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Vecindario, giovanili Barcellona, Sampdoria, Inter. Queste sono le squadre in cui ha militato Mauro Icardi in cui ha segnato più di 550 gol, prima di approdare alla sua attuale squadra, il Paris Saint-Germain.

La carriera di Mauro è da sempre caratterizzata da episodi che prescindono dal calcio. Spesso protagonista del gossip anche a causa di persone entrate profondamente nella sua vita.

Ma partiamo dal principio…

Coppa che vai, e(o)rrore che trovi: se pensavamo che la rubrica “Chiacchiere da b(v)ar” potesse rimanere ancorata alla nostra Serie A e ai suoi arbitri italiani, beh, ci sbagliavamo di grosso. Ieri sera infatti, l’Inter di Conte al Camp Nou ha disputato una partita fantastica, dominando in scioltezza i primi quarantacinque minuti, e lasciando qualche spazio in più nel secondo tempo: spazi che una squadra come quella di Ernesto Valverde può trasformare in oro grazie a un esecutore d’eccezione come Suarez. Sua è stata la doppietta che ha piegato immeritatamente i nerazzurri che escono dallo stadio delusi per la sconfitta ma con la consapevolezza dei propri mezzi. Peccato però che ieri sera, le cose sarebbero potute andare in maniera diversa se non fosse stato per un errore clamoroso dell’arbitro Damir Skomina.

Una decisione senza sens(i)o

Siamo al minuto 55° della gara: Handanovic e compagni sono ancora in vantaggio, ma il Barcellona sta crescendo, iniziando a diventare pericoloso. Ad attaccare però adesso è l’Inter, con Sensi che si ritrova a rincorrere un pallone in area di rigore: il centrocampista si avventa su di esso, ma ecco che piomba in anticipo anche Arthur, che però prima di toccare il pallone prende il piede di Sensi. L’interista si lascia un po’ andare, ma il contatto necessario al calcio di rigore c’è tutto. A non pensarla come noi però è Skomina, che talmente scuro della sua decisione, decide di non andare nemmeno a rivedere le immagini. Errore grossolano per un arbitro di fama internazionale, che salvo risultati favorevoli all’Inter, potrebbe avere sulla coscienza l’eliminazione dei nerazzurri, che con un ipotetico 0-2, difficilmente avrebbero perso. Mentre noi tutti dovremmo continuare a crederci perché diamine questa Var non venga usata in ogni occasione.

Shop riserva di lusso

Nella vita di un genitore un qualcosa del genere sarà sicuramente capitato: passi con il tuo primogenito davanti ad una vetrina piena di giocattoli e non puoi far altro che varcare quella porta. “Papà, papà, voglio l’ultima edizione dei Transformers! Ti prego!”, con annessa faccia disperata e coperta da fiumi di lacrime: che fai papà, non lo accontenti il figliolo? Prendete questo esempio e provate ad immaginare a due scambi di persona: il ruolo del genitore viene interpretato da Massimo Moratti, mentre l’odioso (per molti non solo in quest’occasione) bambino è Josè Mourinho. Nessun negozio di giocattoli, è il cocente Appiano Gentile dell’estate 2008.

Siamo a Cordova, nella leggendaria plaza de toros. È il 5 ottobre del 1879 e si sta svolgendo un duello: da una parte Rafael Molina Sánchez, lo storico torero che prese il nome di Lagartijo, e dall’altra Murciélago, uno dei tori più leggendari di sempre. In quella domenica riuscì a sopravvivere a 90 colpi di spada del torero, che fu costretto a risparmiarlo data la volontà della folla. Ma non vi ricorda proprio niente il nome di quel toro?

Il 7 maggio 1999, Marco Materazzi si trova a Liverpool, sulla sponda dipinta di blu del fiume Mersey. Ha la numero 15 dell’Everton, che non ha indossato nelle ultime tre gare di campionato: non lo convocano, forse sarà per la sua attitudine a farsi sbattere fuori prima del 90′. Il giorno dopo i Toffies ne rifilano 6 al West Ham, ma Marco non è della partita. Chissà se quel giorno ha visto la première dell’ultima pellicola dei fratelli Wachowski: di questo Matrix ne sentirà parlare spesso..

Mozart, Van Gogh, Pollock.. artisti, innovatori, scolpiti nella storia della cultura mondiale. Due parole per descriverli: genio e sregolatezza. Nonostante il loro intelletto, la scaltrezza e l’estro creativo, non sono mai riusciti a limitare i propri eccessi ed i propri vizi. Un po’ come successo ad uno dei talenti calcistici più sopraffini degli ultimi 10 anni; forse un po’ meno “genio” e decisamente più “bomber”, ma in ogni caso accomunato ai mostri sacri citati in precedenza per la sua sregolatezza: Mario Balotelli.

È passata una settimana da una delle sfide sportive più leggendarie di sempre: esattamente 7 giorni fa, sul campo centrale di Wimbledon si affrontavano Roger Federer e Novak Djokovic, nella finale più lunga nella storia dello Slam britannico. I due mostri sacri del tennis si sono affrontati sull’erba del Centre Court per 4 ore e 55 minuti, senza battere ciglio: sembrava non dovesse finire mai, ogni spettatore aveva il fiato sospeso. Questa sensazione di interminabilità non la si prova solo nel tennis; nel corso degli anni il calcio ci ha abituato a partite leggendarie, i quali 90 minuti sono stati psicologicamente percepiti come delle ore. Andiamo a scoprirle.

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