I presupposti per una finale di Supercoppa di Spagna all’insegna del divertimento c’erano tutti: un Atletico che continua la maledizione delle rimonte subite dal Barcellona, un Real Madrid schiacciasassi contro il Valencia e l’esito all’insegna dell’incertezza. Con il passare del tempo, però, il divertimento ha lasciato spazio ad emozioni contrastanti, che hanno fatto del 196esimo derby di Madrid una visita cardiologica ad hoc: via libera ai cuori forti, con un finale degno di una sceneggiatura alla Hitchcock.

Già prima del calcio d’inizio si respirava un’atmosfera fuori dall’ordinario; dopotutto è la prima finale del format della nuova Supercoppa di Spagna, che per tre anni verrà concepita sulla falsa riga delle Final Four dell’Eurolega cestistica: il King Abdullah Sports City si veste di blanco, con alcuni sprazzi di rosso qua e là, ma la sensazione è che sarà una festa a prescindere dal risultato. Beh, lasciamo la parola al campo, perchè questo Atletico-Real si è trascinato con sè molte cose da dire, a partire dallo schieramento delle due compagini.

Zidane punta ancora su Jovic, reduce da una delle peggiori prestazioni da quando è a Madrid, con il quadrilatero di incontristi ad agire alle sue spalle; Simeone, dal canto suo, si affida ancora a Joao Felix e Morata, consapevole di poter interscambiare il portoghese con Angelito Correa, uno dei rimpianti più grandi del mercato estivo in casa Milan. Si respira aria di festa a Jeddah, ma quando il direttore di gara fischia l’inizio della 34esima finale della Supercoppa spagnola, alcune particelle di tensione iniziano a circolare.

Freno a mano tirato

Abbiamo parlato di climax in precedenza, quella figura retorica che passa da un concetto letterario all’altro, sempre più intensamente; beh, Atletico-Real è stata la partita climatica per eccellenza, caratterizzata da step ben definiti, come fosse uno spettacolo teatrale. Si è partiti con il classico studio reciproco, qualche timido tentativo da parte dei Colchoneros e tanta, tanta tensione in campo; poi, con il passare dei minuti, è uscito il Real, ma il fraseggio delle Merengues era fin troppo macchinoso, irrimediabilmente compromesso dal pressing alto degli uomini del Cholo.

La vera tensione da derby, però, arriva nella seconda frazione di gioco, quando le pile dell’Atletico (caparbio e spavaldo nel primo tempo, soprattutto con le iniziative di Morata) hanno iniziato a corrodere: il Real spinge, sfiora il vantaggio prima con un sinistro ad incrociare di Jovic e poi con un clamoroso errore sotto porta del Pajarito Valverde, sempre più fondamentale nella manovra di gioco dei Galacticos.

supercoppa riserva di lusso

Botti ed equilibrio

L’andirivieni dei terzini, la fisicità di Thomas e Casemiro, le coperture dei colossi difensivi: tutto fa presagire che il verdetto arriverà dopo il triplice fischio di José María Sánchez Martínez. In effetti, il tempo scorre ma il risultato rimane bloccato sullo 0-0: il fischio arriva per davvero e tutto si sposta ai supplementari. Sugli spalti è festa grande (ormai da più di 90 minuti), per le gambe dei giocatori un po’ meno.

Non vi siete dimenticati del climax, no? Meglio che la vostra risposta sia negativa, perchè non si è ancora arrivati al culmine delle emozioni che ci regala questa partita: mancano i botti finali, i fuochi d’artificio che facciano sobbalzare dalla sedia milioni di tifosi da Madrid all’Arabia Saudita. Ed eccoli qua, da una parte e dall’altra: Morata tenta il capolavoro in acrobazia e Courtois ribatte col piede, prima Modric e poi Mariano fanno salire in cattedra Oblak e l’ex Llorente sfiora il tiro vittoria, tutto prima del fattaccio.

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Un flipper nell’area di rigore dell’Atletico porta ad un contropiede incontrastato di Morata, pronto a colpire la sua ex per un orgasmo collettivo in biancorosso. Valverde è l’unico che può fermarlo, e lo fa nella maniera più drastica possibile: fallo inevitabile e rosso in arrivo. In molti gli darebbero del pazzo, ma quest’intervento è l’ennesima dimostrazione (se ce ne fosse bisogno) che il Real ha tra le sue fila un vero e proprio fuoriclasse, capace di ragionare ed essere cinico anche nelle occasioni più allarmanti. Madrid (in bianco) in 10, Atletico che prova a spuntarla nel finale: Correa impegna ancora Courtois, ma non c’è niente da fare. Si va ai rigori, l’unico modo per concludere degnamente una gara al cardiopalma.

Fantasma Ramos

  • Carvajal ✅
  • Saúl ❌
  • Rodrygo ✅
  • Thomas ❌
  • Modric ✅
  • Trippier ✅
  • Sergio Ramos ✅

Il risultato è facile da pronosticare: il Real batte (ancora) in finale i rivali, nella stracittadina più vecchia di tutta la Spagna. Non è tutto, però: l’avete visto anche voi l’ultimo rigorista, no? Tocca ancora a lui, tocca ancora al Cuqui Ramos: per la quarta finale nelle ultime 5, segna ai Colchoneros, condannandoli ad un’astinenza da questa Supercoppa destinata a non finire.

La Supercoppa di Spagna più inusuale di sempre finisce nelle mani del Real di Zinedine Zidane, che corona alla perfezione la sua nona finale da allenatore dei Blancos; ah, ovviamente è la nona vittoria su nove. Senza vincere nè Liga nè Copa del Rey nella passata stagione (così come l’Atletico), il Real Madrid porta a casa l’undicesima Supercoppa spagnola della sua storia, grazie ad un gruppo sempre più coeso, sempre più determinato a scacciare gli incubi di qualche tempo fa. Il sole è Blancos su Madrid; anzi, su Jeddah.

 

Autore

Classe 2000. Il classico nome romano per un pavese di origini calabresi; geografia a parte, aspira a guadagnarsi da vivere raccontando le storie degli sport che ama, dal calcio al basket. È destinato a soffrire: tifa Inter.

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