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Dev’essere stato strano passare dalle mani del saggio sciamano Rafiki alle direttive di Arrigo Sacchi in così poco tempo. Ok, aspettate: forse stiamo confondendo le idee.. Il fatto è che le differenze sono irrisorie: hanno entrambi il ruolo di leader del branco, hanno un’elevata velocità ma allo stesso tempo sono molto fisici ed entrambi azzannano le prede avversarie. Ruud è un po’ come Simba: con quella criniera poi..

La nostra storia, però, non parte dall’Africa, bensì dal Sudamerica. È il 1667, ci troviamo nel boom del colonialismo europeo in giro per il Mondo. Dopo essere stato conteso a lungo da francesi ed inglesi, un piccolo Stato attualmente confinante con Brasile e Guyana viene conquistato dagli esploratori olandesi. Parliamo del Suriname, che rimarrà sotto il controllo degli Oranje fino al 1954. Attorno agli anni ’70, due migranti surinamesi cercano la fortuna spostandosi nella “madre patria” Olanda: sono George Gullit e Herman Rijkaard. Non vi suonano familiari questi cognomi?

George si innamora di una costude del Rijksmuseum di Amsterdam, Ria Dil, dalla quale ha un figlio. Nasce Ruud Dil. Dil? Sì, perchè Ruud ha deciso di utilizzare il cognome del padre solo attorno ai 16 anni: gli sembrava più adatto per un calciatore di successo. Come Simba, sa di essere un predestinato.

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Il Duncan d’Olanda

Il piccolo Ruud cresce calcisticamente nell’HFC Haarlem, a circa mezz’ora da casa. Con la 13 sulle spalle, guadagna in pochissimo tempo la stima di mister Barry Hughes, gallese all’anagrafe ma olandese d’adozione. Dopo il debutto a 16 anni, Gullit in tre stagioni vive una retrocessione, una promozione ed un piazzamento europeo, che vale la prima ed unica partecipazione della squadra rossoblù alla Coppa UEFA: purtroppo, la compagine olandese viene principalmente ricordata come una delle due squadre presenti al momento del disastro del Lužniki, nel quale morirono 66 persone.

Nel periodo all’Harlem, Ruud si fa notare per la sua propensione offensiva, oltre che per la sua massiccia presenza in mezzo al campo: colleziona 91 presenze condite da 32 gol, di cui uno “alla Maradona contro l’Inghilterra” o, se desiderate, “alla Messi contro il Getafe”:

Contro l’Utrecht ho scartato quattro difensori ed il portiere, dopodichè ho segnato. È stato indimenticabile.

Hughes vorrebbe tenerlo in squadra, ma ormai il suo nome è conosciuto in mezza Europa. Hughes lo paragonerà a Duncan Edwards, leggenda del Manchester United scomparsa nella tragedia di Monaco del 1958, dove morirono 8 dei Busby Babes. Brividi.

Al fianco di un Pelè

Su di lui si muovono Arsenal ed Ipswich Town, ma Terry Neill, allenatore dei Gunners, afferma che non vale la pena sborsare trentamila sterline per questo wild kid: contento lui..

Ruud, allora, rimane in Olanda, ma cambia casacca: indossa quella del De club van het volk, la squadra del popolo; non più ad Amsterdam, ma a Rotterdam, al Feyenoord. Con i biancorossi aumenta ulteriormente il suo raggio d’azione, giocando sempre di più da trequartista alle spalle di una meteora che non farà parlare di sè. Lo chiamavano il Pelè bianco: vi lascio una loro foto in allenamento.

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Eccoli qua: Ruud ed un certo Johan, Johan Cruijff. Mai sentito nominare.

Sotto la guida di Thijs Libregts, il nostro Re Leone mette a segno 30 reti in 85 partite, riuscendo a conquistare i primi due trofei della sua carriera: doblete, con Eredivisie e Coppa KNVB. Il 14 settembre del 1983, però, accade uno spiacevole inconveniente per Ruud. Il Feyenoord si trova al St. Mirren Park di Paisley, per affrontare il St. Mirren nel 32esimi di finale di Coppa UEFA: Simba segna e regala una preziosa vittoria ai suoi, ma viene ricoperto di insulti e di sputi da parte dei “tifosi” scozzesi:

È stata la notte più triste della mia vita.

Da Leone a Lupo in un battito di ciglia

“Lupo, traditore”. Dalla savana alla foresta è un attimo: dal caldo africano di Rotterdam alle temperature miti di Eindhoven. Ok, la fantasia sta viaggiando e non poco, ma il percorso è stato esattamente questo: Gullit passa al PSV per circa 500.000 euro, una follia economica all’epoca. Diciamo che, nonostante l’esborso non proprio ridotto, n’è valsa la pena: due Scudetti, 46 gol in 68 partite e i dreadlocks, quella criniera che diventa sempre più inconfondibile. Le chiamate nella sede dei Gloeilampen (le Lampadine della Philips) arrivano da tutta Europa.

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Tutto grazie al Gamper

1986: si gioca la 20esima edizione del Trofeo Gamper. Al Camp Nou, il Barcellona ospita Milan e PSV: prima batte i rossoneri, poi gli olandesi. Le chiavi del centrocampo rossonero sono in mano a Ray Wilkins, ex Chelsea e Manchester United, uno degli anglosassoni più forti ad essere passati dal nostro campionato. L’estate successiva, Wilkins si trasferisce in Francia, al PSG; i dirigenti del Milan pensano a lungo ad un sostituto senza trovare una soluzione. Eureka! Quella criniera al Gamper: Gullit è un nuovo giocatore del Milan. Il resto è storia.

In due anni, il Milan fa suo il trio olandese: in difesa Frank Rijkaard, che arriva dallo Sporting Lisbona un anno dopo gli altri due, in cabina di regia, manco a dirlo, Simba Gullit ed in attacco il Cigno di Utrecht, Marco Van Basten. Ma che squadra era il Milan di Sacchi? Oltre ai tre Oranje, c’erano Galli, Baresi, Costacurta, il giovanissimo Maldini. E poi Ancelotti, Donadoni, Massaro, Virdis..

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Manco a dirlo, quella squadra sottolinea con la matita, ripassa con l’evidenziatore ed incide con lo scalpello pagine e pagine della storia del calcio italiano ed internazionale. Nella sua prima stagione in maglia rossonera, Ruud mette a segno 13 reti e serve 10 assist, contribuendo alla vittoria del suo primo Scudetto dopo un’incredibile testa a testa con il Napoli di un certo Maradona: il Pibe de Oro disse qualcosina su di lui:

Un toro… Era più brutale che tecnico, però suppliva a tutto con la sua potenza, la sua preparazione fisica.

Leone, lupo ed adesso toro. Ed incorna, eccome se incorna: nelle restanti sei stagioni al Milan (dove gioca principalmente da ala destra) sigla 39 gol e vince letteralmente tutto: altri 2 Scudetti, 2 Supercoppe Italiane, 2 Champions League, 2 Coppe Intercontinentali, 2 Supercoppe UEFA ed un Pallone d’Oro. Arrigo Sacchi era innamorato di lui, follemente:

Penso che Gullit possa essere considerato il simbolo del mio Milan. Aveva una grande potenza dal punto di vista fisico e sapeva anche essere un punto di riferimento per i compagni. Quando partiva in progressione si portava via anche il vento. Era anche un donnaiolo: una volta rispose per le rime a Berlusconi, che aveva chiesto ai giocatori 30 giorni di astinenza prima della finale di Coppa dei Campioni, dicendogli “Dottore, io con le palle piene non riesco a correre”.

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Ma non finisce mica qui, amici della savana.

Milano-Genova-Milano-Genova

In due stagioni, Ruud convive con due squadre diverse: da una parte la Milano rossonera, dall’altra la Genova blucerchiata. È il grande acquisto della nuova Sampdoria di Sven-Göran Eriksson, orfana del Presidente Paolo Mantovani: nella sua prima stagione alla Samp, segna 17 gol in 41 gare, conquistando la sua prima Coppa Italia. A fine anno, però, il Milan ne sente la mancanza e lo riporta a casa.

Il 28 agosto, al Meazza, si gioca la Supercoppa Italiana. I leoni, si sa, sono padroni del proprio destino, ma in questo caso Simba deve soccombere ai dadi della sorte: il Milan, vincitore dello Scudetto, affronta la Samp, con cui Gullit aveva vinto la Coppa Italia. Chi volete che segni? Ovviamente il nuovo numero 4 del Milan, che abbandona la 10 ma solleva un altro trofeo. Ruud, questa volta, non dura molto a Milanello: dopo l’ennesimo litigio con Capello, che gli preferisce Savicevic, il 31enne di Amsterdam fa le valigie. Direzione? Lo sapete già, dai..

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Dal novembre del ’94, gioca 22 gare con la Samp, segnando 9 gol. A fine anno, vuole una nuova esperienza: nuova nazione, nuovo club, nuovi stimoli e nuovo ruolo.

Il centrale più tecnico d’Inghilterra

Prima di appendere gli scarpini al chiodo, Ruud vuole imparare un’altra lingua: ormai sa quasi perfettamente l’italiano, ma nel curriculum gli manca l’apprendimento dell’inglese. Prende casa nel quartiere dei Blues, vicino a Stamford Bridge, ma sposta il suo habitat naturale: dalla sua Rupe dei Re in mezzo al campo, Gullit si trasferisce nel reparto difensivo, in mezzo alle iene avversarie che cercano il gol. Protegge gli altri leoni del branco: Frank Sinclair ed Erland Johnsen come compagni di reparto e gli italiani Di Matteo, Zola e Vialli nelle zone avanzate del campo.

Con il Chelsea vince un unico trofeo, ma è forse uno dei più importanti della sua carriera: lo conquista sul campo ma con le decisioni della panchina. Si tratta del suo primo trofeo vinto da giocatore-allenatore, l’FA Cup del 1997.

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Dopo vent’anni di regno incontrastato nell’Olimpo del calcio mondiale, Simba lascia il testimone al prossimo Re Leone; ne possiamo citare qualcuno dalla savana olandese: Seedorf, Sneijder, Van Bommel, Davids..

Quel destro micidiale, quella combo fisico-velocità, quella criniera riconoscibile da ogni parte del globo, anche dal Suriname. Ruud Gullit si può descrivere con decine di appellativi e con migliaia di belle parole, ma quello che conta, alla fine, è il suo grido di battaglia; oggi, nel suo 57esimo compleanno, Ruud non soffierà per spegnere le candeline. Molto meglio un ruggito, il ruggito del Re Leone.

Autore

Classe 2000. Il classico nome romano per un pavese di origini calabresi; geografia a parte, aspira a guadagnarsi da vivere raccontando le storie degli sport che ama, dal calcio al basket. È destinato a soffrire: tifa Inter.

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