22 settembre 2010: in programma vi è Lazio-Milan, gara che si concluderà con il risultato di 1-1. Nel prepartita, però, accade qualcosa di insolito: sopra l’Olimpico si vede volteggiare un rapace. Un’aquila a Roma? Be’, sì: è Olimpia, che in quel mercoledì sera si presenta ai circa 50000 biancocelesti presenti nella sua arena. Da quel turno infrasettimanale, Olimpia accompagna la Lazio in ogni gara casalinga; in questi nove anni, però, sembra aver perso l’entusiasmo, esattamente come i tifosi che la vedono volteggiare prima del fischio d’inizio.

Il caso che avvolge la sponda biancoceleste del Tevere è alquanto particolare. Voglio dire, la scorsa stagione è stata deludente in campionato (ottavo posto per gli uomini di Inzaghi), ma il palmarès è stato arricchito con la vittoria della Coppa Italia. L’obiezione ha caratteri schopenhaueriani: la conquista della settima Coppa Italia è come il piacere nel pendolo tra dolore e noia della vita. Ergo, non basta. Ma cosa serve realmente alla Lazio?

La domanda appena posta può avere molteplici risposte, ma principalmente i nei da rimuovere sono tre: esterni affidabili, un ulteriore attaccante e.. entusiasmo. Ecco cosa manca alla ricetta segreta di Simone Inzaghi: nella Roma laziale manca ardore, smania, quell’impeto che dovrebbe far emozionare tutto l’Olimpico al solo ingresso degli Aquilotti in campo. E invece, anche Olimpia vola svogliata.

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La sessione di calciomercato estivo che sta per volgere al termine ci ha regalato un acquisto che ha portato una grandissime dose di entusiasmo in una squadra reduce da una pessima stagione. No, non stiamo parlando di Angelo Ndreçka, sbarcato a Formello il 17 luglio. Parliamo di un fuoriclasse indiscusso, dal palmarès pieno zeppo di trofei, che ha preso un volo Monaco – Firenze.

È bastato che uscisse dal terminal dell’Amerigo Vespucci e che indossasse una sciarpa viola per cambiare l’umore di una città intera: la Fiorentina, dopo l’orrendo girone di ritorno della passata stagione, è rinata. Eppure non è arrivato Messi. Certo, Ribéry è indiscutibilmente un campione, ma è pur sempre sul viale del tramonto calcistico; nonostante ciò, è un colpo che fa rinascere la tifoseria, che fa esplodere la Fiesole.

Insomma, alla Lazio manca il suo Ribéry, un colpo mediatico che possa essere rivitalizzante per l’ambiente biancoceleste. Un Miroslav Klose, che tanto aveva fatto bene con la 11 laziale sulle spalle. “È un vecchio”, dicevano quando è arrivato a parametro zero dal Bayern Monaco. Forse il colpo più grande dell’era Lotito, è l’unico giocatore nella storia della Lazio ad aver segnato 5 gol in una gara, quel magico 6-0 contro il Bologna. 63 gol in 171 partite: il “vecchio” ha lasciato il segno.

Proviamo a trovare il Klose o il Ribéry che servirebbe alla Lazio, considerando anche l’aspetto tecnico-tattico della formazione biancoceleste. Olimpia vuole tornare a volare con entusiasmo: cerchiamo una soluzione.

Hatem Ben Arfa

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A parametro zero? Cosa aspettate?

“Il calcio è strano, Beppe”. L’abbiamo sentita innumerevoli volte questa citazione di Fabio Caressa, che è perfetta per descrivere l’assurdità del caso Ben Arfa. Cresciuto calcisticamente affianco a mostri sacri del calcio francese come Malouda e Juninho Pernambucano con la maglia del Lione, oggi, a 32 anni, si ritrova senza squadra, nonostante un’ottima stagione con la maglia del Rennes.

Ben Arfa, dal primo luglio scorso, è svincolato. Non sono bastate le 9 reti e i 6 assist della scorsa stagione, così come non è bastata la prestazione da leader nella finale di Coupe de France contro il suo ex PSG: 120′ di sacrificio ed il ritorno alla vittoria di un trofeo dopo 48 anni di astinenza da parte del Rennes.

Protagonista di errori caratteriali in passato, dal suo ritorno in Francia al Nizza sembra aver messo la testa a posto: 32 reti in quattro anni, per un numero 10, non sono poche. Alla Lazio, un’alternativa a Correa e Luis Alberto servirebbe come il pane; inoltre, Ben Arfa può anche giocare da mezzala, fornendo un’alternativa di lusso a Milinkovic-Savic e ai vari Parolo e Lucas Leiva. 16 trofei conquistati in carriera ed un’elevata esperienza internazionale. Lotito, cosa aspetti a chiamare il franco-tunisino?

Fernandinho

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Piedi eleganti affianco al Sergente

“Dai, impossibile che un giocatore del City finisca alla Lazio..”. Improbabile, non impossibile. D’altronde il campionato nostrano sta registrando un’inversione di marcia verso un orizzonte sempre più florido: arrivano campioni affermati, talentuosissime promesse e, come detto in precedenza, fuoriclasse sul viale del tramonto ma motivati ad un’ultima grande sfida. Quindi perchè non provare a prendere uno dei mediani più tecnici del calcio europeo?

Vi ricordate il rumor sul probabile arrivo di Yaya Tourè all’Inter con Mancini in panchina? Si tratterebbe di una trattativa analoga, con il numero 25 dei Citizens in scadenza di contratto e, magari, attratto dal calcio italiano. Il City sta improntando la propria linea tecnica verso l’alba, più che il tramonto, come dimostra l’età media del centrocampo allenato da Guardiola: 24,13 anni, non esattamente in linea con i 34 incisi sulla carta d’identità dell’ex Shakhtar Donetsk. In più, Rodri vuole tra i suoi piedi la mediana degli Sky Blues, dopo i 70 milioni versati nelle casse dell’Atletico Madrid in estate.

Il brasiliano sarebbe il profilo perfetto per affiancare la regia di Lucas Leiva e gli inserimenti di Milinkovic-Savic. Lotito, cambia la SIM: con la Brexit rischi di pagare caro le chiamate verso Manchester..

Pedro

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A Formello si parla spagnolo

Non si ambienterebbe male sulla sponda biancoceleste del Tevere. Patric, Luis Alberto, Jony, Milinkovic-Savic e Caicedo. No, non stiamo mettendo in campo i nostri 5 per la modalità Volta di Fifa 20, ma abbiamo appena elencato gli spagnoli (Caicedo e Sergej hanno la nazionalità iberica) con la maglia biancoceleste. Non solo la lingua non sarebbe un problema, ma Pedro potrebbe adattarsi alla perfezione con il 3-5-2 inzaghiano: come seconda punta al fianco di Immobile o come ala destra in un 3-4-3 da schierare a gara in corso. Le soluzioni sarebbero molteplici, così come i gol e gli assist, rispettivamente 140 e 87 in carriera.

Pedrito, però, non porterebbe solo soluzioni offensive: ciò che lo contraddistingue è la caratura internazionale, l’esperienza continentale che l’ha portato a vincere, tra Barcellona, Chelsea e Nazionale spagnola, 25 trofei. Il numero 11 del Chelsea condivide con Beckenbauer, Heynckes, Maier, Gerd Müller, Schwarzenbeck, Mata e Fernando Torres un record decisamente esclusivo: ha vinto tutto tra competizioni per club e trofei tra Nazionali. 2 Europei ed un Mondiale con la Spagna, 3 Champions con il Barça e l’Europa League vinta con il Chelsea di Sarri.

Come per Fernandinho, si tratta di un colpo improbabile, ma non impossibile. Anch’esso in scadenza di contratto, sarebbe il profilo ideale per un colpo allo stesso tempo mediatico ed improntato al miglioramento della gestione tecnica.

Deve finire il tempo del “prima vendiamo, poi acquistiamo” della gestione Lotito e vi è la necessità di riportare la barca laziale tra le onde dell’entusiamo. Olimpia vuole tornare a volare col sorriso sul becco. In attesa del derby odierno, i tifosi biancocelesti continuano a rimanere con le dita incrociate e con gli ombrelli aperti: chissà, magari piove un Klose dal cielo.

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Autore

Classe 2000. Il classico nome romano per un pavese di origini calabresi; geografia a parte, aspira a guadagnarsi da vivere raccontando le storie degli sport che ama, dal calcio al basket. È destinato a soffrire: tifa Inter.

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