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Succede che ci si possa sentire disorientati, fuori dal cosiddetto “habitat naturale”. Succede che non si riesca a trovare una soluzione ad un periodo buio per mesi, e poi in qualche giorno si raggiunga la fatidica luce in fondo al tunnel. Tutto questo succede, di rado: chiamate Patrik Schick, vi racconterà quanto sia luminosa la luce in Germania, ora che tutto si è sistemato.

È strano, perchè il periodo migliore da quando si è allontanato dalla sua Praga l’ha vissuto con la salsedine sotto il naso, con la brezza marina che lo rinfrescava in ogni momento dell’anno; lì, a pochi kilometri dal mare, nel suo posto preferito a Genova, il Marassi. Eppure, a Patrik non fa bene solo il sole, le onde e i venti che soffiano tra ponente e levante, ma anche i territori dell’alta Germania, in Sassonia, dove c’è un’inusuale collina artificiale, creatasi grazie all’accumulo delle macerie degli edifici distrutti dai bombardamenti della seconda guerra mondiale. La storia e la geografia, però, la lasciamo agli altri: parliamo di calcio, del bel calcio che si gioca a Lipsia.

Vicino a casa

Sì, perchè se pensiamo che per tre annate ha giocato rispettivamente a 1005 (nella Genova blucerchiata) ed a 1299 (nella Roma giallorossa) kilometri da casa sua, i 195 che separano Lipsia e Praga sono un nonnulla. Forse è l’aria di vicinanza a Praga che migliora il suo rendimento, forse l’Italia era fin troppo caotica per un ragazzo che fa della tranquillità l’ingrediente segreto per rendere al meglio in campo. E lo sta dimostrando, eccome se lo sta dimostrando. Volete qualche numero?

Schick ha timbrato il cartellino in tre occasioni nelle ultime quattro gare di campionato, contribuendo a migliorare la cavalcata del suo Lipsia verso il primo posto in classifica, al momento condiviso a quota 34 con il Borussia Mönchengladbach; ah, dimenticavo: con l’Hoffenheim non ha buttato la palla in rete, ma ha comunque servito il suo secondo assist stagionale (assieme a quello in Champions League contro il Benfica). Dicevamo, le reti: il suo primo gol in maglia Lipsia è stato bruttino…

Con Timo Werner e Yussuf Poulsen forma un trittico micidiale: il leader, il veterano e il nuovo arrivato, sempre più a suo agio nello spogliatoio di Julian Nagelsmann, l’allenatore più giovane di sempre ad accedere ad una fase a gironi di Champions League, a 32 anni. Il tedesco, il danese ed il ceco fatturano per 28 reti e 22 assist, nonostante non siano in campo quasi mai allo stesso momento; ah, non dimentichiamoci di Sabitzer, 11 gol e 7 assist finora. Attento Mourinho, questo Lipsia fa paura.

Colpi da maestro, come a Genova

schick riserva di lusso
Foto Getty Images

Lo si nota subito, solamente osservando il linguaggio del corpo: Schick e la Roma dovevano separarsi. Era fisiologico: in 58 partite, 8 gol e 2 assist sono fin troppo pochi per valere un investimento da circa 15 milioni + svariati bonus legati ad un’eventuale cessione futura. Certo, i problemi muscolari e l’infortunio alla coscia non hanno contribuito a far brillare il talento di Schick, ma sotto il Colosseo Patrik aveva perso tutta la verve agonistica mostrata in Liguria.

Se non ve lo ricordate, vi rinfreschiamo la memoria con una perla che ha fatto il giro del mondo: dopo questa rete era nato un campione, un fuoriclasse che avrebbe segnato la storia del calcio italiano. E invece se lo godono in Germania, lontani da pesto e carbonara.

Difficile dirlo a dicembre, ma la sensazione è che il vero Schick sia tornato: non segna più solo in Nazionale (4 reti con la Repubblica Ceca nel cammino di avvicinamento ad Euro 2020), ma è decisivo anche in campionato. L’ultimo tassello è di pochi giorni fa, quando ha bloccato il Borussia Dortmund sul definitivo 3-3 con un tiro di controbalzo con il sinistro, quel piede fatato capace di magie strabilianti nella sua annata con la Sampdoria.

Patrik è rinato, tiene a farvelo sapere: la luce in fondo al tunnel, a volte, basta cercarsela da soli.

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