È il sogno di ogni ragazzo: inizi a giocare a calcio perchè si sa, quel pallone che rotola sull’erba attira un po’ tutti, e vivi sperando di sfondare. Molto probabilmente, cominci a giocare in provincia, su campi trascurati e dalle strutture non proprio aderenti alle ultime tendenze sul design: docce con l’acqua più fredda che calda, panchine scheggiate, spogliatoi fatiscenti.. Eppure tu continui, convinto a perseverare perchè credi nella grande occasione, nel grande palcoscenico. È una storia che potrebbe accomunare chiunque, ma che oggi parte appena fuori dal frangente nord-occidentale del raccordo anulare romano: Polisportiva Selva Candida. Inizia tutto qui.

matteo politano riserva di lusso
Foto GianlucaDiMarzio.com

Primi calci? In provincia

Cosa vi ricorda quest’immagine? I riferimenti al calcio di provincia sono innegabili: le divise della squadra stese su un filo, i palloni nelle ceste, i cinesini per affinare il dribbling. C’è tutto. Senza dimenticare, ovviamente, la passione: non sarà San Siro (ancora), ma il campo della Selva Candida è tutto per i ragazzi della Polisportiva.

In particolare, dal 2000 entra in quel campo di provincia un ragazzo vispo, allegro, verace: l’altezza lo frena, ma la velocità ed il dribbling sono impareggiabili. Ci gioca quattro anni con quella maglia verde, di un verde vivo come la speranza di poter, un giorno, calcare palcoscenici più grandi. Gianni Buffetti, segretario di quella piccola realtà di provincia, se lo ricorda bene quel ragazzino:

L’ho visto crescere, stava coi pulcini ma giocava già con gli esordienti sotto età. A 9 anni andava già in porta con il pallone e segnava 2-3 gol a partita. Era un po’ solista, quello sì, ma era la star del gruppo, partiva da destra e si accentrava. Come gioca oggi, giocava prima. È uguale.

Stiamo imparando tutto di questo ragazzo, ma manca l’identikit. 171 centimetri di esplosività palla al piede, umiltà da vendere e grinta a dismisura. Ah, sì, ha anche un nome e cognome: Matteo Politano. Che poi, in realtà, quando dalle parti del Selva Candida si sono visti i primi osservatori giallorossi, quel nome non lo conosceva nessuno.

Matteo era il “piccoletto”, quel “folletto” scoperto in provincia da una vera e propria autorità del calcio capitolino come Bruno Conti, anch’esso decisamente non abituato a guardare gli altri dall’alto. Lo porta con sè a Roma, nel 2004. Tre, quattromila euro: la Roma finanzia le spese di ristrutturazione del Selva Candida e si porta in casa il ragazzino cresciuto in provincia. Capitolo secondo.

Politano: core de sta città

matteo politano riserva di lusso

Eh sì, perchè la speranza è sempre rimasta la stessa: i sacrifici, prima o poi, verranno ripagati. Step by step, come fossero i 136 gradini di Piazza di Spagna. Matteo se l’è sempre sognato, il debutto con quella maglia giallorossa: i poster in camera, l’adorazione per Totti e per i Montella, i Batistuta. L’orgoglio diventa ancora più grande quando indossa quella maglia ormai da 5 anni: il Selva Candida è ormai un lieto ricordo d’infanzia, così come il campo raffazzonato in Via Guglielmo Girardi.

Dicevamo, erano passati 5 anni dal suo arrivo nel settore giovanile della Lupa quando arriva il primo grande trofeo: stagione 2009/2010, Campionato Allievi in tasca. L’anno successivo, con l’esordio di Matteo in Primavera a 17 anni, arriva il bis: Campionato Primavera e spumante negli spogliatoi. Era un team formidabile quello guidato da Alberto De Rossi: Florenzi, Verre, Ciciretti, Caprari, Politano.. Non bastano? Barba, Sabelli, Viviani. Tutti partiti da quei campi di provincia, tutti al gradino della prima grande consacrazione. Il calcio dei grandi, però, è tutt’altra cosa: Matteo lo sperimenta due anni dopo, quando il Perugia rimane estasiato dalle sue prestazioni allo Stadio Tre Fontane.

Un’altra provincia, la stessa passione

Vive la giovinezza in campo, ormai abituato alla titolarità: a Perugia è la seconda opzione offensiva dopo Daniel Ciofani, la prima punta. Tra i due, però, intercorrono otto anni e Matteo è appena diventato maggiorenne: al Renato Curi, però, sembra un uomo e lo dimostra con i fatti. Segna 8 gol e porta il Perugia fino alle semifinali playoff, dove la squadra umbra soccombe al Pisa.

matteo politano riserva di lusso

A campionato in corso, con le prime nevicate sul centro Italia, Matteo rilascia la seguente dichiarazione:

Ho detto no alla Roma, voglio la B con il Perugia.

Se cercavate la storia di un ragazzo con personalità da vendere, eccolo qua; bisogna avere gli attributi per dire no alla propria squadra del cuore, quella che ti ha coccolato per tutto il tuo percorso di maturazione calcistica, solamente per riportare una società storica come il Perugia laddove gli spetta. Torniamo sempre alla carta d’identità, però: 3 agosto 1993, che all’epoca di quella dichiarazione significa prime guide per ottenere la patente. Il ragazzino, come si suol dire, è sul pezzo.

Le cose non cambiano se ci spostiamo qualche mese più avanti e qualche kilometro più a sud-est: dal biancorosso al biancazzurro, dal Grifone al Delfino. Matteo, però, sembra più un ghepardo: rompe i limiti di velocità sui campi della Serie B, ma il Pescara sembra rimanere inchiodato alla linea di partenza. Politano segna 6 gol e serve 3 assist nel suo primo anno nella serie cadetta, ma non riesce a portare gli abruzzesi ai playoff.

L’anno seguente le cose vanno decisamente meglio, tant’è che il Pescara riesce ad ottenere una chance per qualificarsi ai playoff. La prima avversaria, nel menù preparato dal destino, non può che essere il Perugia. Matteo, però, ha sangue freddo nelle sue vene da felino: dopo il vantaggio dei padroni di casa, il romano col #7 sale in cattedra prima con un rasoterra e poi guadagnandosi il rigore decisivo. Mani alzate per chiedere scusa e Pescara che va fino alle finali playoff: il sogno promozione, però, sfuma ancora per Politano, poichè i suoi vengono eliminati dal Bologna.

Matteo disputa tre stagioni da funambolo vero e proprio: cammina sul filo del pregiudizio italiano nello schierare i giovani talenti del nostro Paese ma rimane in equilibrio. Così, la Roma se lo aggiudica alle buste dopo una complicata trattativa tra Lazio ed Umbria. Matteo finalmente esordirà all’Olimp.. no. No, no, ed ancora no.

Politano giallorosso? Manco per scherzo: neroverde!

matteo politano riserva di lusso
Foto Giuseppe Bellini/Getty Images

Esatto: quella non è la maglia giallorossa e quel ragazzo con il 25 non è nè Francesco Totti nè Daniele De Rossi. Una decina di giorni dopo l’acquisto a titolo definitivo del “nanetto” dal Pescara, la Roma cede Matteo al Sassuolo in prestito con diritto di riscatto fissato a 3,5 milioni di euro. Adesso è realmente finita: la Roma, inspiegabilmente, non vuole avere a che fare con uno dei prodotti migliori del suo vivaio.

In più, è nella prima stagione disputata al Mapei Stadium che Matteo Politano diventa una vera e propria #RiservaDiLusso. Eusebio Di Francesco sfrutta la sua imprevedibilità per farlo entrare dalla panchina e spaccare difficilmente risolvibili senza quell’estro creativo e lui lo ripaga egregiamente. Non solo, però: Politano convince anche quando parte titolare ed il Sassuolo riesce a concludere la stagione con uno storico sesto posto.

Rimane in neroverde altre due stagioni, diventando una vera e propria mina vagante per le difese avversarie: a 24 anni è già a quota 20 gol in Serie A. Non male per uno che è sempre stato bistrattato dal club in cui è cresciuto calcisticamente e che si trova alla terza stagione nella massima serie del nostro Paese. I numeri parlano chiaro: Politano merita una big. Detto fatto, pronti a cambiare il verde con l’azzurro?

Prima in discesa, poi in salita

matteo politano riserva di lusso

Due stagioni, due facce: questo è la descrizione adatta dell’avventura in nerazzurro di Matteo Politano, ormai abituato a grandi palcoscenici ed arrivato a spegnere nello scorso agosto 26 candeline.

Il 2018 è stato l’anno più bello della mia vita, magico. Il matrimonio, il passaggio all’Inter, l’esordio in Champions, il gol in Nazionale..

Sì, fa faville anche in Nazionale: subentra all’86esimo e dopo otto minuti sigla il primo gol in Azzurro della sua strana ma affascinante carriera. Ma torniamo alla sponda nerazzurra del Naviglio milanese.

Luciano Spalletti si innamora di questo ragazzo, per il quale finalmente viene effettuato un esborso considerevole: il Sassuolo vuole blindarlo, ma non possono far altro che accettare il prestito oneroso a 5 milioni con diritto fissato a 20 milioni (che l’Inter ha speso la scorsa estate per portarlo definitivamente in nerazzurro). L’ex tecnico di Roma e Zenit gli affida la fascia destra e Politano risponde con 6 gol ed 8 assist.

Quest’anno, sulla panchina nerazzurra siede Antonio Conte, che accantona il tanto amato 4-2-3-1 spallettiano in favore del suo 3-5-2, con esterni a tutta fascia. Ovviamente, Matteo non è portato a coprire in fase difensiva, perciò Conte lo reinventa seconda punta. Davanti a lui ci sono i vari Lukaku, Lautaro ed Alexis Sanchez, ma Matteo cerca in ogni modo di farsi trovare pronto; il problema, però, è che non basta: il palo con l’Udinese e la traversa nel derby con il Milan sono segnali inevitabili che qualcosa, nel meccanismo perfetto Politano-Inter, si è rotto.

Ritorno a casa, ma è la volta buona?

politano riserva di lusso
Un sorridente Politano dopo l’atterraggio a Fiumicino

Passano i mesi e Matteo continua a rimanere seduto in panchina, in attesa dell’occasione giusta; sabato, contro l’Atalanta, Conte lo butta nella mischia, sperando che l’ex Sassuolo accenda la luce nel blackout nerazzurro: niente da fare. Quando tutto sembra perduto, però, per i più audaci arriva sempre una mano tesa ad aiutare: è una mano giallorossa, incerottata per gli infortuni e desiderosa di un perdono.

Matteo non è più il giovane di Perugia, sa che questa è l’occasione giusta per rimettersi in vetrina nel modo più adeguato possibile; si sa, con la Roma è sempre stato un “odi et amo”, ma questa volta la sensazione è che vengano rimosse le prime due parole nella locuzione latina.

Politano è ancora giallorosso: la strada per la redenzione arriva dritta all’Olimpico.

Autore

Classe 2000. Il classico nome romano per un pavese di origini calabresi; geografia a parte, aspira a guadagnarsi da vivere raccontando le storie degli sport che ama, dal calcio al basket. È destinato a soffrire: tifa Inter.

Lascia un commento

Top