A volte basta poco per passare da semplice calciatore a idolo. Per diventare indimenticabile. Per diventare un eroe. E Rafinha Alcantara non è entrato per caso nel cuore e nei sogni di migliaia (non è esagerato dire anche milioni) di tifosi dell’Inter (sottoscritto incluso).

È arrivato in silenzio, in punta di piedi, dopo tanti mesi fuori dai campi di calcio, in Serie A. È arrivato a gennaio 2018 in un’Inter che aveva bisogno come il pane di essere illuminata, di essere presa per mano, per tornare “A Riveder le Stelle” e sentire di nuovo, dopo sette anni, la canzoncina della Champions League.

Rafinha, il “fratello scarso” di Thiago Alcantara

Nessuno si aspettava che Rafinha potesse essere così determinante. Proprio lui che così tanto spesso è stato etichettato come il fratello scarso di Thiago Alcantara, suo gemello centrocampista del Bayern Monaco e ex Barcellona, come lui.

«Il calcio è sempre stato in cima all’amicizia e all’amore che proviamo l’uno per l’altro.»
[Thiago Alcantara sul rapporto con Rafinha]

Entrambi cresciuti nella Cantera del Barcellona, Thiago è esploso qualche anno prima, poi hanno finito a giocare insieme con la maglia Blaugrana, fino all’abbandono della Spagna di Thiago, direzione Germania. Due fratelli gemelli in campo in una delle squadre più forti al mondo. Una storia da Holly e Benji, una favola che ogni ragazzino avrebbe sognato di vivere.

Poi, per Rafa, il calvario. Il 16 settembre 2015, in Champions League contro la Roma, rottura del crociato. La stagione successiva lo vede timbrare 28 presenze, fino al 2 aprile 2017, quando a Granada Rafinha lascia il campo dopo poco più di un quarto d’ora. Stavolta tocca al menisco, ma è di nuovo un lungo periodo di stop.

Quella foto in cui Rafinha stringe lo stemma Nerazzurro

Poi, a gennaio 2018, il passaggio all’FC Internazionale di Milano. Un periodo di comprensibile inserimento graduale, gestione di Spalletti. È da tanto che Rafa non tocca il campo, bisogna usarlo con cautela. In campo prende fiducia, si mostra pieno di agonismo e pronto a dare tutto per la causa, dimostrando dopo poche settimane un attaccamento raro ai colori Nerazzurri. Ad ogni suo tocco San Siro è un boato. È imprevedibile, creativo, cattivo, ma soprattutto è un valore aggiunto in un gioco che manca di creatività. Anche grazie al suo grande contributo l’Inter ritorna in Champions League.

rafinha che mette in evidenza il logo dell'Inter sulla maglia

L’ennesima caduta di Rafinha

La società non esercita l’opzione di riscatto per 35 milioni entro il 4 giugno per evidenti ragioni di bilancio. E perché, in fondo, l’idea di Spalletti è sempre stata di avere un trequartista più fisico, un incursore in grado di spaccare il gioco. Non necessariamente con la finezza di Rafinha, che a più riprese non ha nascosto il suo amore per l’idea di restare a Milano. Torna a Barcellona a fare la seconda linea, e lo fa bene quando chiamato in causa, segnando il più classico gol dell’ex all’Inter a Barcellona, nella partita di Champions vinta per 2-0 dai Blaugrana.

Poi, il 24 novembre, l’ennesima caduta. A Madrid contro l’Atletico, Rafinha entra a inizio secondo tempo, ma è costretto ad uscire per problemi al ginocchio. Stavolta tocca di nuovo al crociato, stagione finita, ancora.

Ancora giù, ancora soffrire, ancora rimettersi in piedi. Con la speranza che sia l’ultima volta, e che arrivi la consacrazione che, anche se a salti, ha dimostrato di meritare. Buona ripresa, Rafa.

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