Qualche settimana fa, sui profili social della Lega Serie A Tim (i vari Facebook, Instagram e Twitter) e sulle pagine della Gazzetta Dello Sport e del Corriere Dello Sport, è iniziata a girare una foto ritraente la tribuna fatiscente di uno stadio, senza seggiolini e una scritta abbastanza grossa in sovrimpressione all’unico tifoso in foto: “La pirateria uccide il calcio”, con tanto di hashtag #stoppiracy. Ma è davvero così? Il problema più grande del calcio moderno, è davvero la sempre più diffusa pirateria delle pay-tv come sostengono ai piani alti? Assolutamente no.

pirateria serie a riserva di lusso

Basterebbero i commenti

In realtà, basterebbe fermarsi una decina di minuti sui già citati account social per farsi un’idea sulla questione, visto che il buon 90% degli utenti che hanno lasciato il loro parere sull’argomento la pensano alla stessa maniera. Ma già che ci siamo, meglio andare a fondo.

L’appena millantato “problema” della pirateria calcistica in realtà esiste già da anni, grazie a numerose piattaforme online che a fronte di una buona connessione, consentono ai suoi utenti di seguire tutti i principali campionati europei senza sborsare nemmeno un euro, o comunque a costi davvero irrisori rispetto a quelli richiesti da un abbonamento alle pay-tv, che al contrario, i prezzi li aumentano in maniera sensibile di anno in anno. Ma allora, perchè la questione non è già venuta fuori tempo fa? I motivi per cui ai piani alti il fenomeno stia creando interesse, sono solamente due: soldi e infrastrutture.

I nemici delle Tv

Nel nostro paese, escluse città come Roma, Milano e Torino, la fibra ottica, ovvero la connessione a internet ad alta velocità, è arrivata solamente negli ultimi due anni, iniziando a colmare un gap – con le altre capitali europee – davvero enorme: con una “classica” 7MB infatti, seguire uno streaming è qualcosa che si avvicina molto all’avere un ronzio di zanzara fisso nell’orecchio ventiquattro ore su ventiquattro, mentre con una connessione da 20, 30 o addirittura 50 MB, la musica cambia, e in maniera davvero drastica.

Ed ecco che i siti di streaming più efficaci hanno iniziato così a prendere sempre più piede anche nelle nostre case, andando a diminuire sempre di più gli utenti di Sky e Mediaset Premium, che nello scorso campionato sono calati in maniera netta.

In realtà però, l’altro principale motivo per cui i dirigenti della Lega di Serie A si sono accorti di tutto ciò, riguarda le stesse pay-tv, che si sono date, come si suol dire, “la zappa sui piedi”: l’introduzione – forzata – di DAZN è stata un flop gigantesco, che ha consentito a molti di aprire gli occhi.

Perchè devo pagare due abbonamenti per seguire tutto il campionato quando prima ne bastava uno? E sopratutto, perchè devo pagare un abbonamento se poi sono costretto a subire continui disservizi tecnici?

Potrà sembrare surreale, ma nello scorso campionato ci sono state partite – big match oltretutto – che gli abbonati a DAZN non sono riusciti a seguire per via dei continui ritardi nello streaming e delle interruzioni del buffering video, mentre chi quelle stesse partite le ha seguite sui siti di streaming, non ha registrato alcun tipo di problema. E allora perchè pagare?

Va dove ti porta la moneta

Il nostro ovviamente non è un’inneggiare alla pirateria, che teniamo a ricordare, è anche un reato, ma a pensarci bene, ne vale davvero la pena combatterla almeno in questo ambito? Rappresenta davvero un danno per il nostro calcio?

Sul piano economico (per quelli in giacca e cravatta) sì, per il resto invece si tratta di un potentissimo mezzo di protesta. Se tutti infatti usufruissero dei vari siti (rintracciabili su Google con molta facilità), inviando disdette a destra e a manca ai vari Sky e Dazn, la musica cambierebbe: ci sarebbero molto più attenzioni per il tifoso, con prezzi più bassi e servizi migliori.

D’altronde dovrebbe proprio essere questa la prerogativa fondamentale della Lega, garantire ai tifosi un prodotto eccellente, e invece non solo te la mettono “nel sette” – per non usare paragoni peggiori – con assoluta nonchalanche; poi vengono anche a rimproverarti.

Perchè il male del calcio e le preoccupazioni di chi sta al potere non sono le partite del martedì sera con meno spettatori di un concerto di musica lirica o i numerosi fallimenti di sempre più società. No, assolutamente. Il male del calcio sono i tifosi che guardano le partite gratis, portando meno introiti alle TV, che poi vanno a battere cassa. Mentre chi da anni combatte contro il “calcio spezzatino” non viene minimamente ascoltato.

Autore

In piena adolescenza, momento della crescita, ha visto giocare ed esultare gente come Meghni e Vignaroli, cosa che gli ha permesso di forgiare un carattere di ferro. Arrugginito però. Attualmente scrive e collabora con varie testate come "lanotiziasportiva" e "laziocrazia".

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