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Qualificazioni Euro 2020

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Che divertimento c’è nel colpire un contenitore stracolmo di dolci da bendati? Andate a chiederlo in Messico, ma non vi lamentate se venite immediatamente derisi e/o cacciati. Oppure potreste andare a chiederlo a Kotka, una piccola cittadina della Finlandia meridionale: lì è nato il condottiero della prossima avversaria dell’Italia, che ha sicuramente già sentito parlare di piñata. Tra un colpo alla pentolaccia ed un altro, andiamo a scoprire vita, morte e miracoli della Finlandia.

Ci devono essere rimasti male in Germania dopo il suicidio calcistico dal sapore sudcoreano maturato quasi un anno fa alla Kazan Arena, a circa 3200 km da dove si trova ora la compagine guidata da Joachim Löw. Quei sei minuti di recupero sono stati causa di svariati incubi nelle case dei tedeschi, che a fine giugno si ritrovavano sbattuti fuori dal Mondiale russo da campioni in carica.

Sono passati 5452 giorni da quel giorno, quasi 15 anni dall’ufficiosa festa nazionale greca, il 4 luglio 2004. Davanti alla bolgia di 62.865 spettatori (di cui, ovviamente, la maggior parte portugueses), all’Estádio da Luiz di Lisbona, al 57’ minuto di gioco arriva la perfetta combinazione dei due Aggelos: Mpasinas mette in mezzo un calcio d’angolo insidioso e Charisteas insacca. Il risultato? La Grecia è campione d’Europa per la prima volta nella sua storia e ad Atene festeggiano come ad Adrianopoli nel 1829, quando il Paese aveva raggiunto l’agoniata indipendenza dall’Impero ottomano.

Era un anonimo 7 settembre 1994 e a Maribor, la seconda città più popolosa della Slovenia dopo la capitale Lubiana, andava in scena la seconda partita del gruppo 4 delle qualificazioni agli Europei 1996. Era tosta per i Draghi, perché sfidavano l’Italia di Sacchi. Bè, come si dice nel gergo della boxe, ci misero alle corde: 1 a 1. Quasi 25 anni dopo, la nazionale slovena cerca il riscatto dopo anni difficili nel mondo del pallone.