RISERVA AL FUTURO

Riserva al Futuro: Origi, Tottenham-Liverpool 0-2

Un appuntamento con la storia, per quanto importante, non fa tremare le gambe ai grandi campioni dello sport. Pensate a Michael Jordan nella bufera di fischi del Delta Center di Salt Lake City, prima del tiro decisivo in Gara-6 delle NBA Finals 1998; oppure provate a pensare a Roger Federer, capace di vincere il suo 20º Grande Slam alla veneranda età d 37 anni. Oggi non parliamo di una leggenda come i due di cui sopra, ma nonostante ciò anche al protagonista della nostra tappa di Riserva al Futuro non sono tremate le gambe. Vero, Divock Origi?

Premessa, forse più importante della gara in sé. Quando si affronta un match partendo dalla panchina, è ordinariamente complesso lasciare un’impressione anche lontanamente paragonabile a quella trasmessa nella sfida precedente, se si è stati titolari essendo protagonisti di una prestazione da sottolineare.

Passando dalla teoria ai fatti, la nostra DeLorean rimane a Madrid, spostando la lancetta dell’orologio avanti di una dozzina d’anni ed indicando come coordinate quelle della nuova casa dell’Atlético Madrid, il Wanda Metropolitano, chiamato ad ospitare la finale della Champions League 2018/2019. E qual era la gara da titolare, da protagonista?

Semifinali… concitate

Inizia tutto il 7 maggio 2019, con il Liverpool di Jurgen Klopp, reduce nell’annata precedente dalla sconfitta all’atto finale contro l’ultimo Real Madrid di Cristiano Ronaldo, chiamato all’impresa entro le mura casalinghe di Anfield. Nella semifinale d’andata, infatti, il Barcellona aveva piegato la retroguardia dei Reds con un agevole 3-0, condito dall’imparabile punizione di Leo Messi.

È una squadra ridimensionata, quella che l’ex tecnico del Borussia Dortmund è costretto a schierare davanti a 52.212 spettatori, che hanno perso la voce ben prima del fischio d’inizio del direttore di gara, il turco Cüneyt Cakir. Mancano, infatti, sia Roberto Firmino che Momo Salah: bisogna affidarsi a chi, solitamente, rimane seduto in panchina.

Il copione era già scritto e, probabilmente, l’avete già letto più di una volta: 4-0 e finale iberica assicurata. E chi fu il protagonista in quella serata? Esatto, proprio l’attaccante belga dal curriculum contaminato di esperienze in patria (Genk), Francia (Lilla) e Germania (Wolfsburg). La Champions League, però, è un’altra cosa: non riuscirà a reggerla. Sarà.

È semplicemente speciale, una sensazione difficile da descrivere a parole. La puoi provare sulla tua pelle, sentire con le tue orecchie. Incredibile.

L'esultanza sfrenata dei Reds dopo il 4-0 di Origi (Foto: Paul Ellis/AFP via Getty Images - OneFootball)
L’esultanza sfrenata dei Reds dopo il 4-0 di Origi (Foto: Paul Ellis/AFP via Getty Images – OneFootball)

Il gregario ha fatto il suo: doppietta (di cui la seconda rete un vero e proprio ingegno di Alexander-Arnold) e Liverpool in finale di Champions League. Un’altra volta, un’altra occasione. Questa volta, però, non ci sono infortunati che tengano: Klopp si affida agli uomini di sempre e l’eroe di Anfield guarda i suoi compagni dalla panchina del nuovo stadio dei Colchoneros.

Gli sfidanti arrivano al grande appuntamento conclusivo dopo un’altra semifinale al cardiopalma, questa volta in terra olandese: l’Ajax delle giovani meraviglie si arrende davanti alla tripletta di un indemoniato Lucas Moura ed il Tottenham si conquista il pass per la finale per la prima volta nella sua storia. È la seconda occasione, invece, per uno scontro decisivo nella massima competizione continentale tra due inglesi, dopo lo showdown del 2007/2008 tra Manchester United e Chelsea.

Le cose si mettono subito bene per la banda dell’allenatore tedesco: un fallo di mano di Moussa Sissoko al 2′ inguaia gli Spurs, che subiscono lo 0-1 dagli undici metri di Salah, pronto a prendersi la sua rivincita personale dopo il forfait a gara in corso dell’anno precedente, quando uno scontro con Sergio Ramos l’aveva costretto ad abbandonare il campo.

Si procede sull’onda dell’equilibrio, come se le due compagini dovessero ancora studiarsi vicendevolmente, nonostante le due sfide disputate in campionato (vinte entrambe dai Reds per 2-1). E poi, il cambio: al 58′, Roberto Firmino fa spazio al numero 27. Inizia la prima finale di Champions League nella carriera di Divock Origi.

L'ingresso di Origi al posto di Firmino (Foto OneFootball: Ben Stansall/AFP via Getty Images)
L’ingresso di Origi al posto di Firmino (Foto: Ben Stansall/AFP via Getty Images – OneFootball)

Origi, l’uomo del destino

Un calcio d’angolo battuto da Eriksen fa spiovere sulla testa di Heung-Min Son il pallone che rimetterebbe tutto in piedi, ma il coreano non riesce a calibrare e la sfera finisce alta sopra la traversa di Alisson. Sono attimi concitati, ma la sensazione è che la marea rossa possa festeggiare nuovamente, 14 anni dopo la pazza rimonta di Istanbul.

87′. James Milner si incarica della battuta di un corner per i suoi, con un ultimo assedio per cercare di chiudere definitivamente la pratica, visto che il Tottenham patisce la stanchezza fisica e psicologica. Questa volta Son riesce a colpire di testa, ma il suo tentativo di spazzare il pallone non va a buon fine.

Van Dijk ha l’opportunità di calciare in porta, ma svirgola e colpisce Eric Dier, con la carambola che fa finire il pallone sopra la testa del centrale inglese. Un altro colpo di testa e via, giù il sipario: la storia non chiede altro che la palla decisiva finisca sul sinistro del subentrato. Mancino ad incrociare: 0-2 Liverpool, Origi ne ha fatto un altro.

L'esultanza di Origi dopo la rete dello 0-2 (Foto OneFootball: Laurence Griffiths/Getty Images)
L’esultanza di Origi dopo la rete dello 0-2 (Foto: Laurence Griffiths/Getty Images – OneFootball)

Lui che ad inizio stagione era persino stato aggregato alla seconda squadra, che prima della semifinale contro il Barcellona aveva siglato solamente cinque reti in stagione, che ora era universalmente riconosciuto come l’eroe cittadino. Anfield si gode la sesta, anche grazie al numero 27, sicuramente non un campione conclamato in lungo ed in largo.

Perché certo, le fortune di quella squadra passano dal suo fantastico uomo in panchina ai fuoriclasse là davanti, dal colosso olandese in difesa ai terzini di spinta, sia a destra che a sinistra. Per vincere sfide simili, però, servono anche coloro che assaporano il campo più raramente, che sfruttano le occasioni a loro disposizione nel migliore dei modi. Servono le Riserve di Lusso, servono le alternative da schierare nel momento del bisogno.

In quel mese da sogno, un 24enne ha dimostrato al panorama calcistico continentale che non capita solo ai fuoriclasse di saper sopportare la pressione. Anche ai gregari non tremano le gambe: parola di Divock Origi, il volto del Liverpool campione d’Europa.

Sorriso d'oro (Foto OneFootball: Laurence Griffiths/Getty Images)
Sorriso d’oro (Foto: Laurence Griffiths/Getty Images – OneFootball)
Autore

Classe 2000. Il classico nome romano per un pavese di origini calabresi; geografia a parte, aspira a guadagnarsi da vivere raccontando le storie degli sport che ama, dal calcio al basket. È destinato a soffrire: tifa Inter.

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