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Un gennaio (e un calciomercato) così non si vedeva da tempo: il sole, l’aria irrespirabile, le mancate piogge e un mercato sensazionale. E non so quale evento sia più anacronistico. Se di consueto vengono inventate e ricamate telenovela per reggere il teatrino di un mese e vedere le piccole fare colpi totalmente randomici, il 2020 ha stravolto la routine. Anzi, l’ha spazzata via.

In estate l’Inter ha vissuto una vera e propria rivoluzione: dall’addio di Luciano Spalletti all’arrivo dell’ex juventino Antonio Conte, dal 4-2-3-1 al 3-5-2, dalla cessione del triumvirato Icardi-Perisic-Nainggolan al mercato faraonico firmato Beppe Marotta (145 milioni no contando i futuri riscatti, fonte Transfermarkt). A metà stagione la squadra è fuori dalla Champions, ma in campionato si trova al secondo posto ad appena due punti di distacco dalla Juventus capolista. Probabilmente lo Scudetto non era l’obiettivo prefissato a inizio stagione, però dal momento che sei lì hai l’obbligo di provarci. E per dare fastidio fino in fondo c’è da puntellare una rosa che troppe volte negli ultimi anni è andata in affanno proprio dopo il giro di boa. Marotta e Ausilio sono di nuovo operativi e girano nomi importanti. Eppure qualcosa non quadra…

Icardi a Parigi con un volo last minute, le aspettative sulla stagione pronta a sbocciare, i mugolii per lo scarso mercato della Lazio, l’ansia di vedere la nuova Inter. Maurito fa faville, viaggia a medie pazzesche e incanta al Parco dei Principi. Inzaghi e i suoi volano (terzi in classifica e un trofeo già in bacheca), il Milan floppa e Conte ha rivoluzionato i nerazzurri. Sorpresi?

Il calciomercato riapre i battenti, i direttori migrano a Milano mentre i presidenti tirano le somme. Tra chi non vuole darsi per sconfitto (Milan) e chi sembra pronto ad accettare il proprio destino (Spal).

“Forte eh, ma nel calcio brasiliano…”; “In Italia non ha fatto nulla, però era l’Inter dei 4 allenatori in una stagione e del settimo posto finale”. Ci vuole il gioco delle contraddizioni per valutare Gabigol. Un po’ come vedere una finale di Wimbledon tra Nadal e Federer: la palla della ragione che continua a passare da campo a campo, senza mai trasformarsi in punto.

È da ormai un paio di settimane che non si parla d’altro: Ibrahimovic si è proposto al Milan, al Bologna, alla Sampdoria, al Napoli e cosi via. Con il contratto ormai in scadenza (deadline fissata al 31 dicembre prossimo), lo svedese si è praticamente impossessato del calciomercato di gennaio, attirando tutta l’attenzione su di sè. Ma in Serie A, abbiamo davvero – ancora – bisogno di lui?

Alessandro Florenzi è diventato un meme vivente “aspettativa vs realtà” di essere il capitano della Roma: l’aspettativa sarebbe quella di scendere in campo con la fascia al braccio e guidare la squadra; la realtà, dura, è quella della panchina. L’ultima da titolare risale al 20 ottobre contro la Samp, poi appena 18 minuti nelle successive sei gare tra campionato ed Europa League. E mentre Paulo Fonseca nega l’esistenza di un caso Florenzi, bello de nonna infiamma il mercato.

Le prime sette giornate di campionato si sono concluse, e complice la pausa per le nazionali, abbiamo adesso il tempo di assimilare le prime prestazioni dei nuovi volti del nostro campionato: Lukaku, Rebic, Ribery e compagnia bella. Ed è proprio grazie a questi nomi, che più di qualcuno ha inneggiato a un grande ritorno ai vecchi tempi del nostro campionato. Ma è davvero così, o forse in realtà stiamo diventando la nuova Cina?

Ultimo, caotico, giorno di calciomercato. E potrebbe essere uno dei più movimentati degli ultimi anni. La difficoltà nel cedere, di cui abbiamo parlato più volte, ha condizionato pesantemente le settimane precedenti, costringendo le società ad aspettare il lunedì più bollente dell’estate: il 2 settembre. Con l’attenzione di un falco e la pazienza di un Condor, non Galliani, i direttori hanno sfiancato i loro “avversari” portandoli a cedere proprio sul più bello. Sono già diversi i nuovi e i prossimi arrivi, con Roma e Milan scatenate: Kalinic, Rebic e Mkhitaryan

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