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Succede tutto così in fretta. Succede che a circa 1500 kilometri di distanza avvengano contemporaneamente due disfatte, in un giovedì sera che improvvisamente assume un retrogusto d’amarezza e nervosismo. È successo, meglio dirla così: quel presente sa troppo d’abituale, mentre sulle due sponde del Tevere si augurano che l’incubo non si ripresenti più, perlomeno non con queste modalità.

Chissà cosa deve aver pensato Kevin Agudelo al suo ingresso in campo in Genoa-Brescia. Tensione, eccitazione, paura: mille emozioni che corrono nella testa di un debuttante in Serie A. E che coraggio, Thiago Motta: sotto con una neopromossa in casa, buttare nella mischia una new entry per il campionato italiano senza ripensamenti. Alla fine, però, n’è valsa la pena: gol del colombiano e sostituzione che diventa cruciale. Ma non pensate mica che sia finita qui, vero?

Lazio e Atalanta, al contrario delle aspettattive (personali) non si sono risparmiate. Con due partite fondamentali per i rispettivi cammini europei -contro il Celtic a Glasgow i biancocelesti e a Manchester contro il City i bergamaschi – le due squadre avrebbero potuto affrontare la gara a ritmi blandi, magari accontentandosi di un pareggio e con parecchio turnover in mezzo al campo. E invece non solo sono stati mandati in campo tutti i titolarissimi, ma le due squadre hanno giocato per tutti i novanta minuti a ritmi da piena stagione. Facendosi male, molto male, un tempo per parte.

22 settembre 2010: in programma vi è Lazio-Milan, gara che si concluderà con il risultato di 1-1. Nel prepartita, però, accade qualcosa di insolito: sopra l’Olimpico si vede volteggiare un rapace. Un’aquila a Roma? Be’, sì: è Olimpia, che in quel mercoledì sera si presenta ai circa 50000 biancocelesti presenti nella sua arena. Da quel turno infrasettimanale, Olimpia accompagna la Lazio in ogni gara casalinga; in questi nove anni, però, sembra aver perso l’entusiasmo, esattamente come i tifosi che la vedono volteggiare prima del fischio d’inizio.

Un’altra stagione è giunta al termine, e con essa sono arrivati anche i verdetti individuali, ovvero quali sono stati i migliori giocatori tra campionato, coppa e supercoppa. Samir Handanovic per  il premio di “miglior portiere”, Kalidou Koulibaly per quello di “miglior difensore”, Milinkovic-Savic per il “miglior centrocampista”, Fabio Quagliarella come “miglior attaccante” e Cristiano Ronaldo come MVP della competizione. Sui social i tifosi si sono dichiarati tutti unanimemente d’accordo, tranne che per un voto: quello del centrocampista serbo. Ma il suo è davvero un trofeo immeritato?

Se Divock Origi, come vi abbiamo già raccontato , rappresenta alla perfezione lo status di “riserva di lusso”, Joaquìn Correa può rappresentare alla perfezione quello della riserva (di lusso) che diventa un titolare (di lusso). Per compiere tale salto Correa impiegherà molto tempo e occasioni, rischiando anche di fallire una volta per tutte, ma procediamo con ordine.

Il Derby della Capitale. O se vogliamo Derby Capitolino. O ancora Derby del Cupolone. Per la gente comune una semplice partita di calcio. Per Roma no. Cori a squarciagola, coreografie stupende, centinaia di striscioni, bandiere, giallo, rosso, bianco, celeste. È questo er Derby de Roma. Attesissimo ogni anno. Ogni tifoso, romanista o laziale che sia, ne fa propria ragione di vita.

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