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Germania

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87 mila tifosi a Webley e 23 milioni di spettatori in tv. Sono questi i numeri rappresentativi di una finale che ha visto l’Inghilterra di Wiegman riportare a casa un trofeo che mancava nel Paese da ben 56 anni. In altre parole, è grazie alle Lionesses se i tifosi inglesi con “It’s coming hometatuato precocemente in occasione dell’Europeo maschile, non dovranno cancellare dolorosamente l’inchiostro dalla pelle.

Per tutti gli appassionati di calcio, razionalizzare quanto successo veramente allo stadio Mineirao l’8 luglio di ormai otto anni fa è un compito veramente difficile. Riuscire a capacitarsi che il Brasile; unica squadra penta-campione del Mondo, da sempre vista nel substrato culturale calcistico come patria del calcio, per di più paese ospitante di quell’edizione del Mondiale, venisse sconfitto con uno scarto di sei reti in una partita dell’importanza di una semifinale è ai limiti dell’immaginazione. Eppure in una sconvolgente notte mondiale – di quelle che noi italiani non vediamo da un po’ – una di quelle classiche, col caldo, le zanzare e i maxi-schermi nei bar il Mineirazo è stato realtà. L’angelo Brasile è stato mandato in esilio all’inferno dalla mefistofelica Germania, curiosamente vestita proprio di rosso e nero per quella notte al Mineirao. La tragedia si è consumata in novanta minuti, ma per tutti i brasiliani le conseguenze sono ancora presenti.

Da sempre, l’Italia è una delle mete maggiormente prese di mira dai viaggiatori provenienti da ogni parte del mondo. Lo stesso concetto moderno di turismo nasce in relazione alla penisola italiana. Affonda le proprie radici nella pratica settecentesca del Grand Tour, un lungo viaggio che i rampolli delle ricche famiglie europee compivano alla scoperta dei luoghi di maggior bellezza e cultura del mondo, luoghi che in gran parte appartenevano proprio all’Italia. Questi giovani ragazzi dunque partivano da ogni angolo d’Europa e visitavano le più belle città d’arte e cultura italiane, col duplice obiettivo di arricchire il proprio bagaglio di conoscenze e di esperienze e di vivere gli ultimi anni della leggerezza giovanile, prima di iniziare a fare i conti con le incombenze dell’età adulta.

Il tempo stringe per Leroy Sane per realizzare il suo potenziale al Bayern” intitolava un articolo firmato da Raphael Honigstein su The Athletic nel corso della prima pausa nazionale di questa stagione (quindi agli inizi di settembre). Quell’articolo era susseguente ad un Bayern-Colonia della seconda giornata di questa Bundesliga, forse il punto più basso dell’esperienza del talento della Vestfalia in Baviera, sostituito dopo 45 minuti in cui era apparso impalpabile sul campo e venendo beccato dai suoi stessi tifosi.

Ok ci siamo, finalmente aggiungerei. No, non mi sto riferendo a quello che per molti è il periodo coincidente con l’inizio delle ferie anzi, al contrario è il momento in cui per molti si ritorna a lavorare a pieno regime. Fino ad ora ci siamo goduti l’estate, gli Europei e le Olimpiadi, le giornate trascorse in spiaggia e le serate passate ai tavolini del bar, ma adesso è giunta l’ora che un po’ tutti aspettavamo, chi più esplicitamente, chi magari in maniera più velata. Questo venerdì si può dichiarare ufficialmente ritornato il calcio di club, ed in Germania hanno deciso di ripartire con il botto. Questa sera a dar il via alla Bundesliga 21/22 ci sarà infatti il big match tra il Borussia M’gladbach e i campioni in carica del Bayern Monaco.

Ho un problema con gli acquisti online durante i momenti di insonnia. Mi sembra sempre una buona idea ordinare prodotti di dubbia utilità superata l’una di notte, anche se qualche volta ci riesco anche ad addormentarmi in tempo. Non è successo l’ultima volta e ora controllo ogni movimento alla finestra aspettando l’arrivo di Bartolini – o era DHL? Devo ricontrollare la mail – con la mia maglia di Euro 2020 dell’Inghilterra.

Questa volta ho deciso che non mi pentirò, primo perché ho scelto la maglia di Phil Foden, giocatore dell’Iperuranio FC e secondo solo a Tom Davies nella mia personale classifica di giocatori di culto. Il secondo motivo è più semplice, perché il kit home inglese è probabilmente il più bello tra quelli visti fino ad ora nella fase a gironi di Euro 2020, un’edizione alla quale per più di una ragione ci siamo presto affezionati in molti.

La curiosità e l’attenzione attorno alle maglie delle nazionali è un grande classico di Europei e Mondiali. Uno dei motivi è legato al fatto che non vengono rilasciate annualmente come quelle dei club, ma in corrispondenza dei grandi tornei, diventando simbolo di un determinato gruppo di calciatori e di una speranza popolare. L’attesa attorno alle maglie delle nazionali è anche legata alla storia di design che a partire dagli anni ’80 ha regalato ai tifosi modelli indimenticabili per pattern, colori, grafiche e font. Basti pensare alla maglia della Nigeria del 2018, quella indossata dalla Germania Ovest a Italia ’90, quella di Francia e Croazia nel 1998, quella degli USA nel mondiale 1994 e soprattutto la Kombat degli Azzurri inventata da Kappa nel 2002, una rivoluzione totale per il calcio.

Ho provato a pensare quali altri kit avrei potuto comprare per farli diventare l’unico indumento ammesso per quest’estate. Ce ne sono poche davvero brutte (le maglie Away di Italia, Svizzera e Repubblica Ceca sono tra queste) e altrettante poche davvero belle, in cui i brand hanno osato con i colori offrendo alla storia degli Europei un ricordo destinato a durare. 5 modelli sembrano più riusciti di altri, eccoli in ordine sparso.

Inghilterra Home

Declan Rice e Mason Mount
Mount e Rice se la ridono (Foto: Action Foto Sport/Imago Images – OneFootball)

Senza esagerare con nessun colore, Nike ha realizzato una maglia molto interessante, soprattutto nel dettaglio blu scuro con una sottile linea rossa del colletto e dei polsini, ma ancora di più per il font rosso che domina tutto il retro della maglia. Una scelta conservativa, probabile, oppure un modo per dare risalto al font come elemento decorativo e soprattutto al crest meraviglioso dei Tre Leoni.

Portogallo Away

Esultanza Portogallo a Euro 2020
Una maglia niente male per il Portogallo (Foto: Imago Images – OneFootball)

Nike fa il ragionamento opposto per la maglia di Cristiano Ronaldo e compagni, puntando tutto su tre fasce di colore orizzontali – sempre più rare nelle maglie da calcio – con una di queste che continua anche sul retro e si aggiunge a quella dei calzettoni. La banda verde rossa e nera fa sembrare il tutto un falso da bancarella di Gucci ma lo Swoosh ha dato a Euro 2020 l’unico vero kit eccentrico e fuori dagli schemi.

Germania Away

Esultanza Germania
Total black tedesco (Foto: Imago Images – OneFootball)

Abbiamo fatto in tempo a vederla nell’ultima e decisiva partita del Gruppo F, il più difficile ed emozionante di Euro 2020. Le maglie definite black out non sono una novità ma negli ultimi anni hanno sempre riscosso un buon successo. Quella adidas della Germania è elegantissima e impreziosita solo con i polsini rossi e i numeri bianchi. Mimetizzato il logo del brand e quello dei quattro volte campioni del mondo, per un look che assomiglia a quello di un giustiziere, di un ninja, che prima o poi in qualche modo colpirà.

Finlandia Home

Joel Pohjanpalo e Teemu Pukki
Joel Pohjanpalo and Teemu Pukki, cuore e anima di questa Finlandia a Euro 2020 (Foto: Emmi Korhonen/Imago Images – OneFootball)

Non la più attesa tra le nazionali, ma protagonista sul campo nella partita contro la Danimarca che ha tenuto tutti con il fiato sospeso, in quello che rimarrà il momento degli Europei di cui avremmo fatto volentieri a meno. La seconda maglia degli scandinavi è pulita e elegante, del colore del ghiaccio e del mare, con una croce blu scura a contrasto con il bianco, al centro del quale, come un gioiello, in oro, è inserito il logo Nike.

Austria Away

Esultanza Austria a Euro 2020
I nostri avversari agli ottavi di finale (Foto: Imago Images – OneFootball)

Giuro che non si tratta di una gufata ai nostri prossimi avversari ma, dopo aver parlato male delle scelte di PUMA per le seconde maglie, quella dell’Austria tutto sommato è interessante. Il kit è uno di quei casi in cui i pantaloncini fanno la differenza, infatti la stessa maglia con pantaloncini neri perde di bellezza rispetto a quando viene abbinata con i pantaloncini verde acqua, come in occasione del match inaugurale contro la Macedonia del nord. Il dettaglio della linea orizzontale dei colori della bandiera sullo sfondo nero è una finezza. In bocca al lupo a loro.

Au revoir, Shoshanna.

Una delle frasi più celebri del cinema moderno, che chiude la spettacolare sequenza iniziale di Bastardi senza gloria, pellicola firmata da Quentin Tarantino. Il faccione di Cristoph Waltz, nell’occasione lo spietato colonnello nazista Hans Landa, che dopo aver sterminato una famiglia di ebrei nella campagna francese assiste alla fuga dell’unica sopravvissuta, la giovane Shoshanna Dreyfus. Quell’arrivederci, che sa di minacciosa promessa, si ritorcerà poi contro ad Hans Landa e a tutti i nazisti, il cui stato maggiore verrà annientato nell’epilogo del film proprio dalla giovane ebrea, con Hitler, Goebbels e gli altri rappresentanti del Reich morti all’interno di un cinema in fiamme.

Chi convive con un gatto lo sa. Ora sonnecchia beato accartocciato sul letto, con l’aria appagata di chi sogna una cascata di crocchette al salmone, un secondo dopo è in cima all’armadio in camera da letto, quasi a ricordarti chi è che comanda in casa. Prepara agguati a elastici dimenticati sul tavolo o a insetti arrampicati alla finestra con la sagacia tattica di un assaltatore delle forze speciali, quindi gigioneggia pancia all’aria con lo sguardo in equilibrio fra il docile e lo scemo del villaggio, alla ricerca di attenzioni umane. Il gatto ha un’idea tutta sua dei limiti. L’altezza? Nulla di insuperabile con un balzo o con un’arrampicata ad artigli nudi. I riflessi? Tempi di risposta prossimi allo zero. La vita? Non una, ma sette.

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