Vocale, matria, scrauso e chi più ne ha più ne metta. No, non stiamo dando i numeri (o meglio, le parole): stiamo semplicemente elencando i neologismi del dizionario Treccani per l’anno corrente. Ogni anno, infatti, uno tra i portali lessicali più famosi del nostro Paese si rinnova, inserendo nuovi termini. Qualcosa, però, ci sfugge: il 7 maggio scorso abbiamo assistito a un qualcosa di realmente innovativo, spiazzante ed assolutamente geniale. Cara Treccani, forse dovresti considerare l’inserimento di un nuovo termine nella categoria Champions League: Trent Alexander-Arnold.

Per essere inserito nel celebre dizionario, un termine deve però entrare nel vivo della lingua parlata, nella quotidianità dei cittadini. Quello che ci sembra strano, è come Alexander-Arnold non sia riuscito in quest’impresa, abituato com’è ai colpi di scena. Un vero e proprio sinonimo d’astuzia, sagacia, destrezza.

Tutto nasce al 79esimo minuto di una partita passata alla storia, davanti ad un Anfield stracolmo di appassionati, nell’ennesima serata in cui Jürgen Norbert Klopp ordina ai suoi di non toccare il “This is Anfield”. Il Liverpool, all’andata, è crollato 0-3 al Camp Nou, davanti ad un Barcellona in gran spolvero; ah, Messi aveva fatto anche un bel gol su punizione: niente di che, comunque.

Era dura, ma i Reds sono duri a morire: alla fine la portano a casa, 4-0 e finale di Champions, la seconda in due anni sotto la gestione dell’ex Borussia. Ma come ci riescono? No, niente tattica, mentalità, spirito di sacrificio. Il neologismo: Oakley Cannonier, 14enne raccattapalle del Liverpool, nota che la difesa del Barcellona è impreparata e passa velocemente il pallone al 66, che pochi anni prima si trovava esattamente al posto di Oakley, a fare il ballboy; Trent finge di andarsene e lascia partire un destro al limite della perfezione. Origi non ci pensa due volte: il Livepool è in finale grazie ad una delle mosse più assurde viste in una semifinale di Champions League.

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È stata una giocata di puro istinto, ho visto l’opportunità giusta e siamo riusciti a finalizzare. Origi è un top player e ha segnato, penso sarà un momento che tutti i tifosi ricorderanno per sempre.

Ci hai preso Trent: ce l’hanno ancora ben impresso nella mente quel calcio d’angolo.

Una vita in rosso

Facciamo un salto indietro a quando quel corner non era neanche lontanamente presente nei pensieri del terzino destro inglese. West Derby è separato da Anfield per sole 2,5 miglia, quindi Trent, durante l’infanzia, si dimostra relativamente stressante rispetto all’acquisto del biglietto per vedere il suo Liverpool. L’ha sempre avuto nel cuore: aveva un mese e 22 giorni quando Gerrard debuttò con quella maglia ed aveva sei anni quando Stevie G alza la quinta Champions della storia del club, in una delle finali più assurde di sempre.

Trent è uno Scouser fin dai primi passi, fin dalle prime lezioni alle elementari della St. Matthews, istituto che viene invitato nel 2004 da un camp organizzato niente di meno che dalla sua squadra, il suo Liverpool. Ian Barrigan, coach dell’academy Reds, passa di là e lo vede, spensierato ed allo stesso modo concentrato nell’obiettivo: entrare in quelle giovanili, perchè i campetti del West Derby gli stanno un po’ stretti. È tutto così paradossale: dalla decisione di Barrigan passano solo 3 anni, ma il suo idolo l’ha inserito nella sua autobiografia. Gerrard incorona un ragazzo dell’academy “passando il testimone”; lo mette là, in un’apparente pagina come le altre, la 353:

Trent ha una terrificante possibilità di diventare un professionista.

alexander-arnold riserva di lussoLanciato nella mischia

Quando Jürgen Klopp arriva in Inghilterra, all’inizio d’ottobre 2015, sulla fascia destra c’è Nathaniel Clyne, esplosivo terzino destro arrivato dal Southampton per quasi venti milioni di sterline. Clyne piace al tedesco, tant’è che è un vero e proprio punto fermo della squadra: alla seconda stagione con Klopp in panchina, il 2 dei Reds salta solo una partita. L’anno successivo, però, avviene il cosiddetto momento “sliding doors”: Clyne si fa male alla schiene in un’amichevole di precampionato e salta praticamente tutta la stagione. Jürgen, che non ha mai avuto paura di far maturare i propri giovani con l’esperienza sul campo, si affida a Trent. Sì, certo, lo aveva fatto esordire l’anno precedente, ma la realtà dei fatti ci mostra la titolarità di Alexander-Arnold nella stagione 17/18. E che stagione, ladies and gentlemen.

Il primo squillo arriva a ferragosto: come Steve, su punizione. Sinistro calibrato ed Hoffenheim escluso dalla Champions, che il Liverpool arriverà a giocarsi nell’ultima di CR7 con la maglia merengue.

Nel frattempo, arriva la prima grande manifestazione anche con la maglia dei Tre Leoni: Russia 2018, con la squadra di Gareth Southgate che si rivela una delle sorprese più gradite della spedizione. “It’s coming home”, cantano dalle terre britanniche, ma l’Inghilterra non va oltre la semifinale contro la Croazia di Luka Modric. Trent gioca poco, solo 79 minuti in tutta la competizione: sarà un caso?

alexander-arnold riserva di lussoApoteosi Champions

La cavalcata di quel ragazzino di West Derby ha un termine, ma guai a chi non anticipa questa parola con un maiuscolo “provvisorio”. La sensazione, infatti, è che il primo giugno scorso ci sia stato solo uno dei tanti milestones che Trent Alexander-Arnold vivrà nella sua carriera: una partita paradossalmente facile da parte degli uomini di Klopp, senza infamia nè lode, ma con un piccolissimo trofeo da aggiungere alla bacheca, il primo in maglia Reds vista la Premier sfuggita dalle mani con l’unica sconfitta contro il City campione.

Come avete potuto notare, abbiamo parlato di “uomini di Klopp”, perchè la partita è stata gestita senza particolari allarmismi. Trent, però, ha fatto l’ennesimo partitone: prima sul coreano più forte del mondo, poi sulla meteora discendente del calcio inglese. Due diagonali difensive pazzesche su Son e Alli che fanno emozionare persino Van Dijk. In più, quando cavalca quella fascia destra i tifosi Spurs si coprono gli occhi dalla paura, manco fosse un film horror. A 20 anni, è il miglior terzino destro del mondo. Ed è campione d’Europa: chi se lo aspettava in quel camp del 2004?

alexander-arnold riserva di lussoOggi, quel ragazzino della West Derby compie 21 anni. È sul tetto del mondo, ma non per questo rinnega da dov’è venuto: precarietà, difficoltà di emergere ed ordinaria amministrazione britannica. Persino in casa non è cambiato nulla:

Sì, svolgo alcuni lavori in casa: passare l’aspirapolvere non è il massimo, ma è sempre meglio che lavare i piatti.

Mamma Dianne è solo una tifosa Reds più speciale, perchè ad Anfield non va a vedere solamente la sua squadra del cuore, ma anche il suo ragazzo, tanto forte quanto legato alle sue radici.

La vita, dicono molti appassionati di questo fantastico gioco, è come una partita di calcio: può succedere di tutto in quei 90 minuti. Dal 7 maggio scorso, però, forse è il caso di rinnovare il detto. La vita è come un calcio d’angolo, fulmineo quanto decisivo, che se calibrato alla perfezione può svoltarti la serata ed il destino. Parola di Alexander-Arnold, il 21enne più Reds che ci sia.

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Autore

Classe 2000. Il classico nome romano per un pavese di origini calabresi; geografia a parte, aspira a guadagnarsi da vivere raccontando le storie degli sport che ama, dal calcio al basket. È destinato a soffrire: tifa Inter.

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