La stazione è affollata: venti binari ma diversi passeggeri che cercano di salire sul treno del binario 1. Poi c’è un gruppo affollato che circola attorno ai binari 4, 5 e 6. Ci credo: quelle locomotive fanno il giro dell’Europa.. Aspettate un attimo. Ho visto dei passeggeri nuovi: sembrano gentili, cercano di spostarsi dagli ultimi tre binari, quelli che non vuole nessuno. Hanno fatto un bel viaggio per arrivare fino alla stazione: Brescia e Lecce ci hanno messo poco, sono qui da inizio maggio. Il treno del Verona ha fatto ritardo, ma finalmente anche lui è arrivato.

Si portano dietro tre ragazzi, possenti e muscolosi. Uno sembra più grande degli altri: conosce perfettamente la stazione, sa come muoversi. I restanti due sono inesperti, ma impareranno in fretta: andiamo a conoscerli assieme.

Giampaolo Pazzini – Hellas Verona

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“Ehi, ci vedete?”

Domenica 25 inizierà la stagione della goduria per i Mastini della città dell’amore: l’Hellas sale, il Chievo scende, per la prima volta dal 2006/2007. Una stagione altalenante per gli uomini di Fabio Grosso, esonerato al termine del campionato, prima dell’inizio dei playoff. Le partite decisive per la promozione in A sono state da cardiopalma: l’Hellas allenato da Alfredo Aglietti supera inizialmente il Perugia nel turno preliminare con uno scoppiettante 4-1, poi sconfigge a fatica il Pescara e poi fa bungee jumping contro i rivali del Cittadella. Prima sprofonda nel baratro con il 2-0 del Tombolato firmato Diaw, poi risorge con un 3-0 casalingo che profuma di Serie A.

Il viaggio, quindi, è stato turbolento. Fortunatamente, però, gli Scaligeri possono affidarsi ad una guida esperta, che conosce le vie impervie del massimo campionato italiano come le sue tasche. C’è un Pazzo nella città dell’amore, ed è pronto a colpire come il miglior Cupido a suon di gol: Giampaolo Pazzini.

Una vita tra i grandi, ma la gavetta l’ha fatta tra i cadetti. L’Atalanta affida l’attacco al 19enne toscano per tornare in Serie A, e lui risponde presente. Condivide l’attacco con Carmine Gautieri, il quale sigla 11 reti in campionato, solo due in più del talentuoso protagonista della nostra pazza storia; l’armadietto, invece, lo condivide con Ricky Montolivo, braccio destro del Pazzo dentro e fuori dal campo, che ritroverà anche in altre due avventure. L’anno successivo è quello della conferma: in 16 presenze tra Serie A e Coppa Italia esulta in 6 occasioni, una di queste nel derby contro l’Albinoleffe. A gennaio la neopromossa Atalanta deve fare cassa: Pazzini prende un treno per Firenze, dove lo aspetta la maglia viola numero 30.

Il Franchi lo consacra al grande pubblico e Pazzini diventa uno della Fiesole. Sarà per la sua chimica con Luca Toni, sarà per i suoi gol, sarà per quell’esultanza iconica:

La mia esultanza nasce a Firenze, quando giocavo nella Fiorentina e c’era anche Luca Toni. Lui faceva sempre il gesto dell’orecchio, a qualsiasi ora della giornata, da pranzo a cena, ed era per dire “ehi, ci sentite?”. E così in contrapposizione è nato il mio, che significava “ehi, ci vedete?”, così per ridere.

Genova è Pazza di te

Alla Fiorentina segna 34 gol in 135 partite: non così tanto. Probabilmente anche per la sua media realizzativa non eccelsa, la Viola decide di lasciarlo partire; il Pazzo cambia indirizzo ancora una volta: a 24 anni trova la sua dimensione, con i colori blucerchiati e con l’odore salmastro del porto di Genova. Il Ferraris diventa casa sua, il luogo dove poter fare ciò che vuole, quando vuole: in poco tempo diventa uno degli attaccanti più prolifici del campionato. Arriva il 15 gennaio 2009; be’, in metà campionato cosa vuoi che faccia.. deve ambientarsi. Ah si? 11 gol ed 1 assist in 19 presenze in Serie A, 4 gol in 4 presenze in Coppa Italia, persa dalla Samp ai rigori nella finale contro la Lazio.

Con Cassano forma una coppia da urlo: Fantantonio conclude l’anno con 12 reti e 14 assist, fermandosi a “solo” 9 gol e 9 assist nella stagione successiva, nella quale il Pazzo sigla 19 reti condite da 3 assist. La Samp torna a giocarsi l’Europa dei grandi, 19 anni dopo la sconfitta in finale contro il Barcellona di Johan Cruijff. L’istantanea dell’esperienza di Pazzini in blucerchiato, però, è una sola: 25 aprile 2010, Stadio Olimpico. La Roma deve vincere per allungare in vetta e mettere la parola fine sulla corsa Scudetto con l’Inter di Mourinho, ma la Samp è dura a morire: i blucerchiati sognano l’Europa. Il risultato è sull’1-1, dopo i gol di Totti e, manco a dirlo, Pazzini. All’85esimo Mannini punta Burdisso sulla fascia, crossa rasoterra in mezzo e il Pazzo spunta dal nulla: anticipa Juan e Riise e in spaccata batte Julio Sergio. Pazzini idolo di Genova, la Roma crolla e alza bandiera bianca.

Da una parte all’altra del Naviglio

L’Inter post Triplete è come un coniuge divorziato che annega i ricordi nell’alcol: il matrimonio è stato fantastico e lui non ha intenzione di superare la separazione. La formazione nerazzurra è ricca di elementi che hanno fatto impazzire San Siro nei due anni di Josè Mourinho, ma che ora non hanno più la grinta e gli stimoli per conquistare tutto ciò per cui combattono: Lúcio, Thiago Motta e Goran Pandev sono solo alcuni di quei nomi. Bisogna cambiare rotta: il mercato di riparazione 2011 termina con l’acquisto del Pazzo, pronto a conquistare un altro glorioso stadio italiano dopo il Ferraris. L’inizio promette bene: doppietta ed assist nella prima a San Siro in 45 minuti, prima con una girata di destro e poi di testa: mano a V e dita verso gli occhi. Benvenuto a Milano, Giampaolo.

L’anno successivo, però, accade qualcosa di strano: Pazzini segna solo 5 gol in campionato e l’Inter lo cede al Milan. Il Pazzo si cambia nello spogliatoio dall’altra parte del corridoio ed incrocia sulla strada Cassano, diretto ai nerazzurri: il destino si è messo a giocare con i due gemelli del gol. Al Milan, le cose vanno meglio: segna 15 gol in campionato, di cui 5 al Bologna (3 al Dall’Ara, 2 a San Siro), ma 0 alla Samp. All’andata rimane a secco, al ritorno è squalificato per somma di ammonizioni: caso strano..

Fa innamorare pure Romeo e Giulietta

2015: dopo due gravi infortuni al ginocchio destro, il Pazzo è alla ricerca di una sistemazione tranquilla. Una città che possa dare serenità, gioia ed amore: parola chiave vicino sotto quel balcone. A circa 3 kilometri dalla casa di Giulietta Capuleti, il Pazzo segna a raffica: con la maglia del Verona ha siglato 46 gol in 119 presenze: mica male per un vecchietto che ha ormai superato la trentina. Non si è più spostato dalla casa dei Butei, se non per un’esperienza semestrale al Levante, l’unica squadra extra italiana nella sua carriera. Tra l’altro, nella prima presenza in terra spagnola ha fatto gol al Real Madrid.

Il Verona cercherà di trovare il prima possibile la via per la salvezza: ha un buon organico, con Samuel Di Carmine che scalpita per essere il titolare in attacco. Il Capitano, però, non è dello stesso avviso: il treno sta per partire, con direzione Bologna. Tocca al Pazzo guidare gli Scaligeri fuori dai binari della retrocessione.

Andrea La Mantia – Lecce

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Una vita da gavetta

Provincialotto“, “Non sfonderai mai“, “Ciccione“. Chissà quante volte si è sentito dire certe cose il secondo passeggero arrivato in stazione. Ci ha messo un po’, ma è arrivato. I treni dalla Lega Pro sono i più lenti, si sa. Nelle ultime due stagioni, però, Andrea La Mantia ha fatto l’abbonamento alla Serie B, prima a Chiavari e dopo a Lecce, dove è sempre arrivato in orario. Prima di arrivare al punto più alto della sua carriera, però, è giusto parlare delle prime lente locomotive che ha dovuto prendere: ripercorriamo la storia del gigante buono di Marino.

I primi anni vanno decisamente a rilento: cresce calcisticamente nel Frosinone, che non punta mai realmente su di lui. Prestito di qua, prestito di là ed Andrea si ritrova catapultato in mezza Italia: in 5 anni gioca al Flaminia, al Foligno, ad Andria, a Barletta ed infine a San Marino. Fino in Calabria, però, non si era mai spinto: la svolta arriva al Sud, quando diventa un Lupo della Sila.

Nonostante partisse dalla panchina, a fine stagione è il capocannoniere della squadra: 14 gol in 26 presenze; La Lega Pro, ormai, gli sta stretta. Così, a fine anno arriva il salto di categoria: la Pro Vercelli gli dà una chance e lui risponde presente: 9 reti in 25 presenze. Nonostante i numeri, più che buoni, le conferme non arrivano. La Mantia è nomade, gira alla ricerca di reti da gonfiare.

L’ennesimo stadio da far impazzire di gioia è il Comunale di Chiaviari: sigla 12 gol in 40 presenze con la Virtus Entella, che a fine anno lo manda a Lecce. In Puglia trova casa: segna 17 gol in campionato (senza rigori), diventa un idolo dei Ragazzi della Nord, gli ultras giallorossi, e porta il Lecce al secondo posto in classifica, che vale il ritorno in Serie A dopo 8 anni. Come a Cosenza, anche qui è un Lupo: La Mantia si esalta quando attacca in predatori all’oscurità, in quell’area di rigore che è il suo habitat naturale.

Quattro anni fa ero in Serie C e guardando indietro potevo solo sognare un giorno di poter calcare il palcoscenico della serie A. Ho avuto la fortuna a 27 anni di poter vestire la maglia giallorossa e realizzare quest’impresa.

Arriva il treno direzione San Siro: alla prima il Lecce è ospite della nuova Inter di Conte. La Mantia non vede l’ora di azzannare Handanovic & Co. Basta che prenda il treno in orario..

Alfredo Donnarumma – Brescia

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Le Rondinelle hanno il loro Luigi

In questi giorni Brescia è in fermento. Il figliol prodigo è tornato a casa: Mario Balotelli ha firmato con la squadra della città che l’ha cresciuto e l’ha spinto sui campi da calcio. Di Mario, però, ne abbiamo già parlato. Ora è il caso di racccontare la storia della sua spalla destra, del Luigi che giocherà a Brescia. Alla fine il soprannome gli si addice: è sempre stato nascosto nell’ombra, tra le mine vaganti di Lega Pro e Serie B: un po’ come Luigi, che nella fortunata saga videoludica fa spesso il lavoro sporco senza ottenere crediti rilevanti.

La parabola calcistica di Alfredo Donnarumma segue i passi di quella di La Mantia, ma con molti più palloni buttati in rete: il Brescia può contare su una coppia d’attacco da 299 gol complessivi in 712 partite. Non male, visti gli elementi: uno che “si è rovinato la carriera” e uno che per molti non avrebbe mai pestato l’erba della Serie A. Andiamo a scoprirlo, quest’elemento destinato alle categorie inferiori.

Legato alla boa del Catania

Avete presente quando un adolescente, terminato il liceo, si trasferisce per intraprendere un corso di studi universitario in un’altra città? Lacrime, singhiozzi e disperazione da parte delle madri, che per la prima volta vedono fuggire di casa i propri ragazzi. Avete appena osservato la metafora ideale per introdurre il rapporto morboso tra il Catania Beretti ed Alfredo Donnarumma. Qualcosa di strano, patologico, che non accade quasi mai nel nostro calcio.

Alfredo nasce a Torre Annunziata, ma di fatto è un catanese DOC: a 14 anni la squadra dell’Elefante lo acquista per formarlo sui propri campi. Tre anni dopo fa il suo esordio con la formazione Beretti, con la quale in 3 stagioni entra in campo 58 volte, marcando il tabellino in 23 occasioni. Dopo essere stato uno dei migliori nel campionato Primavera 2009/2010, arriva la chiamata di una prima squadra: si tratta del Gubbio, con il quale centra la promozione in Serie B al primo colpo. Salire nelle categorie superiori gli riesce piuttosto bene..

Dopo 5 gol in 25 partite con la maglia degli Eugubini, Alfredo torna in Sicilia, per rimanerci: sad news. Ormai a 21 anni, Alfredo si diverte con le difese dell’Under-19: 8 gol in 8 partite. Grazie e arrivederci, vorrebbe dire Alfredo, che però, nel 2013, giocherà un’altra partita con la Beretti del Catania: in Primavera a 23 anni, strano ma vero.

Ritorno a casa

Devastante. È l’unico modo per descrivere il Donnarumma che transita da Como e Teramo. Con i lombardi, alla prima stagione da titolare in Lega Pro, sigla 13 reti in 29 partite, ma il botto arriva in Abruzzo: un gol ogni 129 minuti, 22 in 35 presenze. Risultato? Capocannoniere del campionato, con il compagno di reparto Lapadula alle sue spalle. Ding dong: Donnarumma ha suonato al campanello della B e vi avvisa: vuole entrare.

E facciamolo entrare allora, anche perchè un acquisto a costo zero. Il Teramo aveva conquistato la promozione in B, ma la società è stata rispedita al piano inferiore per illecito sportivo; nel contratto di Alfredo era presente una clausola che permetteva la rescissione del contratto in caso di condanna della società: morale della favola, Donnarumma si trova senza squadra a fine agosto e la Salernitana non ci pensa due volte a riportarlo a mezz’ora da casa.

Con la 30 granata sulle spalle, Alfredo si esalta ma non troppo: forse è l’emozione di giocare all’Arechi di Salerno, forse sono le difficoltà della squadra (che si salva solo dopo i play-out), forse è semplicemente un’annata storta, ma 12 gol e 6 assist in 38 partite non sono numeri da fuoriclasse. Buone statistiche, ma non così tanto. L’anno successivo va ancora peggio: 6 reti in 29 presenze. La carriera di Alfredo sembra in declino, ma c’è zio Ciccio in soccorso.

Mister promozione

Se Donnarumma è il Luigi dei campi da calcio, Ciccio Caputo è un Mario che non è mai stato Super. Ma è pur sempre un Mario, un leader al centro dell’attacco. Nell’Empoli di due stagioni fa il tandem è stato un successo: Donnarumma arrivava da due stagioni buone ma non buonissime a Salerno e cercava la sua dimensione, mentre Caputo era alla ricerca dell’ennesima sfida dopo le stagioni di successo all’Entella, al Padova e al suo Bari. Primo posto e promozione in A, 23 gol per Donnarumma e 26 per Caputo. Niente male.

Donnarumma si aspetta di essere confermato anche l’anno successivo, ma Andreazzoli decide di affidare l’attacco al solo Caputo, che a 30 anni trova finalmente l’esordio in Serie A. Alfredo ci rimane male, malissimo. La rabbia e la delusione per aver solo sfiorato la Serie A si tramuta in voglia di spaccare il mondo con la maglia del Brescia, come afferma lo stesso nuovo bomber dei biancoblù:

Aver perso la Serie A mi ha messo un fuoco dentro. Io lì ci voglio arrivare, e ci voglio arrivare dimostrandolo sul campo e coi numeri. Il Brescia è la piazza ideale, perché qui c’è una società che mi ha dato subito tanta fiducia, con un progetto ambizioso e una piazza che vuole riemergere a tutti i costi. Io ce la metto tutta.

Be’, non è andata così male. Dicevamo? Le promozioni sono il suo punto forte? Sì, il Brescia centra il ritorno in A nella prima stagione con Donnarumma al centro dell’attacco. La scorsa stagione è la sua migliore dal punto di vista realizzativo: 28 gol in 35 partite con quella 9 sulle spalle, e se volete potete aggiungerci anche 7 assist. Tre triplette, di cui una contro quella Salernitana che non l’ha – forse – aspettato abbastanza.

Finalmente anche lui è sceso da quel treno. 14 ore di tragitto da quella Catania che l’ha lanciato nel calcio dei piccoli fino ai campi dei grandi. Il destino vuole che l’avventura più importante della sua carriera parta da un’altra isola, dalla Sardegna, che quest’anno, con una della campagne acquisti migliori degli ultimi anni, sogna il Cagliari in Europa. SuperMario starà fuori fino alla gara con la Juventus per una squalifica rimediata al Marsiglia, così i gol del Brescia saranno tutti nei piedi di Luigi Donnarumma. Quel costume verde gli è sempre stato stretto, ma ne è valsa la pena.

I biglietti sono stati timbrati e si iniziano a sentire i fischi assordanti delle locomotive: tutti in carrozza, l’itinerario verso la salvezza è cominciato con 3 passeggeri in più. Buon viaggio, Serie A.

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Autore

Classe 2000. Il classico nome romano per un pavese di origini calabresi; geografia a parte, aspira a guadagnarsi da vivere raccontando le storie degli sport che ama, dal calcio al basket. È destinato a soffrire: tifa Inter.

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