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CALCIO ESTERO

Solskjaer è l’uomo sbagliato al momento giusto

L'analisi sull'avventura da allenatore di Solskjaer

L’avventura di Solskjaer al Manchester United è iniziata sostanzialmente per caso dopo una sconfitta – umiliante non tanto nel risultato quanto nel modo – ad Anfield. Nella mente di Ed Woodward era abbastanza chiaro che il norvegese avrebbe avuto modo di lavorare solo fino al termine della stagione, d’altronde lo stesso comunicato dello United lo indicava come caretaker manager. Era anche evidente che le aspettative sul norvegese non fossero troppe, visto il contesto in cui si trovava a prendere in mano il club. Lo stesso Solskjaer si presenterà alla sua prima intervista quasi sorpreso di trovarsi lì:

Sarà solo per sei mesi, quindi cercherò di godermi il viaggio

Gli inizi

La carriera di Solskjaer fino a quel momento aveva avuto un andamento più o meno lineare: due anni e poco più nelle giovanili dello United; nel 2011 arriva poi la chiamata del Molde, con cui vincerà due titoli in Norvegia, e che lo porteranno all’attenzione del Cardiff. Nel gennaio 2014 si siede sulla panchina del club gallese in una stagione già iniziata male – il proprietario, Vincent Tan, un anno prima aveva deciso di cambiare arbitrariamente stemma e colori – e finita con una brutta e dimenticabile retrocessione. L’addio ai gallesi però arriverà a settembre, con la squadra diciassettesima in Championship. Lo stesso Tan dichiarerà che molti gli avevano consigliato di licenziarlo già prima dell’inizio della stagione.

Dalla fine di questa esperienza passerà un anno prima di rivedere Solskjaer su una panchina: nello specifico sarà il Molde a richiamarlo nell’ottobre del 2015. L’esordio arriva il giorno dopo il suo annuncio ed è un dolcissimo 3-1 ai danni del Celtic in Europa League, nel corso di un girone che il Molde vincerà davanti ad Ajax e Fenerbahçe, oltre che allo stesso Celtic. L’urna per i sedicesimi non sarà gentile, regalando loro il Siviglia che poi quella coppa arriverà a vincerla. Questa breve cavalcata europea resterà, tuttavia, l’unico vero acuto del ritorno di Solskjaer in Norvegia, in quanto il Molde infilerà un quinto e due secondi posti nei tre anni seguenti.

Solskjaer festeggia con Elyounoussi dopo la vittoria al Celtic Park
Un giovane Solskjaer che festeggia la vittoria in casa del Celtic in Europa League (Foto: Ian MacNicol/Getty Images – OneFootball)

Per Ole arriva anche un rinnovo triennale nel dicembre 2018; poco meno di tre settimane dopo però, arriverà anche la chiamata del Manchester United. Il contratto che firmerà a Manchester è degno di menzione visto che prevedeva un ritorno al Molde già nel giugno 2019.

L’arrivo a Manchester

L’impatto di Solskjaer è estremamente positivo, soprattutto se confrontato alla situazione drammatica lasciata dalla coda della gestione Mourinho. A partire dall’esordio – che sarà proprio contro il Cardiff – arrivano 10 vittorie nelle successive 14 partite; per dare un’idea, Mourinho ne aveva vinte 7 nelle 17 precedenti. La vera svolta alla stagione e a tutta la storia la darà, però, il doppio confronto in Champions League contro il Paris Saint-Germain. La narrazione di quella partita è abbastanza famosa: il PSG vince 2-0 a Manchester l’andata per poi venire a sorpresa ribaltato per 3-1 a Parigi grazie al rigore a tempo scaduto di Marcus Rashford.

Solskjaer e Rashford festeggiano dopo la vittoria sul PSG
Il gol di Rashford al PSG regalerà la conferma a Solskjaer (Foto Shaun Botterill/Getty Images – OneFootball)

Questa rimonta, nella sua drammaticità segna effettivamente un prima e un dopo nella carriera di Solskjaer visto che, poco più di tre settimane dopo, grazie ad una striscia di 14 vittorie in 19 partite la dirigenza dello United annuncia di averlo confermato per tre anni. La stagione dello United da quel rinnovo non cambierà poi granché. Il livello espresso resterà sempre mediamente alto ma non si tradurrà né in un piazzamento Champions né in un trofeo. In questo semestre di gestione c’è di fatto tutta l’avventura di Solskjaer a Manchester.

Il Manchester United di Solskjaer

A dispetto del brillante esordio in cui il suo United aveva travolto per 4-0 il Chelsea, la prima parte della stagione 2019/20 sarà sostanzialmente anonima. A fine dicembre i Red Devils si trovano fuori dai primi quattro posti soprattutto per la marea di punti buttati contro squadre di bassa classifica – per fare un esempio: faranno solo tre punti contro le tre future retrocesse.

Il mercato del gennaio 2020 segna però una svolta sostanziale per la squadra di Solskjaer in quanto porta a Manchester il vero game-changer della stagione. Ovviamente parliamo di Bruno Fernandes, che diventerà subito fondamentale per la sua capacità di unire i reparti in una squadra che spesso si dimostrava spezzata in due. Prima dello scoppio della pandemia i tifosi godranno una prima parte di ciò che il portoghese ha in serbo; ossia due gol e tre assist in cinque partite che gli varranno il suo primo premio di giocatore del mese – ne arriveranno altri tre nel 2020.

L’impatto di Bruno Fernandes con la Premier League è deflagrante, da 8 gol e 8 assist in 14 partite. Per acquisire la centralità di cui ancora gode nel Manchester United il portoghese ci metterà pochissimo, per dare un’idea, in quei quattro mesi diventerà il giocatore con più tocchi per 90’ dell’intera Premier League. Arriverà nei primi posti nella lega anche per ciò che riguarda tiri, passaggi tentati e tocchi nel terzo finale di campo.

Bruno Fernandes segna il rigore contro il Leicester
Bruno Fernandes ha cambiato totalmente il Manchester United (Photo by Oli Scarff/Pool via Getty Images)

Dall’arrivo di Bruno Fernandes il Manchester United aprirà una striscia di imbattibilità di 14 partite, riuscendo a colmare il distacco dalla zona Champions. All’ultima giornata la classifica vedrà United e Leicester appaiate al quarto posto e in procinto di giocare lo scontro diretto. A deciderlo sarà un rigore del portoghese, grazie a cui arriverà l’agognato ritorno in Champions League.

Solskjaer in Europa

Nella strana coda di coppe europee si presenta ai blocchi di partenza dell’Europa League 19/20 con la rosa nettamente più forte e un cammino tecnicamente semplice: prima a cadere è il LASK, battuto 2-1 dopo il 5-0 prepandemico. Già la seconda inizia a complicarsi visto che il Copenhagen, grazie a una partita mostruosa del suo portiere, riuscirà a resistere fino ai tempi supplementari, quando un altro rigore di Bruno Fernandes risolverà la pratica. Sempre un rigore del portoghese aprirà la contesa di semifinale contro il Siviglia in cui però arriverà l’eliminazione firmata da Suso e Luuk De Jong.

L’eliminazione contro il Siviglia apre una questione nella gestione Solskjaer che è quella legata alla gestione delle coppe europee. Nella stagione seguente lo United parte forte nel suo girone di Champions League, battendo Lipsia e PSG alle prime due giornate ma senza poi andare oltre il terzo posto.

La discesa in Europa League sarà più o meno positiva, con alcune criticità evidenziate nell’ottavo di finale contro il Milan e nel primo tempo della semifinale contro la Roma. In entrambi i casi saranno poi le invenzioni dei singoli a risolvere la qualificazione. Ciò non avverrà invece in finale, dove il Villarreal di Emery riuscirà perfettamente a togliere la profondità agli attaccanti di Solskjaer.

Tutte le azioni offensive del Manchester United si concentrano su lanci lunghi e strappi individuali che, grazie alla densità centrale del Submarino Amarillo, si concluderanno in cross alla cieca e tiri da posizione molto arretrata o defilata – la mappa dei tiri rende visivamente chiara la situazione. La sconfitta arriverà in modo quasi bizzarro: ai rigori e con l’errore decisivo di De Gea, ma sembrerà la cosa più naturale del mondo per una squadra che ancora una volta si è mostrata poco efficace contro avversari ben orgnizzati.

De Gea si fa parare il rigore da Rulli
L’errore di De Gea che regala l’Europa League al Villarreal (Foto: Kacper Pempel – Pool/Getty Images – OneFootball)

Cosa ha funzionato

Nel corso del suo triennio a Manchester, Solskjaer è riuscito a costruire una squadra capace di  mantenere il passo delle altre big in ambito nazionale. Inoltre, i giocatori hanno sempre mostrato un grande feeling con il proprio allenatore e questo probabilmente è stato alla base della sua sopravvivenza sulla panchina dello United. Se da un lato è evidente che la squadra debba fare ancora uno step in più per raggiungere dei trofei importanti; dall’altro le premesse con cui è iniziata la sua avventura poco si sposavano con successi a breve termine.

Luke Shaw saluta Solskjaer dopo una vittoria contro il Brighton
Luke Shaw è stato completamente rivitalizzato dalla gestione Solskjaer (Foto: Phil Noble – Pool/Getty Images – OneFootball)

Parallelamente a ciò a Solskjaer è da attribuire l’aver dato fiducia nel ruolo di centravanti a Marcus Rashford, relegato sulla fascia da Mourinho; ma soprattutto il rilancio di due talenti come Luke Shaw e Fred. Proprio il terzino inglese riconoscerà diversi meriti nella sua rinascita al tecnico norvegese:

Per me è cambiato tutto rispetto a prima dell’arrivo di Ole, mi ha portato a un livello superiore.

Cosa non ha funzionato

La crescita del Manchester United in questo triennio sembra aver raggiunto ormai una fine. Nonostante il mercato stellare – da cui sono arrivati Sancho, Varane e Cristiano Ronaldo – la situazione sul campo non è migliorata. Dopo 10 giornate, il Manchester United ha raccolto meno punti della scorsa stagione, accumulando anche un maggior distacco dal primo posto. Inoltre, anche nelle coppe è mancato un successo che potesse certificare un salto di qualità, sia pur piccolo, nell’ambito di questa gestione tecnica.

Il punto più critico però è rappresentato da come e quanto Manchester United di Solskjaer soffra quando si trova ad affrontare squadre molto organizzate. Talvolta riesce a sopperire ai limiti tattici grazie al divario tecnico tra le rose, come accaduto negli ultimi incroci con le italiane in Europa – ultimo esempio la sfida con l’Atalanta – ma altre volte, quando le avversarie sono di livello pari o superiore, finisce per incassare delle sconfitte terrificanti, come accaduto nello 0-5 casalingo contro il Liverpool.

Il bilancio di Solskjaer e il futuro

Proprio lo 0-5 contro il Liverpool sembra aver segnato l’avventura di Solskjaer a Manchester. La dirigenza, nel momento in cui sto scrivendo, ha confermato la fiducia al tecnico norvegese ma solo fino alla prossima pausa per le nazionali. Nel corso di questa stagione la mancanza di una reale crescita sotto il piano tattico ha pesato fortemente sui risultati del Manchester United. Mai come quest’anno, la rosa dei Red Devils sembrava all’altezza delle pretendenti al titolo. L’acquisto di Varane ha risolto uno degli ultimi grossi limiti della rosa, ossia l’assenza di un partner affidabile per Maguire, tuttavia, al momento ciò non è stato sufficiente; così come non sono stati sufficienti gli arrivi di un evanescente Sancho e di Cristiano Ronaldo.

Conte si sbraccia a bordocampo durante un Inter-Roma
Antonio Conte era uno dei nomi più accreditati a sostituire Solskjaer (Foto: Marco Luzzani/Getty Images – OneFootball)

In definitiva, Solskjaer può essere in parte soddisfatto del lavoro fatto fin qui ma i suoi evidenti limiti tattici, quasi certamente, gli impediranno di raggiungere quei trofei che troppe volte ha solo sfiorato in questi tre anni. Per il Manchester United il salto di qualità definitivo, che li porterà a lottare seriamente per la Premier League, passerà da un allenatore capace di dare un’identità ben definita a una rosa di livello così alto.

Autore

Nasce a Roma nel 1999. Tifoso di Roma e Arsenal, dal 2015 scrive di calcio inglese. È fan di Jack Grealish, delle punizioni sopra la barriera e dei falsi terzini

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