Le bestie mugugnano, il giocatore se ne accorge (non l’arbitro) e la partita viene sospesa per tre minuti. Il caso Dalbert è ormai noto a tutti. Per ricordare l’accaduto basta riavvolgere il nastro allo scorso 22 settembre, ma per capirlo bisognerebbe ritornare al Cretaceo, quando ancora l’essere umano non era retto e il suo nome oscillava tra Australopiteco e Uomo di Neanderthal. Perché la mentalità è di quei tempi. Non solo degli autori del gesto, anche di chi non lo punisce. O meglio, di chi condanna il peccato ma non il peccatore. Dieci mila euro di multa danneggiano il club, non i danneggiatori.Può essere questo un motivo per “attivare” le società? Probabile. Ma finché si puniranno i club (parte lesa) e non gli autori del gesto, il razzismo (e i razzisti) non verranno mai estirpati. Un bambino smette di sottrarre le caramelle dal bancone quando la mamma sgrida suo figlio, non il barista.

Autore

Classe 2000. Capisce da piccolo di aver più cuore che tecnica: smette con il calcio giocato e passa a teorizzarlo. Oltre a pensare di riempire la pancia, cerca di colmare l’anima vivendo di sport e valori morali, che non gli danno da mangiare ma lo fanno arrivare a posto con sé stesso ai pasti

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