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Dopo quello di Marco Giampaolo, esonerato dalla panchina del Milan a favore di Stefano Pioli, è arrivato un altro esonero: stiamo parlando di Aurelio Andreazzoli, appena sollevato dall’incarico di allenatore del Genoa, dopo aver raccolto solamente cinque punti in otto partite. La goccia che ha fatto traboccare il vaso è arrivata appena qualche giorno fa, nella umiliante sconfitta per cinque a uno contro il Parma. Ora al posto dell’allenatore ex Empoli, è stato già annunciato l’esordiente – almeno per quanto riguarda il ruolo manageriale – Thiago Motta, peraltro ex giocatore del Genoa. L’unica cosa utile al grifone però, sarebbe quella di essere lasciato al proprio destino.

Lazio e Atalanta, al contrario delle aspettattive (personali) non si sono risparmiate. Con due partite fondamentali per i rispettivi cammini europei -contro il Celtic a Glasgow i biancocelesti e a Manchester contro il City i bergamaschi – le due squadre avrebbero potuto affrontare la gara a ritmi blandi, magari accontentandosi di un pareggio e con parecchio turnover in mezzo al campo. E invece non solo sono stati mandati in campo tutti i titolarissimi, ma le due squadre hanno giocato per tutti i novanta minuti a ritmi da piena stagione. Facendosi male, molto male, un tempo per parte.

Da “Aiutati, che Dio ti aiuta” a “Aiutalo, che Quagliarella ti aiuta” è un attimo. Giusto il tempo di capire il soggetto, la Sampdoria. L’anno scorso il collettivo (la Sampdoria, appunto) esaltava il singolo (Quagliarella). E il capitano ringraziava come meglio poteva: con i goal. Quest’anno i palloni per le punte sono arrivati col contagocce, e a piccole dosi sono giunte anche le reti: quattro in otto partite della Samp, uno solo (e su rigore) di Quagliarella.

Le prime sette giornate di campionato si sono concluse, e complice la pausa per le nazionali, abbiamo adesso il tempo di assimilare le prime prestazioni dei nuovi volti del nostro campionato: Lukaku, Rebic, Ribery e compagnia bella. Ed è proprio grazie a questi nomi, che più di qualcuno ha inneggiato a un grande ritorno ai vecchi tempi del nostro campionato. Ma è davvero così, o forse in realtà stiamo diventando la nuova Cina?

Le bestie mugugnano, il giocatore se ne accorge (non l’arbitro) e la partita viene sospesa per tre minuti. Il caso Dalbert è ormai noto a tutti. Per ricordare l’accaduto basta riavvolgere il nastro allo scorso 22 settembre, ma per capirlo bisognerebbe ritornare al Cretaceo, quando ancora l’essere umano non era retto e il suo nome oscillava tra Australopiteco e Uomo di Neanderthal. Perché la mentalità è di quei tempi. Non solo degli autori del gesto, anche di chi non lo punisce. O meglio, di chi condanna il peccato ma non il peccatore. Dieci mila euro di multa danneggiano il club, non i danneggiatori.

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