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Nel calcio raramente si son visti legami come quello fra Steven Gerrard e il Liverpool, e sempre meno se ne vedranno. Andiamo quindi subito alla scoperta dei momenti chiave di questo speciale rapporto tinto di rosso.

nascita steve g

Il 30 maggio 1980 a Whiston, nella contea del Merseyside (non suona nuova vero?), nasce un certo Steven Gerrard. A qualche kilometro di distanza c’è Liverpool, la città a cui legherà indissolubilmente il suo nome.

Un talent scout lo nota a 7 anni e lo porta subito in Reds, il resto è storia.

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È il 15 aprile 1989, è l’ennesimo capitolo buio della storia del calcio inglese. 4 anni dopo l’Heysel e quella maledetta finale di Champions, i tifosi del Liverpool (involontariamente) si ritrovano protagonisti di un’altra strage. Feroce, disumana, terrificante: 96 persone perdono la vita schiacciate l’un l’altra per una probabile pessima decisione delle forze armate. La storia segnerà per sempre Gerrard: il cuginetto Jon-Paul, di soli 9 anni, perderà la vita nell’incidente.

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A 18 anni l’occasione per cui ha lottato, sudato, lavorato: l’esordio ad Anfield. Solo due minuti, viso teso, un regalo di coach Houllier. Nel 2000, da titolare, diventa subito fondamentale: gol, assist e quantità. Arrivano i primi trofei, le partite da protagonista e la fascia da capitano (nel 2003). Un’ascesa fulminea, rapida, meritata. E ad Houllier non andranno mai i giusti meriti per la sagace intuizione….

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Istanbul, un quarto alle dieci circa. Crespo insacca con un pallonetto delizioso, il tabellone segna 3 a 0 per il Milan. Poi il doppio fischio di Manuel Gonzalez, asturiano, manda tutti negli spogliatoi. Lì succede qualcosa, Djibril Cissè afferma di aver sentito un discorso da brividi dall’uomo più atteso: Steven Gerrard. Come ha riportato al Mirror, Steve G ha chiesto anche a Benitez di uscire dando vita a un momento catartico capace di cambiare le sorti della finale.

Al 54esimo del secondo tempo la scintilla che fa scoppiare l’incendio: Riise dalla fascia lascia partire un cross, Gerrard stacca e la gira in rete. È 3 a 1, è il plot twist della serata. I Reds si trasformano in guerrieri pronti a sputare sangue per la causa, si avventano su ogni pallone, lottano come se non ci fosse un domani. Altri 3 minuti e Smicer trova il colpo da biliardo, 3 a 2. Manca solo l’ultimo tassello, l’ultimo sforzo. Palla dentro l’area, Baros si inventa una sponda deliziosa sul dischetto dell’area di rigore. E chi si avventa su quel pallone? Steven Gerrard. Come se avesse capito tutto, come se sapesse già dove quella palla sarebbe finita: con uno scatto poderoso sorpassa Gattuso che lo stende.

La Champions è il settimo trofeo vinto da Gerrard e probabilmente il più importante. A fine carriera saranno 11 in totale, contornati da infiniti premi individuali.

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A tre partite dall’appuntamento con la vittoria, un innocuo passaggio si trasforma in un tragico scherzo del destino. Steven apre il piattone per lo stop, uno tra i tanti, ma la sfera lo supera: Anfield gela. Gerrard tenta di rincorrerlo, scivolando a terra. Ormai è andata. Demba Ba si fionda sul pallone vagante, lo porta avanti, si trova faccia a faccia con Mignolet e insacca. I successivi 45 minuti non serviranno a nulla, Mourinho e il Chelsea spazzano via le possibilità di conquistare il titolo.

Ironicamente, il leader di mille battaglie perde la più sentita (sportivamente parlando). Il fotogramma è eloquente: Gerrard chino a terra che guarda Demba Ba immolarsi a rete. Fermo lì, a testa bassa, con lo sguardo perso nel manto erboso di quella che è stata, è e sarà per sempre la sua casa:

Quando sarò in punto di morte non portatemi all’ospedale, portatemi ad Anfield. È lì che voglio morire.

steve g mls

Tutte le storie, anche le più belle, arrivano alla fine: per quanto doloroso, Gerrard lascia il Liverpool e l’Inghilterra. Un momento storico, un saluto straziante di un uomo al suo popolo e alla sua città. Il 7 gennaio 2015 sbarca a Los Angeles, con la sua numero 8 ad aspettarlo.

In MLS mette la solita grinta e qualità: 5 gol e 14 assist in due stagioni non basteranno a vincere un campionato. Numeri pazzeschi per un “vecchietto” andato a godersi un’ultima esperienza in un rettangolo verde.

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Il rapporto calcio-Gerrard si chiude così? Un saluto a L.A. e si ritorna a vita privata? No, certo che no. Steve torna in Gran Bretagna, ma non nella sua Liverpool. Molti chilometri più a nord, a Glasgow. Lì inizia la sua carriera da allenatore nel migliore dei modi: si afferma come seconda potenza scozzese e si rende protagonista di un’ottima cavalcata in Europa League.

Nella stagione in corso i Rangers viaggiano a 2,31 punti a partita, numeri sensazionali che non bastano a spodestare i Celtic. Steve e i ragazzi sono riusciti, però, in un’altra impresa: tornare a vincere il derby di Glasgow.

Tanti auguri a Steven Gerrard, in attesa di rivederlo ad Anfield per alzare quella “maledetta” Premier…

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