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Roma

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Alessandro Florenzi è diventato un meme vivente “aspettativa vs realtà” di essere il capitano della Roma: l’aspettativa sarebbe quella di scendere in campo con la fascia al braccio e guidare la squadra; la realtà, dura, è quella della panchina. L’ultima da titolare risale al 20 ottobre contro la Samp, poi appena 18 minuti nelle successive sei gare tra campionato ed Europa League. E mentre Paulo Fonseca nega l’esistenza di un caso Florenzi, bello de nonna infiamma il mercato.

Succede tutto così in fretta. Succede che a circa 1500 kilometri di distanza avvengano contemporaneamente due disfatte, in un giovedì sera che improvvisamente assume un retrogusto d’amarezza e nervosismo. È successo, meglio dirla così: quel presente sa troppo d’abituale, mentre sulle due sponde del Tevere si augurano che l’incubo non si ripresenti più, perlomeno non con queste modalità.

22 settembre 2010: in programma vi è Lazio-Milan, gara che si concluderà con il risultato di 1-1. Nel prepartita, però, accade qualcosa di insolito: sopra l’Olimpico si vede volteggiare un rapace. Un’aquila a Roma? Be’, sì: è Olimpia, che in quel mercoledì sera si presenta ai circa 50000 biancocelesti presenti nella sua arena. Da quel turno infrasettimanale, Olimpia accompagna la Lazio in ogni gara casalinga; in questi nove anni, però, sembra aver perso l’entusiasmo, esattamente come i tifosi che la vedono volteggiare prima del fischio d’inizio.

Quante volte vi è capitato sentir dire “ma che modi strani che hanno questi musulmani”? Certo, pregare cinque volte al giorno o digiunare per buona parte delle giornate nell’arco di un mese sono abitudini neanche lontanamente vicine alla cultura dei popoli occidentali. Capita di vedere islamici nelle ore più calde del giorno prendere un tappetino, rivolgersi verso la Kaʿba (il luogo sacro dell’islam) e pregare. Pregano, pregano e pregano, ovunque: nei parchi, nei cantieri, in centro città, ad Anfield. Sì, un musulmano prega anche ad Anfield.

Il Derby della Capitale. O se vogliamo Derby Capitolino. O ancora Derby del Cupolone. Per la gente comune una semplice partita di calcio. Per Roma no. Cori a squarciagola, coreografie stupende, centinaia di striscioni, bandiere, giallo, rosso, bianco, celeste. È questo er Derby de Roma. Attesissimo ogni anno. Ogni tifoso, romanista o laziale che sia, ne fa propria ragione di vita.

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