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Conte fa e disfa, come Dio. E a Milano, nella considerazione, i due si stanno allineando: mai l’Inter aveva fatto 31 punti in 12 giornate. Ma dal paradiso all’inferno il passo resta breve. Soprattutto dal girone di Champions a quello, infernale, dei lussuriosi. Perché Conte è questo, un allenatore che vuole sempre di più: da sé stesso, dai calciatori, dalla società. Per lui non esistono stagioni di transizione, non c’è tempo da perdere. L’obiettivo è uno solo: la vittoria. Il percorso è lineare, retto, dritto al punto. Un po’ come le sue richieste di mercato.

Da “Aiutati, che Dio ti aiuta” a “Aiutalo, che Quagliarella ti aiuta” è un attimo. Giusto il tempo di capire il soggetto, la Sampdoria. L’anno scorso il collettivo (la Sampdoria, appunto) esaltava il singolo (Quagliarella). E il capitano ringraziava come meglio poteva: con i goal. Quest’anno i palloni per le punte sono arrivati col contagocce, e a piccole dosi sono giunte anche le reti: quattro in otto partite della Samp, uno solo (e su rigore) di Quagliarella.

Dev’essere stato strano passare dalle mani del saggio sciamano Rafiki alle direttive di Arrigo Sacchi in così poco tempo. Ok, aspettate: forse stiamo confondendo le idee.. Il fatto è che le differenze sono irrisorie: hanno entrambi il ruolo di leader del branco, hanno un’elevata velocità ma allo stesso tempo sono molto fisici ed entrambi azzannano le prede avversarie. Ruud è un po’ come Simba: con quella criniera poi..

2 aprile 1513. È un sabato, un sabato storico. Un 53enne spagnolo, Juan Ponce de León, dopo aver passato la vita in mare, mette i piedi sulla terraferma, ed è subito un gesto epocale; il condottiero nato nel 1460 a Santervás de Campos, vicino all’odierna Valladolid, diveniva il primo esploratore europeo ad aver messo piede negli Stati Uniti continentali, in Florida.

Storia già sentita, voi direte: il classico spagnolo che tra il ‘400 ed il ‘500 si mette ad esplorare territori sconosciuti, sulla scia di Colombo. No, non è così banale.

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