Ci sono giocatori che con tanto lavoro e dedizione, riescono a raggiungere obiettivi importanti, come ad esempio nel caso di Cristiano Ronaldo, che da oramai anni, si allena ogni giorno, senza mai saltare un allenamento. Ce ne sono poi altri, con più talento del normale, e che posso letteralmente fare ciò che vogliono, passando da un eccesso all’altro. Il simbolo di tale categoria è ovviamente Paul Gascoigne, che ha da poco compiuto 52 anni. Tutti segnati da una vita di eccessi.

Gascoigne: un George Best senza cervello

Nato a Gateshead, nella contea di Tyne and Wear il 27 maggio 1967, Gascoigne proviene da una famiglia di lavoratori: suo padre era un manovale, mentre la madre lavorava in fabbrica. Il suo primo contatto con il mondo del pallone avviene a scuola, nella squadra giovanile di Gateshead, dove alcuni talent scout lo notano, ma senza convincersi del tutto del suo talento; è spesso sovrappeso, ma il talento è smisurato.

Proprio grazie al talento riesce ad arrivare nelle giovanili del Newcastle, dove il presidente Stan Seymour lo descriverà come “un George Best senza cervello“. La sua infanzia sarà però un vero e proprio incubo: dalla casa popolare in cui vive è costretto a trasferirsi ben presto, per un totale di quattro traslochi e all’età di dieci anni inizia a convivere con la malattia del padre, alle prese con crisi epilettiche. Inizia anche lui  a sviluppare disturbi, tanto da necessitare di terapie dallo psicologo.

All’età di soli 15 anni, è lui l’unico che può provvedere alle spese di famiglia, iniziando, poco a poco sempre di più, a sviluppare una dipendenza per slot machine e alcool. Qualche spiraglio però arriva nel 1985, quando il Newcastle lo promuove in prima squadra, dove rimane fino al 1988, tra 104 presenze e 25 goal.

Il Totthenam e la sua “scomparsa”

Per due milioni di sterline passò poi al Totthenam, dove rimase altri 3 anni. Qui arrivarono anche i primi trofei della sua carriera: nella stagione 1990-1991 porta a casa la FA Cup ai danni del Nottingham Forrest, giocando una stagione che in molti considerano come l’apice della sua carriera, grazie alle 19 reti messe a segno.

Oltre che per i goal, i tifosi del club londinese lo ricorderanno anche per il giorno in cui è letteralmente “scomparso”: siamo nel campo di allenamento, e durante una partitella, il pallone finisce oltre le reti di recinzione, infilandosi in un bosco vicino al centro sportivo degli Spurs.

Per tutti i giocatori si tratta solo di un pallone oramai perso, ma per Gazza è la scintilla che fa detonare il suo scellerato genio; alza le mani e ferma i suoi compagni urlando che andrà lui a recuperare il pallone. parte di scatto, si avvicina alla recinzione e la scavalca, infilandosi fra cespugli ed alberi, ma senza fare più ritorno.

I minuti passano, e di lui neanche l’ombra, tanto che diventano ore, fino a scomparire per tutta la durata dell’allenamento. La sera, nessuno ha la minima idea di dove sia: è irrintracciabile perfino la mattina successiva. Il Tottenham, come il giorno precedente, riprende gli allenamenti al centro sportivo e Gazza non c’è.

Sono passate 24 ore e – oltre alla rabbia di mister Terry Venables – aleggia sui compagni una seria preoccupazione mista al terrore che qualcosa di orribile possa essere accaduto a Gascoigne.

Al momento della partitella di fine allenamento però, ecco che accade qualcosa che ha dell’incredibile: Gazza sbuca dal bosco, scavalca nuovamente la recinzione e si presenta in campo col pallone sotto braccio. Si avvicina a coach Venables e ai compagni e – guardandoli come se nulla fosse – esclama: “Eccola! L’ho trovata!”.

In quegli anni, il calcio inglese non è considerato come un punto di arrivo, bensì come un trampolino di lancio per arrivare dove girano soldi e talenti di ogni genere: in Serie A.

La prima squadra a interessarsi di Paul John Gascoigne è la Lazio, che con cinque milioni e mezzo di sterline, lo porta nella capitale, all’età di 25 anni. E qui scoppia la “gazza-mania”. Il popolo laziale all’annuncio del suo arrivo, è in totale visibilio: saranno in massa infatti ad aspettarlo all’aeroporto di Fiumicino, dove Paul atterrerà come un eroe.

L’esordio in Serie A

L’attaccante inglese esordisce nel campionato italiano il 27 settembre 1992, in un Lazio-Genoa. Impiegherà poco per entrare nei cuori dei tifosi biancocelesti, precisamente tre mesi, quando nel derby di novembre contro la Roma, segnerà il goal del pareggio a quattro minuti dalla fine: lancio in area dalla trequarti, e stacco di testa poderoso ad anticipare il difensore.

Da quel giorno, Paul Gascoigne diventa un titolare fisso per ben due anni, fino all’aprile 1994, quando per colpa della sfortuna sarà costretto a restare fermo molto a lungo.

In allenamento infatti, tenta di contrastare il tiro di un giovanissimo Alessandro Nesta, riportando una frattura scomposta del perone e della tibia della gambra destra. Ci vorranno quasi due anni prima di poterlo rivedere in campo, che Gascoigne tornerà a solcare il 9 aprile 1995, in un Lazio-Reggiana che i biancocelesti vinceranno per 2-0.

Qualche settimana dopo, il 29, farà la sua apparizione in maglia biancoceleste in un altro derby della capitale, subentrando a quindici minuti dalla fine a Signori. A fine stagione, dopo 47 presenze e solamente 6 goal, lascerà la Lazio per trovare fortuna altrove.

Un fisico possente al servizio degli scozzesi

In estate, per 4,3 milioni di sterline passa ai Rangers, in Scozia, dove oltre a ritrovare continuità e risultati, sarà protagonista di una delle sue migliori pagliacciate: è il 30 dicembre 1955 e la sua squadra sta vincendo 2-0 contro l’Hibernian e lui ha appena sbagliato l’occasione del 3-0.

A terra, nota qualcosa di giallo, il cartellino che l’arbitro ha distrattamente perso durante la gara; decide di raccoglierlo senza farsi notare, si avvicina all’arbitro e sorridente, glielo sventola in faccia mimando il gesto dell’ammonizione. Risultato di tale spettacolo? L’arbitro di tutta risposta tirererà fuori un altro cartellino, il rosso.

Oltre a dare spettacolo però, in Scozia porterà a casa altri due trofei, una Scottish League Cup e una Scottish Cup. Alla fine della sua avventura in terra scozzese, sentendo nostalgia di casa, tornerà in Inghilterra grazie al Middlesbrough, che pagherà tre milioni di sterline per riportarlo a casa.

Il suo ritorno non sarà però paragonabile alle aspettative, visto che giocherà 39 partite segnando solo due goal, prima di passare a titolo gratuito prima al Burnley (3 presenze) e poi all’Everton (2 presenze) dove chiuderà la carriera, se non consideriamo i tentativi nella serie B cinese nel Gansa Tianmu e quello al Boston United in America.

E come se sta vita qua non fosse mia, e dimmi com’è? come ti va’? come vuoi che stia?! Senza Dio, perso nella retta via. Andrà tutto bene fino al giorno che verrà, il giorno di ordinaria follia. (Salmo-Ordinaria follia)

Paese che vai, birra che trovi

Gascoigne è un attaccante dotato di un fisico possente e di un fiuto del goal innato, ma a limitarne il talento è il suo amore viscerale per l’alcool: durante tutta la sua carriera infatti, farà parlare di se sia per le numerose pagliacciate, che per tutte le volte che si è fatto fotografare ubriaco in compagnia del suo nettare preferito: la birra.

Nel 1988 ad esempio, al termine della partita Wimbledon-Newcastle, Gazza mandò un mazzo di rose allo spogliatoio del Wimbledon per Vinnie Jones che, in risposta, gli fece avere uno spazzolone del cesso.

Una volta lontano dai campi di gioco però, il suo amore per l’alcool lo porterà, passo dopo passo, sul baratro della morte svariate volte. Il 28 maggio 2007 viene ricoverato d’urgenza per un’ulcera perforante allo stomaco, e nel 2008, in seguito al peggioramento della sua malattia mentale, tenta il suicidio in un lussuoso hotel di Londra. Il 4 giugno viene rinchiuso in una clinica per disintossicazione dal consumo di Redbull, che Gascoigne dichiarerà di riuscirne a bere più di 60 lattine al giorno.

Sempre nello stesso anno venne anche denunciato per aver rubato il telefonino a un fan che gli aveva chiesto un selfie. Il 25 dicembre 2009 la famiglia perde le sue tracce dopo le dimissioni dalla clinica per trascorrere i giorni di festività con la sua famiglia: lo ritroveranno dopo quattro giorni, che Paul passò da solo, completamente ubriaco in un piccolo motel nei pressi di Minsterworth.

Senza più un soldo

Nell’arco della sua breve ma intensa carriera, Paul Gascoigne ha accumulato un patrimonio di 26 milioni di euro, che dichiara poi di aver completamente sciupato nel 2010, quando si rivolge al sindacato dei calciatori PFA.

Nel settembre 2010 il Garforth Town, militante nella Evo Stik Division One North, l’ottavo livello delle leghe calcistiche inglesi, gli offre un contratto da allenatore, che Paul prima accetta e poi una settimana dopo, al momento della firma, rifiuta. Un mese dopo viene arrestato per possesso di droga.

A Roma, in casa Lazio tutti prendono a cuore la sua situazione e decidono di fare qualcosa per aiutarlo: il 22 novembre 2012, in occasione della gara di Europa League tra Lazio e Totthenam (le due ex squadre), viene invitato dal presidente Claudio Lotito a fare un giro di campo insieme a lui, prima del fischio d’inizio.

Gascoigne ci ricasca per l’ennesima volta

Il 10 febbraio 2013 viene colto da una crisi cardio-respiratoria che lo costringe ad essere operato d’urgenza. Le sue condizioni appaiono subito molto gravi, tanto che i medici decidono di trasferirlo in una clinica dell’Arizona, negli Stati Uniti. A pagare le spese saranno alcuni suoi amici ed ex calciatori.

Uscito dalla clinica dopo qualche mese, il 4 luglio viene arrestato per aver aggredito l’ex moglie e una guardia di sicurezza presso una stazione ferroviaria; trascorre una notte in cella prima di essere rilasciato su cauzione, e appena otto giorni dopo è rinvenuto a terra, ubriaco fradicio con due bottiglie di gin in tasca, davanti a un hotel di Londra da dove era stato buttato fuori per ubriachezza molesta.

Insomma, la sua è una storia tormentata, fino ad arrivare a qualche giorno fa, quando in occasione del suo 52° compleanno, è stato di nuovo autore (inconsciamente) dell’ennesima brutta figura, stavolta in un ristorante cinese di Bournemouth, dove è entrato già da ubriaco inciampando e cadendo varie volte. Quella di Gascoigne contro l’alcool è una vera e propria lotta che ormai va avanti da troppo tempo, purtroppo senza che lui abbia mai la meglio.

 

Autore

In piena adolescenza, momento della crescita, ha visto giocare ed esultare gente come Meghni e Vignaroli, cosa che gli ha permesso di forgiare un carattere di ferro. Arrugginito però. Attualmente scrive e collabora con varie testate come "lanotiziasportiva" e "laziocrazia".

Lascia un commento

Top