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“Forte eh, ma nel calcio brasiliano…”; “In Italia non ha fatto nulla, però era l’Inter dei 4 allenatori in una stagione e del settimo posto finale”. Ci vuole il gioco delle contraddizioni per valutare Gabigol. Un po’ come vedere una finale di Wimbledon tra Nadal e Federer: la palla della ragione che continua a passare da campo a campo, senza mai trasformarsi in punto.

Erano passati esattamente 10 mesi e un giorno da quando la Comunità europea aveva preso la sua decisione, per placare gli animi e porre fine ad una guerra tanto sanguinosa quanto lancinante, per bambini, donne ed anziani: la Croazia era stata riconosciuta in quel 15 gennaio 1992, ma il conflitto continuò. La Guerra d’indipendenza croata, a quel punto, non aveva più uno scopo, un traguardo da raggiungere con i fucili in mano: quello che contava era solo la devastazione, che colpiva specialmente chi ne aveva abbastanza della morte, chi dava vita alle nuove generazioni.

In queste settimane molto travagliate per la sponda rossonera di Milano, sta passando in sordina un argomento molto scottante: mentre infatti tutti sono concentrati sull’esonero di Giampaolo e l’arrivo del nuovo tecnico Pioli, entrambe le presidenze stanno spingendo sempre di più il comune di Milano a dare il via libera per il nuovo stadio. Ma abbiamo davvero bisogno di un “San Siro 2.0”?

Vecindario, giovanili Barcellona, Sampdoria, Inter. Queste sono le squadre in cui ha militato Mauro Icardi in cui ha segnato più di 550 gol, prima di approdare alla sua attuale squadra, il Paris Saint-Germain.

La carriera di Mauro è da sempre caratterizzata da episodi che prescindono dal calcio. Spesso protagonista del gossip anche a causa di persone entrate profondamente nella sua vita.

Ma partiamo dal principio…

Coppa che vai, e(o)rrore che trovi: se pensavamo che la rubrica “Chiacchiere da b(v)ar” potesse rimanere ancorata alla nostra Serie A e ai suoi arbitri italiani, beh, ci sbagliavamo di grosso. Ieri sera infatti, l’Inter di Conte al Camp Nou ha disputato una partita fantastica, dominando in scioltezza i primi quarantacinque minuti, e lasciando qualche spazio in più nel secondo tempo: spazi che una squadra come quella di Ernesto Valverde può trasformare in oro grazie a un esecutore d’eccezione come Suarez. Sua è stata la doppietta che ha piegato immeritatamente i nerazzurri che escono dallo stadio delusi per la sconfitta ma con la consapevolezza dei propri mezzi. Peccato però che ieri sera, le cose sarebbero potute andare in maniera diversa se non fosse stato per un errore clamoroso dell’arbitro Damir Skomina.

Una decisione senza sens(i)o

Siamo al minuto 55° della gara: Handanovic e compagni sono ancora in vantaggio, ma il Barcellona sta crescendo, iniziando a diventare pericoloso. Ad attaccare però adesso è l’Inter, con Sensi che si ritrova a rincorrere un pallone in area di rigore: il centrocampista si avventa su di esso, ma ecco che piomba in anticipo anche Arthur, che però prima di toccare il pallone prende il piede di Sensi. L’interista si lascia un po’ andare, ma il contatto necessario al calcio di rigore c’è tutto. A non pensarla come noi però è Skomina, che talmente scuro della sua decisione, decide di non andare nemmeno a rivedere le immagini. Errore grossolano per un arbitro di fama internazionale, che salvo risultati favorevoli all’Inter, potrebbe avere sulla coscienza l’eliminazione dei nerazzurri, che con un ipotetico 0-2, difficilmente avrebbero perso. Mentre noi tutti dovremmo continuare a crederci perché diamine questa Var non venga usata in ogni occasione.

Shop riserva di lusso

Nella vita di un genitore un qualcosa del genere sarà sicuramente capitato: passi con il tuo primogenito davanti ad una vetrina piena di giocattoli e non puoi far altro che varcare quella porta. “Papà, papà, voglio l’ultima edizione dei Transformers! Ti prego!”, con annessa faccia disperata e coperta da fiumi di lacrime: che fai papà, non lo accontenti il figliolo? Prendete questo esempio e provate ad immaginare a due scambi di persona: il ruolo del genitore viene interpretato da Massimo Moratti, mentre l’odioso (per molti non solo in quest’occasione) bambino è Josè Mourinho. Nessun negozio di giocattoli, è il cocente Appiano Gentile dell’estate 2008.

Siamo a Cordova, nella leggendaria plaza de toros. È il 5 ottobre del 1879 e si sta svolgendo un duello: da una parte Rafael Molina Sánchez, lo storico torero che prese il nome di Lagartijo, e dall’altra Murciélago, uno dei tori più leggendari di sempre. In quella domenica riuscì a sopravvivere a 90 colpi di spada del torero, che fu costretto a risparmiarlo data la volontà della folla. Ma non vi ricorda proprio niente il nome di quel toro?

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