Aggiornato:

Ormai nell’aria da tempo, il 13 gennaio è arrivata l’annuncio della fine della relazione tra il Barcellona e l’ormai ex allenatore Ernesto Valverde. Nella stessa giornata è arrivato l’annuncio ufficiale del suo sostituto, tra lo stupore generale dei tifosi blaugrana, e non solo.

Racing Santander, Poli Ejido, Logrones, Lugo, Las Palmas, Real Betis e nel mezzo anche un’improbabile seppur affascinante esperienza all’incirca di un mese come c.t. della Guinea equatoriale. A guardare la carriera del loro nuovo allenatore i tifosi blaugrana saranno rimasti quantomeno scettici, se non perplessi, di fronte alla scelta di Bartomeu e Co.

Ma chi è davvero Quique Setién? E perché il Barcellona ha deciso di affidargli le redini della squadra? Partiamo dal dire il perché la società abbia deciso cambiare guida.

Un amore mai sbocciato…

Quello tra il Barcellona ed Ernesto Valverde; cambiare in corsa è sempre una decisione difficile da prendere, a maggior ragione se dopotutto la squadra si ritrova comunque in vetta alla classifica ed in corsa per tutti gli obbiettivi stagionali. Ormai da tempo si parlava di un possibile esonero del tecnico dell’Estremadura, che, bisogna ricordalo, in due anni e mezzo ha comunque contribuito ad arricchire la bacheca del club con 2 La Liga, 1 Copa del Rey e 1 Supercopa de Espana.

Cosa ha pagato allora Valverde? Ha pagato soprattutto le due eliminazioni ai quarti di finale, prima a causa della Roma e poi del Liverpool, subendo due clamorose remuntade (ricordando che solitamente dalle parti del Camp Nou erano abituate a farle più che subirle).

In secondo piano sarà stato determinante il carattere troppo docile e l’indole poco appariscente dell’allenatore. Raramente si è fatto riferimento al Barcellona come al Barcellona di Valverde, e ancor più raro è stato sentire accostare il nome dell’allenatore quando si parlava delle vittorie del club, asserendo il suo contributo alla causa come nullo o quasi.

Lo stesso Bartomeu ha parlato di voler dare una nuova spinta alla squadra, ma il vero motivo alla base dello scontento di società e tifosi è un altro.

I due anni e mezzo di Valverde hanno portato ad un distacco graduale da quelli che sono i fondamenti della filosofia calcistica blaugrana, un po’ per il fatto di avere una visione leggermente diversa del calcio, un po’ per cercare di adattarsi alle continue evoluzioni e ai ritmi sempre più in movimento del calcio odierno. Dunque quella della società è stata una scelta reazionaria, perché dalle parti del Camp Nou è sì, importante vincere, ma è soprattutto il modo in cui si vince a fare la differenza.

Perché Quique Setién

Per chi non lo conoscesse, Enrique Setién Solar è un allenatore a forti tinte balugrana, un cruijffiano – concedeteci il termine. Lui stesso non ha mai nascosto quanto si sia ispirato al Barcellona allenato dallo stesso Cruijff e dai suoi successori, e porgendo lo sguardo alle sue esperienze in Liga (Las Palmas 2015-2017 e Real Betis 2017-2019) si possono notare le stimmate di due formazioni ad impianto stilistico simile a quello dei catalani.

Seppur con un modulo diverso rispetto a quello consolidato dalla scuola della Masia (Setién predilige il 3-4-1-2, anche se molto volubile sia nel reparto difensivo che quello offensivo) uno dei cardini del gioco di Setién è il possesso palla, da poter gestire con tutti gli undici effettivi, insieme all’uscita dal basso, dove rivestono un ruolo cruciale i centrocampisti, i quali hanno il compito di spaziare molto su tutto il rettangolo di gioco per permettere sempre ai difensori di poter giocare una prima palla pulita per superare la pressione avversaria.

Possesso palla che si è visto soprattutto nella sua esperienza al Betis (anche per una rosa decisamente più qualitativa rispetto alle precedenti), dove la squadra ha raggiunto medie che si attestano sul 60% a partita nell’arco delle due stagioni.

Possesso palla che veniva coadiuvato da una ricerca veloce del recupero palla nella metà campo avversaria e da una difesa in campo aperto dove fondamentale risultava il recupero degli esterni per dar manforte ai centrali difensivi, i quali spesso avanzavano per aiutare la fluidità della manovra offensiva.

Da notare anche la somiglianza tra i componenti del centrocampo della storia recente del Barcellona e quelli del Betis. In primis quella del centrocampista basso davanti la difesa, comparando il faro del centrocampo blaugrana, Sergio Busquets ai due utilizzati da Setién, prima Javi Garcia poi William Carvalho, si notano somiglianze sia dal punto vista fisico che del gioco (una certa stazza fisica e un passo compassato, ma una grande gestione della palla e dei tempi di gioco). A questi si associavano due centrocampisti più dinamici in grado d’inventare, pensare alle coppie Iniesta/Xavi o anche alla più recente De Jong/Rakitic(Arthur) e confrontarle, con le dovute proporzioni a quelle usate da Setién nei due anni al Betìs, Guardado/Ruiz prima, Canales/Lo Celso poi, anche se quest’ultimo spesso utilizzato come seconda punta.

Setién può davvero fare bene?

L’unica sicurezza è che sei il Barcellona cercava qualcuno che rispolverasse la vera identità della squadra, l’ha trovato. La rosa a disposizione si cuce alla perfezione alle esigenze dell’allenatore e le idee che questi porta sono quelle condivise dalla stragrande maggioranza dei giocatori.

Tuttavia gli interrogativi rimangono molti. Il cambio è avvenuto in un periodo particolarmente tumultuoso (sarebbe stato più comprensibile dopo l’eliminazione di Anfield o al termine della scorsa stagione), con gli ottavi di Champions non così lontani come potrebbero sembrare, e con la squadra bisognosa di risposte immediate. Setién dovrà dimostrarsi capace di modellare il prima possibile la squadra a sua immagine, cercando di trovare subito il giusto equilibrio. Lo scenario è totalmente diverso da quelli vissuti precedentemente e una società bisognosa di affermarsi di nuovo in ambito europeo potrebbe rigettare velocemente alcuni principi dell’allenatore in caso di scarsi risultati.

Fatta eccezione per tutte le pressioni del caso, Setién dovrebbe trovarsi abbastanza a suo agio sulla panchina del Barcellona, sperando che l’ombra del Camp Nou non lo oscuri troppo.

Lascia un commento

Top