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La stazione è affollata: venti binari ma diversi passeggeri che cercano di salire sul treno del binario 1. Poi c’è un gruppo affollato che circola attorno ai binari 4, 5 e 6. Ci credo: quelle locomotive fanno il giro dell’Europa.. Aspettate un attimo. Ho visto dei passeggeri nuovi: sembrano gentili, cercano di spostarsi dagli ultimi tre binari, quelli che non vuole nessuno. Hanno fatto un bel viaggio per arrivare fino alla stazione: Brescia e Lecce ci hanno messo poco, sono qui da inizio maggio. Il treno del Verona ha fatto ritardo, ma finalmente anche lui è arrivato.

Si portano dietro tre ragazzi, possenti e muscolosi. Uno sembra più grande degli altri: conosce perfettamente la stazione, sa come muoversi. I restanti due sono inesperti, ma impareranno in fretta: andiamo a conoscerli assieme.

Il 7 maggio 1999, Marco Materazzi si trova a Liverpool, sulla sponda dipinta di blu del fiume Mersey. Ha la numero 15 dell’Everton, che non ha indossato nelle ultime tre gare di campionato: non lo convocano, forse sarà per la sua attitudine a farsi sbattere fuori prima del 90′. Il giorno dopo i Toffies ne rifilano 6 al West Ham, ma Marco non è della partita. Chissà se quel giorno ha visto la première dell’ultima pellicola dei fratelli Wachowski: di questo Matrix ne sentirà parlare spesso..

Mozart, Van Gogh, Pollock.. artisti, innovatori, scolpiti nella storia della cultura mondiale. Due parole per descriverli: genio e sregolatezza. Nonostante il loro intelletto, la scaltrezza e l’estro creativo, non sono mai riusciti a limitare i propri eccessi ed i propri vizi. Un po’ come successo ad uno dei talenti calcistici più sopraffini degli ultimi 10 anni; forse un po’ meno “genio” e decisamente più “bomber”, ma in ogni caso accomunato ai mostri sacri citati in precedenza per la sua sregolatezza: Mario Balotelli.

(Quasi) nessuno lo conosceva quel sabato 22 luglio di due anni fa; a Shenzhen, il Milan batteva per 4-0 il Bayern di papà Carlo Ancelotti: esordiva Bonucci ed i nuovi acquisti Kessie e Çalhanoğlu facevano illuminare gli occhi dei tifosi rossoneri. Il protagonista di quell’amichevole di fine luglio, però, era un altro. Veniva dalla Primavera ed era un vero Diavolo, con il rossonero che scorre nelle vene: il figliol prodigo, Patrick Cutrone.

Negli ultimi anni, la parola “calciatore”, nel 90% dei casi è sinonimo di soldi, potere e tutto ciò che una vita di lusso può comportare. Ci sono stati giorni però, in cui essere un calciatore non significava automaticamente possedere macchine sportive e conti in banca con almeno sette zeri, bensì una maniera per scappare da situazioni orribili. Come quella che appartiene alla storia di Sinisa Mihajlovic.