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Quel cognome su sulle spalle della maglia numero 17 lanciata verso la porta rappresenta forse il più grande ossimoro del calcio italiano, quantomeno quello di oggi. Ciro Immobile sta vivendo una prima metà di stagione da favola: sempre a segno, primo nella classifica marcatori della Serie A, decisivo tanto con la Lazio che con gli azzurri. I suoi numeri sono da capogiro, vedere per credere…

Erano 14 anni che non si giocava il derby, quel derby; la partita che tiene in fermento due intere province, che complessivamente coprono buona parte della Lombardia nord-orientale. Non solo: erano 43 anni che i bergamaschi non abbattevano i rivali bresciani in casa loro, in quella roccaforte dedicata all’icona del Grande Torino scomparso a Superga, l’idolo della città Mario Rigamonti. Leggendo questi dati, la schiacciante vittoria dell’Atalanta in quel di Brescia assume connotazioni ancora più gravi: ma di chi è la colpa?

È un ragazzo con grande talento. Ho un rapporto schietto e sincero con lui, sarò felice se aiuterà la squadra e con l’Atalanta ci sarà.

Caso archiviato? Beh, leggendo le dichiarazioni di Fabio Grosso, sembrerebbe di sì; un perdono alla Salvatore Conte in Gomorra o un sincero bentornato tra le file delle Rondinelle? Il destino saprà darci una risposta. Una cosa, però, è certa: Brescia-Atalanta è la sua partita, così come lo sono state innumerevoli sfide tra le compagini in cui ha militato e le rispettive rivali. Facciamo un salto nel mondo dei derby di Mario Balotelli.

Sabato sera: allo stadio Olimpico di Torino va in scena un Torino-Inter che vedrà i nerazzurri di Antonio Conte ottenere i tre punti con un netto tre a zero; una normale partita di campionato, mentre nello stesso momento, dall’altra parte del mondo, più precisamente a Lima, in Perù, alloEstadio Monumental” va in scena una delle partite più belle e affascinanti della storia del calcio: la finale di Copa Libertadores. Ma come mai siamo cosi affascinati dal calcio sudamericano?

Al Mapei Stadium è protagonista una domenica piovosa, in cui le prestazioni di Lazio e Sassuolo, per rimanere in tema metereologico, fungono da vere e proprie luci ed ombre, rispettivamente nella prima e nella seconda frazione di gioco; alle 16:38 la svolta, il raggio di sole: Correa viene panchinato dopo un’ottima prestazione ed entra lo specialista, il numero 20 abituato a sbloccare partite del genere.

759 e 8848 kilometri. Distanze smisurate, incommensurabili; sono viaggi lunghissimi, rispettivamente quelli tra Sant’Angelo Lodigiano e Torre Annunziata e tra Oklahoma City e la città eterna, Roma. Teoricamente non avrebbero nulla in comune, ma ci sono due personaggi chiave nei tragitti appena citati, che trasformano l’apparente incognita in un’improvvisa vicinanza. Due atleti fisicamente lontanissimi, ma per grinta, attitudine e forma attuale vicini, molto vicini.

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