L’astinenza da gol, il digiuno da uomo partita, l’assenza del calciatore… Per fotografare il prima e il dopo di Quagliarella si potrebbero fare mille giochi di parole. L’importante è non prendersi gioco di lui.

Sampdoria-Brescia è stata la partita della rinascita blucerchiata, non di Quagliarella. Lui, da buon capitano, non ha mai mollato la nave. Persino quando il Titanic sampdoriano pareva aver incontrato l’iceberg delle neo promosse affamate di punti. Prima Di Francesco gli ha ridotto lo spazio provando a mettere sulla zattera, oltre a Kate, anche Jack e un altro naufrago; poi Ranieri, dopo aver capito che i copioni dei film storici non vanno mai modificati, ha fatto marcia indietro lasciando soltanto Quagliarella in area. Il tutto con la buona pazienza di Gabbiadini, umile nel capire che per non affondare era meglio restare aggrappato tra trequarti e attacco. E così, la Sampdoria, è tornata a galla.

Contro il Brescia Quagliarella ci ha provato in tanti modi, sbagliando in tutti. Il più palese un colpo di testa regalato alle braccia di Joronen; il più spettacolare una rovesciata tanto coordinata nel gesto quanto scoordinata nella conclusione a rete. Persino un tiro da posizione defilata, spalle alla porta e dopo un palleggio. Sintomo di una ricerca del gol diventata una caccia al tesoro per lui, di quei tesori introvabili alla fine di un arcobaleno che non ha una fine. Ma poi capita che in un film, mentre pensi ci sia un dopo, compaiano i titoli di coda: fine dei giochi e dei giochi di parole su Quagliarella: rigore trasformato con freddezza e pallonetto realizzato con maestria.

La Sampdoria è tornata, il suo capitano non se n’è mai andato.

Autore

Classe 2000. Capisce da piccolo di aver più cuore che tecnica: smette con il calcio giocato e passa a teorizzarlo. Oltre a pensare di riempire la pancia, cerca di colmare l’anima vivendo di sport e valori morali, che non gli danno da mangiare ma lo fanno arrivare a posto con sé stesso ai pasti

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