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In questo momento in cui un po’ tutti ci sentiamo abbandonati dal fedele compagno di una vita, il calcio, e in cui abbiamo bisogno di alleati nella lotta alla noia, il cinema si rivela fondamentale. Ecco perché oggi parleremo di Vinnie Jones, uno dei personaggi più pittoreschi ad aver calcato sia un campo di calcio, che un set di Hollywood.

Qualche cenno biografico

Vincent Peter Jones nasce a Watford il 5 gennaio 1965. Data l’immagine che ne abbiamo viene difficile pensare che un giorno sia stato un adorabile bambino come tanti. La carriera da calciatore di Vinnie parte dalla zona metropolitana di Londra, con Il Wealdstone dove gioca due stagioni prima di una fugace quanto improbabile esperienza nella terza divisione del calcio svedese con l’IFK Holsmund.

Da qui poi passerà al Wimbledon, con cui disputerà oltre 250 partite diventando uno dei capisaldi di quella “Crazy Gang” capace di vincere un Fa Cup e di mettere a ferro e fuoco i tutti i campi della Premier League. Il blu e il giallo sono i colori inscindibilmente legati al suo nome. Tuttavia Vinnie è riuscito a levarsi la soddisfazione di indossare anche le casacche di club storici come Leeds United, Sheffield United e Chelsea, facendo come tutti i grandi amori giri immensi per poi ritornare al Wimbledon. Finirà la carriera al QPR dove oltre al ruolo di giocatore avrà in contemporanea la prima ed unica esperienza da allenatore.

Sicuramente una carriera non disprezzabile, tutt’altro, come del resto quella che il nostro caro Vinnie è riuscito a costruirsi anche nell’ambito cinematografico. Dal’esordio sotto la direzione di Guy Ritchie, a cui probabilmente l’ex calciatore deve molto del suo proseguo cinematografico, n’è passato di tempo, e Vinnie ha avuto modo di partecipare ad oltre trenta pellicole, spesso entrando in contatto con alcuni dei migliori attori odierni, pur sempre interpretando personaggi inclini alla sua stessa natura.

Il magico mondo di Vinnie

Dodici espulsioni in carriera. DODICI. Battuto solo dall’altro mostro sacro del caso, certo Roy Keane, con 13. Una di queste risulta ancora la più rapida di tutti i tempi. Tre secondi. Si avete letto bene, non trenta, non minuti. Tre secondi. Per non parlare delle innumerevoli ammonizioni. Il tutto in un campionato dove spesso gli arbitri preferiscono tenerli in tasca i cartellini, come la Premier League. Tutto ciò rende già l’idea del personaggio, poi se aggiungete il fatto che sia stato squalificato per 6 mesi oltre ad una multa di 20000 sterline per aver presentato un video in cui venivano rappresentate le migliori gesta sue e di altri fieri collazionatori di tibie dal titolo “soccer’s hard men”, il tutto sfocia anche nel comico.

“le immagini esprimono meglio di qualsiasi parola il suo modo di giocare”

Vinnie era il più duro, nella squadra dei più duri, in quello che probabilmente era ed è il campionato più duro. Una scorza dura fin da ragazzo che con il tempo ha finito per diventare sempre più spessa. Menefreghismo alla massima potenza, tanto da mettere su quell’insegna sacra dove vige la scritta “This is Anfield”, e che a tanti fa tremare le gambe al momento di entrare in campo, un adesivo con scritto “bothered”.

La carriera cinematografica si svolge più o meno sullo stesso andazzo. Il primo a farlo esordire sul grande schermo è Guy Ritchie, che su personaggi alla Vinnie Jones ha costruito molto della sua ascesa da regista. Dall’esordio in Lock e stock(1998), n’è passato di tempo, eppure né Vinnie né i personaggi affidatigli sono cambiati. Duri, burberi, menefreghisti inclini alla violenza fisica e verbale. Personaggi in cui Vinnie riesce a calarsi magnificamente, perché molto simili a lui, e in qui dunque riesce a trovarsi a proprio agio. Non a caso tutto ciò gli è valsa una carriera da attore invidiabile.

Ma Vinnie Jones era davvero così cattivo?

Probabilmente sì. O perlomeno lo era in campo. D’altronde non ti viene assegnato il soprannome Psycho senza un valido motivo. Lui e la sua banda di pazzi scalmanati del Wimbledon erano come un pugno nell’occhio, sia in campo che fuori.  Non vi è dubbio sul fatto che la sua popolarità sia dovuta ai comportamenti poco ortodossi che era solito assumere. Famosa la foto in cui strizza amabilmente i genitali di tale Paul Gascoigne, un altro non proprio con la testa a posto.

Ma aldilà di ciò Vinnie rappresenta anche un esempio positivo. Per chi magari non ha ricevuto la benedizione di madre natura né per quanto riguarda il campo, né nella vita di tutti i giorni. L’esempio di chi ha abbattuto qualsiasi barriera che i propri limiti gli si ponessero davanti e che alla fine è riuscito a raggiungere i propri obiettivi e i propri sogni sia in campo che fuori. I mezzi saranno forse discutibili, tanto che alcuni sui colleghi del rettangolo verde spesso si sono rifiutati di definirlo un giocatore di calcio. Ma ciò non toglie che Vinnie lo sia stato, oltretutto di buon livello, e che sia arrivato dove molti suoi colleghi dotati di maggior talento non sono riusciti.

Storia che si è ripetuta anche sul grande schermo. Molti dopo la sua prima apparizione non avrebbero mai scommesso su una seconda volta, ben che meno su una terza. Eppure ormai sono più di vent’anni che a Vinnie vengono assegnati ruoli costantemente. Ma anche in questo caso non è che l’ex calciatore sia dotato di chissà quale talento attoriale. Eppure è lì. Questo perché Vinnie è chiaramente consapevole dei suoi limiti e delle sue mancanze. Ha dunque sempre puntato sui suoi punti forti, sul suo lato da duro, sulla sua scorza impenetrabile, seppur magari non risultando simpatico ai più. La storia di Vinnie insegna che chiunque può farcela. La storia di chi ha fatto di necessità, virtù.

 

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Autore

Terzino da paese in campo, fantasista sulla tastiera. Segnato fin da bambino dalle lacrime di Ronaldo del 5 maggio, ha capito subito che la vita da interista sarebbe stata dura. Scandisce il tempo in base alle giornate di campionato, sperando un giorno di poter vivere di calcio e parole.

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