dell’architettura religiosa.

Piazza Duomo

I due Duomi di Brescia
I due Duomi di Brescia (Foto: Wikipedia)

Notate qualcosa di particolare? Una discrepanza numerica tra il nome del luogo in cui ci troviamo e la quantità effettiva di luoghi di culto: un indizio che potrebbe aiutare. Esatto, perché Brescia è nota anche per questo tanto atipico quanto peculiare binomio architettonico: in Piazza Duomo, i Duomi sono due, quello Vecchio e quello Nuovo.

Partendo da quest’ultimo, si tratta della Cattedrale di Santa Maria Assunta. Nonostante uno stop quarantennale ai lavori nel Seicento a causa della peste, i suoi lavori si conclusero nel migliore dei modi agli inizi dell’Ottocento. Diverso tempo, dunque, per donare a Brescia una basilica che potesse rappresentare degnamente il fascino della città, con la ventesima cupola più grande d’Italia. Il suo segreto – come accennato – sta anche nel colpo d’occhio con il Duomo Vecchio, lasciato integro al suo fianco.

La struttura più antica delle due risale all’IX secolo – nonostante qualche ritocco nel Cinquecento – ed è tuttora considerato uno degli esempi di rotonde romaniche più apprezzabili sul territorio non solo bresciano o lombardo, ma italiano. Il gioco di luci ed ombre all’interno della struttura è un biglietto da visita da non lasciarsi sfuggire.

Duomo Vecchio - Brescia
Il Duomo Vecchio dall’interno (Foto: in Viaggio col Tubo)

La collocazione così ravvicinata tra questi due luoghi del culto bresciano, in realtà, era una consuetudine dei secoli passati: una fungeva da cattedrale invernale, l’altra estiva. Inoltre, nel Duomo Vecchio, si può trovare la Cappella delle Sante Croci, dove si dice che siano custoditi dei frammenti della Vera Croce, quella originaria.

Prima di passare all’altra Piazza simbolo della città, è bene sottolineare come Piazza Duomo oggi sia intitolata ad uno dei bresciani più inonici del XX secolo: Giovanni Battista Montini, divenuto Papa Paolo VI, ricordato dai più per la lettera rivolta alle Brigate Rosse durante il rapimento di Aldo Moro e per l’attentato nei suoi confronti a Manila, nel 1970.

Piazza della Loggia

Il nome di quest’ultima deriva dal Palazzo della Loggia, sede durante la dominazione della Repubblica di Venezia delle le udienze del podestà; fungeva, inoltre, da “Consiglio Cittadino” e “Collegio dei Notai“. Oggi, così come allora, è il centro nevralgico della città, in quanto municipio.

Indubbiamente, nella visita al Palazzo non può essere precluso il grande salone ideato e architettato da Luigi Vanvitelli, luogo nel quale – in caso di attacco –  si poteva accedere da un ponte levatoio situato tra la Loggia ed una costruzione adiacente. Nonostante ciò, nelle Dieci giornate di Brescia citate in precedenza, i bombardamenti degli austriaci colpirono egualmente il Palazzo della Loggia.

Quest’ultimo non è l’unico sito di interesse nell’omonima piazza. Di fronte al Palazzo, infatti, si trova un’affascinante Torre dell’Orologio, con i cosiddetti “Macc de le ure” – Tone e Batista – statue in movimento che sono simbolo del lavoro e dello sforzo profuso nelle attività dei bresciani. Inoltre, essi sono due delle quattro statue parlanti della città, con la terza che si trova sotto il porticato del Palazzo della Loggia: si tratta della Lodoiga, considerata la voce delle lamentele popolari. Sulla statua, infatti, si era soliti attaccare biglietti o fogli contenenti critiche all’amministrazione cittadina.

Piazza della Loggia - Brescia
Piazza della Loggia (Foto: in Viaggio Col Tubo)

Quartiere del Carmine

Da Piazza della Loggia, attraverso Via San Faustino – patrono della città -, si può accedere al Quartiere del Carmine, vero e proprio crocevia cittadino. In queste latitudini, infatti, si vive un’atmosfera inedita ed atipica rispetto all’usuale routine quotidiana. Non tanto nei tempi o negli spazi, piuttosto per il circondario umano, per le persone che si incontrano per strada.

Si tratta di un luogo multietnico, nel quale si trova anche la sede più antica dell’Università e che si può ammirare dalla sommità del Castello cittadino, il medesimo che Tito Speri voleva riconquistare con i suoi conterranei. Dalla sua nascita nel XII secolo, il quartiere è stato protagonista di una crescita in divenire, cambiando abitudini e caratteristiche principali.

Da cuore pulsante del commercio cittadino ad emblema dell’industria, zona che al contempo affascina e spaventa, soprattutto agli occhi di coloro che sono particolarmente privi di sensibilità, di tatto. Una tendenza, però, non è mai stata abbandonata: l’ospitalità è la chiave di volta di quest’intricato labirinto di vicoli cittadini. A prescindere da chi sia e da dove venga l’ospite stesso.

Inoltre, seppur non presente all’interno del quartiere di cui sopra, non può non essere citato il Tempio Capitolino, anch’esso ammirabile dalla collina del Castello. Il Capitolium – questo il suo nome originario – costituisce il più celebre ed imporante complesso di rovine e resti di edifici pubblici dell’età romana nell’intera Italia settentrionale. Senza considerare che, dal 2011, è stato dichiarato patrimonio mondiale dell’umanità dall’UNESCO.

La sua storia parte nel 73 d.C, quando venne voluto dall’imperatore Vespasiano per celebrare il culto di Giove, Giunone e Minerva. Esattamente 1750 anni dopo, i suoi resti vennero riscoperti e ancora oggi – come sottolineato da Brescia Tourism – “continua inoltre a emozionare con la suggestione delle luci nel corso della giornata: d’estate all’imbrunire offre affascinanti giochi d’ombra, mentre di sera, illuminato, si carica di profondo mistero“.

Capitolium - Brescia
Il Capitolium (Foto: BsNews)

Piazza Repubblica

Nonostante sia nella direzione diametralmente opposta all’ultima tappa della nostra giornata – lo Stadio Rigamonti -, non si può non visitare quello che è il luogo simbolo dei festeggiamenti per le vittorie della compagine calcistica cittadina. Dai riccioli d’oro e dal ruggito insito, la Leonessa del pallone ha vissuto anni altalenanti, ma la passione è sempre rimasta la stessa.

Per festeggiare l’ultima promozione nel massimo campionato nostrano, ottenuta a due giornate dal termine del campionato di Serie B 2018/2019 nell’1-0 contro l’Ascoli, i tifosi si sono ritrovati in Piazza Repubblica, dov’è scappato anche qualche bagno nella fontana. Una serata di gioia ed emozione, otto anni dopo l’ultima volta.

La festa dei giocatori guidati da Eugenio Corini per il ritorno in Serie A (Foto: Giuseppe Zanardelli/LaPresse/Imago – OneFootball)

Nonostante la successiva retrocessione ed il conseguente ritorno nella serie cadetta, il poter riassaporare l’atmosfera della Serie A è stata una boccata d’ossigeno in un ambiente fin troppo rimasto nelle retrovie del calcio italiano. La casa del Brescia, dunque, è tornata a vivere le sfide del campionato a cui tutti – prima o poi – ambiscono.

Stadio Mario Rigamonti

E dunque, eccoci arrivati alla tappa conclusiva del nostro itinerario, la casa del Brescia maschile e femminile, compagine che ha militato in Champions League dal 2014 al 2017. Si tratta dello Stadio Mario Rigamonti, inaugurato nel settembre 1959 ed intitolato ad un giocatore del Grande Torino scomparso a Superga e nato a Brescia, in un’iniziativa simile a quella che ha coinvolto la Triestina e Giuseppe Grezar.

È la sede del calcio bresciano, dell’innata ed eterna rivalità con l’Atalanta e con la città orobica – trattata nell’itinerario di Bergamo – e di innumerevoli momenti rimasti negli annali della storia calcistica cittadina. Il Rigamonti ha visto le giocate strabilianti di Baggio, la tecnica e la pulizia nella costruzione di Pep Guardiola. E poi l’Arione Caracciolo, Gheorghe Hagi, Andrea Pirlo, Luca Toni…

Brescia è stata e continuerà ad essere una fucina di talenti, oltre che una piazza che vive di calcio. Al contempo, però, mentre nella zona settentrionale della città si cavalca il manto erboso alla ricerca di una rete da gonfiare, in centro si passa il tempo a ritmo cadenzato dai Macc de le ure, nelle vie del Carmine o sulla sommità del Castello cittadino.

Si vive intrisi d’orgoglio cittadino, da una domenica all’altra. Anche in un periodo simile, in una città che – proprio come Bergamo – ha subito le ferite più laceranti dall’emergenza sanitaria che sta sconvolgendo la quotidianità di tutti. Ma Brescia è Leonessa, non ha paura di ruggire.

L’anima del tifo bresciano (Foto: Marco Luzzani/Getty Images – OneFootball)

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Un ringraziamento speciale a Lorenzo Biglione e “in Viaggio col Tubo

Autore

Classe 2000, il classico nome romano per un pavese di origini calabresi. Scrive di calcio e basket, in attesa degli straordinari di aprile. Dall'estate 2020 dirige la redazione di Riserva di Lusso.

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