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Castellammare di Stabia, Anno Domini 2012, in una partitella tra allievi classe 2000 nel centro sportivo del Club Napoli, spicca un gioiellino classe 2002 dalle movenze brillanti, tecnica pura e dal senso del gol raro.

Un predestinato.

Il classe 2002 è Sebastiano Esposito, ed è il protagonista della nostra storia.

Secondo di tre fratelli, tutti con “la testa nel pallone”, di cui il più grande, Salvatore Esposito, regista titolare del Chievo Verona, è il classe 2000 che fece da comparsa nella partita della svolta che abbiamo citato sopra.

Sebastiano Esposito è un trapiantato di lusso prima che riserva di lusso, visto che dopo quella partitella famosa nel Club Napoli (dal quale convolò a nozze col Milan un altro giocatore, Donnarumma Gigio, n.d.r.), dovette lasciare i natali campani e trasferirsi in brianza, a Brescia. Ma non da solo.

Si trattò di una scelta di vita anche per la sua famiglia, visto che l’osservatore Clerici del Brescia che lo scoprì (scomaparso da un anno), propose al padre di collaborare con lui come talent scout delle rondinelle in cambio dell’ingresso nel settore giovanile dei suoi tre figli minori.

Nel 2014 poi, il club di Corioni, sull’orlo del fallimento, finì in amministrazione controllata. Ubi Banca sollevò il patron dal suo incarico dopo 22 anni, e l’Inter, fiutando l’affare, portò con sé i tre fratelli Esposito.

Il più grande, Salvatore, titolare della nazionale under 20. Il più piccolo, Francesco Pio Esposito, invece, è un allievo del centro di formazione giovanile Suning in memoria di Giacinto Facchetti, classe 2005; mentre il nostro Sebastiano ne ha fatta di strada e di gol: 45 solo lo scorso anno in 57 presenze tra Inter under 17 e under 19. Staffetta che gli è valsa uno scudetto di categoria con i primi, e un secondo posto con i secondi.

Qui, le sue parole dopo il tricolore:

Il tutto accompagnato da diversi cambi numeri di maglia, che ne segnano anche un certo eclettismo in campo.

L’esordio di Sebastiano Esposito tra i professionisti, avvenuto in Europa League, è segnato dal suo 70 sulle spalle.

Il 9 è della scorsa prolifica stagione, mentre il 10 è di queste prime tre partite in primavera, dove ha già messo a referto 3 gol in 3 presenze.

Abbiamo poi il numero 30 col quale esordirà in questa stagione, ancora una volta tra i grandi.

La verità, algebrica in questo caso, sta nel mezzo.

Il suo numero è più un nove e mezzo, che un numero intero come il 9 o il 10, perché non disdegna di far compilare i referti col suo nome al direttore di gara di turno da qualsiasi tipo di calcio piazzato, anche dal calcio d’angolo. Non si fa mancare il gol alla Milito che solleva paragoni fin troppo scomodi a questa età, ma non può rinunciare a rifinire per i compagni, come in occasione dello splendido assist di trivela col quale Stefano Sensi segnò nell’amichevole estiva nel nuovo stadio del Tottenham.

Nonostante le sirene estive che lo volevano in forza a qualche ambiziosa compagine di serie B per farsi le ossa, l’Inter e Antonio Conte hanno trattenuto il gioiellino Sebastiano Esposito e l’hanno messo in cassaforte con un contratto importante, un triennale fino al 2022 (il massimo per un minorenne), con la promessa (già mantenuta secondo i rumors delle ultime ore), di sottoscrivere, il dicembre prossimo venturo, un nuovo negozio contrattuale che lo legherà al club di via della Liberazione fino al 2024.

E se tutta questa attenzione nei confronti del gioiellino non fosse sufficiente, negli ultimi due giorni, complice l’infortunio in nazionale di Sanchez, addirittura gli stati generali della Federazione Italiana e dell’Inter hanno dovuto darsi da fare a colpi di diplomazia per evitare la partenza al mondiale under 18 in Brasile con la nazionale, permettendo che Conte e San Siro potessero, in mancanza del niño, far ammirare a tutto il mondo uno dei pochi canterani a completare tutto il percorso fino alla prima squadra dalla riserva mineraria della Primavera.  Una riserva di lusso in attesa di esordio.

Autore

Classe ‘87, cresciuto con un padre calciofilo, si accorge del calcio solo a 7 anni durante il mondiale di USA ‘94 perché incuriosito nel guardare tutti quegli adulti gioire e poi piangere davanti al televisore da un momento all’altro. Infatuato, vede la sua prima partita allo stadio in quello stesso anno e decide che da grande farà il calciatore. Il più maturo innamoramento per il marketing e la comunicazione prima e, il matrimonio-riparatore con i social network, dopo, diventano il suo lavoro a tempo pieno, ma con un occhio fisso al prossimo turno di campionato.

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