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Le prime sette giornate di campionato si sono concluse, e complice la pausa per le nazionali, abbiamo adesso il tempo di assimilare le prime prestazioni dei nuovi volti del nostro campionato: Lukaku, Rebic, Ribery e compagnia bella. Ed è proprio grazie a questi nomi, che più di qualcuno ha inneggiato a un grande ritorno ai vecchi tempi del nostro campionato. Ma è davvero così, o forse in realtà stiamo diventando la nuova Cina?

Non è oro tutto quel che luccica

Che il calcio italiano negli ultimi anni non se la stia passando bene, è un dato di fatto, ma da poco più di due anni, più precisamente dall’arrivo a Vinovo di sua maestà Cristiano Ronaldo, in tanti hanno iniziato a sostenere che il “periodo buio” sia finalmente finito, ignorando però una realtà ben diversa: sì, è vero, Cr7 è attualmente uno dei più forti giocatori al mondo, e sì, sarà anche vera quella storia che biologicamente parlando il suo fisico è una spalla avanti a tutti gli altri atleti che svolgono la sua stessa professione – ma anche di quelli che praticano altri sport, verrebbe da dire-, ma il “bello” della sua carriera è ormai andato. I suoi anni d’oro, sono stati spesi altrove: in Liga, dove tutto è iniziato, e credere che la sua permanenza nel nostro campionato possa automaticamente riportarci ai fasti di un tempo è pura utopia.

L’arrivo del numero sette più famoso al mondo ha poi generato un altro pericolosissimo effetto boomerang; se infatti ci soffermiamo sull’ultima sessione di mercato, possiamo notare che “le altre” stanno seguendo lo stesso esempio della vecchia signora. Alexis Sanchez per esempio, l’ultimo colpo dell’Inter, sul groppone ha la bellezza di ben trentuno primavere. Talento ed esperienza, certo, ma anche qui le cartucce migliori sono state già sparate altrove; per non parlare di Ribery, colpo a sorpresa della nuova Fiorentina del neo-presidente Commisso: nove titoli di Bundesliga, una Champions League e un secondo posto a Germania 2006 con la nazionale. Un curriculum di tutto rispetto, ma i 36 anni d’età, a fronte dei due anni di contratto alla modica cifra di quattro milioni a stagione, si fanno sentire. Soldi che la società viola avrebbe potuto spendere per accaparrarsi qualche giovane talento, come ha fatto la Lazio con Milinkovic-Savic, soffiato proprio ai viola. Questi sono i colpi in grado di alzare quell’asticella che è ancora troppo distante dal primo posto.

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Tirare i dadi

Bisogna però anche spezzare una lancia a favore di questa “idea” di mercato: a volte si è rivelata un’ottima scelta, come nel caso di Klose, arrivato alla Lazio all’età di 34 anni a parametro zero. Il tedesco nel giro di 3 stagioni in maglia biancoceleste segnò la bellezza di cinquantaquattro reti. C’è però una bella differenza tra un giocatore in grado di garantire tre stagioni di alto livello e uno in grado di garantirne dalle sette in sù: tra un Klose e un Sancho, chi prendereste in squadra? E tra un Ribery e un Delle Alli?

Senza nulla togliere a questi campioni -perchè bisogna specificare che questi, hanno vinto e giocato praticamente tutte le principali competizioni del calcio mondiale -, ma al calcio italiano per “ripartire” e tornare ai fasti di un tempo, servono giovani fenomeni, quelli per cui mezza Europa spenderebbe qualsiasi cifra pur di accaparrarsi.

Joao Felix per esempio, che ha compiuto diciotto anni da pochi mesi, è stato prelevato dall’Atletico Madrid per la bellezza di centoventi milioni; scelta folle? Troppi soldi? Se solo il portoghese continuasse il suo percorso di crescità, quando la Fiorentina dovrà rimpiazzare Ribery e la Juventus Cristiano Ronaldo, Joao sarà all’apice della sua carriera. Ok, non tutti i club hanno tali cifre da poter investire, ma a volte – nei limiti delle proprie possibilità – sarebbe meglio osare e scommettere sui giovani. Castrovilli della Fiorentina per esempio, ne è un ottimo esempio. Peccato che sia uno dei pochissimi.

Il meglio, tutto e subito

Nel calcio vale poi un concetto molto egoista: bisogna pretendere il meglio, tutto e subito. Gli anni d’oro di Messi e Cristiano Ronaldo hanno fatto le fortune della Liga, ma ora che lo spettacolo non può contare più su uno dei suoi protagonisti principali, il livello è decisamente calato, al contrario invece di quello che si può dire della Premier e della Bundesliga. Lì, in quei campi da gioco così vicini eppure cosi lontani e inarrivabili, si sperimenta, si buttano giovani nella mischia, magari anche rischiando qualcosa, eppure spesso escono fuori vere e proprio gemme: Sanè, Sterling, De Gea, Firmino, Delle Alli, Erikson e Jamie Vardy sono solamente alcuni nomi di una lunghissima lista.

Da noi invece, quella lista di giovani si fa ogni anno sempre più corta, sopratutto se andiamo a togliere i calciatori stranieri: abbiamo infatti Zaniolo, Donnarumma, Lazzari, Bernardeschi, Chiesa, Tonali e pochi altri che decisamente non reggono il confronto con Inghilterra e Germania.

Ma come si fa a crescere talenti così forti? Qual’è il segreto per tornare a essere i migliori? Spazio e fiducia, sull’ottimo modello di Roma e Brescia, che hanno consegnato rispettivamente a Zaniolo e Tonali, le chiavi del loro centrocampo. Peccato però che sia ancora poco, e che di norma si preferisce un giocatore bello e stagionato all’acerbo talento da curare e far crescere.

Autore

In piena adolescenza, momento della crescita, ha visto giocare ed esultare gente come Meghni e Vignaroli, cosa che gli ha permesso di forgiare un carattere di ferro. Arrugginito però. Attualmente scrive e collabora con varie testate come "lanotiziasportiva" e "laziocrazia".

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